07/02/2012 Enrico De Grazia, Il Quotidiano della Calabria
REGGIO CALABRIA – Sono in tutto 163 i comuni calabresi che hanno debiti per un ammontare di circa 180 milioni di euro nei confronti di Sorical, società partecipata dalla Regione e dalla multinazionale francese Veolia che gestisce gli acquedotti calabresi. Dopo lunghe battaglie tra gli enti locali e la società ora forse si vede uno spiraglio per uscire dall’impasse. È lo stesso presidente Sorical, Sergio Abramo, ad annunciare che «la situazione si sta normalizzando, perché abbiamo messo su una convenzione che permette ai comuni di dilazionare in più anni e senza interessi il debito che hanno con Sorical, pagando solo la spesa corrente». Sorical, dunque, dovrebbe venire incontro alle esigenze dei comuni senza soldi e con l’acqua alla gola, grazie a un piano di rientro concordato insieme agli enti locali debitori. «Èun aiutoda partedi Sorical ai comuni con cui stiamo proseguendo l’attività di sinergia. In tutto questo, non bisogna dimenticare che la tariffa calabrese è la più bassa in Italia». Poi rilancia la proposta per la creazione di un unica Ato: «La Regione si è attivata per costituire l’Ato unico regionale che dovrebbe partire a marzo. Una soluzione per rendere più efficiente il sistema, perché credo che ci debba essere un’unica società regionale che gestisca il sistema idrico integrato». Intanto, i promotori del referendum sull’acqua, le associazioni ambientaliste e i movimenti spontanei sono di nuovo sul piede di guerra e chiedono alla Regione di rispettare la volontà popolare sancita dal referendum dell’anno scorso, togliendo dalle mani di Sorical la gestione del servizio idrico regionale. Su questo punto il presidente della società partecipata dalla Regione e dalla multinazionale francese Veolia chiarisce: «Sono d’accordo che l’acqua deve essere pubblica quindi non si dovrà mai trasferire la proprietà dei nostri acquedotti al privato. Ma la proprietà degli acquedotti è tuttora della Regione. Sorical è soltanto una società di gestione che ha una convenzione di 20 anni con l’Ente pubblico. Il servizio idrico regionale non va contro il risultato del referendum».






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