Articoli con tag termovalorizzazione

WWF, no all’ipotesi del termovalorizzatore

dal sito del WWF Calabria

Di fronte al paventato rischio di costruzione di nuovi termovalorizzatori, il WWF ribadisce che ridurre e riciclare i rifiuti rimangono le uniche alternative.

Non è accettabile che ad ogni “emergenza rifiuti,” con le immagini di cassonetti stracolmi e di spazzatura nelle strade,spunti fuori puntualmente l’idea del termovalorizzatore, o meglio, di un inceneritore, come se bruciare i rifiuti fosse la panacea di tutti i mali, piuttosto che un moltiplicatore di problemi ambientali.

E’ quanto si sta verificando in questi giorni in seguito ai problemi sorti a Cosenza nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani dopo la protesta dei lavoratori della Valle Crati che da mesi non ricevono più lo stipendio. Da qui le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di voler esportare il “modello Acerra” ad altre realtà regionali, tra cui, appunto la Calabria, proprio nel momento in cui la Giunta Regionale, per bocca dell’Assessore all’Ambiente Silvio Greco, annuncia invece di voler incrementare seriamente la raccolta differenziata e dotare la Regione di sessanta isole ecologiche mediante l’emanazione di appositi bandi. Quanto all’intenzione del Commissario per la cosiddetta “emergenza rifiuti” (un’emergenza che dura da ben undici anni…) di costruire un altro inceneritore, l’Assessore Greco sa benissimo che delle due l’una: o si ricicla o si brucia e che gli inceneritori, per funzionare, hanno bisogno di tanta spazzatura: esattamente l’opposto della raccolta differenziata e del recupero dei materiali.

Il WWF ribadisce a proposito la propria netta contrarietà alla realizzazione di altri inceneritori e ripropone con forza la politica della riduzione a monte dei rifiuti, della raccolta differenziata spinta e del riciclaggio delle materie prime come uniche risposte ecologicamente valide al problema.

L’alternativa sarebbe il continuo e insostenibile trionfo della filosofia dell’usa e getta, del consumo di risorse e di materie prime per produrre nuovi rifiuti, lo spreco di quantità enormi di inutili imballaggi, la trasformazione (non la sparizione!) di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti solidi  in fumi, ceneri, diossine e altre sostanze inquinanti, oltre che la realizzazione di nuove discariche speciali  per i residui tossici prodotti dal processo di combustione.

La scellerata proposta di costruire in Calabria altri inceneritori, oltre a quello di Gioia Tauro che tanti problemi e tante polemiche continua a suscitare nelle popolazioni della piana, e altre discariche come quella crotonese di Giammiglione, si inserisce così nel piano generale che vedrebbe nella nostra regione una concentrazione mai vista di impianti per la produzione di energia, che vanno dalla contestatissima Centrale del Mercure nel Pollino, alle “proposte indecenti” di centrali a carbone e nucleari, passando per quelle “ecologiche” a biomasse del crotonese che stanno divorando i boschi della Sila, per non parlare della proliferazione eccessiva  di pali eolici in ogni dove e del progetto di rigassificatore, sempre nella piana di Gioia.

Si tratta di un quadro allarmante che, se dovesse completarsi, segnerebbe davvero la fine di quello che rimane dell’identità territoriale, paesaggistica e naturalistica della regione.

Una realtà che, oltre ad assestare un colpo mortale alle già tenui prospettive di rilancio turistico della regione, con conseguenze catastrofiche dal punto di vista economico, rischia in molti casi di minacciare la stessa salute dei cittadini calabresi.

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Inceneritore a Cosenza? consiglio comunale, atto III – Comunicato stampa ComitatoBeniComuni

Sentiamo la necessità di informare la maggioranza consiliare del Comune di Cosenza e il vicesindaco Ambrogio, che quella che è stata definita la <<protesta disgustosa di un manipolo di provocatori>> altro non era che l’espressione della volontà di partecipazione di un nutrito e colorato gruppo di cittadini e rappresentanti di sindacati, comitati e associazioni rispetto ad una scelta fondalmentale per il futuro dell’area urbana.
Una amministrazione che si definisce “cristallina”, dovrebbe spiegare alla cittadinanza come sia stato possibile aver perso un finanziamento regionale di 524.000 euro per la raccolta differenziata porta a porta, rimasto inutilizzato per due anni; inoltre, dovrebbe spiegare perchè – a partire dal presidente regionale Loiero, passando per il sindaco di Castrolibero, fino ad arrivare al consigliere Ciacco – l’area urbana è considerata idonea per la realizzazione di megadiscariche e di un pericoloso ed inutile inceneritore.
Poiché anche noi, come Ambrogio, siamo per la “fermezza democratica e la serietà istituzionale”, chiediamo fermamente e seriamente che sulla questione dei rifiuti solidi urbani l’amministrazione comunale decida di svolgere un consiglio comunale aperto ai cittadini.

LIPU – Rende, Associazione “NO alle discariche” – Rende, Comitato RO.MO.RE. – Rende, Comitato Beni Comuni – Cosenza, CIB – UNICOBAS – Cosenza, Forum Ambientalista Calabria, Ingegneria Senza Frontiere – Cosenza, CGIL – Camera del Lavoro Cosenza, Radio Ciroma, Rebel Fans Cosenza, CPOA Rialzo, Onda Calabra, Yairahia.

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Inceneritore a Cosenza? consiglio comunale, atto II

Ma che Ciacco dici??! No Inceneritore, sì raccolta differenziata!

Cronaca del 22-23/01/2009 – Aula adunanza consiglio comunale.

Ore 20.00 – Dopo un’estenuante maratona sui “gruppi e monogruppi”, distribuzione di materiali informativi [comunicato - volantino - 10 ragioni] le persone presenti all’interno dell’aula si autodeterminano (oltre 50). Viene interrotto il consiglio per una decina di minuti a colpi di “Noi non vogliamo i tumori” “Vergogna, vergogna” esposto uno striscione “Ma che Ciacco dici??! No Inceneritore, sì raccolta differenziata”. Infine un messaggio è stato scandito, rivolto all’intero consiglio comunale, a Ciacco in particolare, oltre che al sindaco: ritorneremo!

comunicato del comune
rassegna stampa:
Il Quotidiano di Calabria 23/01/09 pag 17
Il Quotidiano di Calabria 23/01/09 pag.20

CalabriaOra 23/01/09 pag.20

Si ritorna il giorno successivo e il punto non viene discusso, il presidente comunica che i punti all’ordine del giorno verranno trattati alla successiva assemblea, di seguito a quelli già definiti. Nel frattempo si decide di rispondere con un comunicato stampa, non pubblicato da alcun giornale.

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i conti senza oste

Sindaci, presidenti, commissari governativi e quanti altri pensano di poter imporre le loro sciagurate decisioni sul territorio e sulle comunità che nel territorio ci vivono e ci lavorano, anziché ascoltare le sirene delle bande di affari che girano attorno alla “monnezza” forse farebbero meglio a dare ascolto alle proposte di tutte quelle Associazioni e Comitati, che da anni si occupano del problema rifiuti e, più complessivamente, della tutela di ambiente, salute e diritti delle popolazioni calabresi.

Forse farebbero bene ad andare nelle comunità interessate per confrontarsi in maniera diretta con i cittadini: sicuramente avrebbero modo di intendere che andare a braccetto con le bande d’affari non si rivelerà per loro per niente indolore. Troveranno questa forza? Nella prossima campagna elettorale (europea, provinciale, comunale) saliranno sui palchi per dire cosa? Che gli inceneritori e le discariche risolvono il problema rifiuti e non fanno male all’ambiente e neppure alla salute pubblica?

Quelli di centrodestra sono già pronti a farlo: molti rifiuti stazionano già per le strade di città e paesi, tanti altri nelle periferie, serve solo uno scricchiolio di dita per far scattare l’emergenza, insomma dalla Campania alla Calabria il passo è breve. Ma quelli di centrosinistra che faranno? E sì che faranno? E tra questi soprattutto l’uscente presidente PD della Provincia cosentina, Oliverio, che a tutt’oggi non si è ancora espresso in merito. Farà a gara con il molto probabile suo avversario del PDL, Gentile, sul numero delle discariche e degli inceneritori che intendono realizzare? Continuerà a stare zitto? Farà un pasticcio tra emergenza rifiuti, discariche inceneritori, tutela dell’ambiente e della salute pubblica? Cercherà di mostrarsi contemporaneamente come paladino degli inceneritori, delle discariche e delle ragioni degli ambientalisti, come sono soliti fare quelli di centrosinistra sperando di non far cogliere ai cittadini elettori che in fondo in fondo sono proprio identici a quelli del centrodestra? Mah…, come si suol dire, sono fatti loro. Una cosa è comunque certa: hanno fatto tutti i conti senza l’oste.

Le comunità minacciate da installazioni di nuove discariche e nuovi inceneritori non staranno certamente a guardare. Così come non staranno a guardare le associazioni e i comitati che da anni si occupano del problema rifiuti e, più complessivamente, della tutela di ambiente, salute e diritti delle popolazioni calabresi che in seguito alla loro ultima riunione, tenuta nel gennaio c. a. a Spezzano Albanese, hanno emanato un comunicato pubblico(1), ripreso dalla stampa provinciale, con cui ribadiscono il loro ennesimo NO ad ogni ipotesi di incenerimento dei RSU ed il loro chiaro, concreto e soprattutto coerente SI alla Raccolta Differenziata. Momenti di controinformazione, di confronto, sit-in, convegni pubblici, saranno organizzati nei territori interessati. Ogni associazione si mobiliterà nella propria comunità e tutte insieme nel territorio del cosentino per impedire che sciagurate scelte volute dal potere politico ed amministrativo vengano calate dall’alto sulla testa di noi tutti. La FMB – Federazione Municipale di base di Spezzano Albanese promuoverà un’ampia campagna di controinformazione nell’ambito delle comunità del comprensorio e soprattutto in località Fedula e nel comune di San Lorenzo Del Vallo.

Il nostro territorio necessita di interventi economici e politici autogestionari e di democrazia diretta, in cui coloro che ci vivono e ci lavorano siano direttamente coinvolti, nei settori dei servizi utili socialmente, del lavoro, della tutela e sviluppo delle risorse ambientali, turistiche, agricole e non certamente di discariche e inceneritori che non elimineranno mai l’emergenza rifiuti, dato che per poter continuare ad esistere hanno sempre bisogno di maggiori ammassi di rifiuti e dunque di altrettante discariche ed inceneritori che continueranno ad avvelenare l’uomo e l’ambiente.

Pertanto non ci resta altro che dire un grande No all’incenerimento dei rifiuti ed un altrettanto grande Si alla raccolta differenziata! E questa sarà senza dubbio la convinzione che ci guiderà nel percorso di lotta e di resistenza che tracceremo insieme alle comunità del Cosentino.

Sindaci, presidenti, commissari governativi farebbero pertanto bene a tenerne conto.

FMB – Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese

(1) Associazioni e comitati firmatari del comunicato:
LIPU- Rende, Associazione Ambientalista “il riccio” – Castrovillari, Pensieri Liberi Pollino – Lungro, Medici per l’Ambiente – ISDE Italia – Cosenza, Comitato contro le discariche Bucita – Rossano C., SIN-COBAS Rossano, F.M.B.- Spezzano Albanese, Associazione per il WWF – Rossano, Associazione “NO alle discariche” – Rende, Comitato RO.MO.RE. – Rende, Comitato Beni Comuni – Cosenza, CIB – UNICOBAS – Cosenza, Forum Ambientalista – Calabria, Comitato “NO all’inceneritore e termovalorizzatore” – S. Lorenzo del Vallo, Ingegneria Senza Frontiere – Cosenza, Movimento Ambientalista del Tirreno Cosentino, Rischiozero – Scalea.

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Si alla differenziata! No agli inceneritori e alle discariche!

No agli inceneritori e alle discariche!

Sì alla raccolta differenziata e al riciclo!

Emergenze rifiuti programmate a tavolino, discariche, inceneritori: solo storie di affari, tangenti, mazzette e devastazione ambientale.

Dopo la Campania sarà il turno della Calabria?

Dopo la Campania sarà il turno della Calabria? Sembra proprio di si! In provincia di Cosenza montagne di rifiuti appaiono ormai ovunque. Come mai? Semplice: bisogna convincere i cittadini che la Calabria Nord ha bisogno di discariche e inceneritori che vengano costruiti quanto prima, se si vuole evitare che la situazione precipiti come è accaduto a suo tempo in Campania.
I comitati civici e le associazioni ambientaliste e territoriali calabresi da sempre combattono l’incenerimento dei rifiuti e le discariche spiegandone i motivi e avanzando proposte alternative in merito:

  • l’incenerimento dei rifiuti non risolve il problema, fa aumentare le discariche di raccolta e delle ceneri e con la caduta libera delle polveri sottili crea danni seri e irreversibili alla salute pubblica e all’ambiente facendo aumentare malattie e tumori;
  • nessun finanziamento pubblico deve essere più elargito alla costruzione di inceneritori e discariche ma alla realizzazione di una raccolta differenziata generalizzata, unico metodo atto a risolvere radicalmente la questione rifiuti.

Ma a questa denuncia ed a questa proposta le istituzioni politiche ed economiche come rispondono? Criminalizzano la denuncia e ridicolizzano la proposta!

Chiunque si opponga alla costruzione di inceneritori e discariche è un criminale, è un pericolo pubblico, e come tale va fermato, denunciato, arrestato, perché impedisce la risoluzione dell’emergenza rifiuti. Infatti, non è forse questo ciò che l’autorità istituzionale fa ovunque ci sono migliaia e migliaia di cittadini che contestano la costruzione di inceneritori e discariche, giungendo persino al dividi et impera, dei buoni e dei cattivi con l’obbiettivo di imporre poi le sue scelte?

È pura utopia, dicono lor signori, pensare di poter giungere con una raccolta differenziata generalizzata a risolvere l’emergenza rifiuti. Ma noi ci chiediamo: il lasciare alla “buona volontà” di qualche sindaco la messa in atto della raccolta differenziata senza nessuna politica generalizzata di riferimento e continuare invece a finanziare inceneritori e discariche non significa forse che a coniugare la raccolta differenziata con l’utopia sono proprio le decisioni politiche prese a livello di stato centrale?

Comunque, è anche vero che politici ed imprese se non reagissero cosi alle denunce ed alle proposte dei Comitati civici ed associazioni ambientaliste e territoriali in materia di rifiuti, vuol dire che farebbero male il loro mestiere, che non è certamente quello di salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente, bensì quello di riempire il loro portafogli. Inceneritori e discariche per politici ed imprenditori sono un vero affare, un tesoro di denaro pubblico da saccheggiare. Discariche ed inceneritori sono solo storie di mazzette e tangenti per politici ed impresari, e storie di tumori e veleni per l’uomo e l’ambiente tutto.

Poco importa se danneggiamo salute pubblica ed ambiente, tanto la morte arriverà in ogni caso, e se nel frattempo ci riempiamo di soldi vivremo sicuramente meglio quel che ci resta da vivere: evidentemente è così che ragionano coloro che hanno la pretesa di rappresentarci, coloro che affermano di lavorare per il nostro bene, per il bene comune, coloro che decidono sulle nostre teste.

A dire il vero, ogni tanto succede che qualche amministratore locale che vuole stare in pace con la propria coscienza trovi la forza di dire sinceramente no all’incenerimento e si schieri conseguentemente con le contestazioni popolari e le proposte alternative; ci sono però altri che si fanno belli davanti alla protesta per poi spartirsi la torta in camera caritatis una volta “imposti dall’alto” inceneritori e discariche; ed infine ci sono quelli che dinanzi all’odor dei soldi, strafregandosene della salute pubblica, dell’ambiente, delle proteste cittadine, perdono i lumi della ragione e si dicono pronti ad ospitare nel loro territorio discariche, inceneritori, gassificatori, etc.

No agli inceneritori e alle discariche!

Sì alla raccolta differenziata e al riciclo!

Emergenze rifiuti programmate a tavolino, discariche, inceneritori: solo storie di affari, tangenti, mazzette e devastazione ambientale

Dopo la Campania sarà il turno della Calabria?

Dopo la Campania sarà il turno della Calabria? Sembra proprio di si! In provincia di Cosenza montagne di rifiuti appaiono ormai ovunque. Come mai? Semplice: bisogna convincere i cittadini che la Calabria Nord ha bisogno di discariche e inceneritori che vengano costruiti quanto prima, se si vuole evitare che la situazione precipiti come è accaduto a suo tempo in Campania.

I comitati civici e le associazioni ambientaliste e territoriali calabresi da sempre combattono l’incenerimento dei rifiuti e le discariche spiegandone i motivi e avanzando proposte alternative in merito:
- l’incenerimento dei rifiuti non risolve il problema, fa aumentare le discariche di raccolta e delle ceneri e con la caduta libera delle polveri sottili crea danni seri e irreversibili alla salute pubblica e all’ambiente facendo aumentare malattie e tumori;
- nessun finanziamento pubblico deve essere più elargito alla costruzione di inceneritori e discariche ma alla realizzazione di una raccolta differenziata generalizzata, unico metodo atto a risolvere radicalmente la questione rifiuti.

Ma a questa denuncia ed a questa proposta le istituzioni politiche ed economiche come rispondono? Criminalizzano la denuncia e ridicolizzano la proposta!

Chiunque si opponga alla costruzione di inceneritori e discariche è un criminale, è un pericolo pubblico, e come tale va fermato, denunciato, arrestato, perché impedisce la risoluzione dell’emergenza rifiuti. Infatti, non è forse questo ciò che l’autorità istituzionale fa ovunque ci sono migliaia e migliaia di cittadini che contestano la costruzione di inceneritori e discariche, giungendo persino al dividi et impera, dei buoni e dei cattivi con l’obbiettivo di imporre poi le sue scelte?

È pura utopia, dicono lor signori, pensare di poter giungere con una raccolta differenziata generalizzata a risolvere l’emergenza rifiuti. Ma noi ci chiediamo: il lasciare alla “buona volontà” di qualche sindaco la messa in atto della raccolta differenziata senza nessuna politica generalizzata di riferimento e continuare invece a finanziare inceneritori e discariche non significa forse che a coniugare la raccolta differenziata con l’utopia sono proprio le decisioni politiche prese a livello di stato centrale?

Comunque, è anche vero che politici ed imprese se non reagissero cosi alle denunce ed alle proposte dei Comitati civici ed associazioni ambientaliste e territoriali in materia di rifiuti, vuol dire che farebbero male il loro mestiere, che non è certamente quello di salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente, bensì quello di riempire il loro portafogli. Inceneritori e discariche per politici ed imprenditori sono un vero affare, un tesoro di denaro pubblico da saccheggiare. Discariche ed inceneritori sono solo storie di mazzette e tangenti per politici ed impresari, e storie di tumori e veleni per l’uomo e l’ambiente tutto.

Poco importa se danneggiamo salute pubblica ed ambiente, tanto la morte arriverà in ogni caso, e se nel frattempo ci riempiamo di soldi vivremo sicuramente meglio quel che ci resta da vivere: evidentemente è così che ragionano coloro che hanno la pretesa di rappresentarci, coloro che affermano di lavorare per il nostro bene, per il bene comune, coloro che decidono sulle nostre teste.

A dire il vero, ogni tanto succede che qualche amministratore locale che vuole stare in pace con la propria coscienza trovi la forza di dire sinceramente no all’incenerimento e si schieri conseguentemente con le contestazioni popolari e le proposte alternative; ci sono però altri che si fanno belli davanti alla protesta per poi spartirsi la torta in camera caritatis una volta “imposti dall’alto” inceneritori e discariche; ed infine ci sono quelli che dinanzi all’odor dei soldi, strafregandosene della salute pubblica, dell’ambiente, delle proteste cittadine, perdono i lumi della ragione e si dicono pronti ad ospitare nel loro territorio discariche, inceneritori, gassificatori, etc.
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Comunicato Stampa sulla gestione dei Rifiuti in Calabria

Comunicato stampa

La gestione dei rifiuti in Calabria

Il Presidente Loiero, in audizione parlamentare sul problema dello smaltimento dei rifiuti, ha tracciato una linea di intervento tutta basata, in pratica, su discariche di tal quale e inceneritori. La cosa lascia piuttosto sconcertati. Non solo perché ciò è in contrasto in parte con le normative vigenti in materia, ed in parte con il buonsenso, ma anche perché a decidere le soluzioni non dovrebbe essere lui, bensì il Commissario Governativo per l’Emergenza che, in regime di ennesima proroga (richiesta, tra gli altri, dallo stesso Loiero), ha la responsabilità dell’intero ciclo dei RSU in Calabria. Nell’intervento riportato dalla stampa, tra un’anomalia e l’altra, anche una ipotesi di localizzazione di un inceneritore in pieno Distretto Agroalimentare di Qualità di Sibari.

Parlando di Presidenti, poi, sarebbe interessante, e forse doveroso, conoscere, una buona volta, l’opinione in merito allo smaltimento dei RSU della Provincia di Cosenza e del suo Presidente Oliverio. Che è, tra i mille altri impegni, anche Presidente del Distretto Agroalimentare. Come si pone, la Provincia di Cosenza, che pare stia preparando il Piano dell’Ambito Provinciale, nei confronti dell’incenerimento, pratica pericolosa, costosa e, certamente in Calabria, del tutto inutile?
Gli interrogativi sono chiari, le risposte un po’ meno.

Associazioni e Comitati, che da anni si occupano del problema rifiuti e, più complessivamente, della tutela di ambiente, salute e diritti delle popolazioni calabresi, invitano ancora una volta ad abbandonare ogni ipotesi di incenerimento dei RSU e ad imboccare finalmente la strada della Raccolta Differenziata. Ma in modo chiaro, concreto e soprattutto coerente.

LIPU – Rende, Associazione Ambientalista “il riccio” – Castrovillari, Pensieri Liberi Pollino – Lungro, Medici per l’Ambiente – ISDE Italia – Cosenza, Comitato contro le discariche Bucita – Rossano Calabro, SdL – Rossano, F.M.B. – Spezzano Albanese, Associazione per il WWF – Rossano Calabro, Associazione “NO alle discariche” – Rende, Comitato RO.MO.RE. – Rende, Comitato Beni Comuni – Cosenza, CIB – UNICOBAS – Cosenza, Forum Ambientalista Calabria, Comitato “NO all’inceneritore e termovalorizzatore” – S. Lorenzo del Vallo, Ingegneria Senza Frontiere – Cosenza, Movimento Ambientalista del Tirreno Cosentino, Rischiozero – Scalea

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“Fate di Napoli una S. Francisco”

Intervista a Paul Connet, teorico mondiale dei rifiuti zero: «Nella città americana solo il 35% in discarica. Vivere senza spazzatura si può. Il problema è la corruzione, perché gli inceneritori sono il nuovo business»

Paul Connet è docente di biochimica alla università St.Lawrence di Canton, nello Stato di New York. Teorico mondiale della strategia «rifiuti zero», ha tenuto conferenze in più di quaranta nazioni mettendo in luce i pericoli sanitari derivanti dall’incenerimento dei rifiuti e illustrando le possibili alternative. Lo abbiamo incontrato appena giunto in Italia in occasione di un tour vorticoso di incontri con i cittadini e gli amministratori locali, il primo dei quali con il presidente-commissario della Regione Lazio, Marrazzo, circa la disastrosa questione di Malagrotta a Roma, la più grande discarica d’Europa, in procedura d’infrazione perché esaurita da anni e oggetto di una class action contro i danni da inquinamento, nella quale è, appunto, in costruzione un inceneritore con recupero energetico (termovalorizzatore è un termine italiano per distrarre dal problema principale). «La ragione per cui vengo spesso in Italia è che ho la speranza che voi abbiate ancora la creatività di Leonardo e Galileo. I rifiuti sono un’invenzione umana quindi l’obiettivo è disegnare i rifiuti fuori dal sistema: una nuova sfida per l’industrial design – spiega Connet – La costruzione di ogni inceneritore, invece, porta indietro di 25 anni il nostro sviluppo. C’è un approccio stupido, avido e infantile allo spreco: come se le risorse e lo spazio fossero infiniti. Così non è. Anche i manager delle corporation, pur avendo il compito di far quadrare il bilancio trimestrale hanno dei figli. Devono convincersi, dunque, che il riciclo e il riutilizzo delle componenti non deteriorate non solo è possibile ma è anche economicamente vantaggioso.
La sua è un’ipotesi per il futuro o si tratta di strategie già in atto?
Esempi in tal senso non mancano: la Xerox ha un programma di riciclaggio dei materiali di consumo usati, come i toner. Inoltre ha sperimentato che ritirando le vecchie fotocopiatrici e riutilizzano le componenti non usurate ottiene un risparmio di milioni di dollari creando nuovi posti di lavoro. Questa è la grande novità. Indispensabile è, poi, l’investimento in ricerca per arrivare a una progettazione industriale che riduca gli sprechi e studi strategie di riutilizzo. Centri di ricerca mirati dovrebbero sorgere anche vicino alle discariche per studiare i differenti tipi di materiale. Inventare un sistema che cerca di controllare cosa esce fuori da una discarica è l’unico modo per controllare di conseguenza cosa vi entra e tentare di ridurlo.
Cosa accade, invece, con l’utilizzo degli inceneritori?
L’esatto contrario: tu fissi la quantità di rifiuto e non c’è modo di ridurla. Anzi il business sta nell’aumentare sempre più il tonnellaggio combusto. Gli inceneritori bloccano la via al riuso e alla riduzione. Altrimenti faremo la fine di Tokyo con i suoi 23 inceneritori (loro bruciano tutto) cinque volte tanto la media del mondo occidentale.
Quindi non è sufficiente il solo riciclo ma occorre una vera inversione delle politiche di sviluppo industriale, combinata con una riduzione dello spreco consumistico. Un patto tra il cittadino e l’industria vantaggioso per tutti.
Vantaggioso perché il ciclo di raccolta differenziata porta il costo a un terzo di quello attuale; perché gli impianti per il riciclaggio hanno una tecnologia meccanica semplice, economica e di rapida realizzazione; perché è un processo che impiega un quarto dell’energia necessaria all’incenerimento, riducendo spreco di risorse ed effetto serra; perché opera risparmi di scala sulla produzione industriale e incremento di posti di lavoro. Questo sistema produce un risparmio energetico che riduce di 46 volte (4.600%) il surriscaldamento globale.
Qual è stato il ruolo delle proteste e delle resistenze messe in campo dai cittadini contro soluzioni come gli inceneritori?
Determinante perché la pubblica amministrazione va condizionata. E gli Stati Uniti dimostrano che è possibile. Negli Usa l’incenerimento è la tecnologia più impopolare dopo quella nucleare. L’ultimo inceneritore costruito risale al 1995, da quel momento sono state rigettate ben 300 domande di autorizzazione per nuovi impianti. Anche se, attualmente, stanno tornando alla carica. Tuttavia la maggior parte dei rifiuti finisce ancora in discarica e lì hanno molto spazio. Ma a S. Francisco, che paragonerei a Napoli come popolazione (850.000 persone) e struttura (è una città portuale) si è raggiunto in breve tempo un riciclo del 65% con l’obiettivo del 75% nel 2010. La parte residua va ancora in discarica, ma non dimentichiamo che il 25% di quello che l’inceneritore brucia si trasforma in ceneri tossiche che comunque vanno smaltite in discariche speciali. L’emergenza di Napoli (come per ogni altra città) si risolve con un diverso e funzionale rapporto con le aree limitrofe, come è accaduto a San Francisco: la campagna esporta in città il riciclo, dove non è un problema il riutilizzo di carta, vetro, metalli, plastica. La città esporta l’organico compostato per la produzione agricola che viene poi reimportata per il consumo cittadino.
Ma in Italia il sostegno economico pubblico va agli inceneritori incentivando, così, le strategie degli imprenditori privati….
Proprio perché l’incenerimento non risolve il problema ma continuerà a riprodurlo, stando il business nella quantità bruciata, l’amara conclusione è che è facile risolvere la crisi dei rifiuti, quello che è difficile (per tutti) è risolvere la crisi della corruzione.

Simona Bonsignori
il Manifesto del 20 Gennaio 2008

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