Arriva la Juve al San Vito, e il comune di Cosenza cerca di rifarsi il trucco. C’è un viavai di camioncini e furgoni dell’ufficio Manutenzione su viale Magna Grecia e via degli Stadi. Si spazzano le strade e si installa la nuova segnaletica.
Ma a pochi metri dalle cupole geodetiche, proprio dove sarebbe dovuto sorgere il quartiere fieristico, da più di un anno cresce a vista d’occhio una grossa discarica abusiva. Ci sono montagnole di pneumatici, eternit, carcasse d’auto, inerti e rifiuti di ogni genere e forma. Chissà perché qui il Comune preferisce non intervenire?!? Approfitta forse delle erbacce che in parte coprono alla vista degli automobilisti lo spettacolo indecente. Dall’autostrada Salerno Reggio Calabria, invece, tutto si vede benissimo.
Forse, ancora una volta, l’amministrazione comunale si nasconde dietro l’alibi che l’area è stata sequestrata circa un anno fa, quando durante i carotaggi dei terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il quartiere fieristico, è emerso che in passato ignoti hanno sotterrato una quantità imprecisata di scorie nocive. È comodo giocare a scaricabarile con la magistratura. Di fatto, oggi non esiste intorno a quest’area la minima segnalazione dell’avvenuto sequestro. E così un luogo che dovrebbe essere oggetto di controlli da parte delle autorità competenti, assorbe ogni giorni rifiuti di ogni tipo.
Lupik ha deciso di istituzionalizzare la discarica, in modo che tutti vedano e sappiano…
Articoli con tag Cosenza
Duecentoquarantadue giorni fa: un’eternità. Era il 24 ottobre dello scorso anno e un fiume di trentamila anime sciamava lungo i viali di Amantea che costeggiano il Tirreno. Sfidavano pioggia e vento, in un autunno incalzante, per chiedere verità sulle navi radioattive infossate nei fondali marini e la bonifica di una vallata, quella del fiume Oliva, inquinata da materiali tossici e nocivi. La manifestazione fu un successo. Ma da allora una cappa di silenzio avvolge la vicenda. Una sequela imbarazzante di coperture ed omissioni, di insabbiamenti e reticenze.
I carotaggi
“Per evitare speculazioni e falsi allarmismi ancora una volta le chiedo di poterla incontrare per essere informato sullo stato dell’arte e per poter informare, a mia volta, i cittadini che sono profondamente allarmati per una situazione su cui, da mesi, non riescono ad avere notizie ufficiali e definitive”. È questo l’accorato appello che il sindaco di Aiello Calabro, Franco Iacucci, ha rivolto nei giorni scorsi al Procuratore capo di Paola Bruno Giordano, per conoscere i dettagli dei carotaggi che si stanno effettuando nell’agro del fiume Oliva, vicino Amantea, nell’ambito della caratterizzazione eseguita dagli operai della Toma Abele Trivellazioni di Matera coadiuvati dagli esperti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
E, mentre si attendono i risultati definitivi degli esami sui campioni che, alla fine del mese, saranno affidati a tre laboratori che effettueranno, in modo autonomo l’uno dall’altro, sia analisi radiometriche, che chimiche, la valle dell’Oliva lentamente muore. “Perché oggi quel fiume non c’è più ed io, ogni volta che ritorno, ripercorro con la memoria i tempi passati e piango come un bambino- spiega commosso Alfonso Lorelli del Comitato civico Natale De Grazia- e vorrei sapere, ma ancora non so, chi e quanti hanno ridotto il mio fiume ad una discarica di materiali tossici trasformandolo da donatore di vita a seminatore di morte e di malattie. In questi tempi mi reco spesso lungo l’Oliva per osservare tutte le sue ferite causate dall’insensatezza e dalla criminalità umana e ogni volta mi viene in mente la bellezza incontaminata di questa vallata che tanto ho amato. Ricordo i filari maestosi di eucalipti e di pioppi che si snodavano lungo la riva destra il cui ‘stormir di fronde’ ci rallegrava quando andavamo al fiume a controllare la derivazione dell’acqua immessa nell’acquaro grande che serviva per irrigare i cento ettari di terreno fertilissimo della Marinella. Ricordo i tantissimi salici piangenti distribuiti lungo gli argini delle due rive opposte e i tanti piccoli acquitrini dove pescavamo le rane ed i pesciolini di acqua dolce e le anguille che in certi periodi dell’anno risalivano il fiume”. Allora l’Oliva era incontaminato e rappresentava il polmone acquifero di un’intera comunità. “Veniva pulito ogni anno dai contadini limitrofi che sapevano bene come dalle sue acque dipendesse la vita e la qualità dei loro prodotti. Sui terreni demaniali si coltivavano le noci-pesche più saporite ed odorose di tutta la Calabria, una produzione di nicchia che scomparve non appena le acque del fiume persero la loro antica purezza” conclude Lorelli.
“Una bomba ecologica”
Forse hanno ragione gli scettici incalliti. Non sapremo mai se, dove, da chi, siano state affondate le “navi dei veleni”. Però in Calabria certi veleni si possono vedere, toccare, e stanno provocando una strage diluita nel tempo. Nonostante l’omertà, gli interessi o la ragion di Stato spingano ancora qualcuno ad accusare i comitati ambientalisti di essere apocalittici, addirittura antituristici.
Tra quanti non si rassegnano al silenzio, c’è il capo della procura di Paola, Bruno Giordano, titolare dell’inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell’alveo del fiume Oliva. All’esito degli ultimi carotaggi, nell’area sono stati rinvenuti fanghi industriali altamente inquinanti. Ci riceve negli uffici della Procura nel Rione Giacontesi, a due passi dall’area pedonale di Corso Roma, e parla a ruota libera, senza reticenza alcuna. “Era già emerso circa due anni fa -spiega Giordano- quando sulla briglia del fiume riscontrammo la presenza di metalli pesanti, tra cui il mercurio. Nel cosiddetto “rilevato” trovammo anche cesio 137 a quattro metri di profondità. Quindi non cesio da ricaduta, ma probabilmente terreno infetto trasportato da altre aree. Così allora conclusero i consulenti. Recentemente abbiamo individuato una vasta presenza di sostanze chimiche anche nelle contrade Carbonara e Giani dove c’è un terreno di due o tre ettari” quasi interamente interessato “dal deposito di questi fanghi industriali nocivi. La benna è arrivata a 5 metri e mezzo di profondità, non ha toccato il fondo. È probabile che si estendano per una profondità ancora maggiore nel sottosuolo. Il quadro è abbastanza allarmante, sia per la sicurezza complessiva del territorio, sia per le prospettive di bonifica. Ci vorrà un notevole sforzo logistico ed un impegno economico enorme”.
Ma da dove arrivano queste scorie? In tanti continuano a chiedersi se esista un possibile collegamento con la vicenda della motonave “Jolly Rosso” spiaggiata il 14 dicembre 1990 a poca distanza dalla foce del fiume Oliva. Il procuratore chiarisce che saranno le analisi a dirci “la loro probabile provenienza”. Mancano però i testimoni. E diverse industrie nel nostro Paese “sono in condizioni di produrre attualmente fanghi di quella tipologia”.
Danni comunque incalcolabili. “L’effetto diluente dell’acqua piovana negli anni ha già provocato le sue conseguenze, infiltrando le eventuali sostanze nocive anche nelle falde acquifere. Ci troviamo di fronte ad una vera e propria bomba ecologica”. Inquietudine per la radioattività registrata nell’area, e in particolare in una cava. In questo caso l’Ispra propende per un fenomeno naturale, “dovuto all’uranio 235 e al potassio, alla tipologia particolare di rocce che nella fase estrattiva da grande profondità sono state riportate in superficie”. È un’ipotesi. “In ogni caso -precisa Giordano- il livello di intasamento di fattori inquinanti dovuti ai fanghi industriali, è tale da suscitare serie preoccupazioni”.
E il ruolo della criminalità organizzata? “Qualora lo avessimo ipotizzato, avremmo già trasmesso gli atti alla DDA di Catanzaro”. Il procuratore ritiene più probabile si possa trattare di “persone prive di scrupoli, che si sono prestate a questo indegno commercio” e non a caso hanno scelto la vallata dell’Oliva: “non essendo presenti insediamenti industriali, a chi poteva venire in mente che da altre parti d’Italia i rifiuti potessero essere dislocati nell’alveo di quel torrente?” Più che stringersi, il cerchio dunque si allarga: “È una forma spregiudicata ed “economica” da parte di tante aziende pubbliche o private che siano, di utilizzare il territorio come discarica abusiva per risparmiare, eliminare o abbattere i costi dello smaltimento legale”. Un tempo lungo la riva destra del fiume Oliva si snodava l’antica strada comunale Amantea- Aiello, una mulattiera attraversata giornalmente da centinaia di asini, da carri trainati da buoi che portavano verso la marina i prodotti dell’economia di montagna e verso l’entroterra i prodotti ittici con le famose alici di Amantea. Lungo la riva sinistra vi era invece la fontana di Foresta dove si attingeva l’acqua da bere, ritenuta la migliore della zona. Oggi tutto questo non c’è più, sventrato dalle cave e cancellato dalle discariche. E la valle dell’Oliva lentamente muore.
su “il manifesto”, giovedì 22 luglio 2010
di Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti – Paola (Cs)
E’ importante che chiunque ne abbia la possibilità sia presente.
E’ importante che ci siano i comitati per l’acqua pubblica, che sono comitati per i beni comuni.
E’ importante esserci per contribuire ad una battaglia dove non ci troviamo solo in difesa del territorio, ma al contrattacco.
E stiamo dilagando.
F.O.R.A! Federazione Orizzontale Autonoma Ribelle – Cosenza presenta
Shaka Fest (IV Edizione) – Omnia Sunt Communia
GIOVEDI’ 3 DICEMBRE 2009
guarda il programma della giornata
VENERDI 4 DICEMBRE 2009
ore 17,00 Video No Ponte no.
ore 18,00 Pubblica assemblea: Da Amantea a Reggio. Il ponte sui veleni. Intervengono: Peppe Marra – coordinamento No Ponte, Alberto Ziparo – Docente Pianificazione e valutazione ambientale Università di Firenze, Osvaldo Pieroni – Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica UniCal, Associazioni in difesa dell’ambiente e per l’esercizio dei beni comuni in Calabria.
ore 21,00 Presentazione libro: Così raccontano i nostri vecchi. Del subcomandante Marcos, edizione Intra Moenia in collaborazione con Coessenza ed Edizioni Erranti.
ore 21,30 Anteprima in Calabria film: Corazon del tiempo. Girato con le comunità zapatiste nei territori liberati in Chiapas. di Alberto Cortés
ore 23,00 Concerto Tropical Trowels
SABATO 5 DICEMBRE 2009
guarda il programma della giornata
Egr. On. Gaetano Pecorella,
- Lo van dicendo dappertutto…
Abbiamo appreso dai giornali locali che la Commissione Ecomafia, da Lei guidata, sta girando la nostra Regione incontrando uomini delle istituzioni e visitando impianti per lo smaltimento dei rifiuti.
Ci è subito balzata agli occhi la visita presso la discarica di Castrolibero, il cui Sindaco, Orlandino Greco, che è anche Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza, si vanta tanto di tale discarica ancora da realizzare e situata al centro dell’Area urbana, vicino a scuole e quartieri residenziali! Ci siamo subito chiesti cosa ci sia di tanto interessante nella discarica di Castrolibero, ma sinceramente non siamo riusciti a trovare una risposta decente, se non l’importo rilevante di ben 8 milioni di euro! E’ questo l’ammontare della cifra che i calabresi dovranno sborsare dalle proprie tasche per la realizzazione della nuova mega discarica di ben un milione di metri cubi. Ma non è finita qui, da tale importo ben 4 milioni di euro sono stati destinati per la costruzione di nuove strade.
Purtroppo tale “investimento” non apporterà nessun beneficio alla problematica della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nell’area urbana, anzi, rappresenterà un tradimento verso le politiche virtuose, quali la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti.
Noi cittadini, che viviamo sul territorio, assistiamo quotidianamente allo sperpero di denaro pubblico e a come viene spesso mal gestito dai nostri politici. E siccome questo è lo scopo che ci siamo prefisssi, allora abbiamo pensato che, oltre a sensibilizzare i cittadini sulle problematiche dei rifiuti dobbiamo iniziare a denunciare queste porcherie di mala politica!
Facciamo qualche esempio: degli 8 milioni di euro 4 sono destinati all’ampliamento della discarica esistente, mentre gli altri 4 sono destinati per realizzare una super-strada. Chissa’ se qualcuno alla Regione si è mai chiesto come arrivassero prima i rifiuti alla discarica preesistente? Infatti esisteva già una strada, magari piccola, ma si poteva rendere più funzionale con una modica spesa. Ma le stranezze non finiscono qui. Si perche’ la strada in oggetto, una volta raggiunta la discarica mica finisce lì, ma continua fino a raggiungere c.da Ortomatera (tanto i soldi li mette la Regione…).
Quindi, tirando le somme: dove sono le risorse destinate alla raccolta differenziata, alla riduzione dei rifiuti, alla loro trasformazione e riciclo? Non sarebbe stato più importante destinare parte di questo enorme finanziamento pubblico per scopi un po’ più sostenibili di una super-strada?
Onorevole Pecorella, volete sapere come finirà questa storia? Appena terminata la buca si inizierà rapidamente a riempirla di rifiuti e, in giro di 5 o 6 anni sarà colma. Nel frattempo i Comuni limitrofi si saranno cullati della discarica a loro disposizione e ci ritroveremo di nuovo in emergenza alla ricerca di un altro burrone da riempire e con la raccolta differenziata ancora all’anno zero. Ma in compenso il Sindaco Orlandino Greco si potrà vantare di aver realizzato delle strade (sempre grazie all’emergenza rifiuti), ai cui margini, fra qualche annetto, vedremo sorgere la solita speculazione edilizia.
Ecco le ragioni del NO alla discarica per rifiuti indifferenziati:
- Spreco di denaro pubblico. Infatti, considerata la natura del sito, tra timpe e burroni, realizzare una discarica a norma di legge richiederà ingenti somme di denaro.
- Ecco dove vanno a finire le tasse che paghiamo: in discarica! Eppure, secondo la legge italiana, entro il 2006 era obbligo di tutti i Comuni raccogliere in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti (in origine tale percentuale era da raggiungere nel 2003); mentre la nuova normativa prevede l’obbligo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012. Ma si sa, siamo in Italia: fatta le legge trovato l’inganno. Ma la cosa più grave è che, ancora oggi, nel 2009, invece di mettere in atto la raccolta differenziata, incentivare le attività di riciclaggio dei rifiuti, si attuano politiche arcaiche, come dimostrato dai progetti di nuove discariche.
- La natura geologica del terreno (sabbioso, invece che roccioso o argilloso) si presta ad un possibile inquinamento delle falde acquifere, situate a solo poche decine di metri nel sottosuolo. E’ stato dimostrato che anche discariche ben costruite, dopo anni di attività, hanno riversato il pericoloso percolato nel sottosuolo, superando le famose barriere composte da teli “impermeabilizzanti” e strati di altri materiali protettivi.
- Inosservanza della direttiva dell’Unione Europea (99/31/CE), la quale, ha stabilito che in discarica devono finire solo materiali a basso contenuto di carbonio organico e materiali non riciclabili: in altre parole, dando priorità al recupero di materia, la direttiva prevede il compostaggio ed il riciclo quali strategie primarie per lo smaltimento dei rifiuti.
- Posizione geografica: la discarica di Castrolibero è situata proprio nel cuore dell’Area urbana (Cosenza-Castrolibero-Rende)! Circondata da quartieri residenziali.
- Il Sindaco di Castrolibero, Orlandino Greco, da una parte vuole incentivare la raccolta differenziata e nello stesso tempo sollecita l’ampliamento della discarica per rifiuti indifferenziati (alla faccia del riciclaggio!).
- Vuole fare dei digestori per raccogliere l’umido per poi ricavarne del biogas. Mentre, a nostro avviso, sarebbe stato meglio sfruttare l’umido per farne compost. In questo modo si sprecherebbero meno soldi pubblici e si incentiverebbe l’agricoltura biologica.
- Per quanto invece concerne il recupero del biogas dalla futura discarica, osserviamo una doppia incoerenza: da una parte ci sarebbe un bilancio energetico passivo (l’energia che si risparmia con il riciclaggio e il compostaggio supera di gran lunga quella prodotta dal recupero del biogas) e dall’altro ci sarebbe un errore di fondo di ecosostenibilità, consistente nel principio stesso che non possiamo deturpare il paesaggio con discariche per poi dire: “Tanto ci facciamo il biogas”. Non ha proprio senso! Purtroppo Città ecosostenibile non fa rima con discarica per ricavare biogas.
Fra 4 o 5 anni, quando la discarica sara’ riempita, ci ritroveremo punto e accapo: soldi buttati letteralmente nelle buche, ed i Comuni della Provincia di Cosenza ancora alle prese con la problematica rifiuti, alla ricerca di altri territori da deturpare e con una raccolta differenziata ancora da avviare.
Inoltre, Le vorremmo segnalare che a ridosso della discarica, a 200 metri in linea d’aria, esiste un un costruendo polo scolastico, un nuovissimo quartiere residenziale (C.da Marchesato), zona che subisce un notevole aumento di popolazione durante l’estate, ma non di persone, bensì di mosche, moscerini ed altri insetti; per non parlare degli olezzi nauseabondi che si sprigionano dalla discarica quando il vento soffia in determinate direzioni.
A questo punto penserete che siamo i soliti ambientalisti del NO, e invece siamo dei semplici cittadini consapevoli dello sperpero di soldi pubblici che si sta per consumare e vorremmo denunciare tali oscenità, come ad esempio quella di non mettere in atto la raccolta differenziata, ma forse i progetti per nuove discariche lucrano di più.
Noi non abbiamo voce per arrivare a Lei, ma confidiamo in Calabria Ora, e se tali parole Le arriveranno, si ricordi che quello che ha visto a Cosenza e’ solo meta’ della medaglia, l’altra metà si chiama C.da Coda di Volpe, ovvero inceneritore chiuso dalla magistratura per inquinamento; C.da Lecco, ovvero Ex Legnochimica i cui veleni sono ancora li ad aspettare una bonifica che non arriverà mai; C.da San Agostino, ovvero ex discarica illegale che sta riversando il proprio percolato nelle falde acquifere sottostanti.
Grazie Onorevole,
volevamo semplicemente mostrarle l’altra Calabria che non le faranno mai vedere in questo suo tour.
Associazione “No alle discariche” – Comitato Beni Comuni Cosenza – ROMORE
I nostri eroi consegnano le firme all'Ufficio Protocollo del Comune
Stamattina, presso la Segreteria Generale del Comune di Cosenza, è stata depositata dai membri del Comitato Beni Comuni Cosenza e del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica la petizione della campagna “Salva l’acqua”, sottoscritta in meno di due settimane da 525 cittadini maggiorenni residenti nel solo capoluogo bruzio.
Tramite la petizione si chiede che il Consiglio Comunale riconosca nello Statuto il Diritto umano all’acqua, ed il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. In base all’articolo 8.1 dello Statuto stesso, essendo state raccolte più di 200 firme il Consiglio è chiamato ad esprimersi sulla questione entro 30 giorni dal ricevimento della petizione. Conversazioni informali con numerosi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, fanno presumere che le richieste espresse saranno accolte con un’ampia maggioranza. Ad ogni modo, il movimento ambientalista cosentino e tanti cittadini, convinti della necessità di impedire la mercificazione di un bene essenziale alla vita, assisteranno numerosi ai prossimi Consigli Comunali, pronti a brindare con acqua (di rubinetto) al successo della campagna ed a proseguire la lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua sia a Cosenza che negli altri comuni della Provincia. Oltre alle firme raccolte nel capoluogo, numerose sono state infatti le adesioni anche di residenti in altri comuni dell’hinterland, e contatti sono stati già avviati con realtà presenti capillarmente nel territorio della Provincia ed intenzionate a promuovere anch’esse la campagna per la ripubblicizzazione.
Scarica il testo della petizione ed i fogli di raccolta firme per avviare la campagna nel tuo comune!
RIFIUTI ZERO @ COSENZA
ott 5
Alle 11.30 incontro anche con gli studenti del liceo Scorza
COMUNICATO STAMPA
Mentre ancora una volta nella nostra terra si accendono i riflettori sull’emergenza rifiuti, sia quelli smaltiti illegalmente, sia quelli che non si riesce a smaltire legalmente – a causa del fallimento dell’esperienza delle società miste come ValleCrati o delle decisioni ‘calate dall’alto’ come l’inceneritore a Scala Coeli – il coordinamento di associazioni per i beni comuni della provincia di Cosenza, in occasione dell’ottava giornata mondiale di mobilitazione contro l’incenerimento dei rifiuti (30 settembre), promuove due dibattiti, a Cosenza e Scala Coeli, in cui Paul Connett, professore emerito di chimica presso la St. Lawrence University di New York, presenterà la strategia Rifiuti Zero, di cui è promotore a livello mondiale.
Al contrario di quanto sostengono molti fautori di un ciclo dei rifiuti costituito da impiantistica a forte impatto ambientale e a grave rischio per la salute delle popolazioni (mega-discariche, o inceneritori con relative discariche speciali dove stoccare le ceneri prodotte), la strategia Rifiuti Zero, basata su riprogettazione industriale dei prodotti, riduzione alla fonte dei rifiuti, riuso, riciclo e raccolta differenziata porta a porta, non solo è rispettosa del territorio e della salute delle persone (e in Calabria non è poco!), ma si rivela anche un modello di gestione vincente, promosso persino dal Presidente Obama (http://my.barackobama.com/page/group/ReduceReuseRecycle) ed applicato in tutto il mondo (ad es. San Francisco, Canberra), Italia compresa.
Gli incontri si svolgeranno:
- a Scala Coeli, mercoledì 30 settembre alle ore 17.30 in via Provinciale presso la Sala della Musica; interverranno inoltre i Comitati spontanei dei cittadini di Scala Coeli, Cariati e Crucoli Torretta;
- a Cosenza, giovedì 1° ottobre invece triplo appuntamento:
- alle ore 10.00 il professore sarà ospite dell’ITIS ‘A. Monaco’;
- alle ore 11.30 all’interno del Liceo Scientifico ‘Scorza’;
- alle ore 18.00 presso il Salone di Rappresentanza del Comune di Cosenza. La relazione del prof. Connett sarà accompagnata dalla testimonianza di Alessio Ciacci, assessore alle Politiche Ambientali di Capannori (LU), primo Comune in Italia ad adottare la strategia Rifiuti Zero, che descriverà il percorso seguito dalla sua Amministrazione ed i vantaggi che ne sono conseguiti. È previsto inoltre l’intervento di un dipendente precario della Vallecrati spa, che con la sua presenza e le sue parole evidenzierà le storture cui ha condotto l’attuale gestione, basata su una continua emergenza e sulle società miste.
Tutti i cittadini, ed in particolare gli amministratori, sono invitati a partecipare ed intervenire.





