AI COMPONENTI DELLA IV COMMISSIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA – TESTO CONSEGNATO IL 13 MARZO 2014 –

presidio reggio calabria1
OSSERVAZIONI SULL’ENNESIMA EMERGENZA RIFIUTI E SULLE PROPOSTE DELLA REGIONE CALABRIA
 
I rifiuti che invadono le strade delle città calabresi non sono frutto di una “emergenza”, di un qualche evento imprevedibile e inaspettato, ma sono la conseguenza di scelte scellerate, di logiche perverse che vorrebbero i rifiuti business per affaristi senza scrupoli e per la ‘ndrangheta, e non risorsa per le comunità. Le stesse scelte, le stesse logiche che, incipriate e infiocchettate, stanno alla base delle proposte “per uscire dall’emergenza” che vengono dalla Giunta regionale e anche da diversi amministratori locali.
L’esigenza di far fronte alla grave minaccia per la salute e l’ambiente rappresentata da questo modello gestionale, ha spinto i comitati locali presenti in Calabria a confrontarsi ed avviare un percorso comune, nel rispetto delle autonomie e delle peculiarità di ogni territorio.
Le diverse realtà che oggi si stanno battendo contro nuove e vecchie discariche ed impianti inquinanti, che lottano per la salvaguardia di territori avvelenati e mai bonificati, esprimono la comune necessità di un confronto permanente da cui far scaturire non solo resistenze ma anche proposte reali per la gestione dei territori e restituire, quindi, ai cittadini, la dignità di poter scegliere e decidere per il proprio futuro e quello delle generazioni a venire.
Sedici anni di regime commissariale e oltre un miliardo di euro di fondi fatti sparire nelle tasche della lobby dei rifiuti, hanno portato al prevedibile collasso del sistema regionale del ciclo dei rifiuti. La speranza che la chiusura di quella stagione avrebbe significato la restituzione del momento decisionale alla “politica” e ai territori si è dimostrata da subito vana, e il ritorno alla gestione ordinaria, festeggiato con le strade nuovamente invase dai rifiuti, ha significato comunque il ricorso a strumenti emergenziali come le due ordinanze in deroga, entrambe del 2013, ed a firma del Presidente Scopelliti, che hanno permesso l’abbanco del “tal quale” nelle discariche calabresi. Ogni tipologia di rifiuto, in altri termini, è sversata in discarica, senza alcun trattamento e contro le leggi vigenti in materia, esponendoci al rischio di dover pagare anche le probabili sanzioni che la UE comminerà alla Calabria.
Il disegno politico della Giunta Scopelliti si va delineando sempre più, a partire dall’imponente finanziamento di oltre 250 milioni di euro con cui imporre il potenziamento di discariche, impianti ed inceneritori. Altri 90 milioni di euro, poi, si sono aggiunti in questi ultimi giorni, per essere usati per il trasferimento transfrontaliero dei rifiuti tal quale in eccedenza, rispetto alla capacità di trattamento degli impianti calabresi. La decisione di far emanare al Consiglio Regionale la legge n.6/2014, che rende possibile il ricorso ad impianti privati, giusto per provare a mettere una pezza all’emergenza rifiuti, evidenzia, ancora  una volta, l’incapacità oltre che la mancata volontà politica di mettere fine ad una perenne gestione emergenziale. Addirittura il Consiglio approva in quell’occasione un emendamento degli industriali che allarga all’utilizzo degli impianti ancora non autorizzati ma che lo saranno entro fine anno.
Nella smania di scavare buche per nascondere i rifiuti si promuovono progetti per nuove discariche che lasciano esterrefatti, non tenendo minimamente in considerazione i rischi idrogeologici e i vincoli naturalistici e paesaggistici e depauperando aree da salvaguardare (ZPS, parchi nazionali, produzioni DOP, DOC e colture d’eccellenza).
Come al solito in questo imponente esborso di risorse pubbliche, di cui ne fanno le spese i cittadini, non si intravede neanche l’ombra di un centesimo per un reale ed efficace percorso di raccolta differenziata e  per progetti di riduzione, riciclo e riuso dei rifiuti! Questi soldi, ancora una volta finiranno nelle tasche di ‘ndranghetisti e losche figure dell’imprenditoria nostrana. Da sole queste cifre, è appena il caso di rilevare, basterebbero ad  avviare un programma di raccolta differenziata regionale e, quindi, uscire definitivamente dalla situazione emergenziale.
Resta comunque chiaro che oltre trent’anni di privatizzazioni hanno portato non soltanto un assalto ai beni collettivi con ricadute sulla  salute e sulla qualità dei servizi pubblici, ma anche un cambio di lessico da parte del mercato: oggi le imprese della green economy  parlano di energia da fonti rinnovabili e di isole ecologiche propinandoci mega parchi eolici e fotovoltaici, o discariche che, di verde ed ecologico hanno ben poco, ma hanno come chiaro ed incontrovertibile obiettivo quello del profitto.
Oggi battersi contro discariche e mega impianti vuol dire anche provare a cambiare paradigma produttivo mettendo al centro non il profitto di  pochi ma la salute e gli interessi generali delle comunità che, da anni, si battono per riappropriarsi  dei beni comuni che non devono essere fonte di guadagno per pochi ma ricchezza di tutti.
Occorre però un salto di qualità per andare oltre la difesa del proprio territorio, di per se già molto importante. Ai No contro queste mega opere inutili va affiancato un percorso partecipativo e dal basso che riporti le comunità e i tanti comitati in lotta, ad essere soggetti centrali e fondamentali dei processi decisionali, politici ed economici.
Non più solo, nella migliore delle ipotesi, soggetti consultivi senza nessun peso decisionale, ma soggetti attivi che decidono il futuro della propria vita. Niente deleghe in bianco quindi, ma promozione di forme di autogoverno ed  autogestione a partire da progetti concreti sulla raccolta differenziata e la tutela del territorio e della salute, basati su alcuni punti fondamentali condivisi come:
·         zero discariche, zero inceneritori;
·         raccolta differenziata spinta “porta a porta”;
·         promozione della Strategia “Rifiuti Zero”;
·         programmazione industriale su scala locale per il recupero, riciclo, e riuso dei rifiuti;
·         una gestione pubblica e partecipata dagli abitanti/utenti e dai lavoratori del settore.
Tali punti sono il collante che unisce le diverse comunità in lotta su tutto il territorio regionale. Su questi punti è oggi possibile costruire una risposta collettiva alle politiche regionali che ancora vertono su sistemi diseconomici ed inefficaci, ma, soprattutto, impattanti sotto il profilo della salute umana e della tutela del territorio.
La necessità di stilare il nuovo piano rifiuti regionale rappresenta un’opportunità irrinunciabile per la Calabria per uscire definitivamente dalla fase emergenziale, riconoscendo gli errori fatti nel passato, squarciando il velo che ricopre le gestioni passate (soprattutto quella dell’inceneritore di Gioia Tauro, per il quale non ci viene dato sapere cosa abbia bruciato in questi anni) e implementando nuovi modelli virtuosi. Purtroppo nel leggere la proposta di legge di riordino del settore e soprattutto le linee guida per il nuovo piano rifiuti, dobbiamo constatare amaramente che la lezione non è servita a nulla, e che si intende inseguire gli stessi modelli organizzativi e gestionali che così tanti danni, in termini economici e soprattutto ambientali, hanno prodotto.
La Regione Calabria insiste a mantenere in piedi un sistema basato sull’incenerimento dei rifiuti. È questo il primo dato che rileviamo e che condanniamo fermamente: non c’è alcuna scusante possibile, nessuna “valorizzazione” energetica dei rifiuti, nessun guadagno economico, nessun CDR o CSS che sia, a poter giustificare una gestione dei rifiuti finalizzata all’incenerimento.
Nonostante la pericolosità di questo barbaro sistema sia denunciata da centinaia di studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche e rapporti di organismi e associazioni  mediche, nonostante gli inceneritori siano classificati all’art 216 del Testo Unico Sanitario (G.U. n. 220 del 20/9/1994) come “impianti insalubri di classe I”, nonostante nell’ottobre del 2013 la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) abbia inserito le polveri sottili e l’inquinamento atmosferico tra i cancerogeni certi, con la proposta della Giunta regionale si intende mantenere in piedi il mostro di Gioia Tauro subordinando non solo l’impiantistica, ma persino la raccolta differenziata, al suo “ottimale funzionamento”.
Dichiarando di seguire i principi delle direttive europee e nazionali, la Calabria fa l’esatto opposto: la Direttiva quadro 2008/98/CE, che indica le scale della priorità nella gestione dei rifiuti, afferma che “la preparazione per il riutilizzo, il riciclo o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia”, per cui, all’interno del recupero diverso dal riciclo, va privilegiato il recupero di materia rispetto al recupero di energia. Tale Direttiva viene anche citata nella premessa delle nuove Linee Guida, salvo poi essere completamente disattesa.
In particolare vorremmo ricordare che l’art. 18 della stessa Direttiva dispone il divieto di utilizzo diretto o di diluizione delle scorie e delle ceneri da combustione/incenerimento con altri materiali ai fini del riciclo: tale disposizione ci pare contrastare nettamente con la volontà espressa nelle linee guida di realizzare una “sezione di inertizzazione scorie e ceneri limitrofa all’impianto di termovalorizzazione di Gioia Tauro, tale da consentire il recupero e riciclo degli scarti di processo”, e con l’azzeramento nella Stima sommaria dei flussi sulla base delle nuove previsioni di pianificazione, riportata a pag.26, della percentuale prevista di scarti da mandare in discarica.
Allo stesso tempo non possiamo accettare le puerili scuse dal Dipartimento Ambiente a giustificare la volontà di continuare con il sistema discariche-inceneritore: l’Ing.Gualtieri sostiene che la realizzazione dell’impiantistica ex-Veolia è stata realizzata grazie a una “anticipazione” di fondi dai privati, e che per altri 7-8 anni i calabresi dovranno pagare i costi della concessione di questi impianti. Non è possibile accettare che siano i calabresi a dover pagare quegli stessi impianti che li stanno rovinando: questo è un debito per noi “odioso” e chiediamo che non siano i calabresi a pagarlo ma chi, mascherandosi dietro lo strumento del Commissariamento, ha inteso favorire la lobby degli inceneritori.
Le previsioni per la raccolta differenziata sono imbarazzanti. Lascia perplessi dover leggere di una previsione per la raccolta differenziata del 32,6%. Negli ultimi anni – sempre sulla base dei dati ISPRA – la produzione di rifiuti in Calabria è diminuita, e questo molto probabilmente è dovuto più per effetto della crisi economica che per l’attuazione di quelle politiche finalizzate alla riduzione della produzione imposte dal Sesto Programma di Azione per l’ambiente della Comunità Europea: visto che l’offerta impiantistica è fissa, con i dati di produzione del 2012 (864.945 t/a) la raccolta differenziata si dovrebbe fermare al 26,65% per garantire la piena efficienza degli impianti di trattamento.
Nonostante da anni i comitati e le associazioni ambientaliste chiedano a gran voce l’avvio della raccolta differenziata spinta, porta a porta, da realizzarsi a “monte” in modo da calibrare l’offerta impiantistica solo per la frazione residua di tale processo, la logica che sta dietro la proposta della Giunta regionale è esattamente opposta, e non bastano abbellimenti come “altamente tecnologici” o “valorizzazione della differenziata” per convincerci del contrario. Ci chiediamo se tale decisione venga da una comparazione dei due sistemi (differenziata spinta porta a porta contro differenziazione “altamente tecnologica”) che tenga conto della qualità (e quindi del valore) del differenziato prodotti, del numero di posti di lavoro necessari, dei costi per la messa a sistema e per la gestione, degli impatti ambientali, del grado di innalzamento della qualità della vita per i calabresi che deriverebbe dall’adozione di uno o dell’altro sistema: in tal caso chiediamo che i dati di questa comparazione vengano resi pubblici. Se tale studio non fosse stato fatto, non potremmo che supporre maliziosamente quali siano le reali motivazioni dietro queste scelte: a noi bastano le testimonianze di quei sindaci virtuosi che praticano la differenziata porta a porta, magari in altre sedi bastano le promesse dei soliti im-prenditori.
Non viene recepito ed applicato il risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali nonché della sentenza della Corte Costituzionale n. 199 del 2012, che esclude l’obbligo dell’assegnazione del servizio tramite gara, ma permette l’affidamento diretto in house.
I servizi di raccolta dei rifiuti urbani e quelli di smaltimento costituiscono servizio pubblico locale di interesse generale, che la normativa quadro nazionale prevede siano condotti secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità. La loro gestione deve ricadere sulle amministrazioni comunali, che devono assicurare il rispetto del principio di precauzione a tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente, garantendo forme di gestione partecipata permanenti delle comunità locali e attuando il principio di prossimità.
Troviamo fuorviante la specifica, contenuta nel testo di legge per il riordino del servizio, che parla di “società in house” e non di “affidamento diretto in house”: la differenza non è di poco conto, perché nel primo caso sembrerebbe spingere solo verso la costituzione di società per azioni (quindi di soggetti comunque privatistici) anche se a capitale interamente pubblico, mentre le gestioni in house possono essere realizzate anche attraverso lo strumento delle Aziende speciali, comunali o consortili, o con personale interno alla pianta organica, a patto che siano garantiti l’efficienza, l’efficacia e l’economicità del servizio.
Non viene promossa la partecipazione popolare, e il meccanismo degli ATO strozza i piccoli Comuni. Affinché si possano realizzare modelli virtuosi nella gestione dei rifiuti è necessario che ci sia la maggiore condivisione possibile di Comuni, Province e Associazionismo nella fase di stesura della legge in oggetto, ma anche che gli stessi soggetti siano attivamente coinvolti nella fase di controllo del ciclo: al momento riteniamo la proposta di legge assolutamente carente per quanto concerne la disciplina delle forme di partecipazione.
Anche se poi questo aspetto dovrà essere regolato dai singoli Piano d’Ambito, riteniamo doveroso che la legge regionale preveda vincoli minimi per quel che concerne questo aspetto.
Allo stesso modo riteniamo doveroso prevedere delle forme che tutelino l’autonomia gestionale dei piccoli Comuni, che rischierebbero di vedere imposta in sede di ATO la volontà dei Comuni più popolosi. Al contrario riteniamo utile inserire nella normativa regionale, delle forme di agevolazione per quei Comuni, o aggregazioni di Comuni, che avviando forme di gestione pubblica che prevedono la raccolta differenziata porta a porta monomateriale, possano costituire un ARO a sé.
Noi riteniamo che questa proposta di legge sia da ritirare, criticando aspramente la filosofia che ne sta alla base, evidenziata dalle linee guida al nuovo Piano rifiuti, ossia la massimizzazione dell’efficienza degli impianti.
Ciò che per noi deve essere massimizzato, è la quantità di materiali trattati reimmessi nei cicli produttivi, la Riduzione dei rifiuti, il Riuso dei beni a fine vita, il Riciclaggio.
Al contrario, va minimizzato lo smaltimento, il recupero di energia e il recupero di materia diverso dal riuso e dal riciclaggio.
La Calabria supera di gran lunga il proprio fabbisogno energetico, ed ha bisogno di altra tipologia di impianti, non finalizzati all’incenerimento di CDR o CSS che sia.
Poco o nulla si dice rispetto agli impianti di digestione anaerobica, che immaginiamo piccoli e diffusi nel territorio regionale, per il trattamento esclusivo della parte umida dei rifiuti domestici (naturalmente differenziati a monte), dei fanghi di depurazione e degli scarti dell’agricoltura, in modo da poter ottenere bio-metano e compost di qualità.
Poco o nulla si dice in merito all’introduzione di una tariffazione puntuale, che possa responsabilizzare le famiglie calabresi che dovranno pagare il servizio sulla base della quantità e qualità dei rifiuti conferiti, stimolandole in questo modo a produrne di meno e a dividerli meglio è di più.
 
Proprio partendo da un modello di gestione sostenibile dei rifiuti e dalla improrogabile bonifica dei territori che pagano i guasti di politiche sbagliate, siamo convinti si possa avviare una fase nuova per la nostra regione, ma di questa prospettiva non ne riscontriamo traccia nelle proposte della Giunta. Per questo abbiamo intenzione, come comitati, di presentare al più presto una proposta completamente alternativa, sia riguardo il riordino che riguardo i modelli gestionali.
Adesioni:
  • Comitato Difesa del Territorio – DONNICI, COSENZA (CS)
  • Comitato Ambientale Presilano – CELICO (CS)
  • Comitato per le bonifiche dei terreni, dei fiumi e dei mari della Calabria – PRAIA A MARE (CS)
  • Comitato No Discarica Pianopoli – SERRASTRETTA, PIANOPOLI, LAMEZIA TERME (CZ)
  • No discarica Giani – LAGO (CS)
  • Comitato civico spontaneo per il “NO” alla piattaforma rifiuti – BISIGNANO (CS)
  • Comitato Territoriale Valle Crati, Rifiuti Zero – TORANO CASTELLO (CS)
  • Comitato No Mega Discarica – CASTROLIBERO (CS)
  • Associazione no discariche nei centri urbani – RENDE (CS)
  • Comitato antidiscarica – SCALA COELI (CS)
  • Movimento Terra, Aria, Acqua e Libertà – CROTONE
  • Comitato per la Difesa dei Beni Comuni – ACRI (CS)
  • associazione Paolab – PAOLA (CS)
  • Badolato in Movimento – BADOLATO (CZ)
  • Solidarietà e Partecipazione – CASTROVILLARI (CS)
  • ass. il Riccio – CASTROVILLARI (CS)
  • ass. La Piazza CLETO (CS)
  • Csoa Angelina Cartella – REGGIO CALABRIA
  • Cpoa Rialzo – COSENZA
  • Lsa Assalto – RENDE (CS)
  • ass. Le Lampare – CARIATI (CS)
  • movimento Terra e POPOLO – ROSSANO (CS)
  • ass. Il Brigante – SERRA SAN BRUNO (VV)
  • ass. Fratorel – CORTALE (CZ)
  • ass. Net-left – SAN DONATO DI NINEA (CS)
  • LSOA Ex-Palestra – LAMEZIA TERME (CZ)
  • Scuola del Vento – CAMPO ROM COSENZA
  • ass. Forum Ambientalista – CALABRIA
  • Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” – CALABRIA
  • Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò” – CALABRIA
  • C.S.C. Nuvola Rossa – VILLA SAN GIOVANNI (RC)
  • Collettivo UniRC-AteneinRivolta – REGGIO CALABRIA
  • Ass. Magnolia – REGGIO CALABRIA
  • LIPU – Sede Provinciale Cs – COSENZA
  • Vas Onlus (Verdi Ambiente e Società) – CALABRIA
  • Cambiamendicino – MENDICINO (CS)
  • GAS Esperia – REGGIO CALABRIA
  • Ateneo Controverso – COSENZA

 

Share

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>