Circa un anno fa, sulla scia di quanto denunciato negli anni precedenti, presentammo un dossier in cui denunciammo lo stato di degrado ambientale in cui versava l’area industriale lametina e nella fattispecie gli impianti di depurazione, i canali di scolo interno e l’area fociale del torrente Turrina.Fummo attaccati duramente dall’ASICAT e dalla De.Ca. Srl – la società che gestisce il depuratore consortile – ed addirittura minacciati di querela per diffamazione.Oggi, a distanza di pochi mesi dalla data di pubblicazione del nostro dossier, l’Espresso pubblica i dati forniti dalla Commissione Europea sulle città che non posseggono un idoneo sistema depurativo delle acque e che dal 1° gennaio 2016 potrebbero essere oggetto di salatissime multe (fino ad un massimo di oltre 700 mila euro).Ovviamente Lamezia Terme è in pole position assieme ad altri 21 comuni calabresi.Ribadiamo, ancora una volta, che l’unica alternativa è quella di uscire dalla gestione privata della depurazione. La vittoria referendaria dello scorso giugno ha visto l’abolizione dell’art. 23 bis che riguarda tutti i servizi pubblici locali e non soltanto il servizio idrico.L’intero servizio idrico integrato – dalla captazione alla depurazione – deve, pertanto, ritornare in mano pubblica sotto il controllo dei cittadini e dei lavoratori impegnati negli impianti.E’ necessario quindi agire con urgenza! Nessun ritardo è ammesso!Ribadiamo le nostre posizioni e chiediamo un intervento immediato all’ASICAT e al Sindaco Speranza, in qualità di massima autorità sanitaria locale, affinché:
1) Venga avviato l’iter di trasformazione della Lamezia Multiservizi in una azienda speciale di diritto pubblico e che ad essa venga affidata la gestione dell’intero ciclo integrato;
2) venga redatto e messo a conoscenza dei cittadini un piano di bonifica dell’intera area industriale ex SIR;
3) vengano pubblicati e diffusi i risultati delle analisi effettuate sui reflui a monte e sull’acqua depurata a valle dell’impianto di depurazione;
4) venga avviata una adeguata campagna di monitoraggio ambientale sull’intera area con analisi su diversa matrice (in primis alimentare visto anche la vicinanza di grandi aree coltivate);
5) venga realizzata una mappatura di eventuali “depositi non autorizzati” di fanghi nelle vicinanze della piattaforma depurativa e, comunque, da estendere all’intera area industriale;
6) Venga bonificata e riqualificata l’area della foce del Turrina.
A valle di tutte queste osservazioni ci sembra assurda e ridicola l’idea di realizzare un porto con oltre 900 posti barca in una zona, appunto, delicatissima e in parte compromessa dal punto di vista ambientale. Un porto in quest’area sarebbe l’ennesimo tentativo di saccheggio e l’ennesima prova che il sud è solo terra di conquiste per facili predoni
Bonifichiamo l’area e preserviamola dal cemento!
Sinistra critica calabra
Gennaro MONTUORO
Ecco i Comuni calabresi che rischiano di essere multati:
Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro, Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Jonico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Sovereto, Strongoli.






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