Andrea Celia Magno
«Chiediamo la fine del commissariamento sui rifiuti che dura da quasi quindici anni e comporta un immane sperpero di denaro pubblico». Francesco Cirillo, rappresentante della Rete per la difesa del territorio “Franco Nisticò”, spiega le ragioni di fondo del sit in organizzato ieri mattina davanti alla sede del Commissariato regionale per l’Emergenza ambientale, a Lido.
Una cinquantina di persone – provenienti da Diamante, Serrastretta, Badolato, Crotone, Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza (da cui sono partiti alcuni studenti dei collettivi dell’Unical) – ha protestato per un paio d’ore nel centro del quartiere marinaro, non prima che una delegazione di “contestatori” riuscisse ad avere un colloquio con il commissario delegato all’emergenza rifiuti, Graziano Melandri.
A Melandri, in carica da appena tre mesi, sono state ribadite le ragioni della protesta ed è stato consegnato un provocatorio volantino: “Ordinanza di chiusura dell’Ufficio del Commissariato ai rifiuti in nome del sovrano – e inquinato – popolo calabrese”.
Da parte sua il commissario ha risposto affermando che l’organo da lui diretto sta cercando di fare il possibile per diminuire i problemi legati alla gestione dei rifiuti sul territorio e di creare, inoltre, un pool di avvocati e ingegneri che possa transare i 170 milioni di euro di contenzioso pregresso – quindi non imputabile alla gestione Melandri – fra il Commissariato e alcune aziende private operanti nel settore.
Nel dettaglio, le richieste portate avanti dalla Rete sono state sintetizzate ancora da Cirillo: «Esigiamo una diversa gestione dei rifiuti. Le discariche non possono più essere gestite da ditte vicine alla ‘ndrangheta o direttamente da essa. E, soprattutto, deve essere risolto il problema di quelle abusive. Devono nascere impianti di riciclaggio, ma non inceneritori, perché le discariche già esistenti – Rossano, Crotone, Alli, Pianopoli e Scalea – sono quasi piene e vanno controllate con attenzione dato che, in alcuni casi, stavano per accogliere rifiuti radioattivi».
La soluzione è far partire la raccolta differenziata in tutta la regione: «Una filiera del riciclaggio che sia veramente completa – ha continuato Cirillo – e opposta a quelle che sono le attuali politiche sui rifiuti. Riciclare il cartone, l’umido, la plastica e il vetro significherebbe la creazione di migliaia di posti di lavoro, in una regione che ha un elevato tasso di disoccupazione».
Anche la Cgil, rappresentata dal segretario generale di Catanzaro Giuseppe Valentino, ha aderito alla protesta: «Il nostro sindacato è contrario da anni al commissariamento, perché non funziona e perché non garantisce un ciclo completo di lavorazione dei rifiuti. La spazzatura, infatti, dopo che viene depositata nelle discariche calabresi, non viene lavorata».
Ma il significato del sit in va oltre la sola emergenza rifiuti e diventa una questione di democrazia. In un volantino distribuito a margine della protesta si legge: «Nella nostra regione ormai è prassi commissariare tutto: basta che venga individuata un’emergenza, reale o presunta, e subito si dà vita ad un commissariamento per affrontare la fase di crisi. È quello che è successo in Calabria nel 1997, quando venne nominato un commissario incaricato di affrontare la situazione critica della gestione dei rifiuti e di porre fine all’incapacità di avviare la raccolta differenziata. Dopo 14 anni siamo in ancora in fase di emergenza».
Per questo motivo, il sit in si è concluso con la simbolica “muratura” – con colorati pannelli di polistirolo – dell’entrata del Commissariato all’Emergenza ambientale.






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