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ROSSANO 17,18 LUGLIO: Forum Ambientale Calabrese

Locandina

IL FORUM AMBIENTALE CALABRESE
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Opuscolo del Forum completo di:

- breve storia del forum

- il programma della due gorni di Rossano

- cenni biografici dei relatori degli incontri pubblici

- locandine

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Giovedì 15 Luglio ore 17:30
Sala Ex Delegazione Comunale, Rossano Scalo
Conferenza Stampa di presentazione del Forum

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Sabato 17 Luglio

Ore 10:00 _ Castello Sant’Angelo
* Apertura registrazione partecipanti
* Allestimento mostra fotografica sulla ferrite di zinco scaricata nel territorio di Cassano e della Sibaritide, a cura di Pasquale Pignataro

Ore 11:30 _ Castello Sant’Angelo
Presentazione dei lavori della due giorni, distribuzione dei documenti.

Ore 13:30 _ Viale Mediterraneo
Rinfresco offerto dagli operatori turistici che hanno aderito

Ore 16:30 _ Castello Sant’Angelo
Apertura dei lavori delle quattro commissioni tematiche: Energia e ciclo dei rifiuti ; Acqua e beni comuni ; Navi dei veleni e rifiuti tossici ; Ponte, infrastrutture e grandi opere.

Ore 20:30 _ Chiusura dei lavori

Ore 22:30 _ INCONTRO PUBBLICO “CARBONE: PARLANO I MEDICI”
Interverranno:

Ferdinando Laghi, Primario Medicina Interna Ospedale di Castrovillari Membro ISDE ITALIA – Medici per l’ambiente

Maurizio Portaluri, Medico – Associazione SALUTE PUBBLICA – BRINDISI

Locandina

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Domenica 18 Luglio

Ore 9:30 _ Castello Sant’Angelo
Commissione organizzativa

Ore 13:30 _ Viale Mediterraneo
Rinfresco offerto dagli operatori turistici che hanno aderito

Ore 16:30 _ Anfiteatro Viale Mediterraneo
* Assemblea plenaria finale
* Presentazione dei lavori delle commissioni tematiche
* Lancio del prossimo forum

Ore 20:30 _ Chiusura dei lavori

Ore 22:30 _ INCONTRO PUBBLICO

“AVVELENATI”: presentazione dell’inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti e la strage di Ustica. Interverranno gli autori:

Manuela IATÌ, Reporter SKY TG 24

Giuseppe BALDESSARRO, Redattore il Quotidiano della Calabria, Collaboratore la Repubblica

Locandina

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In occasione del Forum sarà attivo il media-center, che manderà in streaming web (da radio Transizione di Fase)trasmetteranno i lavori del forum, e che pubblicherà documenti, aggiornamenti, foto e video in aggiornamento reale.

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PROMOVIDEO

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Progetto di riconversione a carbone della centrale di Rossano: dichiarata l’illeggitimita’ costituzionale dell’art.4, legge 102 del 3 agosto 2009 da cui traeva forza il piano di ENEL

Ora Enel dovrà ascoltare gli Enti Locali e ricevere tutte le necessarie autorizzazioni, nessuna facilitazione concessa “per legge” sull’iter approvativo

L’iter procedimentale che l’ENEL ha intrapreso il 30 aprile scorso presso i Ministeri competenti (Sviluppo, Ambiente e Beni Culturali) per l’avvio del nuovo progetto di riconversione a carbone (prevalente 94%) e ad altre fonti dell’impianto di Rossano, è dichiaratamente in prosecuzione di quello già avviato nel settembre 2005 e che aveva trovato la netta opposizione di tutti gli Enti locali direttamente e indirettamente interessati.

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Acqua in bocca

Rosso_SpiaggiaSe rileggiamo la storia italiana , dagli anni 70 in poi, di pentiti eliminati ne troviamo pieni non solo gli archivi segreti di Stato ma anche i cimiteri. Dai famosi caffè avvelenati serviti in carcere, agli aerei caduti per “guasto tecnico”, le cronache sono piene di fatti rimasti al buio, negli anni.

La legge sui pentiti ha un solo scopo: servire gli interessi della classe dirigente, quelli della politica e dei politici, e riportare equilibrio all’interno delle stesse cosche criminali. Nessuno deve andare fuori dal seminato. E’ una legge non scritta che tutti conoscono. Non lo aveva capito, per esempio,  l’ex carabiniere Mario Placanica . Quel Placanica,  accusato dell’omicidio del giovane Carlo Giuliani durante gli assalti della polizia ai cortei contro il G8 a Genova , nel 2001. L’ex carabiniere era stato aiutato dallo Stato, immediatamente. Nessuna inchiesta sul suo sparo, nessuna inchiesta sul perché abbia sparato ad un giovane lontano cinque metri dal suo Defender corazzato, nessuna inchiesta su chi c’era vicino al suo defender e perché non siano intervenuti in sua difesa, qualora fosse stato davvero in pericolo. Tutto venne archiviato in pochi mesi, quando ancora il corpo di Carlo Giuliani era caldo, lì a terra. Poi Placanica improvvisamente venne allontanato dall’arma. Si disse che non stesse bene. Che non dormisse  più, che si riempisse di psicofarmaci. Per un certo periodo Placanica stette al gioco, evidentemente in attesa di promesse che gli erano state fatte. Poi cominciò a parlare attraverso il suo avvocato e con interviste alla stampa. E cominciò a dire e a non dire. A dire, che non era più certo che fosse stato lui a sparare, che c’era molta confusione in quel defender e che c’era altra gente dell’arma vicino a lui, che forse era stato inserito in un gioco più grande di lui. Parole gravi che in qualsiasi paese dell’Europa, cosiddetta civile, sarebbero bastate a riaprire un’inchiesta chiusa in fretta, ma che qui , nella nostra Italia tutta fatta di “tessere e distintivi” non fece scomodare nessuno. Placanica continuava però a parlare, parlare, parlare. Fino a quando, qualche estate fa, smise di parlare. Per fortuna non morì, ma ci andò vicino. Così vicino da convincerlo a stare zitto. Il 4 agosto del 2003 la sua auto, una robusta Ford,  in una curva della strada statale 106,  in località Magliacane, nel territorio del comune di Belcastro ,in provincia di Catanzaro, sbandò e per poco non finì in un burrone, fermata miracolosamente da un albero. “Mentre procedevo ad una velocità non superiore ai 70-80 chilometri orari - disse Placanica  - l’ auto non ha risposto più ai comandi ed è schizzata fuori strada senza che io potessi fare nulla per impedirlo. Un fatto inspiegabile”. Fine della storia. Come diceva mia nonna, quando non voleva fare arrabbiare il nonno “ chin’ vò capì capisce”.

i luoghi contaminatiIniziamo ora un’altra storia, quella di due pentiti di mafia. Il primo pentito di mafia si chiama Emilio Di Giovine. E’ considerato dagli investigatori un boss della ‘ndrangheta di Milano , esperto in traffici di armi e droga. Secondo l’ avvocato Claudia Conidi, Emilio Di Giovine avrebbe molto da dire  sulle navi dei veleni affondate nel mediterraneo e nello specifico nel tirreno cosentino. L’avvocato Conidi lo chiede alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie e fa delle clamorose dichiarazioni, che fanno riflettere e che riportano  la memoria alla vicenda dell’ex carabiniere Placanica.  ”Tra l’altro - ha riferito l’avv. Conidi – proprio il giorno in cui ho chiesto la sua audizione alla Commissione, Di Giovine e’ stato investito da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali e si e’ salvato per poco. Un incidente sul quale non ho particolari, essendo avvenuto in localita’ protetta, ma che ritengo essere solo una coincidenza”. Di Giovine – ha aggiunto il legale – ha parlato dell’affondamento di alcune navi con i magistrati della Dda di Milano nel 2004, quando ancora non era un mio assistito. Lo e’ diventato successivamente, quando la fase processuale era terminata. Il 25 settembre scorso, nel corso di un interrogatorio per un processo in Calabria, mi ha detto di essere a conoscenza di alcuni fatti relativi all’affondamento di navi perche’ era fidanzato con la figlia di Theodor Cranendonk. Quest’ultimo, secondo i magistrati milanesi, e’ un trafficante di armi olandese. ”Tra l’altro - ha aggiunto Claudia Conidi – il nome di Cranendonk lo ha fatto anche Fonti”. E’ vero il nome di questo misterioso trafficante, arrestato da poco in Olanda e subito rilasciato è stato fatto da Francesco Fonti in una lettera spedita alla giornalista Antonella Grippo.  Quella giornalista che tutti conosciamo in Calabria per il coraggio delle sue inchieste televisive, recentemente sospesa dalle trasmissioni, guarda caso, in seguito all’elezione di Giuseppe Scopelliti alla presidenza della regione Calabria.

Francesco FontiQuesto il testo della lettera .

Carissima dottoressa Grippo, Lei è a conoscenza che non posso avere contatti né telefonici né visivi con operatori di Televisioni o della carta stampata. Posso invece parlare e scrivere tramite il mio avvocato, Claudia Conidi. Quindi approfitto di questa trasmissione e della Sua cortesia per ribadire quanto già detto ai Magistrati della Distrettuale di Catanzaro, i quali non avevano nessun interesse a sentirmi in quanto avevano già deciso a priori di dichiararmi inattendibile.

Credo che allora bisognava dichiarare inattendibile anche il Procuratore Giordano e chiamarlo in causa per provocato allarme.  Inoltre bisognava anche rinchiudere in un manicomio psichiatrico anche il pilota del primo Rov il quale ha affermato che lui ha visto stive piene di fusti, e chiunque contraddica la “verità” della Distrettuale della Ministra Prestigiacomo e del Procuratore Grasso è inattendibile come certamente lo è il Procuratore Greco. Ma credo che questa sia una polemica inutile, non bisogna mai toccare certe situazioni precostituite, un altro mistero tra i mille misteri Italiani. Mi chiedo come mai dal 2003, anno in cui consegnai alla Dda 49 pagine di appunti, nessuno sia andato a controllare la Euro rifiuti di Solaro in provincia di Milano, che si è sempre occupata di trasporto di rifiuti tossici in Lombardia. Perché non si è andati a controllare la Fin Chart di Roma, broker di tante navi dei veleni e di altre, che uscite dai cantieri Oram di La Spezia, acquisiti poi dalla Ditta Ferretti, hanno trasportato armi ad Umago in Istria e in Somalia.

E inoltre la società L.I.A., Ligure Abrasivi S.n.c. di Massa che aveva affari per lo smaltimento di rifiuti tossici con la società Svizzera “Finance and Trade Service Est” di quel finanziere olandese residente a Klosters (Svizzera), certo Theodor Cranendonk che faceva anche affari con i Serraino-Di Giovine di Milano.  Se Fonti è inattendibile perché sono state condannate decine e decine di persone con le mie dichiarazioni, il Procuratore Pignatone non lo sa, ma il Dottor Nicola Gratteri, il Dottor Pennisi, la Dottoressa Barbaini ed altri che mi hanno chiamato a testimoniare lo sanno. Qualcuno ha fatto carriera con le dichiarazioni di Fonti, salvo poi buttarlo nel cestino dicendo che “non hanno saputo gestirlo”. Quando nel 1995 ho verbalizzato che a Platì c’era un paese parallelo e sotterraneo mi è stato detto di non dire fesserie, salvo poi, molti anni dopo, dalle mie dichiarazioni scoprire nel sottosuolo Platì 2; quando negli stessi verbali ho dichiarato che c’era un traffico di droga che transitava per la Namibia, i presenti hanno sgranato gli occhi per farmi capire che era una fregnaccia, salvo poi anni dopo fare l’operazione Igres proprio per un traffico dalla Namibia. Nessuno mi ha detto grazie, ma almeno non mi hanno processato sul posto per dichiarazioni inattendibili, bontà della Magistratura. Ho fatto il delinquente ma non certo per vocazione o per tendenza, solo per stupidità, certa gente bene di questo bel Paese al contrario lo fa con passione. Grazie Dottoressa Grippo per il tempo che mi ha dedicato e grazie a tutti i presenti per aver ascoltato, anche se poi sarete Voi stessi a criticarmi.

E questa lettera ci riallaccia al secondo pentito della storia. A  Francesco Fonti, del quale più volte abbiamo scritto in questo giornale. Fonti è quel collaboratore di giustizia che ha scatenato il putiferio in tutta la Calabria per le sue dichiarazioni sulla nave Cunskj affondata da egli stesso davanti il mare di Cetraro con l’aiuto della cosca del boss, re del pesce Franco Muto, e da questi addirittura querelato. Ora , com’è noto, non si può parlare più di quella nave. La ministra Prestigiacomo lo ha sentenziato, quella nave è una nave della prima guerra mondiale e si chiama Catania. E’ quella e basta. Poi, che non si trovino le coordinate fra la prima escursione subacquea fatta dalla Regione Calabria con l’assessore pro tempore Silvio Greco, e la seconda fatta dalla nave oceanica, “Mare Oceano”,  gestita da una società amica di Berlusconi, non importa. Neanche importa che il giornalista Gianni Lannes presenti le prove che l’unica nave Catania esistente nella prima guerra mondiale venne affondata al largo di Napoli. Anzi si fa di tutto per screditare lo stesso giornalista Lannes, buttandogli addosso sindaci rassicuratori, imprenditori turistici, associazioni di   subacquei, ed ultimamente anche nuove minacce telefoniche a lui ed alla sua famiglia. Non importa neanche che il tecnico della prima immersione subacquea sulla nave Cunsky avesse visto una stiva piena di bidoni e subito dopo lo abbia ritrattato davanti al Presidente della Commissione sulle ecomafie On.Gaetano Pecorella.

striscione procuraTutto questo non importa. L’argomento navi dei veleni non si tocca, ed anche se ne esistono altre ben accertate, come la Rigel davanti le coste reggine, è bene dimenticarsene.  Durante tutte queste diatribe, discussioni, interrogazioni parlamentari da più parti, inchieste giornalistiche, ecco che il figlio di Fonti subisce un incidente stradale e  finisce in ospedale in coma. Secondo una scarna agenzia Ansa il giovane sarebbe finito con la macchina in un burrone. Lo racconta all’agenzia l’avvocato di Fonti, Claudia Conidi. Secondo l’avvocato il figlio di Fonti è ricoverato in terapia intensiva in un ospedale a Torino. “Mi auguro che questo sia solo un tragico incidente – afferma la Conidi- anche se trovo assai inquietante che pochi mesi fa sia capitato un altro strano incidente stradale al mio assistito Emilio Di Giovine, proprio nello stesso giorno in cui comunicò alla Commisione Ecomafie la sua volontà di essere ascoltato sulla vicenda delle navi dei veleni “ .

Ritorniamo al pentito Di Giovine. Questi aveva una relazione amorosa con la figlia di Cranendonk. Sembra che questo signore, ricchissimo uomo d’affari, fosse la mano lunga della ‘ndrangheta in Olanda. Di Giovine accusava questo Cranendonk di aver procurato alla ‘ndrangheta milanese ben 30 bazooka e per queste accuse, il miliardario trafficante, venne arrestato nel 1999. Come nei migliori film di spionaggio, il trafficante riuscì ad evadere dal carcere milanese, a fare perdere le sue tracce in Italia per poi ricomparire indisturbato a Rotterdam dove pare viva felice e contento dei suoi traffici. Fonti sa molte cose su questo personaggio ma preferisce, come da lui stesso dichiarato, stare in silenzio per non essere subissato da contro querele e finire in carcere dove è certo che  morirebbe ucciso. In effetti nella storia italiana , il carcere è il luogo più sicuro dove si muore, o per mano assassine, di cui dovrebbe essere pieno, o per qualche bevanda avvelenata, o per suicidio.

E passiamo infine ad un altro pentito. Non è uno scoop giornalistico! Ma una dichiarazione pubblica fatta da Andrea Gais, amministratore delegato della società Ignazio Messina, quello della Motonave Rosso spiaggiata nel 1990 davanti a Formiciche. Le sue dichiarazioni mi preoccupano e non vorremmo che Messina o qualcuno della sua famiglia finisse sotto un auto o vittima di un incidente stradale. Ebbene, l’amministratore delegato di Messina confessa e dichiara davanti ad un allibito presidente di Commissione ecomafie, Gaetano Pecorella che: «Non ci sentiamo di escludere che il fenomeno delle navi a perdere sia concreto e reale. Ci dispiace essere diventati l’emblema di questa attività criminale, con cui non abbiamo nulla a che fare. Avendo letto comunque tanto materiale in merito, credo che possa essere un’attività indubbiamente reale e concreta».

Se non escludono loro che il fenomeno delle navi a perdere sia concreto e reale , figuriamoci noi che ne scriviamo da vent’anni. Concludiamo con una buona notizia . Sono iniziati i carotaggi lungo il fiume Oliva nel territorio di Amantea. Se i punti individuati saranno quelli giusti e non ci saranno imbrogli o errori , dal greto del fiume usciranno finalmente i veleni provenienti certamente dalle navi dei veleni e molto probabilmente, ma questo sarà difficile stabilirlo, dalla Motonave Rosso. Difficile stabilirlo perché la nave, spiaggiata il 14 dicembre del 1990, venne smantellata dopo pochi mesi senza alcuna plausibile spiegazione, dietro autorizzazione dell’allora magistrato della Procura di Paola che deteneva le indagini, Domenico Fiordalisi, ora procuratore capo a Lanusei, in Sardegna.

http://scirocco.blog.tiscali.it/2010/04/24/acqua-in-bocca/

su Mezzoeuro del 24 aprile 2010

Articolo pubblicato su Mezzoeuro del 24 aprile 2010

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GOMORRA IN MAGNA GRECIA – Inquino e poi bonifico

GOMORRA IN MAGNA GRECIA

Inquino e poi bonifico. Shock economy in Calabria

Arsenico, metalli pesanti e amianto sotto scuole e ospedali a Crotone. 35mila tonnellate di ferriti sepolte tra agrumeti e oliveti a Cassano Ionio. La regione stanzia 3 milioni e mezzo per la bonifica. E vorrebbe affidarla agli inquinatori. I comuni danno invece l’appalto a un’altra società, indagata a Genova.

Ci sono nomi che a Crotone hanno imparato in fretta. Nomi di metalli e minerali. Tossici, maledettamente tossici. Arsenico, cadmio, nichel, germano, mercurio, zinco, si chiamano. Zinco, soprattutto. Ferriti di zinco, per esser precisi. Sono ovunque. Sotto scuole ed ospedali. Con esse si sono costruiti interi palazzi pubblici ed edifici privati. Sono le montagne nere- come l’omonima indagine della Procura della Repubblica di Crotone- che ammorbano un’intera popolazione. Gli inquirenti hanno disposto lo scorso 9 marzo il rinvio a giudizio per 45 persone, tra dirigenti, amministratori e prefetti, coinvolte nello smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola sud. Come ricostruito dall’indagine, nel 1997 gli alti dirigenti della società Pertusola sud, in odor di fallimento, avevano un problema enorme: liberarsi di 400mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico. Si trattava delle scorie di cubilot contenenti metalli altamente cancerogeni e per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche. Gli amministratori della società, poco propensi ad accollarsi i costi, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale di riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia. Meglio ancora se fossero state classificate come rifiuti non pericolosi. Da qui il pressing sul Ministero dell’ambiente per far includere il cubilot nel decreto che il governo si apprestava ad emanare. Il 5 febbraio 1998 il decreto Ronchi classificava il cubilot “rifiuto non pericoloso”.

Fu allora che le scorie di cubilot finirono, insieme alla “loppa di alto forno” proveniente dall’Ilva di Taranto in una miscela chiamata “Conglomerato idraulico catalizzato”, il famigerato Cic, con il quale dal 1999 sono stati riempiti i piazzali della scuola elementare San Francesco, l’Itc di Via Acquabona, ma anche centri commerciali, alloggi popolari e villette a schiera, strade e persino il Palazzo della Questura e la banchine del porto di Crotone. Per l’esattezza 18 siti, messi sotto sequestro solo nel 2008. Ora, i 45 rinviati a giudizio dovranno comparire davanti al Gup il prossimo 11 maggio. Con un’accusa pesante: disastro ambientale.

La bonifica del sito di interesse nazionale

Hanno un cattivo odore, le ferriti. E sono “irritanti, nocive, tossiche, corrosive”, come il decreto legislativo 22/97 definisce questi particolari rifiuti derivanti dai processi idrometallurgici dello zinco. E viaggiavano parecchio. Nottetempo, lungo una direttrice ricca di storia e civiltà. Da Crotone a Cassano, lungo le strade della Magna Grecia. Crotone e Cassano accomunate da un passato illustre e da un presente inquinato. E, soprattutto, da una bonifica che tutti aspettano ma che nessuno vede

La città di Crotone, carica di suggestione e vestigia d’altri tempi, simbolo di una Calabria avvelenata, anche se non arrendevole, paga lo scotto pesante di un trascorso industriale con esclusive logiche di profitto e malaffare. Le attività industriali hanno lasciato un’eredità inquinata anche alla luce dei gravi ritardi nella bonifica del sito di interesse nazionale di Crotone e Cassano- Cerchiara, in linea con gli altri 56 siti del programma nazionale di bonifica curato dal ministero dell’Ambiente. Ad oggi, nonostante la contaminazione da metalli pesanti, accertata da numerosi studi e piani di caratterizzazione, nell’area non sono stati fatti grandi passi in avanti. La perimetrazione comprende, infatti, un’area sottostimata rispetto alle reali dimensioni dell’inquinamento, i continui passaggi di competenze hanno rinviato l’attuazione dei progetti di bonifica e causato un grande sperpero di risorse economiche. Gli interventi finora conclusi riguardano esclusivamente opere di messa in sicurezza (cementificazione e isolamento delle discariche e dei rifiuti depositati), cosa ben diversa da interventi di bonifica che permettono la restituzione dei terreni integri e liberi da discariche. Aree finora precluse all’accesso e alla possibilità di utilizzo da cui ripartire per rilanciare la rinascita ambientale, sociale, economica, di Crotone. Ai gravi problemi ambientali si aggiungono quelli sanitari. Si muore a Crotone e più che altrove. Tutto probabilmente correlato alle attività industriali dell’area. Questo ha accertato la perizia, condotta su input della Procura, per verificare l’incidenza sulla salute della contaminazione dei siti avvelenati dai materiali di scarto dell’area industriale. A Crotone si sospetta che, persino, l’acqua sia ammorbata dai metalli.

L’antica Kroton

È una bomba ecologica, quella della ex Pertusola. La fabbrica di rifiuti tossici conserva, tra lamiere e scheletri di ferro, circa un milione di tonnellate di scorie. Lo stabilimento della Pertusola Sud, progettato nel 1928 e attivo dagli anni ’30, ha cessato la produzione nel 1999 e, ad oggi, il definitivo smantellamento non è stato completato. Dell’altro grande impianto del colosso dell’industria chimica, gestita dall’allora gruppo Montedison, e operante dagli anni ’40 agli anni ’80, è rimasta solo in funzione la Sasol che produce zeoliti per la detergenza. Gli altri impianti, responsabili della produzione di fertilizzanti azotati e di fosforo, hanno imbevuto per anni il terreno di sostanze chimiche e ancora attendono gli interventi di bonifica.

Sulla carta, la bonifica a Crotone l’attendono dal 2001, anno in cui l’area industriale della città viene inserita tra i siti di interesse nazionale. Il progetto di bonifica comprende gli stabilimenti industriali Pertusola e Montedison, la discarica di Tufolo, la fascia costiera a ridosso della zona industriale e i comuni di Cassano allo Ionio e Cerchiara Calabra. La discarica di Tufolo copre una superficie di 7 ettari ed è stata in attività fino al 2000. I rifiuti (speciali, sanitari, urbani, quelli dell’alluvione del 1996, i fanghi di depurazione civile) occupano un volume di 99mila metri cubi e risultano abbancati per oltre 20 metri e, come se non bastasse, la discarica non ha alcun presidio ambientale (barriere impermeabili di fondo, sistemi di smaltimento delle acque superficiali). La fascia costiera nei pressi dell’area industriale è interessata da discariche abusive di 300mila metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi in un’area complessiva di 87mila metri quadri. Rientrano nella perimetrazione dell’area anche i siti di Cassano allo Ionio e Cerchiara Calabra. Dove, fino al 1998, venivano smaltiti illegalmente le ferriti di zinco della Pertusola.

Ma la vicenda più grottesca, in questa Gomorra della Magna Grecia, riguarda l’area archeologica. Quella dell’antica Kroton. Un sesto del sito di interesse nazionale Crotone e Cassano- Cerchiara è, infatti, un’area archeologica di inestimabile valore. Archeologia industriale e archeologia di un’antica civiltà. Sepolta da metalli velenosi e abbandonata a sé stessa. L’area archeologica, adiacente l’ex Montedison, non presenta, infatti, alcuna recinzione ed è possibile l’accesso di chiunque. C’e chi raccoglie funghi, chi cicoria, chi olive. E ci sono gli animali che pascolano. Sopra montagne di veleni, brucando erba che ha radici direttamente nei fanghi chimici.

È lecito supporre che tali prodotti finiscano sulle nostre tavole con grave rischio per la salute. Nonostante l’ordinanza del sindaco e il sequestro giudiziario dell’area, l’accesso a detti terreni rimane ancora libero. Chi coltivava o pascolava abusivamente non è stato denunciato. Nessuno sforzo è stato fatto per stabilire un sistema di tracciabilità di questi prodotti.

Le ferriti di Cassano

Quando lo sguardo si solleva dal terreno, viene voglia di mettersi ad urlare contro il cielo. Sembra quasi che le montagne del Pollino osservino impietosite la piana di Sibari, il più incantevole dei paesaggi della Magna Grecia. Nessun angolo di Mediterraneo è mai stato aggredito a tradimento come questo. Negli anni novanta, per aggirare gli elevati costi dello smaltimento negli impianti a norma, 35mila tonnellate di ferriti di zinco provenienti dalla Pertusola sud di Crotone, gruppo ENI, sono state sotterrate abusivamente qui, in mezzo ad agrumeti, pescheti ed uliveti, nelle zone di Prainetta, Capraro e Tre Ponti, nei comuni di Cassano, Cerchiara e chissà dove. Mancherebbero all’appello infatti altre 120mila tonnellate di scorie. La gente della piana è abituata a mormorare. Si racconta di intere famiglie morte di cancro. Abitavano nei pressi delle zone contaminate. Non è abituato a parlare sottovoce invece il dottor Antonio Alfano. Da queste parti, lui e i suoi colleghi medici di base hanno rilevato una diffusione impressionante di malattie tumorali. C’è pure un Comitato spontaneo per l’ambiente e la salute, molto attivo. Il portavoce Peppe Carrozza ricorda che nel 2006 uno studio del Commissario per l’Emergenza Ambientale ha riscontrato la presenza nel sottosuolo di metalli pesanti fino a 12 metri di profondità. Per Alfredo Campanella del direttivo provinciale PRC, che se ne occupa da 15 anni, “questa è un’odissea”. Anche la parlamentare Angela Napoli ipotizza che le ferriti siano state utilizzate nel cassanese, come a Crotone, per costruire edifici pubblici. La più autorevole delle voci è quella dello scrittore Pasquale Golia che ha dedicato alla vicenda due intensi capitoli del suo libro “Giornalista di periferia”, edito da La Rondine. Da anni Golia scava nelle carte giudiziarie e nelle verità nascoste.

La situazione odierna è tutt’altro che chiara. Regione e ministero dell’Ambiente hanno destinato tre milioni e 450mila euro alla bonifica. Secondo il ministero, è un’operazione che dovrebbe svolgere la Syndial, gruppo ENI. Quella stessa ENI che ha avvelenato Crotone. E la sagra delle beffe non finisce qui. Perché la gara d’appalto, bandita dai comuni, è stata vinta dalla Ecoge di Genova. In terra ligure, nel giugno scorso il suo presidente, Mamone, è stato coinvolto nell’operazione “Pandora” con l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta”. Ecoge si è sempre dichiarata estranea a qualsiasi ipotesi accusatoria, ribadendo la limpidezza delle proprie attività ed escludendo ogni possibile contatto con ambienti delinquenziali. Nella Sibaritide ha affidato in subappalto la caratterizzazione dei terreni contaminati dalle scorie alla società “Ambiente” di Carrara. Costo dei lavori: 257.700 euro.

E così piove sul bagnato e sulle ferriti. Stando alle previsioni del comune di Cassano, presto le popolazioni che abitano nella Sibaritide dovrebbero ricevere costose informazioni su una verità che conoscono bene già da anni. Infatti, erano previste per il 31 marzo le “determinazioni analitiche” relative ai terreni sottoposti a rilevamenti. Entro la metà di aprile, dovrebbe essere resi noti anche i risultati ufficiali delle analisi sulle aree circostanti. I teloni di contenimento, oggi deteriorati dall’incuria e dal tempo, testimoniano che tutti sanno dove sono le ferriti. Non sono visibili né transenne né segnali di pericolo. Su una recinzione è appeso un foglietto largo venti centimetri recante la scritta: “area sottoposta a sequestro”.

In passato, la vicenda ha attraversato i tribunali calabresi. All’inizio, l’arresto dell’allora assessore regionale Sergio Stancato e di qualche funzionario. L’inchiesta è stata poi divisa in due tronconi, uno dei quali dedicato al reato ambientale, che non ha coinvolto il livello politico. Dopo un tortuoso ed estenuante procedimento seguito per Legambiente dagli avvocati Rodolfo Ambrosio e Francesco Martorelli, è avvenuta la derubricazione del reato. Infine, la prescrizione.

Recentemente, ai piedi del Pollino, anche la procura di Castrovillari ha aperto un nuovo fascicolo. L’accusa: omessa bonifica. Indagati i responsabili legali della Syndial, gruppo ENI.

Il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianluca Gallo, ribadisce che a partire dalla primavera del 2008, “ad aggrovigliare nuovamente il corso delle attività di risanamento sono intervenute alcune indecisioni della Regione Calabria e l’ondivago comportamento della Syndial”. La società “ha presentato ricorso al Tar Calabria all’indomani della decisione, assunta in sede di conferenza di servizi, di demandare a Regione e Comuni l’attuazione del piano di risanamento”. Inoltre, Gallo ricorda che “nel gennaio del 2009, quasi dimenticando di aver essa stessa già affidato al Comune di Cassano il compito di avviare la bonifica, proprio la Regione siglò un’intesa con Syndial, salvo poi ritornare sui propri passi. Con detto accordo si demandava alla Syndial il compito di procedere da sé alla bonifica, così ponendo il Comune e gli amministratori cassanesi nell’impossibilità di procedere autonomamente coi fondi già stanziati dallo stesso ministero dell’Ambiente che ci diffidò ad andare avanti, scrivendoci che se avessimo agito spendendo i fondi ministeriali in pendenza della disponibilità della Syndial a provvedere da sé alla bonifica, saremmo stati passibili addirittura di denuncia alla Corte dei Conti”.

Dunque, stavolta la Calabria e i Calabresi c’entrano poco. È solo l’ennesimo caso di “shock economy”: l’economia dei disastri! E a 2500 anni da un’antica inimicizia, Crotonesi e Sibariti sono uniti nella disgrazia.

il manifesto – domenica 11 aprile 2010 Claudio Dionesalvi- Silvio Messinetti- Crotone

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La mafia è una montagna di Ministri!

Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura

Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia, Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti.

Gli scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto le finestre sul retro del palazzo della Prefettura.

Quando gli autobus di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan “Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con affetto benedicendo i presidianti dal finestrino.

Nonostante la comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico della via marina della città.

La polizia scorta i manifestanti fino all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo Zero, il centro sociale Cartella, CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere.

Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del premier.

É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire, come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.

di Francesca Tortorella

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Volete scommettere che ci diranno che non è la Cunski?

la nave Mare Oceano

la nave Mare Oceano

Ho l’impressione che gli unici bidoni li avremo noi. Ma bidoni pieni di bugie,depistaggi,nuove archiviazioni,falsità. Girano voci strane nel porto di Cetraro. Voci che diventano boatos veri e propri. Voci che, sembrano, provengano dalla nave Mare Oceano che da stamane interrompe il suo lavoro. Per una settimana di foto ha preso la bellezza di 350mila euro. Voci che anticipano cose secretate e che andranno direttamente dalla nave posta ad 11 miglia sopra la nave Cunsky fin sulla scrivania del procuratore della DDA di Catanzaro Vincenzo Lombardo titolare dell’inchiesta. Sarà il Procuratore che poi deciderà come interpretare quelle analisi che gli giungeranno sul tavolo e soprattutto se vale la pena di diffonderle stante il clima che esiste in Calabria specie in materia del pescato. Le voci dicono che quella nave non sia la Cunsky !

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Auguri alla lontra, l’Ente Parco boccia la Centrale del Mercure!

lontra

(infoParco) – ROTONDA (PZ) – Il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di prendere atto e fare proprio il parere reso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Potenza in merito alla riattivazione della Centrale di Laino Borgo.

Il parere, allegato alla delibera adottata, in conclusione, evidenzia che “l’atto autorizzativo presenta profili di illegittimità e, pertanto, può essere annullato in regime di autotutela” sussistendo “l’interesse attuale al ricorso all’autotutela, essendo evidente la cura del pubblico interesse delle popolazioni locali residenti nell’area del Parco”.

Nella delibera adottata si dà atto che la sospensione degli effetti del parere del 28 luglio 2009, rilasciato dall’Ente Parco nella Conferenza dei Servizi del 30 luglio 2009, disposta dal Consiglio direttivo l’11 agosto scorso e prorogata il 21 settembre, “cesserà con l’adozione degli atti da parte della Direzione dell’Ente” alla quale il Consiglio ha demandato, per l’effetto, l’adozione degli atti connessi e conseguenti.

La lontra sentitamente ringrazia e invita a non abbassare la guardia ma a continuare con l’attuale determinazione fino a quando l’aggressione dell’ENEL non sia stata definitivamente sconfitta.

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