Articoli con tag Jolly Rosso

La notte di Santa Lucia. Il 7 agosto la presentazione a Paola

Si ritorna a parlare di navi dei veleni e della stagione che ha visto fra settembre del 2009 ed il gennaio del 2010 protagonisti , ambientalisti calabresi, regione calabria e governo centrale. Al centro di tutto le dichiarazioni del pentito Fonti che individuò nel mare di Cetraro la nave Cunsky da lui stesso affondata. Il libro racconta quelle giornate drammatiche, tese,piene di manifestazioni, convegni proteste varie fino alla grande manifestazione ad Amantea con la partecipazione di oltre 30 mila persone.

Francesco Cirillo nel suo libro LA NOTTE DI SANTA LUCIA , edito dalla casa editrice Coessenza, racconta come in un diario quelle giornate coinvolgendo nel suo racconto i sindaci, gli ambientalisti, i rappresentanti del governo, la ministro Prestigiacomo . Cirillo pubblica tutti i documenti usciti, alcune foto inedite dello smantellamento della Jolly Rosso del fotografo Barone, dichiarazioni.

La presentazione del libro avverrà sabato 7 agosto alle ore 17,30 nella sede ACLI in viale dei Giardini a Paola. Con l’autore saranno presenti l’avv. Rodolfo Ambrosio prefatore del libro, Antonella Politano di Paola che ha visto tutta la sua famiglia sterminata da tumori e anche lei al centro di un racconto nel libro di Cirillo. Modera il dibattito la giornalista Marta Perrotta.

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“La notte di Santa Lucia. Dalla Jolly Rosso all’affossamento della Cunsky”. L’ultimo libro di Francesco Cirillo

Montagna, dissesto idrogeologico ed inquinamento ambientale.Le emergenze di un territorio abbandonato.

AIELLO CALABRO 28 luglio 2010 Ex Pretura ore 17.30

Ordine dei Lavori ed Interventi:

• Coordinatore dei lavori: Ernesto Cicero

• Introduzione: Tonino Simone – “L’evoluzione geostrutturale della Calabria: Un fattore di stimolo del degrado geomorfologico dei luoghi”

• Proiezione Video

• Relatore: Geol. Gino Merenda: Già Direttore dell’Istituto per la Protezione Idrogeologica (IRPI) del CNR Rende – “Azioni naturali ed antropiche come causa e concausa dei dissesti idrogeologici. Rischi e crisi dei modelli d’uso del territorio”

• Relatore : Francesco Cirillo: Giornalista – “Fiume Oliva ; Lo spettro di un delitto ambientale irreparabile”

• Relatore: Michele Bruni: Capogruppo Consiliare di AdP – “Il ruolo delle Istituzioni locali nella vigilanza e tutela dei beni territoriali e del paesaggio”

• Invitato al dibattito: Geol. Franco Violo: Presidente Ordine Regionale dei Geologi – “Le risorse culturali, professionali, gli strumenti legislativi e pianificatori per una nuova politica ambientale”

• Interviene: On.le Fausto Orsomarso: Consigliere Regionale

• Conclude i Lavori: On.le Francesco Pugliano, Ass.re Regionale all’Ambiente

• Dibattito

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Rifiuti tossici: così muore la Valle dell’Oliva

Duecentoquarantadue giorni fa: un’eternità. Era il 24 ottobre dello scorso anno e un fiume di trentamila anime sciamava lungo i viali di Amantea che costeggiano il Tirreno. Sfidavano pioggia e vento, in un autunno incalzante, per chiedere verità sulle navi radioattive infossate nei fondali marini e la bonifica di una vallata, quella del fiume Oliva, inquinata da materiali tossici e nocivi. La manifestazione fu un successo. Ma da allora una cappa di silenzio avvolge la vicenda. Una sequela imbarazzante di coperture ed omissioni, di insabbiamenti e reticenze.

I carotaggi

“Per evitare speculazioni e falsi allarmismi ancora una volta le chiedo di poterla incontrare per essere informato sullo stato dell’arte e per poter informare, a mia volta, i cittadini che sono profondamente allarmati per una situazione su cui, da mesi, non riescono ad avere notizie ufficiali e definitive”. È questo l’accorato appello che il sindaco di Aiello Calabro, Franco Iacucci, ha rivolto nei giorni scorsi al Procuratore capo di Paola Bruno Giordano, per conoscere i dettagli dei carotaggi che si stanno effettuando nell’agro del fiume Oliva, vicino Amantea, nell’ambito della caratterizzazione eseguita dagli operai della Toma Abele Trivellazioni di Matera coadiuvati dagli esperti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

E, mentre si attendono i risultati definitivi degli esami sui campioni che, alla fine del mese, saranno affidati a tre laboratori che effettueranno, in modo autonomo l’uno dall’altro, sia analisi radiometriche, che chimiche, la valle dell’Oliva lentamente muore. “Perché oggi quel fiume non c’è più ed io, ogni volta che ritorno, ripercorro con la memoria i tempi passati e piango come un bambino- spiega commosso Alfonso Lorelli del Comitato civico Natale De Grazia- e vorrei sapere, ma ancora non so, chi e quanti hanno ridotto il mio fiume ad una discarica di materiali tossici trasformandolo da donatore di vita a seminatore di morte e di malattie. In questi tempi mi reco spesso lungo l’Oliva per osservare tutte le sue ferite causate dall’insensatezza e dalla criminalità umana e ogni volta mi viene in mente la bellezza incontaminata di questa vallata che tanto ho amato. Ricordo i filari maestosi di eucalipti e di pioppi che si snodavano lungo la riva destra il cui ‘stormir di fronde’ ci rallegrava quando andavamo al fiume a controllare la derivazione dell’acqua immessa nell’acquaro grande che serviva per irrigare i cento ettari di terreno fertilissimo della Marinella. Ricordo i tantissimi salici piangenti distribuiti lungo gli argini delle due rive opposte e i tanti piccoli acquitrini dove pescavamo le rane ed i pesciolini di acqua dolce e le anguille che in certi periodi dell’anno risalivano il fiume”. Allora l’Oliva era incontaminato e rappresentava il polmone acquifero di un’intera comunità. “Veniva pulito ogni anno dai contadini limitrofi che sapevano bene come dalle sue acque dipendesse la vita e la qualità dei loro prodotti. Sui terreni demaniali si coltivavano le noci-pesche più saporite ed odorose di tutta la Calabria, una produzione di nicchia che scomparve non appena le acque del fiume persero la loro antica purezza” conclude Lorelli.

“Una bomba ecologica”

Forse hanno ragione gli scettici incalliti. Non sapremo mai se, dove, da chi, siano state affondate le “navi dei veleni”. Però in Calabria certi veleni si possono vedere, toccare, e stanno provocando una strage diluita nel tempo. Nonostante l’omertà, gli interessi o la ragion di Stato spingano ancora qualcuno ad accusare i comitati ambientalisti di essere apocalittici, addirittura antituristici.

Tra quanti non si rassegnano al silenzio, c’è il capo della procura di Paola, Bruno Giordano, titolare dell’inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell’alveo del fiume Oliva. All’esito degli ultimi carotaggi, nell’area sono stati rinvenuti fanghi industriali altamente inquinanti. Ci riceve negli uffici della Procura nel Rione Giacontesi, a due passi dall’area pedonale di Corso Roma, e parla a ruota libera, senza reticenza alcuna. “Era già emerso circa due anni fa -spiega Giordano- quando sulla briglia del fiume riscontrammo la presenza di metalli pesanti, tra cui il mercurio. Nel cosiddetto “rilevato” trovammo anche cesio 137 a quattro metri di profondità. Quindi non cesio da ricaduta, ma probabilmente terreno infetto trasportato da altre aree. Così allora conclusero i consulenti. Recentemente abbiamo individuato una vasta presenza di sostanze chimiche anche nelle contrade Carbonara e Giani dove c’è un terreno di due o tre ettari” quasi interamente interessato “dal deposito di questi fanghi industriali nocivi. La benna è arrivata a 5 metri e mezzo di profondità, non ha toccato il fondo. È probabile che si estendano per una profondità ancora maggiore nel sottosuolo. Il quadro è abbastanza allarmante, sia per la sicurezza complessiva del territorio, sia per le prospettive di bonifica. Ci vorrà un notevole sforzo logistico ed un impegno economico enorme”.

Ma da dove arrivano queste scorie? In tanti continuano a chiedersi se esista un possibile collegamento con la vicenda della motonave “Jolly Rosso” spiaggiata il 14 dicembre 1990 a poca distanza dalla foce del fiume Oliva. Il procuratore chiarisce che saranno le analisi a dirci “la loro probabile provenienza”. Mancano però i testimoni. E diverse industrie nel nostro Paese “sono in condizioni di produrre attualmente fanghi di quella tipologia”.

Danni comunque incalcolabili. “L’effetto diluente dell’acqua piovana negli anni ha già provocato le sue conseguenze, infiltrando le eventuali sostanze nocive anche nelle falde acquifere. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria bomba ecologica”. Inquietudine per la radioattività registrata nell’area, e in particolare in una cava. In questo caso l’Ispra propende per un fenomeno naturale, “dovuto all’uranio 235 e al potassio, alla tipologia particolare di rocce che nella fase estrattiva da grande profondità sono state riportate in superficie”. È un’ipotesi. “In ogni caso -precisa Giordano- il livello di intasamento di fattori inquinanti dovuti ai fanghi industriali, è tale da suscitare serie preoccupazioni”.

E il ruolo della criminalità organizzata? “Qualora lo avessimo ipotizzato, avremmo già trasmesso gli atti alla DDA di Catanzaro”. Il procuratore ritiene più probabile si possa trattare di “persone prive di scrupoli, che si sono prestate a questo indegno commercio” e non a caso hanno scelto la vallata dell’Oliva: “non essendo presenti insediamenti industriali, a chi poteva venire in mente che da altre parti d’Italia i rifiuti potessero essere dislocati nell’alveo di quel torrente?” Più che stringersi, il cerchio dunque si allarga: “È una forma spregiudicata ed “economica” da parte di tante aziende pubbliche o private che siano, di utilizzare il territorio come discarica abusiva per risparmiare, eliminare o abbattere i costi dello smaltimento legale”. Un tempo lungo la riva destra del fiume Oliva si snodava l’antica strada comunale Amantea- Aiello, una mulattiera attraversata giornalmente da centinaia di asini, da carri trainati da buoi che portavano verso la marina i prodotti dell’economia di montagna e verso l’entroterra i prodotti ittici con le famose alici di Amantea. Lungo la riva sinistra vi era invece la fontana di Foresta dove si attingeva l’acqua da bere, ritenuta la migliore della zona. Oggi tutto questo non c’è più, sventrato dalle cave e cancellato dalle discariche. E la valle dell’Oliva lentamente muore.

su “il manifesto”, giovedì 22 luglio 2010

di Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti – Paola (Cs)

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Comunicato stampa: Depistaggio sulla Cunski

Comunicato stampa del coordinatore del Movimento ambientalista del tirreno

Francesco Cirillo, giornalista ed ambientalista militante, da almeno dieci anni ha scritto ed indagato sulla Jolly Rosso.

“Sono molto preoccupato per le dichiarazioni alla stampa fatte sia dal ministro Prestigiacomo che dal sottosegretario Menia riguardo all’identità della nave dei veleni nei fondali di Cetraro. Ci troviamo ad un inizio di depistaggio vero e proprio che bisogna subito respingere al mittente. Quella nave non è nè la Cagliari nè la Federico C. in quanto censite nelle mappe nautiche sia delle capitanerie di Porto che della marina Militare e non sono nel luogo indicato dal pentito Fonti. Le due navi sono ben localizzate e conosciut da tutti i pescatori della zona e del tirreno che ben le evitano per non incepparvi le loro reti nello strascico. L’operazione di depistaggio sulla Cunsky ricordano quelle della Jolly Rosso avvenute nel 1990 al momento dello spiaggiamento, che a soli due mesi dal suo spiaggiamento venne subito archiviata l’inchiesta aperta dalla procura di paola e dopo tre mesi ne venne permesso anche lo smantellamento per farne scomparrie ogni prova. I tempi sono identitci a quanto pare. Prima si dice che quella non è la Cunsky, poi si sospendono le analisi e le ricerche e poi si stende un manto di silenzio su tutto facendo ritornare tutto nella normalità. La grande manifestazione di Amantea , ha avuto un solo grido, quello della ricerca della Verità sia sulla Jolly Rosso che sulle navi affondate davanti Amantea, Maratea , Melito Porto Salvo e gli altri luoghi oramai ben noti a tutti. Come ambientalisti chiediamo che si facciano seguire le operazioni sulla Mare Oceano a tecnici esterni nominati dalla regione e dalle associazioni ambientaliste per essere certi che non si compiano manipolazioni di ogni genere che possano nascondere la verità e si dia certezza su quanto avviene su quella nave. Lo diciamo ad alta voce. Noi non ci fidiamo di quanto ci viene detto, in quanto sono in atto una serie di operazioni di carattere strumentale e  politico da parte dei partiti di centrodestra , che fin dall’inizio hanno cercato di coprire l’assenza del governo in Calabria di fronte ad una catasrofe non solo di carattere ambientale ma anche economica e che riguarda la salute di tanti cittadini colpiti da decenni da tumori. Devono vergognarsi tutti coloro che dichiarano senza il minimo dubbio che nel mare di Cetraro non c’è niente di velenoso e che la nave ritrovata ed individuata sia frutto solo del catastrofismo ambientalista e anti governativo. E’ uno schiaffo ai tanti calabresi che hanno manifestato ad Amantea il 24 ottobre scorso. Organizzeremo nei prossimi giorni una manifestazione nel porto di Cetraro perchè a distanza di un mese non si spengano i riflettori sulla vicenda delle navi dei veleni.

Francesco Cirillo, coordinatore del movimento ambientalista del Tirreno

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24 ottobre 2009: un fiume di gente. Per la terra, per il mare

P1030477E non finisce qui! Prossima tappa: Roma.

A breve ulteriori approfondimenti sul sito…

 

Intervento ad Amantea di Francesco Cirillo

Parlo a nome del Movimento Ambientalista del Tirreno del quale sono coordinatore, del Comitato Beni Comuni di Cosenza e provincia, della rete No Ponte e di tanti comitati e centri sociali che hanno aderito a questa manifestazione. Parlo a nome dei senza voce, di coloro che nessuno ascolta, di quelle vittime vere di questa tragedia che sono i tanti malati di tumore, costretti dalla malattia a frequentare i nostri ospedali di merda, costretti ad emigrare al nord per ricevere le cure adeguate. Parlo a nome degli avvelenati, avvelenati dalla ‘ndrangheta, da questa quaquaraquà senza onore nè dignità; avvelenati dalle prescrizioni giudiziarie sempre favorevoli a questi ominicchi; avvelenati dai depistaggi, da questa politica che dimostra di non avere nessuna credibilità in quanto essa stessa inquinata e tossica. Avvelenati da questi sindaci che si recano a Roma in ginocchio e che non sanno che pesci prendere, di sicuro all’arsenico, al cobalto, al cromo. Parlo a nome degli operai avvelenati della Marlane di Praia a Mare, morti nel silenzio di tutti (politici, sindacati, sindaci, istituzioni) ancora senza giustizia nonostante 150 morti accertati di tumore.

Avvelenati da 19 anni di silenzi, archiviazioni, depistaggi, magistratura corrotta che ha permesso che la Jolly Rosso venisse smantellata.

Noi ambientalisti antagonisti, ribelli, non siamo qui per fare passerella, per mostrarci, per avere visibilità, per essere eletti alla regione o alla provincia o al comune, siamo qui per dimostrare la presenza e la forza libera e auto determinata,  pulita, che chiede verità sulla Jolly Rosso e sulle navi che ci avvelenano, siamo qui per chiedere che subito si faccia la bonifica dei nostri territori. A Crotone nella città, come a Sibari dove ancora sono sepolte 35mila tonnellate di ferriti di zinco, come a Praia nella Marlane o a Costapisola o nelle campagne di Bisignano. Siamo qui perché stanchi di vedere massacrato il nostro territorio,  e se la politica dei partiti e delle poltrone oggi ci ascolta chiediamo e dobbiamo avere la forza di imporre loro di fermare la politica dell’incenerimento che produce solo diossina ed altri tumori  e guadagni per chi li fa, chiediamo all’assessore Greco di fermare con la stessa determinazione che gli riconosciamo avuta per questa storia i megaporti come quelli di Diamante, Praia, Paola che provocherebbero solo erosioni e nuove e più forti mareggiate, chiediamo un no secco e deciso all’avvio dei lavori di questa enorme ed inutile opera che è il Ponte sullo stretto, venga con noi, con la rete No Ponte a fermare il prossimo 19 Dicembre a Villa San Giovanni la posa della prima pietra.  Per tutto questo siamo qui, stanchi di questa politica di carrieristi e ignoranti dalla quale non ci sentiamo rappresentati; autorganizziamoci nei territori, nei quartieri, nelle scuole, ribelliamoci se vogliamo davvero essere liberi e liberare per sempre la nostra terra.

Ribelliamoci, e parafrasando il buon vecchio Marx , non abbiamo niente da perdere se non i nostri tumori.

letto ad Amantea a conclusione della manifestazione del 24 ottobre 2009, nonostante l’acquazzone e i problemi tecnici risolti poi grazie alla presenza dle mediacamper.

Un po’ di video caricati in rete:

rapido colpo d’occhio del corteo dall’alto

intervento di Alex Zanotelli

intervento di Cirillo

servizio ten (attenti alle “corbellerie” finali)

servizio sky tg24

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Nessuno ci deve imbrogliare!

Comunicato congiunto del comitato civico “Natale de Grazia – Amantea” e del Forum Ambientalista in occasione del dibattito su “Devastazioni Ambientali e Navi dei Veleni tra ‘Ndrangheta e Politica” (Cetraro, 22 settembre 2009)
De Grazia

Il comandante Natale de Grazia

Nella valle del fiume Oliva è stata accertata la presenza di un fortissimo tasso di radioattività; lo confermano i rilievi effettuati dall’Arpacal per conto della Procura di Paola, dai tecnici del Min. dell’ambiente e dai Carabinieri del NOE. Al largo di Cetraro è stata accertata la presenza di una nave affondata con tutto il suo carico di veleni, quasi certamente scorie tossiche e nucleari trasportate dalla Mn. Cunski, affondata dalla ndrangheta per conto di bande assassine  e di chissà quali “servizi” nazionali ed internazionali. Di fronte a questi disastri ecologici accertati, ed a quanti altri ve ne sono nella nostra terra e nei nostri mari, finora il governo nazionale non si è mosso per come avrebbe dovuto fare convocandosi in forma straordinaria ed urgente  e stanziando i fondi necessari. La lentezza delle iniziative governative incomincia a preoccupare ed a far sospettare tentativi di depistaggi programmati e di disinformazione, come è già avvenuto sulla vicenda della Jolly Rosso. A risolvere i problemi connessi a questo disastro ecologico ed ambientale non possono bastare la buona volontà e l’attivismo di un Procuratore della Repubblica e di un assessore regionale.

Non chiediamo rassicurazioni ma verità provate e dimostrate a tutti noi che siamo i cittadini interessati colpiti da questa immane tragedia.

Non ci basta che venga misurata la radioattività presente ad Oliva ma vogliamo che vengano scoperti e portati alla luce tutti i materiali inquinanti sepolti in quella valle dell’inferno. Non ci basta qualche prelievo fatto da una nave “ministeriale” al largo di Cetraro ma vogliamo che i fusti sepolti a 480 metri di profondità vengano tutti recuperati ed analizzati. Vogliamo che vengano ricercate anche le altre “navi a perdere” affondate nei nostri mari con i loro carichi mortali. Vogliamo che si faccia presto perché la nostra salute è ad alto rischio e sull’economia vi saranno ricadute negative pesantissime.

La mobilitazione della popolazione deve essere massima, continua e forte.

Le istituzioni locali e regionali devono fare la loro parte e seguire tutti i percorsi necessari a tenere alta la mobilitazione, compreso il compimento di atti eclatanti e formalmente poco ortodossi.I sindaci in particolare devono vigilare uniti contro ogni tentativo di sottostimare il pericolo e di rabbonire le popolazioni senza ragion veduta.

Chiediamo a tutti i cittadini del Tirreno di costruire in ogni Comune  Comitati civici di lotta per fare, tutti insieme, pressione su coloro che devono intervenire. Di fronte a questa tragedia ogni forma di lotta è legittima. Organizziamo fin da subito una grande manifestazione dalla Calabria a Roma. Chiediamo l’intervento della U.E. e dei suoi organismi di difesa dell’ambiente e della salute.

Soltanto la nostra unità di lotta potrà impedire che ancora una volta  prendano per i fondelli una popolazione tanto bistrattata, tradita ed umiliata.

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Linea Messina querela Cirillo per articoli sulla Jolly Rosso

Francesco Cirillo a San Pietro in Amantea

Francesco Cirillo a San Pietro in Amantea

LA SOCIETA’ MESSINA QUERELA PER DIFFAMAZIONE IL GIORNALISTA FRANCESCO CIRILLO PER GLI ARTICOLI SULLA JOLLY ROSSO

Il boss Muto fa scuola ed ecco arrivare una querela per diffamazione da parte della Messina a nome di Paolo Messina per violazione art.595 e 596 bis del CP ed art.13 L.47/48 . Gli articoli che hanno dato fastidio alla Messina sono quelli scritti per il settimanale Mezzoeuro e pubblicati sul sito www.sciroccorosso.org

Francesco Cirillo ha nominato come difensori gli avvocati Natalia Branda del foro di Diamante e Marcello Nardi e Rodolfo Ambrosio della Legambiente del foro di Cosenza. ” E’ un processo che farò davvero con piacere. – ha dichiarato Francesco Cirillo- Finalmente potremo interrogare questi personaggi che hanno distrutto la nostra Calabria con il traffico delle loro navi e con la Jolly Rosso in particolare, chiedendo loro dove sta la diffamazione nel riferire fatti e circostanze che sono allo studio della magistratura paolana e riportati da tutta la stampa nazionale e regionale, che a questo punto si vedrà querelare in blocco dalla Messina”.

“Quello che sta succedendo in Calabria- continua Cirillo- e nel mare tirreno è di una gravità inaudita. A sentirsi diffamata è la Regione intera, una cittadinanza intera che sta soffrendo per le morti di tumore provocati dal carico di questa maledetta nave. Credo che tutti gli avvocati della Calabria si debbano costituire in questo processo, così come la regione, la provincia i singoli comuni, diffamati e calunniati, per colpa di criminali senza scrupoli che hanno fatto della nostra regione terra bruciata per i loro loschi traffici. Ringrazio Messina e soci per l’opportunità che mi da di guardarci negli occhi e di rendere pubblico tutta la vicenda della nave dei veleni”.

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Veleni radioattivi. Le richieste delle associazioni

Cosa chiedono le associazioni ambientaliste ai sindaci ed alle autorità istituzionali riunite a san Pietro d’Amantea.

Vista l’aggravarsi della situazione venutasi a creare dopo il ritrovamento della nave Cunsky nel mare di Cetraro ed il pericolo che il tutto si risolva nella solita routine istituzionale alla quale siamo stati abituati negli anni passati con archiviazioni e depistaggi.

Vista l’allarmarsi della popolazione che giustamente non mangia pesce né altri alimenti provenienti dalla valle dell’Olivo e zone limitrofe

Consci dell’azione positiva del Procuratore capo Bruno Giordano che comunque ha pochi mezzi e zero organico nella sua procura

CHIEDIAMO

Che:

- venga dichiarato lo stato d’emergenza in tutto il territorio costiero che va da Maratea ad Amantea

- che venga vietata la pesca in tutto il tratto costiero e la vendita di prodotti nella valle dell’Olivo

- che vengano indennizzati tutti i pescatori della costa e i contadini della valle dell’Olivo

- che venga effettuata un analisi epidemiologica in tutta la costa tirrenica e venga istituito e reso pubblico il registro dei tumori

- che vengano dati mezzi e risorsi alla regione Calabria perchè immediatamente vengano recuperate la nave Cunsky davanti Cetraro e la Vaporais davanti Maratea ed il loro carico radioattivo e tossico

- che venga bonificata tutta la valle dell’Olivo nei luoghi indicati e conosciuti dove risultano sepolti i rifiuti

- che venga riaperta l’inchiesta sulla Jolly Rosso e vengano perseguiti i responsabili del tentato affondamento e si scoprano i responsabili del seppellimento dei rifiuti, delle ditte che vi hanno lavorato, di coloro che hanno depistato l’inchiesta

Comitato Civico Natale De Grazia
Forum Ambientalista del Tirreno
Movimento Ambientalista del Tirreno
Comitato Beni Comuni
Uni Cobas

San Pietro in Amantea (CS), 18/09/09

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