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Sorical: lo strano “affare” dei crediti pregressi

Nella “Convenzione per l’affidamento in gestione degli acquedotti Regionali della Calabria e del relativo servizio di erogazione di acqua per usi idropotabili” firmata il 13 giugno 2003, i “crediti pregressi” vengono ribaditi in ben 3 articoli, l’articolo 2 (punto h), l’articolo 6 (comma 6) e l’articolo 9.

  • Articolo 2, punto h: “la SO.RI.CAL. si impegna anche a curare la misurazione, la contabilizzazione e l’esazione per conto della Regione del corrispettivo dell’acqua erogata ed il recupero dei crediti nei confronti degli utenti per i periodi precedenti la presente convenzione, senza corrispettivo e con rimborso spese in misura non superiore al 2% dell’importo recuperato; la Regione, rilasciata apposita specifica procura, fornirà alla SO.RI.CAL. tutta la documentazione occorrente per il recupero di cui sopra.”
  • Articolo 6, comma 6: “La Società affidataria si obbliga a curare, per conto della Regione Calabria, la contabilizzazione e l’esazione relativa ai consumi idropotabili verificatisi nei periodi precedenti all’affidamento della gestione secondo le modalità del disciplinare di cui al punto g) del precedente art.3).
  • Articolo 9 (“Esazione”) : “L’esazione è regolata dall’allegato disciplinare. Per quanto riguarda l’attività di recupero per conto della Regione dei crediti per forniture d’acqua operate prima dall’affidamento, la Società affidataria si obbliga a tenere presso i propri uffici:

a) il giornale di cassa, sul quale registrerà cronologicamente ogni riscossione ed ogni eventuale pagamento;

b) il bollettino delle riscossioni, debitamente numerato e vidimato da un rappresentante della Regione Calabria;

c) i verbali per le verifiche di cassa.

L’attività di recupero per conto della Regione dei crediti per forniture d’acqua operate prima dell’affidamento, esclude la possibilità per la Società affidataria del recupero in via giudiziale restando la responsabilità dell’eventuale azione legale verso i creditori di esclusiva pertinenza della Regione Calabria, titolare del credito”.

Molto importante in relazione ai “crediti pregressi” è l’Accordo integrativo del 20 maggio 2004 siglato tra la Regione Calabria, la Sorical ed Acque di Calabria S.p.A.; in particolare il “Verbale in data 31 luglio 2003” che viene allegato all’accordo e che “si intende integralmente recepito costituendone parte integrante”.

L’accordo integrativo fa parte integrale e sostanziale della D.G.R. n.335 del 18/05/2004 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria n.13 in data 16/07/2004.

Quello che è scritto nelle premesse è molto importante perché è riportata una cronistoria proprio relativa ai crediti pregressi.

In particolare è scritto che :

  • In data 27/12/2002 l’Assessore ai LL.PP. chiedeva al prescelto socio minoritario (nel frattempo costituitosi nella forma della S.p.A. Acque di Calabria) … di rinunciare all’attività, pur se già prevista nella Convenzione, della riscossione dei crediti pregressi che la Regione Calabria vanta verso numerose Amministrazioni comunali per forniture acquedottistiche non pagate;
  • In data 16.01.2003 Acque di Calabria S.p.A. … dichiarava la sua disponibilità … alla rinuncia a ricevere il mandato per la riscossione dei crediti pregressi; … subordinando tale disponibilità ad una revisione degli impegni ed obblighi per investimenti di SORICAL…
  • Acque di Calabria con nota del 24/02/2003 : ha confermato l’impegno ad anticipare le quote di competenza del socio pubblico del capitale sociale, fissato nel limite massimo di €13.400.000,00… ed ha condiviso l’opportunità, già discussa con la Regione per le vie brevi, che la restituzione della sopracitata anticipazione del capitale sociale, comprensiva degli oneri connessi, già garantita secondo gli atti approvati, dalla facoltà per Acque di Calabria di trattenere un equivalente importo degli incassi dei crediti pregressi che SORICAL avrebbe dovuto riscuotere per conto della Regione Calabria,possa invece avere luogo scontando un numero congruo di annualità del previsto canone d’uso degli impianti

Quanto sopra si può leggere nelle premesse, ed addirittura nei “considerato” è scritto che:

  • il mancato conferimento del mandato alla riscossione dei crediti pregressi incide sull’equilibrio economico-finanziario della gestione sia per il mancato ricavo relativo al previsto aggio del 2% sugli importi riscossi, sia per il venir meno dei benefici finanziari derivanti dalla gestione, ancorché solo temporanea, del flusso degli importi riscossi”.

Viste le premesse e le considerazioni era chiaro che veniva preclusa alla SORICAL la possibilità di procedere alla riscossione dei crediti pregressi; infatti con l’Accordo integrativo si concorda che :

  • SORICAL conferma l’impegno a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei crediti pregressi di cui agli Articoli n.6 comma 6 e n.9 della Convenzione e dal Disciplinare di esazione dei canoni già approvato dalla Delibera di G.R. n.804 dell’11.09.2002”

L’Accordo integrativo, che praticamente è stato un vero e proprio atto di transazione, doveva rappresentare un punto di incontro tra due posizioni (quella della Regione Calabria e della SORICAL) nel senso che ognuna avrebbe rinunciato a qualcosa in cambio di qualcos’altro. Difatti alla rinuncia di SORICAL a riscuotere i canoni pregressi ha fatto da contraltare, tra l’altro, un canone degli impianti “ridicolo” (€ 500.000,00 annui) e soprattutto, NON DIMENTICHIAMOLO, le tariffe dell’acqua che dovevano rimanere bloccate per 5 anni e che invece si è stabilito rimanessero bloccate fino al 01.01.2006 (!!!) aggiungendo pure la possibilità di recuperare il differenziale d’inflazione sin dal 2003.

A questo punto dei “crediti pregressi” la SORICAL non dovrebbe più parlarne, invece …

Nella Legge Regionale n.9 del 11 maggio 2007 all’articolo 14 (“Riscossione di tariffe”) punto 3 è stabilito che: “L’ingiunzione è adottata nella forma del decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale dei lavori pubblici, che si avvale, per le attività istruttorie e per la materiale riscossione del credito derivante da titolo esecutivo, di So.Ri.Cal. S.p.A., in base a quanto previsto dalla vigente convenzione”.

Ma come è possibile? La SORICAL non aveva rinunciato alla riscossione dei crediti pregressi?

La Regione Calabria vuole “aiutare” la SORICAL e va avanti per questa strada.

Con la Legge regionale n.15 del 10 luglio 2007 autorizza la Giunta Regionale “a concedere, in via di anticipazione, a So.Ri.Cal. S.p.A. contributi quindicennali costanti”.

Se qualcuno poi pensa “ancora” all’Accordo integrativo, la Legge Regionale n.495 del 30 luglio 2007 (“Procedure applicative per la riscossione di tariffe in attuazione art.14 Legge Regionale 11 maggio 2007 n.9 e art.1 Legge regionale 10 luglio 2007 n.15”) fuga ogni dubbio sulla “validità” di quell’accordo.

Quello che si legge è “incredibile”:

  • che con lettera prot.4855 del 20 giugno 2007 la So.Ri.Cal. S.p.A. si dichiara disponibile a svolgere le attività previste al comma 3, dell’art.14 della L.R. 9/2007, alle condizioni tutte previste nella Convenzione in essere, recedendo dall’impegno a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei crediti concordato nell’Accordo”;

inoltre, si può leggere che la Regione Calabria delibera :

  • di delegare il Dirigente generale del Dipartimento regionale dei Lavori Pubblici a predisporre e sottoscrivere un Accordo Integrativo alla Convenzione in essere tra Regione e So.Ri.Cal. S.p.A. che definisca le prestazioni assegnate alla So.Ri.Cal. S.p.A. e le modalità di rimborso alla stessa delle spese sostenute senza ulteriore corrispettivo, recependo quanto indicato al riguardo nella presente Delibera”;
  • di provvedere, con legge di Bilancio, alle procedure amministrative necessarie per permettere il pagamento a So.Ri.Cal. S.p.A. delle spese sostenute per l’attuazione delle attività ad essa delegate, previa certificazione da parte del Dipartimento regionale dei Lavori Pubblici, a valere sulle somme derivanti dai pagamenti dei Comuni”.

In pratica la So.Ri.Cal. S.p.A. recede (bontà sua !!!) dall’impegno sottoscritto nell’Accordo integrativo a NON riscuotere i “crediti pregressi” e la Regione si impegna a preparare un nuovo accordo integrativo.

Ma a questo punto una persona onesta e ragionevole si chiede “Ma se la So.Ri.Cal. S.p.A. recede dagli impegni assunti con l’Accordo integrativo perché non lo fa pure la Regione Calabria che sul piatto della bilancia di quell’accordo aveva posto un canone per gli usi degli acquedotti a dir poco ridicolo (€ 500.000,00 annui) e, SOPRATTUTTO, aveva rinunciato al blocco delle tariffe per 5 anni ?”.

Ultima “botta” è l’articolo 35 (“Riscossione dei crediti del servizio idropotabile”) della Legge Regionale n.19 del 12 giugno 2009, che è la legge finanziaria per l’anno 2009.

Vale la pena di riportare integralmente i due commi che costituiscono l’articolo.

  • 1. Per la riscossione dei crediti vantati dalla Regione per somministrazione di acqua per uso idropotabile nei confronti dei Comuni che hanno dato riscontro alle richieste di pagamento avanzate dalla Regione, peri quali entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente legge non sia presentato il piano di estinzione del debito ai sensi dell’articolo 37-bis della legge regionale 17 ottobre 1997, n.12 e successive modificazioni ed integrazioni, la Giunta regionale nomina, con oneri a carico del comune inadempiente, un commissario ad acta, da individuarsi tra i dirigenti regionali, per la predisposizione, approvazione e trasmissione del piano alla Regione entro trenta giorni”;
  • 2. Per la riscossione dei crediti vantati dalla Regione per somministrazione di acqua per uso idropotabile nei confronti dei Comuni che non rispettino le scadenze dei pagamenti delle rate annuali indicate nei piani di estinzione del debito o non hanno dato riscontro alle richieste di pagamento, avanzate dalla Regione, previa diffida da parte del Dipartimento competente, la Giunta regionale nomina, con oneri a carico del comune inadempiente, un commissario ad acta, individuandolo tra i dirigenti regionali, che provvede alla liquidazione pagamento delle somme dovute alla Regione”.

Ma questi debiti chi li pagherà? Ovviamente saranno pagati dai cittadini Calabresi con l’emissione di cartelle esattoriali; ma TUTTO questo è GIUSTO ?

I Sindaci sono al corrente di questi ultimatum emessi dalla Regione Calabria?

Un’ultima cosa, il termine “somministrare”, tanto caro alla So.Ri.Cal. S.p.A., è più appropriato per le medicine che per l’acqua potabile…

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

NOTA: sul sito www.nuovarassegna.it è riportato un articolo sui servizi idrici in Italia ed un paragrafo (il quarto) è “dedicato” alla situazione Calabrese. In particolare sembra critico nei confronti della delibera n.559 del 7 agosto 2009 con la quale la regione Calabria ha concesso la riscossione dei crediti alla Sorical. E non sanno tutto il resto (tariffa, mutuo, investimenti non effettuati…).

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Vibo Valentia. Un sogno l’acqua potabile

[Post in continuo aggiornamento]

Acqua pubblica a Vibo Valentia: meno male che esistono gli amici!

Grazie a dio, appena tornato in città, un’ amica premurosa mi informa che l’acqua del rubinetto non può essere usata neanche per lavarsi i denti, avevo già lo spazzolino in mano.

Mi dice: a causa di un guasto che ha riversato nell’acqua un eccesso di ipoclorito di sodio. L’ipoclorito di sodio è quel comunissimo composto di cui tutti conosciamo il sapore e l’odore: infatti è utilizzato per potabilizzare le acque, per disinfettare le tettarelle dei biberon (si trova in farmacia col nome di amuchina), per rendere balneabili le piscine, a concentrazioni maggiori è conosciuto come “varechina”, insomma, fa parte della nostra vita.

L’effetto dell’ipoclorito di sodio sulle acque è, in parole povere, quello di azzerarne la carica patogena e di renderle incolori grazie a quell’ “effetto sbiancante” e disinfettante tanto sbandierati dalle pubblicità delle candeggine odierne e dei prodotti per l’infanzia.

E’ lui che dà all’acqua di rubinetto quel caratteristico “sapore di cloro” che però evapora via se si lascia sul tavolo il bicchiere pieno per una mezz’oretta.

Il divieto all’utilizzo dell’acqua si è avuto grazie alle segnalazioni dei cittadini, molti dei quali sanno bene che l’acqua marrone, qualunque sia la ragione, non è potabile e che se, per di più, non “puzza di varechina”, vuol dire che il colore marrone non si deve all’eccesso di ipoclorito.

Bisogna quindi ringraziare l’eroico guasto ed il suo responsabile, che, riversando nell’acquedotto così tanto ipoclorito di sodio ha, è vero, reso l’acqua nuovamente imbevibile perchè chimicamente aggressiva, ma ha pure involontariamente disintegrato tutti gli eventuali agenti patogeni che spesso si trovano nelle acque marroni, dando anche una bella pulita al nostro acquedotto vetusto.

Il problema però rimane e quindi riproponiamo alle attuali giunte locali, comunale e provinciale, ed alla giunta regionale, in quanto Sorical, ed agli altri soggetti interessati e coinvolti, le richieste già presentate all’allora sindaco Sammarco nel 2006, sperando in migliore risposta (quella di Sammarco fu nulla, quindi ci vuol poco) da parte dell’attuale sindaco D’Agostino.

Le richieste che seguono sono sostenute ormai da migliaia di cittadini vibonesi molti dei quali, oltre a firmarle e recapitarle al sindaco, hanno pure firmato per la proposta di legge popolare sull’acqua nel 2007, chiesto e ottenuto quest’anno un’importante delibera della giunta comunale sull’acqua pubblica come diritto umano, e sostenuto successivamente, in numero ancora maggiore, la raccolta firme per i tre referendum sull’acqua, arrivata in tutta Italia allo sbalorditivo numero di più di un milione e quatttrocentomila firme.

Riproponiamo il testo integrale dell’appello del 2006 principalmente al sindaco D’Agostino che, crediamo, come primo cittadino vorrà agire da portavoce e, speriamo, pure da sostenitore della salute e della legalità.

Si chiede, semplicemente e senza esagerare, il rispetto di alcune tra le leggi e i contratti vigenti tra gli enti pubblici e i cittadini, a cui il comune ed il sindaco in primis sono comunque tenuti a garantire la qualità costante dell’acqua pubblica.

Luciano Gagliardi – Forum italiano dei movimenti per l’acqua VV.

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“L’acqua non si vende!”, la campagna referendaria dilaga in Calabria

Ad un solo mese dall’inizio della campagna referendaria per la ripubblicizzazione del servizio idrico, ed a ben due mesi dalla scadenza dei termini, l’obiettivo di adesioni prefissato in Calabria è stato già superato!

Per contribuire alla raccolta di 700mila firme sull’intero territorio nazionale, alla nostra Regione ne erano richieste 24mila. Tale soglia è stata abbondantemente superata durante lo scorso week end, nel corso del quale sono state raggiunte ben 28800 firme (13115 nella provincia di Cosenza, 6200 in quella di Reggio, 4085 a Catanzaro, 3700 a Crotone e 1700 a Vibo).

Ma i numeri, anche se importanti, non bastano a descrivere il favore che la campagna sta riscuotendo ovunque nella regione. I banchetti sono presi d’assalto. La gente mostra di essere al corrente della differenza tra la nostra proposta referendaria e quella concorrenziale (ed incompleta) di Italia dei Valori (presso i cui banchetti è capitato di sentir dire che il loro quesito è uguale ai nostri: attenzione, è falso!). Esponenti, anche di alto livello, di partiti che ufficialmente non aderiscono alla campagna, ritengono invece di dover firmare. Numerose adesioni provengono da amministratori locali di ogni estrazione politica, preoccupati dagli effetti che già da ora la gestione privatistica del servizio idrico in Calabria a firma Veolia sta producendo.

Insomma, sarà forse eccessivo parlare di una rinnovata ‘egemonia culturale’ sulla questione dell’acqua bene comune da parte dei movimenti per la ripubblicizzazione, ma certamente è significativo il fatto che la Sorical abbia sentito l’esigenza di modificare il proprio logo, aggiungendo la frase: “un servizio pubblico per un bene comune”. Un patetico tentativo di restyling ed un chiaro segno di difficoltà, che non può fermare il moltiplicarsi degli ambiti di discussione pubblica, i quali prefigurano una gestione del servizio idrico partecipata e non delegata ad oscuri consigli d’amministrazione. E i primi frutti già si vedono: è di questi giorni la denuncia del Comune di Borgia, su segnalazione del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, in merito agli illeciti tariffari della Sorical.

Ma non finisce qui. Venerdì arriverà in Calabria Marco Bersani, del Coordinamento Nazionale del Forum dei Movimenti per l’Acqua. Alle ore 19.00 sarà a Cosenza, in p.zza XI settembre, insieme ai rappresentanti dei comitati locali, alla CGIL che sostiene la campagna ed a circa una ventina di sindaci, con i quali si ragionerà sulla costituzione di un coordinamento regionale degli enti locali per l’acqua pubblica. Sabato invece appuntamento a Reggio Calabria dove alle 21.00 è prevista un’iniziativa sul Lungomare Falcomatà. Per proseguire la strada verso la ripubblicizzazione del servizio idrico anche in Calabria. Perché la battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia per i beni comuni. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Comitato referendario regionale per l’acqua pubblica

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Amantea, 21 maggio. L’acqua è un bene comune, non privatizziamola!

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In risposta al presidente della Sorical…

Ecco il sorridente presidente da 191.000 euro all'anno!

Acqua Bene Comune, Patrimonio dell’Umanità

Il Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua ha promosso in tutta Italia una raccolta firme per la ripubblicizzazione del servizio idrico; tra i promotori del Referendum, insieme a tante associazioni, comitati e semplici Cittadini, c’è anche il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”.

La raccolta firme nella nostra Regione è iniziata sabato scorso, ed ha visto la partecipazione entusiasta di migliaia e migliaia di Cittadini, raggiungendo risultati impensabili; numerosi sono stati i Calabresi che hanno chiesto e ricevuto le necessarie informazioni sui processi di privatizzazione, che purtroppo anche nella nostra Regione interessano il Bene Comune per eccellenza ovvero l’Acqua.

Ed è proprio per una informazione veritiera nei confronti dei Cittadini che riteniamo doveroso rettificare alcune informazioni apparse sulle pagine del Quotidiano all’interno di un commento a firma del Presidente della Sorical.

Le norme che di fatto hanno spinto a privatizzare in Italia il Bene Acqua sembrerebbero essere state emanate per adeguare il nostro Paese alle norme europee. Ebbene, i Cittadini devono sapere che questa affermazione non corrisponde alla verità. Infatti, già a partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo 1968), si è affermata la concezione dell’acqua come “bene comune” e del suo uso come “diritto fondamentale dell’uomo”. Gli stessi organi UE hanno più volte sottolineato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza” (COM 374/2004), e che non esiste “alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private” (come ribadito dalla Corte di giustizia CE, 2005; dalla Commissione CE 2003 e 2006 e dal Parlamento CE 2006). La risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 dichiara l’Acqua come un bene comune dell’umanità e stabilisce come il suo accesso costituisca un “diritto umano fondamentale per la persona umana”.

Ed una prova inconfutabile della non veridicità degli “obblighi comunitari” è proprio quanto accaduto nella città di Parigi in Francia, membro della Comunità Europea a tutti gli effetti, dove, dal 1° gennaio 2010, la gestione delle acque è stata affidata ad un Ente di diritto Pubblico, la “Eau de Paris”, mettendo fine ad una gestione privata che durava da 25 anni; la ripubblicizzazione dell’Acqua garantirà ai Cittadini di Parigi un risparmio annuo di 30 milioni di euro ed una bolletta che non subirà aumenti almeno fino al 2014.

Effettivamente esiste un’analogia tra la nostra Regione e la città di Parigi, data dal fatto che la stessa multinazionale francese, Veolia, messa alla porta nella propria città, in Calabria è il socio privato della società Sorical SpA, che gestisce i nostri Acquedotti realizzando ovviamente profitti con le nostre Acque.

Questa è la verità documentata e documentabile.

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ha più volte chiesto, senza ricevere alcuna risposta, che sia fatta chiarezza, soprattutto dal socio “pubblico” della Sorical SpA, su alcune problematiche che interessano realmente i Cittadini; non è noto per esempio chi abbia garantito il mutuo di 240 milioni di euro contratto dalla Sorical SpA con la Depfa Bank (è forse stata la parte “pubblica” e quindi tutti i Cittadini Calabresi?) ed inoltre esiste una problematica relativa alle tariffe applicate ai Comuni Calabresi in violazione delle vigenti normative.

Recentemente il nostro Coordinamento, insieme al Codacons Calabria, ha evidenziato in una conferenza stampa che, così come previsto dalle Normative vigenti in materia e recentemente ribadito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 29 depositata in data 4 febbraio 2010, i criteri per gli adeguamenti tariffari nel settore idrico devono essere quelli statali.

Ora, è avvenuto che le tariffe applicate ai Comuni Calabresi rispetto a quelle previste dalla Normativa Nazionale abbiano determinato un maggior esborso per le Amministrazioni, complessivamente valutabile addirittura in decine di milioni di euro.

In merito all’affermazione circa l’efficienza dell’attuale gestione degli acquedotti e, soprattutto, riguardo al minor rigore da parte della gestione in economia della Regione Calabria sui controlli della qualità dell’acqua, il compito di fornire adeguate risposte non è certo del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ma piuttosto dei diretti interessati.

Possiamo dire però che la Regione Calabria, come ente di diritto pubblico, non prevedeva alcun profitto nella gestione degli acquedotti; in particolare la tariffa risultava dalle sole spese necessarie alla gestione, considerando in queste anche i lavori di manutenzione straordinaria degli acquedotti, che viceversa, con la gestione della Sorical SpA, sono considerati “investimenti”.

Ma al di là del fare chiarezza e verità sulla questione Acqua Pubblica, i Cittadini Calabresi hanno molto chiaro qual è il termine della questione, e cioè che a nessuno può essere permesso di realizzare profitti nella gestione delle Nostre Acque e dei Nostri Acquedotti, che rappresentano un patrimonio Comune di tutti.

In Calabria, così come nel resto d’Italia, sono centinaia di migliaia le firme che vengono apposte dai Cittadini che, lo si legge nei loro occhi, vogliono decidere per il loro futuro e per quello dei loro figli, si vogliono riappropriare della propria Acqua, della propria Vita perché nessuno può realizzare profitti con un Bene Essenziale ed Insostituibile, fonte stessa di democrazia partecipativa. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua!

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Leggi [pdf - 152 kb] l’intervento del Presidente della Sorical fatto sul Quotidiano della Calabria il 28 aprile 2010.

NB: il giorno successivo è stato precisato che l’autore dell’articolo non era il Presidente della Sorical, ma l’amministratore delegato Maurizio Del Re. Se non è zuppa…

Acqua Bene Comune, Patrimonio dell’Umanità

Il Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua ha promosso in tutta Italia una raccolta firme per la ripubblicizzazione del servizio idrico; tra i promotori del Referendum, insieme a tante associazioni, comitati e semplici Cittadini, c’è anche il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”.

La raccolta firme nella nostra Regione è iniziata sabato scorso, ed ha visto la partecipazione entusiasta di migliaia e migliaia di Cittadini, raggiungendo risultati impensabili; numerosi sono stati i Calabresi che hanno chiesto e ricevuto le necessarie informazioni sui processi di privatizzazione, che purtroppo anche nella nostra Regione interessano il Bene Comune per eccellenza ovvero l’Acqua.

Ed è proprio per una informazione veritiera nei confronti dei Cittadini che riteniamo doveroso rettificare alcune informazioni apparse sulle pagine del Quotidiano all’interno di un commento a firma del Presidente della Sorical.

Le norme che di fatto hanno spinto a privatizzare in Italia il Bene Acqua sembrerebbero essere state emanate per adeguare il nostro Paese alle norme europee. Ebbene, i Cittadini devono sapere che questa affermazione non corrisponde alla verità. Infatti, già a partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo 1968), si è affermata la concezione dell’acqua come “bene comune” e del suo uso come “diritto fondamentale dell’uomo”. Gli stessi organi UE hanno più volte sottolineato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza” (COM 374/2004), e che non esiste “alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private” (come ribadito dalla Corte di giustizia CE, 2005; dalla Commissione CE 2003 e 2006 e dal Parlamento CE 2006). La risoluzione del Parlamento Europeo del 15 marzo 2006 dichiara l’Acqua come un bene comune dell’umanità e stabilisce come il suo accesso costituisca un “diritto umano fondamentale per la persona umana”.

Ed una prova inconfutabile della non veridicità degli “obblighi comunitari” è proprio quanto accaduto nella città di Parigi in Francia, membro della Comunità Europea a tutti gli effetti, dove, dal 1° gennaio 2010, la gestione delle acque è stata affidata ad un Ente di diritto Pubblico, la “Eau de Paris”, mettendo fine ad una gestione privata che durava da 25 anni; la ripubblicizzazione dell’Acqua garantirà ai Cittadini di Parigi un risparmio annuo di 30 milioni di euro ed una bolletta che non subirà aumenti almeno fino al 2014.

Effettivamente esiste un’analogia tra la nostra Regione e la città di Parigi, data dal fatto che la stessa multinazionale francese, Veolia, messa alla porta nella propria città, in Calabria è il socio privato della società Sorical SpA, che gestisce i nostri Acquedotti realizzando ovviamente profitti con le nostre Acque.

Questa è la verità documentata e documentabile.

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ha più volte chiesto, senza ricevere alcuna risposta, che sia fatta chiarezza, soprattutto dal socio “pubblico” della Sorical SpA, su alcune problematiche che interessano realmente i Cittadini; non è noto per esempio chi abbia garantito il mutuo di 240 milioni di euro contratto dalla Sorical SpA con la Depfa Bank (è forse stata la parte “pubblica” e quindi tutti i Cittadini Calabresi?) ed inoltre esiste una problematica relativa alle tariffe applicate ai Comuni Calabresi in violazione delle vigenti normative.

Recentemente il nostro Coordinamento, insieme al Codacons Calabria, ha evidenziato in una conferenza stampa che, così come previsto dalle Normative vigenti in materia e recentemente ribadito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 29 depositata in data 4 febbraio 2010, i criteri per gli adeguamenti tariffari nel settore idrico devono essere quelli statali.

Ora, è avvenuto che le tariffe applicate ai Comuni Calabresi rispetto a quelle previste dalla Normativa Nazionale abbiano determinato un maggior esborso per le Amministrazioni, complessivamente valutabile addirittura in decine di milioni di euro.

In merito all’affermazione circa l’efficienza dell’attuale gestione degli acquedotti e, soprattutto, riguardo al minor rigore da parte della gestione in economia della Regione Calabria sui controlli della qualità dell’acqua, il compito di fornire adeguate risposte non è certo del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ma piuttosto dei diretti interessati.

Possiamo dire però che la Regione Calabria, come ente di diritto pubblico, non prevedeva alcun profitto nella gestione degli acquedotti; in particolare la tariffa risultava dalle sole spese necessarie alla gestione, considerando in queste anche i lavori di manutenzione straordinaria degli acquedotti, che viceversa, con la gestione della Sorical SpA, sono considerati “investimenti”.

Ma al di là del fare chiarezza e verità sulla questione Acqua Pubblica, i Cittadini Calabresi hanno molto chiaro qual è il termine della questione, e cioè che a nessuno può essere permesso di realizzare profitti nella gestione delle Nostre Acque e dei Nostri Acquedotti, che rappresentano un patrimonio Comune di tutti.

In Calabria, così come nel resto d’Italia, sono centinaia di migliaia le firme che vengono apposte dai Cittadini che, lo si legge nei loro occhi, vogliono decidere per il loro futuro e per quello dei loro figli, si vogliono riappropriare della propria Acqua, della propria Vita perché nessuno può realizzare profitti con un Bene Essenziale ed Insostituibile, fonte stessa di democrazia partecipativa. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua!

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

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Acqua pubblica tra tariffe, manifestazioni e candidati silenti…

striscione_colors_www_webLo scorso week end è stato molto impegnativo per il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”.
Venerdì è stato reso pubblico un documento rivolto ai tre candidati alla Presidenza della Regione, in cui si chiedeva loro di dichiarare esplicitamente se erano favorevoli o meno ad una gestione del servizio idrico affidata esclusivamente ad enti di diritto pubblico, con meccanismi di partecipazione cittadina, in quanto servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Nello stesso giorno si è tenuta una conferenza stampa in cui, insieme al Codacons, il Coordinamento ha denunciato, carte alla mano, che dal 2002 al 2008 la Sorical ha imposto aumenti tariffari superiori a quanto consentito dalla normativa nazionale, con importi maggiorati richiesti alle Amministrazioni Comunali Calabresi quantificabili in circa 30 milioni di euro.
Infine, sabato c’è stata la magnifica manifestazione di Roma, dove almeno 150.000 persone hanno gridato il loro NO a qualsiasi forma di lucro nella gestione dell’Acqua. Il nostro Coordinamento è stato presente alla manifestazione ed è intervenuto dal palco in Piazza Navona, impegnandosi per l’imminente campagna referendaria contro il cosiddetto Decreto Ronchi.
Eppure la questione della ripubblicizzazione del servizio idrico non pare suscitare grosso interesse in almeno due dei tre candidati, dato che finora solo Callipo si è degnato di rispondere (positivamente) al documento. Scopelliti non è pervenuto (ma sarebbe facile per lui informarsi e dire qualcosa, dato che il portavoce del PdL calabrese è anche consulente della comunicazione della Sorical), Loiero invece si è segnalato solo per una provvidenziale inaugurazione pre-elettorale di alcuni pozzi nei pressi della diga del Menta.
Insomma, cari candidati, la posta in gioco è alta, non solo in termini economici (vedansi tariffe maggiorate), ma anche e soprattutto per una questione etica e morale: fino a quando ancora sarà permesso a qualcuno, ad una multinazionale come Veolia nello specifico, di realizzare profitti con la gestione di un bene pubblico fondamentale come la nostra acqua? Forse questa volta il silenzio non vi conviene. Sarebbe davvero troppo assordante.

23/03/2010

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

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“Le tariffe dell’acqua applicate in Calabria sono illegittime”

E’ quanto sostengono in una conferenza stampa congiunta il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” ed il Codacons

DSCN4850_ridSi è tenuta questa mattina presso l’Hotel 106 di Sellia Marina la conferenza stampa organizzata dal Codacons e dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nella sala c’erano rappresentanti del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica, del Codacons, tra i quali l’avv. Francesco Di Lieto presidente Regionale e vice-presidente Nazionale del comitato, amministratori tra i quali il Sindaco di Squillace, avv. Guido Rhodio, e numerosi cittadini.

Oltre ad informazioni di carattere generale relative alla privatizzazione dell’acqua ed ai danni provocati laddove è stata fatta questa scellerata scelta, è stata approfondita la problematica delle tariffe applicate in Calabria dimostrando l’assoluta illegittimità e quindi il maggior costo sostenuto dai Comuni e dai Cittadini Calabresi. Ecco in dettaglio le motivazioni addotte dai rappresentanti del Coordinamento “Bruno Arcuri”.

 

In Italia la riorganizzazione dei servizi idrici prende le mosse dalla Legge Galli (n.36/1994) che prevede, all’articolo 13, l’elaborazione di un “metodo normalizzato” per la determinazione della tariffa del servizio idrico. Il “metodo normalizzato” si riferisce alla piena funzionalità del servizio idrico integrato; nell’attesa di determinare o applicare il “metodo normalizzato” una Legge del 1995 (la n.172) stabilisce che il compito di fissare i criteri per l’adeguamento tariffario spetta al CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica). Infatti il CIPE ha stabilito per l’anno 1995, e successivamente con cadenza annuale, gli adeguamenti tariffari fino all’anno 2002 compreso. A decorrere dalla delibera CIPE n.248/1997 viene stabilito che anche il prezzo di cessione dell’acqua all’ingrosso resta regolato dalle delibere CIPE.

Dopo la delibera del 2002 il CIPE non ha ritenuto di dover adottare ulteriori provvedimenti tesi all’adeguamento delle tariffe. Nel frattempo il decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006 nell’abrogare la Legge Galli ha ribadito che, per quanto attiene alla determinazione della tariffa, si deve seguire la disciplina tariffaria indicata proprio dalla Legge n.36/1994 (“Galli”).

In conseguenza di una sentenza del TAR Lazio (n.9673 del 5/11/2008), che ha praticamente stabilito l’obbligo da parte del CIPE di adottare direttive con cedenza annuale per l’adeguamento delle tariffe idriche, il CIPE ha emanato la delibera n.117 (18/12/2008) che prevede 3 fasi di adeguamento tariffario.

La prima, con decorrenza 26 marzo 2009 (data di pubblicazione della delibera sulla Gazzetta Ufficiale), prevede un recupero degli incrementi tariffari dal 2003 al 2007 nella misura massima del 5% complessivo; la seconda stabilisce i criteri per l’adeguamento della tariffa per l’anno 2008 (decorrenza 1° luglio 2009) e la terza quelli per l’adeguamento della tariffa per l’anno 2009 (decorrenza 1° luglio 2010).

Riepilogando, in base alla Normativa vigente in materia, la tariffa è stabilita dal “metodo normalizzato” ovvero, dove non è ancora applicato, dalle delibere CIPE. Non esistono altri tipi di fatturazione.

Questo è stato ribadito addirittura da una sentenza (n.29 del 4 febbraio 2010) della Corte Costituzionale, massimo organo Istituzionale che giudica sulle controversie relative ala legittimità delle leggi e degli atti dello Stato e delle Regioni, la quale ha ribadito che le regole per la determinazione della tariffa idrica sono fissate esclusivamente dal Legislatore Statale ed ha dichiarato l’illegittimità dei parametri stabiliti dalle Regioni.

Dal quadro Nazionale passiamo alla situazione Regionale. In Calabria il servizio idrico integrato non è operativo e quindi non si può applicare il “metodo normalizzato”; oltretutto nell’articolo 8 della Convenzione sottoscritta tra la Sorical e la Regione Calabria per l’affidamento in gestione degli acquedotti Calabresi è stabilito che la tariffa determinata secondo il “metodo normalizzato” si dovrà applicare a partire dal 6° anno di gestione. La gestione della Sorical ha inizio il 1° novembre 2004 e quindi, in base alla Normativa vigente in materia riassunta in precedenza, non poteva essere applicato alcun adeguamento tariffario, con decorrenza anteriore al 26 marzo 2009, delle tariffe fissate nella Convenzione.

Invece la Sorical SpA ha disposto aumenti a far data dall’anno 2002; addirittura a tutto il 31 dicembre 2008 gli aumenti sono stati superiori al 20% con maggiori importi richiesti da Sorical alle Amministrazioni Comunali Calabresi quantificabili in circa 30 milioni di euro.

 

Il Coordinamento Calabrese “Bruno Arcuri” ed il Codacons hanno informato di questo i cittadini e gli organi di stampa presenti alla conferenza valutando tutte le iniziative che saranno intraprese a difesa e nell’interesse esclusivo dei Cittadini Calabresi e delle loro Amministrazioni.

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