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Emergenza idrica nella città di Vibo Valentia

Da diversi giorni la città di Vibo Valentia e diversi comuni della sua Provincia sono in piena emergenza idrica a causa della non potabilità dell’acqua che viene erogata. L’emergenza è scoppiata il 16 agosto scorso ma è lecito chiedersi da quanto tempo le caratteristiche dell’acqua fossero tali da renderla non potabile. La società che attualmente gestisce gli acquedotti regionali, la So.Ri.Cal. S.p.A., come si legge dalla stampa locale avrebbe definito un “disguido” quanto successo ed avrebbe fornito spiegazioni che non hanno convinto affatto gli amministratori locali. La grave situazione che si è venuta a creare nel Vibonese riafferma con forza, ove ce ne fosse bisogno, la necessità di una gestione pubblica, nel senso di partecipata, trasparente e condivisa, dell’acqua come bene comune che appartiene a tutti i cittadini.

E’ il caso di evidenziare come il socio “pubblico” della società, e cioè la Regione Calabria, che dovrebbe controllare l’operato della Sorical SpA non si sia, a tutt’oggi, espresso su di una vicenda che pure condiziona pesantemente la vita di tanti cittadini.

Le oltre 45.000 firme raccolte in Calabria per il Referendum nazionale sulla ripubblicizzazione dell’acqua, del quale il nostro Coordinamento è stato tra i promotori, meritano una risposta a questa nuova emergenza da parte dei vertici regionali.

Sulla gestione della società mista So.Ri.Cal. S.p.A. questo Coordinamento ha posto da diverso tempo domande precise rimaste tutte senza risposte; è il caso di citare, per esempio, la problematica delle tariffe applicate ai Comuni Calabresi.

La gestione delle diverse emergenze sul territorio calabrese impone, così come è avvenuto in altre regioni italiane, la realizzazione di un coordinamento regionale Enti locali per l’Acqua Pubblica in grado di “fare rete” per il ritorno ad una gestione pubblica, condivisa e partecipata dai cittadini.

La Calabria è la regione più povera d’Italia ma nel mondo sono stati proprio gli Stati più poveri, come la Bolivia, ad aver vinto battaglie molto difficili contro le multinazionali che avevano privatizzato le acque di quei Paesi, realizzando profitti sul Bene Comune ed insostituibile per eccellenza, l’Acqua.

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Guarda il post Vibo Valentia. Un sogno l’acqua potabile dove sono pubblicati tutti i documenti prodotti sinora sulla vicenda.

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Sorical: lo strano “affare” dei crediti pregressi

Nella “Convenzione per l’affidamento in gestione degli acquedotti Regionali della Calabria e del relativo servizio di erogazione di acqua per usi idropotabili” firmata il 13 giugno 2003, i “crediti pregressi” vengono ribaditi in ben 3 articoli, l’articolo 2 (punto h), l’articolo 6 (comma 6) e l’articolo 9.

  • Articolo 2, punto h: “la SO.RI.CAL. si impegna anche a curare la misurazione, la contabilizzazione e l’esazione per conto della Regione del corrispettivo dell’acqua erogata ed il recupero dei crediti nei confronti degli utenti per i periodi precedenti la presente convenzione, senza corrispettivo e con rimborso spese in misura non superiore al 2% dell’importo recuperato; la Regione, rilasciata apposita specifica procura, fornirà alla SO.RI.CAL. tutta la documentazione occorrente per il recupero di cui sopra.”
  • Articolo 6, comma 6: “La Società affidataria si obbliga a curare, per conto della Regione Calabria, la contabilizzazione e l’esazione relativa ai consumi idropotabili verificatisi nei periodi precedenti all’affidamento della gestione secondo le modalità del disciplinare di cui al punto g) del precedente art.3).
  • Articolo 9 (“Esazione”) : “L’esazione è regolata dall’allegato disciplinare. Per quanto riguarda l’attività di recupero per conto della Regione dei crediti per forniture d’acqua operate prima dall’affidamento, la Società affidataria si obbliga a tenere presso i propri uffici:

a) il giornale di cassa, sul quale registrerà cronologicamente ogni riscossione ed ogni eventuale pagamento;

b) il bollettino delle riscossioni, debitamente numerato e vidimato da un rappresentante della Regione Calabria;

c) i verbali per le verifiche di cassa.

L’attività di recupero per conto della Regione dei crediti per forniture d’acqua operate prima dell’affidamento, esclude la possibilità per la Società affidataria del recupero in via giudiziale restando la responsabilità dell’eventuale azione legale verso i creditori di esclusiva pertinenza della Regione Calabria, titolare del credito”.

Molto importante in relazione ai “crediti pregressi” è l’Accordo integrativo del 20 maggio 2004 siglato tra la Regione Calabria, la Sorical ed Acque di Calabria S.p.A.; in particolare il “Verbale in data 31 luglio 2003” che viene allegato all’accordo e che “si intende integralmente recepito costituendone parte integrante”.

L’accordo integrativo fa parte integrale e sostanziale della D.G.R. n.335 del 18/05/2004 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria n.13 in data 16/07/2004.

Quello che è scritto nelle premesse è molto importante perché è riportata una cronistoria proprio relativa ai crediti pregressi.

In particolare è scritto che :

  • In data 27/12/2002 l’Assessore ai LL.PP. chiedeva al prescelto socio minoritario (nel frattempo costituitosi nella forma della S.p.A. Acque di Calabria) … di rinunciare all’attività, pur se già prevista nella Convenzione, della riscossione dei crediti pregressi che la Regione Calabria vanta verso numerose Amministrazioni comunali per forniture acquedottistiche non pagate;
  • In data 16.01.2003 Acque di Calabria S.p.A. … dichiarava la sua disponibilità … alla rinuncia a ricevere il mandato per la riscossione dei crediti pregressi; … subordinando tale disponibilità ad una revisione degli impegni ed obblighi per investimenti di SORICAL…
  • Acque di Calabria con nota del 24/02/2003 : ha confermato l’impegno ad anticipare le quote di competenza del socio pubblico del capitale sociale, fissato nel limite massimo di €13.400.000,00… ed ha condiviso l’opportunità, già discussa con la Regione per le vie brevi, che la restituzione della sopracitata anticipazione del capitale sociale, comprensiva degli oneri connessi, già garantita secondo gli atti approvati, dalla facoltà per Acque di Calabria di trattenere un equivalente importo degli incassi dei crediti pregressi che SORICAL avrebbe dovuto riscuotere per conto della Regione Calabria,possa invece avere luogo scontando un numero congruo di annualità del previsto canone d’uso degli impianti

Quanto sopra si può leggere nelle premesse, ed addirittura nei “considerato” è scritto che:

  • il mancato conferimento del mandato alla riscossione dei crediti pregressi incide sull’equilibrio economico-finanziario della gestione sia per il mancato ricavo relativo al previsto aggio del 2% sugli importi riscossi, sia per il venir meno dei benefici finanziari derivanti dalla gestione, ancorché solo temporanea, del flusso degli importi riscossi”.

Viste le premesse e le considerazioni era chiaro che veniva preclusa alla SORICAL la possibilità di procedere alla riscossione dei crediti pregressi; infatti con l’Accordo integrativo si concorda che :

  • SORICAL conferma l’impegno a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei crediti pregressi di cui agli Articoli n.6 comma 6 e n.9 della Convenzione e dal Disciplinare di esazione dei canoni già approvato dalla Delibera di G.R. n.804 dell’11.09.2002”

L’Accordo integrativo, che praticamente è stato un vero e proprio atto di transazione, doveva rappresentare un punto di incontro tra due posizioni (quella della Regione Calabria e della SORICAL) nel senso che ognuna avrebbe rinunciato a qualcosa in cambio di qualcos’altro. Difatti alla rinuncia di SORICAL a riscuotere i canoni pregressi ha fatto da contraltare, tra l’altro, un canone degli impianti “ridicolo” (€ 500.000,00 annui) e soprattutto, NON DIMENTICHIAMOLO, le tariffe dell’acqua che dovevano rimanere bloccate per 5 anni e che invece si è stabilito rimanessero bloccate fino al 01.01.2006 (!!!) aggiungendo pure la possibilità di recuperare il differenziale d’inflazione sin dal 2003.

A questo punto dei “crediti pregressi” la SORICAL non dovrebbe più parlarne, invece …

Nella Legge Regionale n.9 del 11 maggio 2007 all’articolo 14 (“Riscossione di tariffe”) punto 3 è stabilito che: “L’ingiunzione è adottata nella forma del decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale dei lavori pubblici, che si avvale, per le attività istruttorie e per la materiale riscossione del credito derivante da titolo esecutivo, di So.Ri.Cal. S.p.A., in base a quanto previsto dalla vigente convenzione”.

Ma come è possibile? La SORICAL non aveva rinunciato alla riscossione dei crediti pregressi?

La Regione Calabria vuole “aiutare” la SORICAL e va avanti per questa strada.

Con la Legge regionale n.15 del 10 luglio 2007 autorizza la Giunta Regionale “a concedere, in via di anticipazione, a So.Ri.Cal. S.p.A. contributi quindicennali costanti”.

Se qualcuno poi pensa “ancora” all’Accordo integrativo, la Legge Regionale n.495 del 30 luglio 2007 (“Procedure applicative per la riscossione di tariffe in attuazione art.14 Legge Regionale 11 maggio 2007 n.9 e art.1 Legge regionale 10 luglio 2007 n.15”) fuga ogni dubbio sulla “validità” di quell’accordo.

Quello che si legge è “incredibile”:

  • che con lettera prot.4855 del 20 giugno 2007 la So.Ri.Cal. S.p.A. si dichiara disponibile a svolgere le attività previste al comma 3, dell’art.14 della L.R. 9/2007, alle condizioni tutte previste nella Convenzione in essere, recedendo dall’impegno a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei crediti concordato nell’Accordo”;

inoltre, si può leggere che la Regione Calabria delibera :

  • di delegare il Dirigente generale del Dipartimento regionale dei Lavori Pubblici a predisporre e sottoscrivere un Accordo Integrativo alla Convenzione in essere tra Regione e So.Ri.Cal. S.p.A. che definisca le prestazioni assegnate alla So.Ri.Cal. S.p.A. e le modalità di rimborso alla stessa delle spese sostenute senza ulteriore corrispettivo, recependo quanto indicato al riguardo nella presente Delibera”;
  • di provvedere, con legge di Bilancio, alle procedure amministrative necessarie per permettere il pagamento a So.Ri.Cal. S.p.A. delle spese sostenute per l’attuazione delle attività ad essa delegate, previa certificazione da parte del Dipartimento regionale dei Lavori Pubblici, a valere sulle somme derivanti dai pagamenti dei Comuni”.

In pratica la So.Ri.Cal. S.p.A. recede (bontà sua !!!) dall’impegno sottoscritto nell’Accordo integrativo a NON riscuotere i “crediti pregressi” e la Regione si impegna a preparare un nuovo accordo integrativo.

Ma a questo punto una persona onesta e ragionevole si chiede “Ma se la So.Ri.Cal. S.p.A. recede dagli impegni assunti con l’Accordo integrativo perché non lo fa pure la Regione Calabria che sul piatto della bilancia di quell’accordo aveva posto un canone per gli usi degli acquedotti a dir poco ridicolo (€ 500.000,00 annui) e, SOPRATTUTTO, aveva rinunciato al blocco delle tariffe per 5 anni ?”.

Ultima “botta” è l’articolo 35 (“Riscossione dei crediti del servizio idropotabile”) della Legge Regionale n.19 del 12 giugno 2009, che è la legge finanziaria per l’anno 2009.

Vale la pena di riportare integralmente i due commi che costituiscono l’articolo.

  • 1. Per la riscossione dei crediti vantati dalla Regione per somministrazione di acqua per uso idropotabile nei confronti dei Comuni che hanno dato riscontro alle richieste di pagamento avanzate dalla Regione, peri quali entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente legge non sia presentato il piano di estinzione del debito ai sensi dell’articolo 37-bis della legge regionale 17 ottobre 1997, n.12 e successive modificazioni ed integrazioni, la Giunta regionale nomina, con oneri a carico del comune inadempiente, un commissario ad acta, da individuarsi tra i dirigenti regionali, per la predisposizione, approvazione e trasmissione del piano alla Regione entro trenta giorni”;
  • 2. Per la riscossione dei crediti vantati dalla Regione per somministrazione di acqua per uso idropotabile nei confronti dei Comuni che non rispettino le scadenze dei pagamenti delle rate annuali indicate nei piani di estinzione del debito o non hanno dato riscontro alle richieste di pagamento, avanzate dalla Regione, previa diffida da parte del Dipartimento competente, la Giunta regionale nomina, con oneri a carico del comune inadempiente, un commissario ad acta, individuandolo tra i dirigenti regionali, che provvede alla liquidazione pagamento delle somme dovute alla Regione”.

Ma questi debiti chi li pagherà? Ovviamente saranno pagati dai cittadini Calabresi con l’emissione di cartelle esattoriali; ma TUTTO questo è GIUSTO ?

I Sindaci sono al corrente di questi ultimatum emessi dalla Regione Calabria?

Un’ultima cosa, il termine “somministrare”, tanto caro alla So.Ri.Cal. S.p.A., è più appropriato per le medicine che per l’acqua potabile…

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

NOTA: sul sito www.nuovarassegna.it è riportato un articolo sui servizi idrici in Italia ed un paragrafo (il quarto) è “dedicato” alla situazione Calabrese. In particolare sembra critico nei confronti della delibera n.559 del 7 agosto 2009 con la quale la regione Calabria ha concesso la riscossione dei crediti alla Sorical. E non sanno tutto il resto (tariffa, mutuo, investimenti non effettuati…).

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Vibo Valentia. Un sogno l’acqua potabile

[Post in continuo aggiornamento]

Acqua pubblica a Vibo Valentia: meno male che esistono gli amici!

Grazie a dio, appena tornato in città, un’ amica premurosa mi informa che l’acqua del rubinetto non può essere usata neanche per lavarsi i denti, avevo già lo spazzolino in mano.

Mi dice: a causa di un guasto che ha riversato nell’acqua un eccesso di ipoclorito di sodio. L’ipoclorito di sodio è quel comunissimo composto di cui tutti conosciamo il sapore e l’odore: infatti è utilizzato per potabilizzare le acque, per disinfettare le tettarelle dei biberon (si trova in farmacia col nome di amuchina), per rendere balneabili le piscine, a concentrazioni maggiori è conosciuto come “varechina”, insomma, fa parte della nostra vita.

L’effetto dell’ipoclorito di sodio sulle acque è, in parole povere, quello di azzerarne la carica patogena e di renderle incolori grazie a quell’ “effetto sbiancante” e disinfettante tanto sbandierati dalle pubblicità delle candeggine odierne e dei prodotti per l’infanzia.

E’ lui che dà all’acqua di rubinetto quel caratteristico “sapore di cloro” che però evapora via se si lascia sul tavolo il bicchiere pieno per una mezz’oretta.

Il divieto all’utilizzo dell’acqua si è avuto grazie alle segnalazioni dei cittadini, molti dei quali sanno bene che l’acqua marrone, qualunque sia la ragione, non è potabile e che se, per di più, non “puzza di varechina”, vuol dire che il colore marrone non si deve all’eccesso di ipoclorito.

Bisogna quindi ringraziare l’eroico guasto ed il suo responsabile, che, riversando nell’acquedotto così tanto ipoclorito di sodio ha, è vero, reso l’acqua nuovamente imbevibile perchè chimicamente aggressiva, ma ha pure involontariamente disintegrato tutti gli eventuali agenti patogeni che spesso si trovano nelle acque marroni, dando anche una bella pulita al nostro acquedotto vetusto.

Il problema però rimane e quindi riproponiamo alle attuali giunte locali, comunale e provinciale, ed alla giunta regionale, in quanto Sorical, ed agli altri soggetti interessati e coinvolti, le richieste già presentate all’allora sindaco Sammarco nel 2006, sperando in migliore risposta (quella di Sammarco fu nulla, quindi ci vuol poco) da parte dell’attuale sindaco D’Agostino.

Le richieste che seguono sono sostenute ormai da migliaia di cittadini vibonesi molti dei quali, oltre a firmarle e recapitarle al sindaco, hanno pure firmato per la proposta di legge popolare sull’acqua nel 2007, chiesto e ottenuto quest’anno un’importante delibera della giunta comunale sull’acqua pubblica come diritto umano, e sostenuto successivamente, in numero ancora maggiore, la raccolta firme per i tre referendum sull’acqua, arrivata in tutta Italia allo sbalorditivo numero di più di un milione e quatttrocentomila firme.

Riproponiamo il testo integrale dell’appello del 2006 principalmente al sindaco D’Agostino che, crediamo, come primo cittadino vorrà agire da portavoce e, speriamo, pure da sostenitore della salute e della legalità.

Si chiede, semplicemente e senza esagerare, il rispetto di alcune tra le leggi e i contratti vigenti tra gli enti pubblici e i cittadini, a cui il comune ed il sindaco in primis sono comunque tenuti a garantire la qualità costante dell’acqua pubblica.

Luciano Gagliardi – Forum italiano dei movimenti per l’acqua VV.

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Martirano Lombardo. Difendiamo l’acqua pubblica

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Depositate in Cassazione le firme del referendum

Oltre quarantunomila persone, disseminate in quasi tutti i comuni calabresi, hanno apposto tre volte la loro firma, in favore di ognuno dei tre quesiti per la ripubblicizzazione del servizio idrico proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di cui il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” è tra i fondatori. Si tratta di un risultato storico, perché mai nella nostra regione, così come nel resto del Paese, è stata riscontrata un’adesione talmente ampia e diffusa ad una campagna referendaria.

Questo straordinario successo meriterebbe di essere analizzato da più punti di vista. Il tema dell’acqua ha una presa straordinaria non solo in sé stesso, ma anche per ciò che rappresenta: un bene comune, cioè un bene condiviso da una comunità, che va salvaguardato. Questo obiettivo di fondo ha coagulato energie provenienti da radici e storie diverse, dalle parrocchie ai centri sociali, creando tra l’altro i presupposti adeguati per la piena riabilitazione dello strumento referendario, un fondamentale strumento di democrazia forse ritenuto ormai inutile da alcuni, ma cui la gente mostra ancora di credere. Ancora, è da sottolineare lo stacco sempre più evidente tra una classe politica poco attratta dal bene comune, che in larga misura è stata indifferente se non contraria a questa campagna, ed un tessuto sociale che (miracolosamente, per certi versi) è ancora vivo, ancora organizzato, e rifiuta di appiattirsi su retoriche bipartisan, le quali con l’alibi dello sviluppo o, peggio, del sostegno all’occupazione, continuano a svendere la nostra Regione. Da un lato infatti la Sorical, la società mista ma di fatto privata che fa il bello ed il cattivo tempo sulle acque calabresi, e che è nata nel 2003 durante un governo di centro-destra, ha avuto modo di tessere stretti legami con l’attuale Presidente della Regione e con il suo partito. Dall’altro, la stessa Sorical è cresciuta e pasciuta durante il successivo governo di centro-sinistra. Come se non bastasse, i comportamenti dei rappresentanti di questa parte politica si mostrano alquanto “originali”. Basti pensare al Presidente dell’ANCI Calabria, avv. Perugini, che da oltre due mesi non risponde ad una nostra lettera, in cui denunciamo in modo circostanziato l’illegittimità degli incrementi tariffari attuati dalla Sorical e quindi la necessità di attivarsi per recuperare gli oneri non dovuti, o al sindaco di Lamezia, che in piena campagna referendaria decide addirittura di anticipare i termini del decreto Ronchi privatizzando la Multiservizi.

GUARDA LA GALLERY DI REPUBBLICA.it

Circa un anno ci separa dalla scadenza referendaria, durante il quale rilanceremo la necessità di accogliere con tre SI convinti i quesiti proposti, per bloccare la privatizzazione del servizio idrico, per aprire la strada alla ripubblicizzazione e per impedire il profitto sull’acqua. Fin d’ora però chiediamo a tutti gli amministratori locali una moratoria del decreto Ronchi almeno fino all’effettuazione dei referendum, chiediamo che l’ANCI prenda una posizione decisa sulla questione delle tariffe e, sulla scorta delle adesioni raccolte, chiediamo anche un incontro pubblico con il neo-presidente della Sorical, Sergio Abramo, che diverse volte in passato si è apertamente lamentato della gestione delle acque calabresi. Non vorremmo che avesse cambiato idea sulla necessità di una maggiore partecipazione e trasparenza circa le politiche di questa società (ahinoi) privata. Un buon inizio sarebbe quello di rendere noto il proprio compenso e la buonuscita dell’ex-presidente Camo.

La campagna per l’acqua pubblica in Calabria non è un fatto isolato, ma si nutre di una storia che contribuisce a costruire. Solo lo scorso mese di ottobre, nemmeno un anno fa, si è tenuta la grande manifestazione di Amantea contro i veleni disseminati nel nostro territorio, e nel mese di dicembre un’altra grande manifestazione contro il ponte sullo Stretto. In Calabria più che altrove il mito dello sviluppo, come in ogni colonia, ha significato spregio della vita e della salute umana, oltre che depredazione delle risorse del territorio. La battaglia per l’acqua si proietta dunque come battaglia per i beni comuni, anzi per il bene comune, e quindi per la partecipazione e la democrazia. Dunque, si scrive acqua, ma si legge democrazia.

ALCUNI DATI SULLA RACCOLTA FIRME

41417 per il primo quesito, 41490 per il secondo, 41553 per il terzo. Questo per la precisione il numero di firme certificate in Calabria in favore della campagna referendaria per la ripubblicizzazione del servizio idrico. A queste avrebbero potuto aggiungersi almeno un altro migliaio di firme, raccolte ma non certificate in tempo, quindi non spedite a Roma per la consegna alla Corte di Cassazione.

La provincia con i numeri più rilevanti è quella di Cosenza (quasi 19500 firme, il 2,7% del corpo elettorale alle ultime elezioni regionali), seguono Catanzaro (quasi 10mila firme, il 2,8%), Reggio Calabria (7500 firme, l’1,5%), Crotone (3600, il 2,4%) e Vibo Valentia (1500, l’1%). La Provincia di Cosenza è anche quella che è riuscita a coinvolgere il maggior numero di comuni nella raccolta (ben 107 su 155), ma anche nelle altre Province si è riusciti a diffondere la campagna capillarmente sul territorio, concentrandosi soprattutto sui residenti (i certificati elettorali richiesti fuori regione sono stati appena 7 per quesito).

Se si considerano i singoli comuni, la “palma” va assegnata a Catanzaro, con quasi 4400 firme raccolte. Seguono un po’ distaccate Reggio (quasi 2900 firme), Lamezia (2640), Cosenza (2580, che diventano però quasi 3700 considerando anche le vicine Rende e Castrolibero), Crotone (2350), Castrovillari e Vibo (entrambe con oltre 900 firme). Se in termini assoluti prevalgono, com’era ovvio, i centri principali, in proporzione alla popolazione in alcuni comuni minori è stato raccolto un numero di firme paragonabile al numero di votanti nelle tornate elettorali. La percentuale di aderenti alla campagna referendaria supera il 10% del corpo elettorale in almeno una ventina di comuni. Alcuni di questi sono siti in aree geografiche di vecchia “militanza”, come il Savuto e la Presila cosentina (record a Grimaldi, con l’adesione del 40% del corpo elettorale). In altri comuni (ad esempio Frascineto, Saracena, Verbicaro) gli elettori sono stati incentivati dall’interlocuzione tutt’altro che felice con la Sorical. In altri comuni ancora, infine, come Pianopoli e Carlopoli (il paese di Bruno Arcuri) nel catanzarese o Panettieri nel cosentino, il fronte dell’acqua pubblica si è chiaramente intrecciato con altre battaglie per la tutela del territorio e dei beni comuni, contro discariche e mega-centrali a biomasse. Questa è un’ulteriore dimostrazione che la campagna per l’acqua pubblica può porsi in prospettiva degli obiettivi molto più ampi di quelli previsti dai singoli quesiti referendari promossi.

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Iniziati i lavori del Forum Ambientale Calabrese

Oggi, sabato 17 Luglio, sono iniziati i lavori del Forum Ambientale Calabrese sul lungomare di Rossano. In mattinata sono stati definiti tre gruppi di lavoro “Energia”, “Acqua e beni comuni”e “Ciclo dei rifiuti”. Originariamente era previsto un ulteriore gruppo di lavoro: “Ponte, grandi opere e infrastrutture” ma si è pensato di dar maggior spazio all’argomento “Energia” per discutere dell’attuale problema della riconversione a carbone della centrale dell’ENEL a Rossano, città che ospita il forum.

Al forum si sono ritrovati cittadini, comitati e associazioni provenienti da tutta la Calabria e da altre parti del meridione per informare e rilanciare le attività dei comitati ed attivisti, anche attraverso la stesura di un “libro bianco” sulle realtà in questione.

In serata alle ore 22:30 presso l’anfiteatro sul lungomare di Rossano è previsto un incontro-dibattito pubblico “Carbone, parlano i medici” in cui interverranno il Dott. Ferdinando Laghi primario di medicina interna all’ospedale di Castrovillari e il Dott. Maurizio Portaluri dell’associazione “Salute pubblica” di Brindisi.

Per la giornata di domenica sono previsti nel pomeriggio l’assemblea plenaria per fare un sunto dei lavori svolti e rilanciare le future iniziative. La sera alle ore 22:30 la presentazione del libro-inchiesta sul traffico di rifiuti internazionali “Avvelenati” con la partecipazione degli autori Giuseppe Baldessarro redattore del Quotidiano della Calabria e reporter de La repubblica e Manuela Iatì reporter di SkyTg24.

Il forum è trasmesso in radio-streaming sul web da www.transizionedifase.org, webradio autonoma.

Rossano, 17 luglio 2010.

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In diretta streaming da Rossano: Forum Ambientale Calabrese

((( TransizioneDiFase )))
La web radio ((( TransizioneDiFase ))) trasmetterà in diretta streaming su internet i lavori del Forum Ambientale Calabrese che si tiene nei giorni 17 e 18 luglio.

Per ascoltare la diretta, fai click sul tasto Play qui sotto:

Maggiori informazioni sull’evento

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La verità dei fatti!

Lo scorso 7 luglio, il consiglio comunale di Lamezia Terme a maggioranza ha approvato una deliberazione che prevede l’ingresso nella Lamezia Multiservizi, società finora interamente pubblica, di un socio privato con una quota del 40%.

Per il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, che proprio in questi giorni sta chiudendo brillantemente la campagna di raccolta firme per i tre referendum che vanno a ripubblicizzare l’acqua, in piena e totale condivisione della linea già espressa dal composito e vitale comitato lametino, questa scelta dell’amministrazione Speranza rappresenta un atto contraddittorio ed un grande affronto alla battaglia che si sta conducendo in tutta Italia.

Questi i dati: più di 1.300.000 firme raccolte a livello nazionale ed oltre 41000 in Calabria, con una serata di punta in cui si è riusciti a raccogliere ben 800 firme a Lamezia proprio in occasione della festa del sindaco Gianni Speranza. Lo stesso sindaco ha firmato i tre referendum, così come tantissimi sindaci calabresi di cui però ben più di 40 hanno con coerenza già modificato lo statuto.

Al Coordinamento B. Arcuri, un insieme di associazioni, movimenti, liberi cittadini e forze politiche – e Sinistra Critica è a tutti gli effetti nel comitato di sostegno – sembra assurdo che, con una così vasta mobilitazione di popolo che chiede la ripubblicizzazione dell’acqua, si vada a compiere proprio a Lamezia un atto amministrativo sbagliato che va, ahinoi, nella stessa direzione attuata allorquando si regalò alla Sorical l’acqua delle nostre fonti. Non a caso pezzi dell’associazionismo locale hanno già espresso la loro forte disapprovazione.

Anche Corrado Oddi, del Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua, nell’assemblea cittadina svoltasi il giorno prima del consiglio ha ribadito che tale scelta è inconcepibile: anticipa i tempi del decreto Ronchi, privatizza servizi attinenti a beni comuni fondamentali (acqua e non solo) e tende a delegittimare il portato politico dell’iniziativa referendaria.

Le esternazioni del sindaco, e quelle fuori luogo di sedicenti forze di sinistra, evidenziano in maniera palese che non c’è coerenza tra quello che si dice e quello che si fa. Basti pensare che Nichi Vendola si è mosso all’opposto ripubblicizzando l’Acquedotto Pugliese, la più grande infrastruttura d’approvvigionamento idrico d’Europa.

Da parte nostra ci prepariamo per la campagna referendaria forti del successo della raccolta firme che abbiamo raggiunto, a Lamezia ed in Calabria, parlando semplicemente e coerentemente della imprescindibile necessità di tutelare i beni comuni.

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Lamezia Terme, 17/07/2010

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