Lo scorso 11 ottobre Il Quotidiano della Calabria ha concesso quasi tutta la pagina delle opninioni (pag. 23) ad Ezio Zarro, presumibilmente un pensionato ARSSA, il quale si è prodotto in una serie di elucubrazioni per dimostrare la necessità di un secondo termovalorizzatore in Calabria. A questo articolo è seguito un dettagliato commento del dott. Ferdinando Laghi, membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, inviato il successivo 15 ottobre. Inviato, ma non pubblicato, almeno fino ad oggi. Dato che un commento ad un pezzo uscito troppo tempo addietro non ha molto senso, difendiamolaclabria oggi provvede a pubblicare almeno sul sito le puntuali osservazioni del dott. Laghi.

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L'inceneritore di Gioia Tauro

L'inceneritore di Gioia Tauro

Ho letto con interesse l’intervento di un pensionato dell’ARSSA sul problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) pubblicato dal Quotidiano domenica 11 ottobre. L’articolo, dopo il routinario preambolo sulla ormai vetusta e abusata sindrome NIMBY, si diffonde su dettagli tecnico-organizzativi riguardanti il posizionamento di un inceneritore per rifiuti (non sulle ragioni dell’opzione incenerimento!) nell’ambito della provincia di Cosenza. Sembra in realtà di intuire che la preoccupazione principale, o una delle principali, dell’autore sia quella di dare un senso all’attività di alcuni dipendenti ARSSA, Ente soppresso dalla Regione Calabria.

L’intervento risente, con ogni evidenza, di una mancanza di competenza tecnica nel campo, difficile, dello smaltimento dei RSU, cui si aggiunge la non contestualizzazione geografica del problema in ambito regionale. Il tutto alla luce della fascinazione della soluzione incenerimento, presentata come salvifica e risolutiva, in realtà inadeguata e peggiorativa.

È certamente difficile giungere ad una valutazione serena ed obiettiva del problema, non condizionata da interessi politico-affaristici o da mera ignoranza, ma anche su questo complesso argomento esistono tuttavia mezzi e modi per acquisire informazioni e conoscenze.

E una di queste occasioni si è concretizzata proprio a Cosenza lo scorso 1 ottobre, con la presenza del professor Paul Connett, riconosciuto esperto internazionale nel campo, nonché eccezionale divulgatore. Il convegno, organizzato dal Comitato Beni Comuni della  provincia di Cosenza (www.difendiamolacalabria.org) e tenutosi nel Salone di rappresentanza del Comune di Cosenza, ha visto anche la partecipazione dell’Assessore all’Ambiente di Capannori, paese in provincia di Lucca, uno dei comuni italiani che ha deliberato la strategia “Rifiuti Zero”, un insieme cioè di buone pratiche amministrative e organizzative che tentano di riprodurre ciò che comunemente accade in natura: nessun accumulo di rifiuti. Le interessantissime relazioni e l’illustrazione degli eccellenti risultati ottenuti a Capannori sono stati appannaggio di una platea attenta e numerosissima, in cui tuttavia brillava la pressoché totale assenza di amministratori locali. Troppo superficiali e disinteressati ai problemi reali dei cittadini o forse già troppo esperti nella materia per aver bisogno di approfondimenti. Di certo lo stato dello smaltimento dei RSU in Calabria non sembra avvalorare questa seconda ipotesi.

Né i nostri politici ed amministratori, a caccia di siti dove piazzare, ad onta delle volontà delle popolazioni, discariche di talquale e inceneritori, sembrano tenere in alcun conto la normativa italiana e le direttive della Unione Europea (UE) al riguardo. La UE con la Direttiva 2008/98/CE, del 19 novembre 2008, esplicita chiaramente quale sia la gerarchia nello smaltimento dei rifiuti: ”a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento”, confinando agli ultimissimi posti quello che in Calabria si vorrebbe far passare come unica soluzione possibile.

Il Distretto Agroalimnetare di Qualità di Sibari

Il Distretto Agroalimentare di Qualità di Sibari

Non bisogna poi dimenticare che gli inceneritori di RSU emettono sostanze gravemente nocive alla salute (fumi e particolato) ad azione infiammatoria e cancerogenetica, tanto da essere classificati “Industrie insalubri di classe I” (art. 216 RD 1265/34; DM 5/9/1994). Per tale motivo ne è esclusa la collocazione in zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti (D.lgs. 228 del 18/05/2001). Il territorio del comune di Tarsia, proposto come sito per l’inceneritore, fa parte, assieme ad altri 31 Comuni, del Distretto Agroalimentare di Qualità (DAQ) di Sibari, istituito con apposita legge regionale, e presenta proprio quelle tipicità e qualità di prodotti previste dalla legge che impedisce gli insediamenti industriali caratterizzati da rischi per la salute.

È poi paradossale che si parli di incenerimento in una regione nella quale tutte, ma proprio tutte, le condizioni non solo permetterebbero, ma imporrebbero uno smaltimento dei RSU che escludesse tale pratica, a vantaggio della Raccolta Differenziata (RD) e delle altre pratiche virtuose ad essa collegate.

Ogni ipotesi organizzativa di smaltimento dei RSU, infatti, non può non tener conto del contesto geografico ed abitativo in cui deve essere implementata: due tra le variabili di maggior peso sono rappresentate dalla densità abitativa e dalle vie di comunicazione. La Calabria è una regione orograficamente complessa e “difficile”, con uno sviluppo costiero imponente (circa 800 km), ma con la maggior parte del territorio montuoso e con una viabilità, autostrada compresa, assolutamente inadeguata già alle normali esigenze della quotidianità. Gli abitanti, 2.000.000 circa, vivono in 409 comuni e producono un milione circa di tonnellate annue di RSU. La densità abitativa della Calabria è di 132 abitanti/km2 .Per fare un raffronto, la Campania (il cui “spettro”, quando si parla di rifiuti, viene spesso agitato, anche in ambito nazionale) conta 5.800.000 abitanti (427 abitanti/km2), mentre la Provincia di Napoli, la vera area dell’emergenza rifiuti, ha ben 3.000.000 di abitanti, con la densità abitativa più alta d’Italia (2.629 abitanti/km2).

Una situazione, quella calabrese, che rende assai problematica ed economicamente onerosa sia la fase di raccolta che di trasporto dei rifiuti, consigliando, invece, di incentivare il più possibile sia la riduzione della produzione, che le iniziative di smaltimento locale dei RSU, incentrate sulla RD.

Al contrario, le pratiche dell’incenerimento e del conferimento in discarica del talquale appaiono inevitabilmente connesse con rischi per la salute umana, oltre che con costi elevati e pericoli di infiltrazioni malavitose.

Anche nella nostra regione esistono esempi concreti di buone pratiche nell’ambito dello smaltimento dei RSU. Chi volesse visitare un Comune della nostra provincia che ha imboccato, e con successo, la strada della RD, può recarsi a Saracena, dove in poco più di un anno sono scomparsi i cassonetti stradali, le strade sono pulite, gli abitanti hanno ottenuto una riduzione della tassa sui rifiuti, sono aumentati i posti di lavoro per gli addetti al settore.

Perché dunque tanto si è dibattuto, in questi anni, sulla strada da intraprendere in Calabria per lo smaltimento dei RSU?

C’è più di un motivo per ritenere, come anche le cronache giudiziarie dimostrano chiaramente, che gli interessi politico-malavitosi non siano stati estranei a scelte che garantivano, evidentemente, la massimizzazione dei loro profitti.

Castrovillari, 14 ottobre 2009

Ferdinando Laghi

Associazione Medici per l’Ambiente ISDE-Italia

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