Archivio per la categoria beni comuni

Inceneritore a Casabona (KR): ancora parlano i sindaci?!

I giovani di Casabona (KR), a seguito della decisione del sindaco di ospitare un inceneritore nel territorio, stanno protestando – almeno per il momento ‘virtualmente’ – ma non solo… La protesta è nata spontanea su Facebook, nel gruppo Casabona regna, da parte di cittadini di Casabona, studenti fuori sede, lavoratori emigrati e tante altre persone che hanno a cuore la salute e la tutela del territorio di questo piccolo centro calabrese, supportata anche dai comuni limitrofi. Successivamente si è costituito un comitato cittadino per il no all’inceneritore che sta raccogliendo le adesioni proprio in questi giorni.
Rilanciando anche da queste pagine il secco ‘no agli inceneritori’ nè a Casabona nè altrove, ribadiamo ancora una volta che l’unica alternativa praticabile sia la strategia ‘Rifiuti Zero‘, illustrata diverse volte in Calabria proprio dal suo ‘creatore’ Paul Connett, che a pochi chilometri da Casabona, a Scala Coeli, qualche mese fa, l’ha illustrata ai cittadini.
* dal blog di By.Ros
* dal blog di Emilio Grimaldi
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Guerino Nisticò, figlio di Franco, scrive al Presidente della Repubblica.

Si riporta, di seguito, la versione integrale della lettera:

Badolato (Cz), 20 gennaio 2010 Lettera aperta al Presidente Napolitano

Visita Napolitano in Calabria

Caro Presidente,

colgo l’occasione della Sua visita in Calabria per renderLa partecipe della condizione di un giovane calabrese e di tanti suoi conterranei.

Le indirizzo questa lettera per ciò che Lei rappresenta agli occhi di chi, come me, vede nel Suo ruolo istituzionale il simbolo di uno Stato di cui mi sento parte e di cui sento ancora il dovere di prenderne le difese. Uno Stato fondato sull’Uguaglianza e sul Lavoro, nato dalla Resistenza di chi non ha mai smesso di pensare e ha avuto il coraggio e la responsabilità di Resistere.

Le parole del Suo discorso di fine anno risuonano di una eco amara per chi vive una realtà, quella della nostra terra, che non conosce “serenità” da troppo tempo. Lei parla di “nuove generazioni, di riserve magnifiche di energia, di talento e di volontà”, di motivazione e qualità, specializzazione ed energie dei “giovani che hanno potuto prendere le strade migliori”. Lei sottolinea l’importanza di garantire opportunità di formazione capaci di far emergere i talenti e premiarne il merito. Le scrivo perché, a chi vive in questa terra maledettamente bella, fa rabbia sentirsi impotenti di fronte all’impossibilità di aprire tali strade.

I preoccupanti dati che sono emersi dal Rapporto Swimez 2008, sull’Economia del Mezzogiorno, e dall’ultimo report della Banca d’Italia, sulle dinamiche migratorie interne, denunciano che tra il 1990 e il 2005 circa 2 milioni di persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per cercare lavoro al Nord e, nel periodo 2000-2005, circa 80000 laureati hanno lasciato il Sud.

Le scrivo, dunque, con l’amara consapevolezza che spesso al Sud “l’unica strada possibile” per un giovane è quella di andare via. Innanzi a tale costrizione, come non sentirsi impotenti?

Questa impotenza, dovuta al fatto che troppo spesso ci piombano addosso, come macigni, problemi ed avvenimenti che dovrebbero essere impensabili in un paese che si ritiene civile, come morire in sala operatoria per mancanza di energia elettrica, fa sembrare la via più facile quella della resa.

In Calabria è quando non smetti di credere nel cambiamento e continui ad impegnarti e lottare in prima linea, attivamente, che paghi il prezzo più alto della frustrazione. Perché ogni volta si ha la sensazione di sbattere contro un muro di gomma e si è costretti a tornare indietro e ricominciare daccapo. Muro che spesso viene costruito proprio da chi dovrebbe contribuire ad abbatterlo.

Ad ogni modo, per chi vuole rimanere in Calabria senza arrendersi ad un sistema deviato, non è possibile smettere di lottare. E la lotta diventa sempre più necessaria per rincorrere la possibilità di avere una vita dignitosa e vedersi riconosciuti i propri diritti fondamentali.

Fino a quando dovremo lottare strenuamente per elemosinare un lavoro spesso in nero, precario ed insicuro; per avviare una sana e seria iniziativa imprenditoriale senza ritrovarci le porte chiuse in faccia dalle banche; per vivere la nostra quotidianità in un ambiente salubre e non violentato e deturpato da colate di cemento, abusivismo, frane, veleni radioattivi e discariche abusive; per avere strade sicure e ammodernate, trasporti efficienti; per ambulanze attrezzate in ogni ospedale, per una sanità liberata da interessi criminali e clientelari; per essere veramente “liberi” di vivere e costruirci qui, qui nella nostra amata Terra!, un destino diversamente possibile?

È troppo comodo parlare di Calabria e parlare di ‘ndrangheta, mancanza di lavoro, carenze infrastrutturali e cedere al luogo comune della disperazione e del lassismo, dell’apatia e della rassegnazione. Quello che è successo nelle ultime settimane ci impone di dare un taglio diverso alla discussione. Non possiamo non interrogarci, dal mio modesto punto di vista, sull’ottusità di una classe dirigente che pensa a grandi opere da cartolina in un contesto sempre più desertico.

Qualche giorno fa si leggeva di questo potere come di “Un potere ottuso, per nulla incline a mettersi in discussione, arrogante fino alle estreme conseguenze. Un potere multiforme, che significa navi dei veleni, cantieri eterni, dominio della mafia, politica clientelare e grandi opere.” Sembra una descrizione impietosa ma appare oggi, purtroppo, estremamente realistica. È una politica che, da decenni ormai ed in molti casi, sembra stare in piedi solo per gestire l’ordinario e le emergenze, senza poi di fatto offrire ai propri territori un progetto organico e complessivo che abbia la valenza di soddisfare le vere esigenze ed i reali bisogni della collettività e che incida in modo sostanziale per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.

Il 19 dicembre a Villa San Giovanni, i calabresi che non si arrendono a questo stato di cose, erano in strada per manifestare l’esigenza di un diverso ordine di priorità. Franco Nisticò da quella piazza stava urlando, con la stessa intensità di sempre tratta dalla forza delle idee e della vita reale: la denuncia di una disoccupazione giovanile preoccupante, del dissesto idrogeologico calabrese, delle grandi e delicate questioni ambientali irrisolte, della carenza delle infrastrutture e del sistema sanitario, rimarcando ancora una volta il problema della S.S.106 che continua ad essere un incessante e assurdo bollettino di guerra.

E proprio di quelle carenze ne ha pagato il prezzo più estremo, morendo e perdendo in modo assurdo la propria vita. In Calabria si può morire per un’ambulanza che non c’è e/o che non arriva in tempo. Franco Nisticò era mio padre.

Ed allora i tanti giovani calabresi stanchi di questo stato di cose chiedono alla Politica di scegliere tra la logica delle grandi opere, l’immobilismo, l’assenza di innovazione, la frammentazione del consenso, la sclerosi amministrativa e la vita reale.

E il problema in Calabria, perciò, non è solo trovare una realizzazione personale, non è trovare una strada per il proprio successo individuale. L’urgenza è trovare una strada collettiva che porti i cittadini calabresi a riconoscersi finalmente nello Stato.

Qui non si tratta più di sterili piagnistei usati come alibi, ma di chiedere ed ottenere diritti. E non possono più essere ammesse deroghe. È necessario rendere tangibile un’alternativa a questo potere clientelare e occulto, a questo sistema malato, fondato sulla mancanza di una vera libertà che potrà essere arginato solo attraverso l’emancipazione data dal LAVORO.

La nostra terra di Calabria è da sempre segnata da contraddizioni profonde. Una terra capace di dare vita a realtà esemplari di integrazione e accoglienza, come Riace, Caulonia e Badolato, dove i migranti sono accolti come una risorsa, non solo dal punto di vista umano e culturale, ma anche sotto il profilo della ripresa economica. Una Terra, allo stesso tempo, in grado di esprimere realtà esplosive come quella di Rosarno dove ‘ndrangheta razzismo e ignoranza, ma anche solidarietà, si sono sciolte, portando con sé l’illusione della convivenza. Convivenza illusoria perché non ci può essere convivenza tra schiavo e padrone.

È necessario riflettere sulla rabbia di chi non ha più niente se non la sua dignità e sul potere di chi la dignità l’ha dimenticata da tempo.

No, nonostante tutto non smetteremo di lottare “… i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unità. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi e giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti.” (Franco Nisticò)

Sappiamo fin troppo bene che solo questa è la Sua e la Nostra speranza per la nostra Terra.

Guerino Nisticò

(Badolato – Calabria – Italia?)

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Un altro anno di commissario!

Un altro anno di commissariamento per i rifiuti in Calabria – Ass. Greco “Serve secondo termovalorizzatore”.

Gestione Commissariale per l”emergenza rifiuti nella nostra Regione
Rischia di passare clamorosamente sotto silenzio la decisione del Governo nazionale di prorogare a tutto il 2010, la gestione Commissariale per l”emergenza rifiuti nella nostra Regione. Con questo saranno 14 anni che dura questa emergenza: un po” troppa, per essere una emergenza! Sconcerta il silenzio delle forze politiche democratiche e di sinistra, delle associazione di categoria e delle forze sociali, delle Istituzioni. Purtroppo questa decisione, che viene dopo l”oscuramento da parte del Governo delle vicende legate all”inquinamento del territorio e delle coste Calabresi, la pervicace volontà di costruire l”inutile ponte sullo stretto, il sostanziale disinteresse ad avviare le bonifiche dei SIN Calabresi, è un ennesimo smacco per la Calabria e la sua drammatica condizione ambientale. La gestione commissariale in questi anni lungi dall”essere stata adeguata a risolvere i problemi ha concorso in maniera determinante ad aggravare notevolmente le condizioni ambientali della Calabria. Dietro, la gestione commissariale si sono nascoste e si nascondono negligenze, inefficienze, deresponsabilizzazioni inaccettabili. In Calabria , sbagliando drammaticamente, si continua ad immaginare che la questione del ciclo integrato dei rifiuti sia solo un problema di smaltimento. Il dibattito che viene alimentato è discariche o inceneritori. Nessuno a partire dal commissario ha finora prestato attenzione alla necessità di programmare una riorganizzazione strutturale: riduzione, raccolta differenziata, riciclo, riuso, smaltimento. Da anni come CGIL Calabria stiamo rivendicando, a tutela delle migliaia di lavoratori impegnati nel settore ed esposti a fortissimi problemi occupazionali e di tutela dei loro diritti contrattuali, di rivedere il, per lo più, fallito modello gestionale delle società miste. Da anni rivendichiamo il protagonismo delle Istituzioni Locali, nel determinare una organizzazione industriale del sistema. Mentre si praticano regressioni municipaliste in tante realtà della Calabria. La proroga della gestione commissariale mantiene inalterate tutte queste criticità. Una ennesima dimostrazione della grave crisi in cui si dibatte la nostra Regione.

Catanzaro 20 Gennaio 2010

Massimo Covello ,Segretario regionale
Sergio Genco, Segretario Generale

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No alla discarica di Castrolibero

Questa mattina varie associazioni civiche hanno manifestato pacificamente, approfittato dell’inaugurazione del Polo Scolastico di Castrolibero, per far conoscere agli studenti, genitori e professori che proprio a ridosso della scuola e’ in ampliamento la discarica di Castrolibero per ben 1 milione di metri cubi!

Quello che vogliamo denunciare e’ che ancora pochissimi cittadini di Castrolibero e dell’area urbana sono a conoscenza di questa mega discarica che costera’ a tutti noi 8 milioni di euro! E fra qualche anno bisognera’ trovare altro territorio da deturpare senza cosi’ risolvere il problema alla radice.

Noi associazioni civiche contestiamo all’Amministrazione di Castrolibero di aver fatto una scelta puramente economica, perche’ da tale discarica ne ricavera’ grosse entrate monetarie.

Contestiamo:

1 E’ stata sbagliata la scelta dell’ubicazione della discarica nel cuore dell’area urba, a soli 200 metri da scuole e centri abitati!

2 La legge italiana e quella comunitaria affermano chiaramente che per smaltire i rifiuti solidi urbani bisogna attuare prima la riduzione dei rifiuti, poi raccolta differenziata, e poi il riciclaggio dei materiali (carta, plastiche, umido, alluminio ecc..). Solo in ultima analisi, cioe’ per i materiali non piu’ riciclabili si potrebbe ricorrere alle discariche (anche se esistono ulteriori metodi che potrebbero fare a meno delle discariche). Che cosa significherebbe questo? Beh, semplicemente si ridurrebbero drasticamente il numero di discariche e si avvierebbe un ciclo virtuoso che potrebbe portare anche alla riduzione totale delle discariche.

3. Questa mattina sembrava di essere in Cina. Siamo stati bloccati dai vigili urbani di Castrolibero che ci hanno vietato l’ingresso alla conferenza di inaugurazione pubblica, inoltre i carabinieri ci hanno piu’ volte impedito di parlare con i cittadini, sembrava veramente un clima da paesi dittatoriali. Solo dopo varie insistenze siamo riusciti a entrare.

Questo significa che il volantino che abbiamo distribuito ha dato fastidio a qualcuno! E’ vero la verita’ spesso fa male.

Associazione “No alle discariche”, Ingegneri senza frontiere, Forum Ambientalista, Comitato RO.MO.RE, Comitato Benicomuni Cosenza

SCARICA E LEGGI IL volantino DISTRIBUITO

GUARDA IL SERVIZIO DI METROSAT

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Acqua pubblica (ancora) si può

L’11 ed il 12 gennaio ad Acri e Lamezia Terme due iniziative per la ripubblicizzazione del servizio idrico

L’art. 15 del D.L. 135/09 –approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il 19 Novembre 2009– obbliga l’affidamento della gestione di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica ad imprenditori o società private o, in alternativa, a società a partecipazione mista con capitale privato non inferiore al 40%. Tale provvedimento, che evidenzia irrevocabilmente la deriva privatizzatrice di questo Governo, coinvolge anche il servizio idrico, e punta a sottrarre ai cittadini ed alla sovranità dei Comuni l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo a partire dal 2011 agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Una vigorosa opposizione alla realizzazione di tale progetto è necessaria anzitutto per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come diritto universale non assoggettabile a logiche di mercato, ed in secondo luogo per le ripercussioni disastrose che la privatizzazione potrebbe generare sulla crescita delle tariffe. Infatti, mentre un ente pubblico non prevede alcun profitto e determina la tariffa rapportando le sole spese gestionali al quantitativo di acqua erogata ai comuni serviti, una società privata (o mista) prevede inevitabilmente la realizzazione di un utile dalla gestione del principale Bene Comune.

Questo secondo scenario ha già condotto ad esperienze molto negative in Italia (es. Latina, Arezzo) ed è quanto si sta verificando in Calabria con la Sorical, la società mista di sovrambito che gestisce il servizio di adduzione, cioè di distribuzione “all’ingrosso” dell’acqua. Il socio privato della Sorical è la francese Veolia, multinazionale leader nei servizi ambientali che, guarda caso, gestisce anche i rifiuti in Calabria (l’inceneritore di Gioia Tauro e varie discariche) ed il cui Presidente, guarda caso, è anche a capo dell’EDF, altro colosso francese protagonista nelle operazioni per “risuscitare” il nucleare in Italia. I vantaggi che i calabresi traggono dalla presenza della Veolia nella Sorical sono ignoti, soprattutto in termini di investimenti economici (si è a conoscenza solo di svariate anticipazioni di cassa concesse dalla Regione e dell’accensione di un mutuo di 240 milioni di euro con la Depfa Bank, istituto irlandese noto alle cronache per via del cosiddetto scandalo dei “derivati tossici”). Del resto il settore idrico, data la sua elevata intensità di capitale e i lunghi tempi di immobilizzo, è molto vulnerabile dal punto di vista finanziario, e si presta meglio ad essere sostenuto dal settore pubblico, che tra l’altro gode di un costo dell’indebitamento generalmente inferiore.

Nonostante il D.L. 135/09 sembri destinare la gestione dell’acqua nelle mani di soli imprenditori o società private, rimane ancora possibile dar vita ad una gestione pubblica del servizio idrico integrato, che può realizzarsi pienamente attraverso l’affidamento diretto ad un Ente di diritto pubblico, strumentale dell’Ente Locale (Consorzio tra Comuni, Azienda speciale, Azienda speciale consortile). La strada per arrivare a tale risultato passa attraverso l’inserimento negli Statuti Comunali di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Con tale operazione i Comuni, svincolandosi dall’Art. 15, hanno la potestà di decidere quale forma intendono adottare per la gestione del servizio idrico in quanto servizio privo di rilevanza economica e, quindi, scegliere di affidarlo direttamente ad un’Azienda speciale consortile da essi costituita.

La scelta dell’affidamento ad un’Azienda speciale consortile è quella realmente rispondente ad una gestione pubblica del servizio idrico, anche rispetto all’affidamento ad una S.p.A. “in house”. Questo sia perché, a seguito dell’approvazione del decreto 135/09, le gestioni affidate a società “in house” sono sostanzialmente destinate a cessare, sia soprattutto perché un’Azienda speciale si muove nell’ambito del diritto pubblico, assumendo come vincolo il pareggio di bilancio, e non la produzione di utili. Ciò ha ovviamente una notevole incidenza nella fissazione dell’andamento tariffario.

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” e la CGIL hanno organizzato due incontri per approfondire le tematiche della ripubblicizzazione del servizio idrico. Il primo appuntamento è fissato ad Acri, lunedì 11 gennaio alle 17,00 presso la Sala Consiliare di Palazzo Sanseverino, e vedrà tra gli altri la partecipazione dell’Assessore provinciale all’Ambiente Ferdinando Aiello e del missionario comboniano Alex Zanotelli. Nel secondo incontro, che si terrà martedì 12 gennaio alle 17,00 a Lamezia Terme presso il Teatro Umberto, sono previsti gli interventi tra gli altri degli Assessori Regionali Incarnato e Greco e di Marco Bersani, del Coordinamento Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Alle iniziative sono invitati a partecipare in particolar modo gli amministratori locali, cui sarà chiesto di sottoscrivere un manifesto comune per la salvaguardia dell’acqua pubblica in Calabria.

Siamo convinti che la ripubblicizzazione del servizio idrico non sia solo possibile, ma inevitabile. È avvenuta a Parigi, nella patria delle multinazionali dell’acqua, sta avvenendo in Puglia, nella regione che vede operare il più grande acquedotto italiano, avverrà anche in Calabria.

Cosenza, lì 08.01.10

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Sergio Genco – Segretario Generale Regionale CGIL

 

 

 

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