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	<title>Difendiamo La Calabria &#187; orestep</title>
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		<title>Napoli come Parigi, l&#8217;acqua torna pubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orestep</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua e il Comitato Acqua Pubblica Napoli salutano con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all&#8217;unanimità, la trasformazione dell&#8217;azienda &#8220;Arin S.p.a.&#8221; in “Acqua Bene Comune Napoli”, un ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche.</p> <p style="text-align: justify;">Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il  Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua e il Comitato Acqua Pubblica  Napoli salutano con gioia e soddisfazione il voto del Consiglio Comunale  di Napoli che ha approvato, sostanzialmente all&#8217;unanimità, la  trasformazione dell&#8217;azienda &#8220;Arin S.p.a.&#8221; in “Acqua Bene Comune Napoli”,  un ente di diritto pubblico che gestirà le risorse idriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Si  tratta delle prima effettiva attuazione del voto referendario, e della  volontà di 27 milioni di cittadini, in una grande città: a Napoli  l&#8217;acqua torna pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Si compie il primo, storico, passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci  aspettiamo adesso che tutte le altre città seguano l&#8217;esempio napoletano  e che oltre alla ripubblicizzazione si vada nella direzione di una  reale partecipazione dei cittadini e dei lavoratori nella gestione del  Servizio Idrico Integrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Da  oggi, 26 ottobre, inizia il percorso della gestione pubblica e  partecipata del servizio idrico, a cui tutti i cittadini e tutte le  cittadine saranno chiamati a contribuire.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;acqua  torna ed essere un bene comune e nessuno, d&#8217;ora in poi, potrà dire che  non si poteva fare. Su acqua e referendum indietro non si torna.</p>
<p style="text-align: justify;">Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</p>
<p style="text-align: justify;">Comitato Acqua Pubblica Napoli</p>
<p style="text-align: right;">Napoli, 26 ottobre 2011</p>
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		<title>&#8220;Fate di Napoli una S. Francisco&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 20:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>orestep</dc:creator>
				<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[incenerimento]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti zero]]></category>
		<category><![CDATA[termovalorizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Intervista a Paul Connet, teorico mondiale dei rifiuti zero: «Nella città americana solo il 35% in discarica. Vivere senza spazzatura si può. Il problema è la corruzione, perché gli inceneritori sono il nuovo business»</p> <p> Paul Connet è docente di biochimica alla università St.Lawrence di Canton, nello Stato di New York. Teorico mondiale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><strong> Intervista a Paul Connet, teorico mondiale dei rifiuti zero: «Nella città americana solo il 35% in discarica. Vivere senza spazzatura si può. Il problema è la corruzione, perché gli inceneritori sono il nuovo business»</strong></span></p>
<p><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><strong> </strong></span><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Paul Connet è docente di biochimica alla università St.Lawrence di Canton, nello Stato di New York. Teorico mondiale della strategia «rifiuti zero», ha tenuto conferenze in più di quaranta nazioni mettendo in luce i pericoli sanitari derivanti dall&#8217;incenerimento dei rifiuti e illustrando le possibili alternative. Lo abbiamo incontrato appena giunto in Italia in occasione di un tour vorticoso di incontri con i cittadini e gli amministratori locali, il primo dei quali con il presidente-commissario della Regione Lazio, Marrazzo, circa la disastrosa questione di Malagrotta a Roma, la più grande discarica d&#8217;Europa, in procedura d&#8217;infrazione perché esaurita da anni e oggetto di una class action contro i danni da inquinamento, nella quale è, appunto, in costruzione un inceneritore con recupero energetico (termovalorizzatore è un termine italiano per distrarre dal problema principale). «La ragione per cui vengo spesso in Italia è che ho la speranza che voi abbiate ancora la creatività di Leonardo e Galileo. I rifiuti sono un&#8217;invenzione umana quindi l&#8217;obiettivo è disegnare i rifiuti fuori dal sistema: una nuova sfida per l&#8217;industrial design &#8211; spiega Connet &#8211; La costruzione di ogni inceneritore, invece, porta indietro di 25 anni il nostro sviluppo. C&#8217;è un approccio stupido, avido e infantile allo spreco: come se le risorse e lo spazio fossero infiniti. Così non è. Anche i manager delle corporation, pur avendo il compito di far quadrare il bilancio trimestrale hanno dei figli. Devono convincersi, dunque, che il riciclo e il riutilizzo delle componenti non deteriorate non solo è possibile ma è anche economicamente vantaggioso.<br />
<strong>La sua è un&#8217;ipotesi per il futuro o si tratta di strategie già in atto?</strong><br />
Esempi in tal senso non mancano: la Xerox ha un programma di riciclaggio dei materiali di consumo usati, come i toner. Inoltre ha sperimentato che ritirando le vecchie fotocopiatrici e riutilizzano le componenti non usurate ottiene un risparmio di milioni di dollari creando nuovi posti di lavoro. Questa è la grande novità. Indispensabile è, poi, l&#8217;investimento in ricerca per arrivare a una progettazione industriale che riduca gli sprechi e studi strategie di riutilizzo. Centri di ricerca mirati dovrebbero sorgere anche vicino alle discariche per studiare i differenti tipi di materiale. Inventare un sistema che cerca di controllare cosa esce fuori da una discarica è l&#8217;unico modo per controllare di conseguenza cosa vi entra e tentare di ridurlo.<br />
<strong>Cosa accade, invece, con l&#8217;utilizzo degli inceneritori?</strong><br />
L&#8217;esatto contrario: tu fissi la quantità di rifiuto e non c&#8217;è modo di ridurla. Anzi il business sta nell&#8217;aumentare sempre più il tonnellaggio combusto. Gli inceneritori bloccano la via al riuso e alla riduzione. Altrimenti faremo la fine di Tokyo con i suoi 23 inceneritori (loro bruciano tutto) cinque volte tanto la media del mondo occidentale.<br />
</span><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><strong>Quindi non è sufficiente il solo riciclo ma occorre una vera inversione delle politiche di sviluppo industriale, combinata con una riduzione dello spreco consumistico. Un patto tra il cittadino e l&#8217;industria vantaggioso per tutti.</strong><br />
Vantaggioso perché il ciclo di raccolta differenziata porta il costo a un terzo di quello attuale; perché gli impianti per il riciclaggio hanno una tecnologia meccanica semplice, economica e di rapida realizzazione; perché è un processo che impiega un quarto dell&#8217;energia necessaria all&#8217;incenerimento, riducendo spreco di risorse ed effetto serra; perché opera risparmi di scala sulla produzione industriale e incremento di posti di lavoro. Questo sistema produce un risparmio energetico che riduce di 46 volte (4.600%) il surriscaldamento globale.<br />
<strong>Qual è stato il ruolo delle proteste e delle resistenze messe in campo dai cittadini contro soluzioni come gli inceneritori?</strong><br />
Determinante perché la pubblica amministrazione va condizionata. E gli Stati Uniti dimostrano che è possibile. <span style="text-decoration: underline;">Negli Usa l&#8217;incenerimento è la tecnologia più impopolare dopo quella nucleare. L&#8217;ultimo inceneritore costruito risale al 1995</span>, da quel momento sono state rigettate ben 300 domande di autorizzazione per nuovi impianti. Anche se, attualmente, stanno tornando alla carica. Tuttavia la maggior parte dei rifiuti finisce ancora in discarica e lì hanno molto spazio. Ma a S. Francisco, che paragonerei a Napoli come popolazione (850.000 persone) e struttura (è una città portuale) si è raggiunto in breve tempo un riciclo del 65% con l&#8217;obiettivo del 75% nel 2010. La parte residua va ancora in discarica, ma non dimentichiamo che <strong>il 25% di quello che l&#8217;inceneritore brucia si trasforma in ceneri tossiche che comunque vanno smaltite in discariche speciali</strong>. L&#8217;emergenza di Napoli (come per ogni altra città) si risolve con un diverso e funzionale rapporto con le aree limitrofe, come è accaduto a San Francisco: la campagna esporta in città il riciclo, dove non è un problema il riutilizzo di carta, vetro, metalli, plastica. La città esporta l&#8217;organico compostato per la produzione agricola che viene poi reimportata per il consumo cittadino.<br />
Ma in Italia il sostegno economico pubblico va agli inceneritori incentivando, così, le strategie degli imprenditori privati&#8230;.<br />
Proprio perché l&#8217;incenerimento non risolve il problema ma continuerà a riprodurlo, stando il business nella quantità bruciata, l&#8217;amara conclusione è che è facile risolvere la crisi dei rifiuti, quello che è difficile (per tutti) è risolvere la crisi della corruzione.</span></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana;"><strong>Simona Bonsignori<br />
</strong></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: x-small; color: #000000; font-family: Verdana;"><strong>il Manifesto del 20 Gennaio 2008</strong></span></span></p>
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