Archivio per la categoria acqua

20 Marzo 2010 Manifestazione nazionale a Roma

Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa

Appello per la manifestazione Leggi…

Promozione e adesioni – Per aderire scrivere a segreteria@acquabenecomune.org

Il percorso del corteo e informazioni logistiche

Manifesti, volantini, flyers e banner

Spot radio

Rassegna stampa

Leggi l’appello di Padre Alex Zanotelli – Acqua: Hasta la victoria!

INFO BUS DALLA CALABRIA:
Reggio Calabria: csoacartella[@]ecn.org, 3312279540 (Peppe)
Catanzaro: dogi54[@]tele2.it, 3494479052 (Giovanni)
Cosenza: info[@]difendiamolacalabria.org, 327.6614542 (Oreste)
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Alex Zanotelli, acqua: Hasta la victoria!

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.
Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo : ’sorella acqua’.
Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B !). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.
Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.
L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.
Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.
E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica.
Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro :o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.
Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).
Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.
E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita !). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.
Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo.
Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia.
Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.
Mobilitiamoci ! E’ l’anno dell’acqua !

Napoli, 7 febbraio 2010

Alex Zanotelli

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Zingonia. Una storia, di acqua razzismo e speculazione

Sembra Rosarno È Zingonia

Sono 1231 i chilometri che dividono Rosarno dalla provincia di Bergamo. Una linea che una volta era percorsa dai migranti del meridione d’Italia, accolti oltre il Po dai cartelli «non si affitta ai terroni». Per loro, per i volti mediterranei di Rocco e i suoi fratelli, per quelle lingue aspirate che odoravano di mare e di terre abbandonate, c’era chi costruiva case e interi quartieri dedicati, pensati solo per accogliere i migranti. Lontani dai centri delle città, in quella periferia fatta di palazzoni allineati. Serviva la mano d’opera per la lingua di terra tra Bergamo, Brescia e Milano. Ne serviva tanta, subito e a basso costo.

È nata così Zingonia, enorme speculazione un po’ surreale alle porte di Bergamo. Le fabbriche, le villette per i dirigenti e, a pochi metri dalla strada statale che fa da confine con il borgo antico di Ciserano, sei torri per loro, i meridionali.

In cinquantanni tutto è cambiato, per non cambiare nulla. Tra gli anziani della bassa bergamasca anche le polacche che fanno le badanti vengono chiamate ancora oggi terrune. L’africano che lavora in fabbrica è solo un niger, e nei bar con la bandiera della Lega non si fa vedere. Nella bassa regno dei duri fedeli di Maroni, di Borghezio e di Bossi, c’è oggi la crisi. Dall’aeroplano diretto a Orio al Serio si possono contare le poche automobili stazionate davanti ai capannoni industriali, facendo una statistica molto empirica ma visivamente efficace. Parcheggi deserti, pochissimi camion, capannoni chiusi. Passa la crisi vera, quella industriale, quella cattiva, quel vento che lascia le persone a casa. Quel male che ha portato un operaio a suicidarsi, a darsi fuoco davanti ad uno dei tanti piazzali vuoti, grigi e inutili.

E così anche Zingonia deve cambiare. I niger e «le facce da cammello» – come il neopresidente leghista della provincia di Bergamo amava chiamare i magrebini – devono andare via. Il quartiere simbolo dell’industrializzazione costruito da Renzo Zingone nel 1964 – prima vera speculazione edilizia del nord Italia – è ormai da buttare giù. Come a Rosarno è da ripulire, estirpare, cacciandola
dalle mappe.

L’arma dell’acqua

I sei palazzi di Zingonia sono oggi abitati da 150 famiglie, tutte o quasi composte da migranti stranieri. Prevalgono i senegalesi, i pachistani e i magrebini. Non sono case popolari, gestite da enti o dal comune. Chi è entrato nei palazzi di Zingonia paga un affitto o, molto spesso, ha comprato gli appartamenti dai precedenti inquilini italiani. Cacciare via tutti, come vuole la Lega, è dunque un problema. Il 3 dicembre scorso la mattina un gruppo di  tecnici della Bas – azienda di gestione dell’acqua controllata da A2A – taglia i tubi dell’acqua, facendo scoppiare una rivolta di alcune ore. La società si era presentata con un conto salatissimo di quasi 400 mila euro di bollette non pagate.

Ma non tutto è in realtà così chiaro. Facendo due conti, in uno dei sei palazzi risulta un consumo idrico per l’ultimo anno di quasi novecento euro a famiglia. È evidente quindi che i conti non tornano. A fine dicembre le famiglie di Zingonia hanno raccolto tredicimila euro, consegnati al sindaco di Ciserano, che a sua volta li ha versati all’azienda controllata da A2A. Un primo acconto che ha permesso la riapertura dei rubinetti. Ai signorotti bergamaschi dell’acqua però non è bastato: i quattrocento mila euro di arretrati li vogliono tutti.

Divide et impera

«Abbiamo un accordo», ha annunciato a fine anno Enea Biagini, il sindaco ex Ppi – oggi Pd – di Ciserano. Un patto firmato da lui, da A2A e da rappresentanti dei condomini scelti sul campo, senza una regolare assemblea di condominio. Anzi, il condominio da anni non c’è più, dopo che l’ultimo amministratore si è dimesso. L’accordo prevede che ogni famiglia delle torri di Zingonia versi 125 euro, tutti i mesi. In un anno sono 1500 euro, per l’acqua di A2A. La raccolta dei soldi è affidata dall’improvvisato capo condominio, che ogni mese deve girare tra gli otto piani del palazzo chiedendo alle famiglie senza lavoro o in cassa integrazione quei soldi. Basta che qualcuno non paghi e a fine mese l’acqua viene tagliata di nuovo, all’intero palazzo. Così è successo all’inizio di questa settimana ad un condominio. E così probabilmente tra qualche giorno accadrà per un’altra torre di Zingonia. Dopo la protesta dura del 3 dicembre il taglio dell’acqua anche qui avviene con la copertura di forze armate. A differenza di Aprilia – dove le ronde di Acqualatina sono accompagnate dai vigilantes privati – l’ordine pubblico è garantito dagli alpini, dai carabinieri e dalla polizia locale. E se tagliano l’acqua diventa più facile dare la colpa a quelle famiglie che non sono riuscite a mettere i 125 euro mensili, dividendo così la comunità degli stranieri.

Via tutti

L’esodo è così iniziato. Chi può, chi trova un’altra casa, chi non ha un mutuo da pagare ha già lasciato Zingonia. Perché rimanere, d’altra parte: quelle torri dovranno essere abbattute, per far spazio all’economia speculativa che del lavoro se ne frega. I caterpillar e l’esplosivo per buttare giù i palazzi creati per i migranti del sud Italia nel 1964 sono già pronti, nascosti dietro i presidi fascisti della Lega. Sul sito esecuzionigiudiziarie.it ci sono oggi undici appartamenti di Zingonia all’asta. Famiglie di stranieri che non sono riuscite a pagare il mutuo e che hanno perso la casa. Il valore è precipitato sotto i 50 mila euro. In alcuni casi un appartamento è offerto all’asta a 18 mila euro, con una valutazione della perizia di 48 mila euro. E anche qui, come per il calcolo delle bollette dell’acqua del 2009, c’è qualcosa che non torna. Tutte le perizie, tranne una, mettono nero su bianco che nei palazzi di Zingonia non ci sono debiti di condominio o di acqua. «L’amministratore non si trova», spiegano i periti e, dunque, nessuno sa quali siano i reali debiti. E dato che il contatore è sempre stato condominiale, è impossibile oggi per le famiglie di Zingonia stabilire con certezza se i conti presentati da A2A sono corretti.

Analizzando poi le storie giudiziarie degli undici appartamenti che andranno all’asta si scopre anche il mercato clandestino degli affitti in nero. E qui gli italiani entrano in scena. C’è il caso ad esempio di un appartamento di proprietà di un italiano, dove gli ufficiali giudiziari hanno trovato una famiglia di stranieri. «Abbiamo un contratto d’affitto», hanno risposto, mostrando un accordo mai registrato. «A chi pagate?», ha chiesto il perito del Tribunale:

«A un tale Massimo, che raccoglie i soldi tutti i mesi, perché il padrone di casa non lo abbiamo mai visto», è stata la risposta. Inutile parlare con Massimo, ovviamente, perché dove sia finito il padrone non lo ha voluto dire neanche ai periti del Tribunale. Gli appartamenti vuoti sono stati poi murati dal Comune di Ciserano, per evitare che altre famiglie potessero entrare. Fino ad oggi sono stati chiusi 22 appartamenti e di questi almeno tre erano di proprietà di italiani, ma utilizzati da famiglie di stranieri, spesso irregolari.

Oggi con la scure del taglio dell’acqua – dopo che già da cinque anni è stato tagliato il riscaldamento – buona parte delle famiglie vorrebbe andarsene. Il problema rimane per chi è in regola con il pagamento dei mutui – e non sono pochi – per chi in quell’appartamento ha visto la possibilità di un riscatto, di una vita normale, di un futuro per i figli. Tanti sono qui da anni, riescono a mantenere un lavoro, magari precario, magari al nero. Mandano i figli nelle scuole, dove – nonostante Gelmini e la Lega – fanno amicizia, studiano, hanno insegnanti che conoscono. È contro queste famiglie che l’arma del debito dell’acqua è oggi usata: rimanere con i rubinetti a secco ed essere costretti a usare le fontanelle dei cortili, in pieno inverno e con gli ascensori rotti è la “exit strategy”. Perché su Zingonia si prepara un futuro milionario.

Le mani su Zingonia

In nome della sicurezza da queste parti si fa di tutto. Ed è una sicurezza asimmetrica, dove al sicuro si devono mettere solo i capitali. Le famiglie, la casa ed il lavoro si p ossono buttar via. «Zingonia è un ghetto». «Zingonia è il regno dello spaccio». «A Zingonia è meglio non entrare». Da un anno il martellamento mediatico è intenso. E così quando è stato presentato il nuovo contratto di quartiere per la zona tutti erano felici. I sei palazzi venivano buttati giù, la zona veniva destinata allo sviluppo del commercio e i privati potevano investire. Nella versione presentata pubblicamente del progetto c’era anche la realizzazione delle nuove case per le famiglie che abitano le sei torri, i condomini Athena e Anna: accanto alla speculazione c’era un minimo di criterio di vero sviluppo sociale.

«Io ho preso possesso l’8 giugno – racconta il sindaco di Ciserano Biagini – e il 10 la regione mi ha chiesto tutti i progetti preliminari, pena il respingimento del contratto di quartiere ». Impossibile ovviamente riuscire a mandare la documentazione. E così il progetto della nuova Zingonia con un volto più umano è caduto, cassato dalla Regione Lombardia.

Arrivano le elezioni provinciali, la Lega che sulla cacciata degli stranieri di Zingonia aveva fatto la sua principale battaglia, si aggiudica il posto di presidente. A ottobre parte la nuova proposta dalla Regione: il progetto va rimodulato – spiegano in una riunione a porte chiuse – vi diamo 5 milioni di euro per espropriare tutto e le terre le assegniamo con «bandi ad hoc». Sparisce tutto lo studio sociale ed economico, rimane solo la speculazione. Passa un mese ed ecco che la A2A inizia a tagliare l’acqua e a chiedere cifre impossibili alle famiglie. Una fortuita coincidenza, ovviamente. Zingonia probabilmente morirà. Le 150 famiglie verranno espulse, mandate via come è accaduto a Rosarno. Ma per la Lega potrebbe essere una battaglia solo apparentemente vinta. «Vedi, gli italiani non conoscono il mondo neanche su internet – racconta un ragazzo marocchino davanti ai palazzi di Zingonia – e questo paese senza di noi morirà». In un lento e tragico suicidio.

Andrea Palladino, il manifesto 06/02/10

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Arriva in calabria il ciclone Lannes!

La copertina del libro (clicca sullimmagine per approfondire)

La copertina del libro (clicca sull'immagine per approfondire)

Gianni Lannes  è un giornalista libero ed indipendente della Puglia direttore del giornale on line www.italiaterranostra.it . Vive da 24 anni in Italia. Diverse le sue collaborazioni con testate nazionali quali: L’Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana, Avvenimenti, Diario, La Repubblica, Il Corriere della Sera, L’Unità, Il Manifesto, Liberazione, La Gazzetta del Mezzogiorno, Medicina Democratica, La Nuova Ecologia.

Si occupa – indagando sul campo a livello internazionale – delle seguenti tematiche: traffico di armi tra Stati, commercio di esseri umani, ecomafie a livello planetario,mafie istituzionali. A partire dal 29 giugno 2009 ha subito tre attentati preceduti da una minaccia di morte. Mandanti ed esecutori materiali vanno ricercati negli apparati deviati dello Stato italiano.

Ad aprile 2010 presenterà a Roma e a Strasburgo in conferenza stampa il dossier “NAVI DEI VELENI” (Adriatico, Jonio, Tirreno). Il 9 febbraio a Cosenza darà un’anticipazione sulle navi Catania e Cunski. Prove alla mano smaschererà pubblicamente le menzogne del governo Berlusconi in materia.

Nel suo ultimo libro  Lannes parla di navi dei veleni e della tragedia del Francesco Padre. Scrive Andrea Purgatori nella prefazione del libro:

La tragedia insabbiata del Francesco Padre è un paradigma, uno dei tanti, nei quali ci si imbatte sfogliando la cronaca, anzi la storia ormai, dell’Italia più recente. Una storia di semplici marinai e di malintesa ragion di Stato (di tanti stati, talvolta). Di segreti apposti dall’alto o semplicemente applicati in base alla consegna militare del silenzio, che ha quasi sempre impedito di penetrare il coverup applicato a molti pasticci che avrebbero potuto mettere in discussione la sudditanza delle nostre forze armate (e dei nostri governi) rispetto a strutture sovranazionali come l’Alleanza Atlantica. Non è un caso che gli snodi impossibili dell’indagine sulla fine del “Francesco Padre” ricordino in modo impressionante la tecnica del muro di gomma che da trent’anni impedisce di svelare il retroscena della strage di Ustica. E di accertare le responsabilità dirette o indirette di alcuni nostri alleati o partner commerciali nello scenario di guerra di quella notte. Anche la notte del 4 novembre 1994, non era una notte qualsiasi.

Nel libro Gianni Lannes presagisce quello che è accaduto recentemente riguardo alla nave Cunsky davanti il mare di Cetraro. Una nave affondata dalla ndrangheta e riaffondata dal governo Berlusconi.

Il FORUM DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DELLA CALABRIA ORGANIZZATRICI DELLA GRANDE MANIFESTAZIONE AD AMANTEA IL 24 OTTOBRE 2009 RIPORTANO L’ATTENZIONE SULLA QUESTIONE DELLE NAVI E DEI VELENI TOSSICI ANCORA SOTTERRATI NELLA SIBARITIDE, A CROTONE, A PRAIA A MARE , NEI MARI DI CETRARO E DELLA CALABRIA .

Gli incontri con Gianni Lannes saranno l’occasione per rilanciare la tematica e riportare l’attenzione dei media

NATO: COLPITO E AFFONDATO Segreti e veleni a proposito di navi dei veleni

Questo il calendario delle iniziative:

9 febbraio ore 12 Conferenza stampa di presentazione nella Sala CGIL di Cosenza piazza Vittorio

ore 19 ad Amantea  Palace Hotel Mediterraneo, presenta Comitato Natale De Grazia : Gianfranco Posa, Alfonso Lorelli

10 FEBBRAIO COSENZA Ore 10:30 Incontro all’Unical Aula Filol8, presenta Guerino Nisticò.

ore 17 a Cosenza libreria Ubik presenta Francesco Cirillo

11 febbraio CETRARO  ore 18  Palazzo del Trono

12 febbraio  Reggio Calabria ore 17  presso la sede dell“Associazione piccola Opera  Papa Giovanni Onlus”-Via Vallone Mariannazzo – Presenta Nuccio Barillà Legambiente, Domenico Nasone Associazione Libera coordinatore Regionale

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No alla protezione civile SPA

protezioneSPAcivileQuesto l’appello letto e presentato all’assemblea  “Protezione SpA” svoltasi a L’Aquila.

C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l’opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze.

Il decreto legge del 30 dicembre 2009 stabilisce la costituzione della Protezione Civile Servizi S.p.A. Si afferma che ciò viene fatto per “garantire un risparmio di tempi e risorse negli interventi del Dipartimento”. In verità, si costituisce una società di diritto privato ma a capitale interamente pubblico, che può agire da general contractor, detenere immobili, produrre utili, dirigere lavori: si privatizza, così, la gestione delle emergenze e quella dei grandi eventi. Introducendo gravi elementi di discrezionalità nella gestione di ricchi appalti. Sottraendo al Parlamento, alla rete del volontariato, alle organizzazioni dei lavoratori, agli enti locali il controllo sulle azioni della Protezione Civile. Il soccorso diventa un business direttamente gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nello stesso decreto, inoltre, si procede ad assunzioni di dirigenti fidati con i fondi destinati ai cittadini aquilani e Vigili del fuoco dal decreto Abruzzo. Si decide l’acquisto dell’inceneritore di Acerra, pagando coi soldi dei cittadini un’impresa che ha gravemente contribuito all’emergenza rifiuti campana. Lasciando intatte tutte le deroghe ai codici ambientali, che permettono di realizzare discariche non a norma e di bruciare il “tal quale”.

In questi anni la Protezione Civile ha dismesso il suo ruolo originario. Ha tralasciato la previsione e prevenzione degli eventi calamitosi, lo dimostrano le numerose alluvioni e frane di quest’anno (Messina, Pisa, Liguria, Ischia). Ha gestito appalti per centinaia di milioni di euro per i grandi eventi (G8 from La Maddalena to L’Aquila, Mondiali di nuoto di Roma, giochi del Mediterraneo di Pescara). Ha permesso a sindaci e presidenti di regione di gestire il territorio con poteri commissariali, sottratti al controllo degli organi elettivi. Ha affrontato con strumenti militari, e in spregio a tutte le norme riguardanti ambiente e salute, l’emergenza rifiuti in Campania, contribuendo all’avvelenamento del territorio. Ha imposto a L’Aquila una gestione centralizzata e militarizzata dell’emergenza, lasciando, ancora oggi, 9mila sfollati negli alberghi sulla costa e imponendo il Piano C.A.S.E., che produrrà gravi danni all’assetto urbanistico e al tessuto sociale della città. Oggi la Protezione Civile sbarca ad Haiti, allo scopo di procurare appalti per la nuova S.p.A. e di conquistare un ruolo nel conflitto tra potenze mondiali giocato sulla pelle dei terremotati.

Contemporaneamente, con ordinanza di Protezione Civile, si decide di gestire l’emergenza carceri prevedendo la costruzione di ulteriori 27 strutture detentive sul “modello L’Aquila”.

Temiamo che con questi strumenti domani si potranno gestire le grandi inutili opere volute dal governo o la costruzione di centrali nucleari.

Non è questa la Protezione Civile che ci serve. Per questo vogliamo lanciare una grande campagna nazionale, coinvolgendo partiti, sindacati, associazioni, la rete del volontariato, enti locali e comitati dei cittadini. Per impedire che la Protezione Civile si trasformi in S.p.A. e per trasformare la Protezione Civile in uno strumento democratico di autoprotezione, utile a sostenere l’unica grande opera di cui il Paese ha bisogno: la messa in sicurezza del territorio.

Per adesioni: noallaprotezionecivilespa@gmail.com

Approfonfimenti: www.3e32.com

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