Daily Archives: 10 luglio 2012
La mafia dei boschi che devasta la Sila
da http://www.corrieredellacalabria.it/
Ditte compiacenti, tecnici prezzolati e intimidazioni agli amministratori locali. La criminalità distrugge la montagna calabrese. Le Procure indagano e sette consiglieri regionali d’opposizione interrogano Scopelliti e Talarico
REGGIO CALABRIA Ditte boschive «compiacenti e senza scrupoli», tecnici al soldo della «mafia dei boschi», incendi devastanti e tagli di alberti abusivi. Stanno uccidendo i boschi della Sila, tra Longobucco, Acri, Spezzano della Sila e San Giovanni in Fiore, «devastando la preziosa flora e la straordinaria fauna di questi territori».
La denuncia è stata avanzata in una interrogazione presentata al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti e all’assessore regionale all’Agricoltura, foreste e forestazione Michele Trematerra. Primo firmatario è il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione insieme ai colleghi Bruno Censore, Antonino De Gaetano, Enzo Ciconte, Rosario Mirabelli, Mimmo Talarico e Ferdinando Aiello.
«Da recenti rapporti del Corpo Forestale dello Stato – affermano i sette consiglieri regionali – si è appreso che sarebbero migliaia gli alberi tagliati indiscriminatamente, senza alcuna autorizzazione o prescrizione di legge, per soddisfare le esigenze del cosiddetto “mercato del legname”. Tale “mercato”, da quanto emerge da alcuni rapporti giudiziari scaturiti dall’apertura di appositi fascicoli d’indagine da parte di alcune Procure della Repubblica che avrebbero già individuato le possibili ipotesi di reato, sarebbe in gran parte illegale e clandestino e potrebbe essere gestito dalla criminalità organizzata, che ne ricava enormi profitti tanto che alcune intimidazioni e minacce compiute contro alcuni amministratori locali e, negli anni scorsi, contro lo stesso comandante del Corpo forestale dello Stato, potrebbero avere la stessa matrice».
«Nei giorni scorsi – si legge ancora nell’interrogazione – un gruppo di associazioni naturalistiche regionali e nazionali (Altura, Arci, Enpa, Italia Nostra, Lipu, Man, Wwf, Cnp e Gettini di Vitalba) ha denunciato con forza ”i continui scempi perpetrati anche all’interno di aree protette ai danni dell’ingente e prezioso patrimonio forestale come, in particolare, nel Parco Nazionale della Sila”. Nuovi tagli forestali intensi, irrazionali e illegali, che hanno messo a nudo il manto vegetale, causando danni rilevanti all’ecosistema, (con conseguente rischio di dissesto idrogeologico), oltre che al paesaggio montano, sono stati denunciati nei giorni scorsi dagli uomini del Corpo forestale dello Stato. Così facendo si stanno mettendo a serio repentaglio habitat unici ed insostituibili per la fauna più importante del Parco, senza contare il grave danno arrecato al paesaggio. In conseguenza di ciò, in tutta l’area compresa all’interno del Parco nazionale della Sila, è notevolmente aumentato il traffico pesante su gomma con il transito continuo di un gran numero di tir/camion carichi di grossi tronchi di alberi che percorrono ogni giorno a velocità sostenuta la Strada Provinciale 51, che collega la Sila, passando da Trepidò e Cotronei, alla statale 107». Intollerabile, tanto più se si pensa che «il Parco nazionale è stato inserito recentemente nella lista propositiva dei siti naturalistici mondiali per il il patrimonio mondiale dell’umanità di cui fanno parte quei siti che gli Stati proponenti ritengono di eccezionale valore universale e, quindi, adatti per il successivo inserimento nella “World Heritage List” dell’Unesco». Un intervento, quello dei consiglieri regionali, che serve a dare forza alle denunce di sindaci e amministratori locali e dei vertici del Corpo forestale dello Stato «che hanno evidenziato a più riprese il progressivo e devastante disboscamento di tutto il territorio silano». I consiglieri, infine, chiedono a Scopelliti e Trematerra «quali iniziative intendano assumere per rafforzare le attività d’indagine, di protezione, prevenzione e repressione dei fenomeni illegali in relazione al taglio abusivo e clandestino di migliaia di ettari di bosco che stanno impoverendo e saccheggiando l’inestimabile patrimonio silano e di disporre il definitivo divieto di transito di tir e camion sulla strada provinciale 51».
Sorical, i dubbi dopo la liquidazione
da http://www.corrieredellacalabria.it/
I debiti sono certi, non altrettanto i crediti nei confronti dei Comuni. L’addio di Veolia ancora da negoziare e la ricerca del nuovo partner privato (maggioritario?) nonostante il referendum
CATANZARO La liquidazione era l’unica strada per salvare la società dall’assedio dei creditori (i debiti ammonterebbero a circa 200 milioni). Per questo la Regione e Veolia l’hanno scelta come “inizio della fine” di Sorical, la società mista che ha gestito il settore idrico calabrese e che, da ieri, si avvia al tramonto. Lasciando ai calabresi un servizio molto carente (ma le colpe vanno condivise con i Comuni) e dubbi ancora da sciogliere nelle aule della giustizia contabile e amministrativa.
Il primo: i crediti vantati dai Comuni. Se è vero, infatti, che questi ammontano a 200 milioni di euro e hanno finito per affossare il bilancio dell’azienda, è altrettanto vero che questa cifra è calcolata sulla base di tariffe che la Corte dei conti ha ritenuto errate. Troppo elevate, per via di un errore di conversione commesso nel passaggio dalla lira all’euro. Altra questione irrisolta – e da discutere nelle prossime settimane: come si lasceranno l’amministrazione regionale e la multinazione francese? Nella conferenza stampa in cui è stato annunciato il “divorzio” (e l’inizio della ricerca di un nuovo partner privato), il governatore Giuseppe Scopelliti ha preannunciato un lungo percorso per ricostruire eventuali inadempienze del privato (o del pubblico), in modo da sciogliere la società senza traumi. Solo alla fine di questo percorso si potrà partire con il nuovo bando e con un progetto di rilancio. Ed eccoci al terzo dubbio: sempre in quella conferenza stampa, l’assessore ai Lavori pubblici Pino Gentile non ha chiuso alla possibilità che i privati possano avere addirittura una quota di maggioranza nel futuro dell’acqua calabrese. Un passaggio delicato anche questo, perché il referendum che risale a un anno fa dice esattamente il contrario (e cioè che la gestione deve essere pubblica).
Insomma, la liquidazione è soltanto un passaggio (tra l’altro «definito da tempo», come ha spiegato l’ex presidente Sergio Abramo). Il difficile arriva adesso: bisognerà ripensare un sistema che produce sprechi (l’acqua che si “perde” nelle tubazioni calabresi è più del 40%), disagi e contenziosi infiniti. Il primo step, a questo punto, sarà la nomina dei commissari liquidatori, che subentreranno al cda. Mentre Abramo, che nelle ultime settimane ricopriva il doppio ruolo di sindaco di Catanzaro e presidente di Sorical, potrà ora dedicarsi soltanto a governare il capoluogo.
I 270 dipendenti della società dell’acqua, intanto, aspettano di sapere quale sarà il loro futuro.
Finisce in liquidazione la Sorical
da http://www.ilquotidianoweb.it/
Il cda: i Comuni non ci pagano
La Regione Calabria che detiene il 53% e Acqua di Calabria il 47% controllata a sua volta dalla multinazionale francese Veolia. Oggi la decisione, causata dai crediti nei confronti delle amministrazioni locali: la società non riesce a riscuotere 170 milioni e ha debiti verso i fornitori per 200
LA SORICAL, società che gestisce le grandi reti di adduzione idrica e diversi invasi , è stata messa in liquidazione. La decisione è stata presa oggi dall’assemblea dei soci, la Regione Calabria che detiene il 53% e Acqua di Calabria il 47% controllata a sua volta dalla multinazionale francese Veolia.
Il consiglio di amministrazione ha preso atto dell’impossibilità della società ad operare a causa dei crediti vantati nei confronti die comuni per 170 milioni di euro e debiti verso fornitori per 200 milioni .
Nei prossimi giorni saranno nominati i commissari liquidatori, uno per la Regione e un altro per il socio privato. «La Regione – afferma l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Pino Gentile che ha partecipato alla riunione del Cda – indirà una bando per trovare un nuovo socio industriale».



