CENTRALI A CARBONE

- LA CENTRALE DI ROSSANO

- LA CENTRALE DI SALINE


*** NOTIZIE ***

Progetto di riconversione a carbone della centrale di Rossano: dichiarata l’illeggitimita’ costituzionale dell’art.4, legge102 del 3 agosto 2009 da cui traeva forza il piano di ENEL


***DOCUMENTAZIONE SCIENTIFICA***

Ecco alcune relazioni mediche e scientifiche sulle conseguenze della combustione del carbone.


***MULTIMEDIA DECARBONIZZATI***

 


[CARBONE E SALUTE]

Relazione scientifica del dottor Paolo Franceschi, Pneumologo, Membro del Comitato Direttivo e dell’ Albo degli Esperti dell’ ISDE Italia (International Society of Doctors For Environment). Scarica

[DOCUMENTI UFFICIALI]

  • Le osservazioni ufficiali inviate agli organi competenti, redatte dal gruppo di lavoro tecnico del comitato. Scarica
  • La nota tecnica redatta dagli uffici della Amministrazione Comunale di Rossano. Scarica
  • Sintesi Non Tecnica dello Studio di Impatto ambientale redatto da enel, scaricabile dal sito www.enel.it . Scarica

[VIDEO] : Appello di chi una centrale a carbone la subisce da anni.

[ENERGIA: Intervista a Carlo Rubbia]

Ecco un’intervista realizzata da Giovanni Valentini tratta da Repubblica del 30 Marzo 2008 al premio Nobel Carlo Rubbia. Si parla anche del carbone pulito, delle prospettive energetiche per l’Italia e del perchè le energie rinnovabili vengono snobbate da governi e industriali.

Ecco uno stralcio.

Valentini:  “Ora c’è anche il cosiddetto “carbone pulito”. La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s’è detta favorevole… “
Rubbia: “Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.
V.: “E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l’uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’alternativa? “
R.:”Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità”.
V.: “Se è così semplice, perché allora non si fa? “
R.: “Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

 

Qui la versione integrale dell’intervista.

 

[VIDEO]: Carbone “pulito” a Vado Ligure

[VIDEO] : Appello dei cittadini di Brindisi _ II Parte

 

[VIDEO] : Appello dei cittadini di Brindisi _ III Parte

 

[NANOPARTICELLE e SALUTE]

 

Non esiste oggi una tecnologia in grado di catturare le polveri sottili. La combustione del carbone produce quantità enormi di nano polveri, in particolare PM 10 e PM 2.5, in base al loro microscopico diametro. Quali effetti hanno le nanoparticelle sulla salute? Ecco un video che lo spiega, con riferimento alle nanoparticelle con identica potenzialità cancerogena prodotte dall’incenerimento.

Un contributo video del Comitato Cittadini Liberi d Civitavecchia, cittadini che una centrale a carbone “pulito” la stanno già subendo.

Un’intervista completa ed esaustiva al dottor Montanari, in tre parti

Parte I 

Parte II 

Parte III 

[ENEL: UNA GARANZIA]

Qualcuno crede che Enel sia un ente benefico. Altri che sia un marchio che garantisce sicurezza e qualità. Sarà così? Ecco una serie di contributi.

Il carbone sotto vuoto

 

A Civitavecchia l’Enel ed il Governo hanno rifilato la balla del carbone “pulito”. Anche qui le promesse sono state di massima sicurezza nel trasporto del carbone: sarebbe dovuto arrivare sigillato, sotto vuoto, a sentire i tecnici di Enel avrebbe persino portato benefici all’ambiente. Intanto, quando la centrale era ancora in costruzione, ecco cosa accadeva al porto di Civitavecchia

 

Quei sant’uomini dell’Enel

La centrale di Porto Tolle è al centro anche delle nostre attenzioni perchè da poco è stato riavviato l’iter burocratico per riconvertire anche quella centrale: una bella fabbrica al carbone al centro di un parco naturale. Pochi sanno però che i vertici Enel, tra cui l’ex amministratore delegato Paolo Scaroni, sono stati condannati con enormi multe e mesi di reclusione per disastro ambientale proprio per quella centrale con sentenza del 31 Maggio 2006 confermata in appello il 12 Marzo 2010, pochi mesi fa. Uno stralcio della sentenza: “è emerso con certezza che SO2, NOx e polveri sottili erano stati emessi in grande quantità dalla centrale elettrica di Polesine Camerini a Porto Tolle e che tali emissioni avevano comportato il danneggiamento dell’ambiente circostante, delle colture e perfino di parti di abitazioni e addirittura di cose esposte agli agenti atmosferici“.

Grazie ad un’inchiesta della trasmissione di Rai 3, Report, si sono evidenziate alcune anomalie finanziarie nell’operazione con cui Enel ha venduto la società Wind. L’attuale amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, è nel registro degli indagati della procura di Roma per il reato di corruzione. Staremo a vedere.

Nella spinosa faccenda della centrale del Mercure, la famosa centrale che sarebbe dovuta nascere nel mezzo del Parco Nazionale del Pollino, i tecnici dell’enel hanno usato una dose massiccia di fantasia nel progettare l’impianto. Una centrale, per dirsi a biomasse, deve rispettare una zona di approvvigionamento del combustibile con un raggio non superiore ai 40 chilometri. Nella prima versione del progetto l’Enel dichiarava una zona di approvvigionamento di 150 chilometri in cui avrebbe dovuto reperire 854 tonnellate di combustibile all’anno. Considerando che il raggio di 150 chilometri ricade per una buona parte in mare, considerando che nel raggio di 150 chilometri esistono altre due centrali a biomasse, considerando che anche se fossero 150 chilometri liberi e reali non esiste un territorio che possa offrire tali quantità di biomasse, il progetto di Enel dichiarava il falso più volte. Denunciata la cosa agli organi competenti, la seconda versione del progetto Enel prevedeva come zona d’approvvigionamento “il territorio nazionale”. Riassumendo tutte le incongruenza tra la realtà ed il progetto enel…

Una centrale si può dire a biomasse quando: Il progetto dell’enel prevede:
Il combustile è reperibile senza costi energetici aggiuntivi per il trasposto via mare o via terra Il trasporto di combustibile tramite navi da attraccare nei porti calabresi, lucani e pugliesi. Dai porti il combustibile sarebbe dovuto arrivare con tir.
Una zona di approvvigionamento non superiore ai 40 chilometri di raggio Una zona di approvvigionamento pari all’intero territorio italiano
Potenza di circa 0,5 MW Potenza di 35 MW
Fornitura di energia per consumo strettamente locale e territoriale Energia da inserire nella rete elettrica nazionale, dal momento che il fabbisogno energetico del territorio è già abbondandemente soddisfatto.

Per non parlare di chilometri e chilometri di elettrodotto che l’Enel fà passare nel bel bezzo di centri abitati, come accade nelle nostre contrade Piragineti, Petrato e Gutterie a Rossano, come capita a Montalto (CS), e che provocano enormi e dimostrati danni alla salute. Ecco un servizio della televisione Ten datato Aprile 2008. Oggi non è cambiato ancora nulla.

Questa è solo una minuscola parte delle scorribande di devastazione del territorio compiute da Enel in tutta Italia. Una garanzia. Il crimine paga.


***LINK UTILI***

Rete Nazionale Comitati NO CARBONE

Rete Nazionale dei comitati NO CARBONE

Comitato NO CARBONE Civitavecchia

Comitato Cittadino NO CARBONE Civitavecchia - Alto Lazio

Comitato Cittadino NO CARBONE Brindisi

Comitato Cittadino NO CARBONE BRINDISI

Associazione Italiana Medici per l'Ambiente

Associazione Italiana Medici per l'Ambiente

 

Rubbia: “Né petrolio né carbone
soltanto il sole può darci energia”

di GIOVANNI VALENTINI

<B>Rubbia: "Né petrolio né carbone<br>soltanto il sole può darci energia"</B>Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli

GINEVRA – Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d’eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s’è ritirato a studiare e lavorare, dopo l’indegna estromissione dalla presidenza dell’Enea, il nostro ente nazionale per l’energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, “con particolare riferimento – come si legge nel decreto del ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio – al solare termodinamico a concentrazione”. Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l’energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell’Ambiente e d’intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell’intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.


Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell’Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l’Agenzia internazionale per l’energia. Un “outlook”, come si dice in gergo, sull’andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà. 

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l’outlook della IEA e l’effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall’Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l’oro nero s’è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. “Il messaggio dell’Agenzia – si legge a pagina 71 del rapporto tedesco – lancia un falso segnale agli uomini politici, all’industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media”.

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell’Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall’Agenzia. E anche qui, “i risultati per lo scenario peggiore – scrivono i tedeschi – sono molto vicini ai risultati dell’EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici”. C’è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell’andamento del prezzo e c’è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all’uranio, il combustibile per l’energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall’Energy Watch Group, si documenta che fino all’epoca della “guerra fredda” la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal ’90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell’energia?

“Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

Eppure, dagli Stati Uniti all’Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c’è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?

“Sa quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Ma non si parla ormai di “nucleare sicuro”? Quale è la sua opinione in proposito?

“Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo”.

In che cosa consiste?

“Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile”.

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?

“E’ già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia”.

Ora c’è anche il cosiddetto “carbone pulito”. La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s’è detta favorevole…

“Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l’uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’alternativa?

“Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità”.

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti…

“E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l’energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l’uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

Il sole, però, non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.

“D’accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

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