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Acqua in bocca

Rosso_SpiaggiaSe rileggiamo la storia italiana , dagli anni 70 in poi, di pentiti eliminati ne troviamo pieni non solo gli archivi segreti di Stato ma anche i cimiteri. Dai famosi caffè avvelenati serviti in carcere, agli aerei caduti per “guasto tecnico”, le cronache sono piene di fatti rimasti al buio, negli anni.

La legge sui pentiti ha un solo scopo: servire gli interessi della classe dirigente, quelli della politica e dei politici, e riportare equilibrio all’interno delle stesse cosche criminali. Nessuno deve andare fuori dal seminato. E’ una legge non scritta che tutti conoscono. Non lo aveva capito, per esempio,  l’ex carabiniere Mario Placanica . Quel Placanica,  accusato dell’omicidio del giovane Carlo Giuliani durante gli assalti della polizia ai cortei contro il G8 a Genova , nel 2001. L’ex carabiniere era stato aiutato dallo Stato, immediatamente. Nessuna inchiesta sul suo sparo, nessuna inchiesta sul perché abbia sparato ad un giovane lontano cinque metri dal suo Defender corazzato, nessuna inchiesta su chi c’era vicino al suo defender e perché non siano intervenuti in sua difesa, qualora fosse stato davvero in pericolo. Tutto venne archiviato in pochi mesi, quando ancora il corpo di Carlo Giuliani era caldo, lì a terra. Poi Placanica improvvisamente venne allontanato dall’arma. Si disse che non stesse bene. Che non dormisse  più, che si riempisse di psicofarmaci. Per un certo periodo Placanica stette al gioco, evidentemente in attesa di promesse che gli erano state fatte. Poi cominciò a parlare attraverso il suo avvocato e con interviste alla stampa. E cominciò a dire e a non dire. A dire, che non era più certo che fosse stato lui a sparare, che c’era molta confusione in quel defender e che c’era altra gente dell’arma vicino a lui, che forse era stato inserito in un gioco più grande di lui. Parole gravi che in qualsiasi paese dell’Europa, cosiddetta civile, sarebbero bastate a riaprire un’inchiesta chiusa in fretta, ma che qui , nella nostra Italia tutta fatta di “tessere e distintivi” non fece scomodare nessuno. Placanica continuava però a parlare, parlare, parlare. Fino a quando, qualche estate fa, smise di parlare. Per fortuna non morì, ma ci andò vicino. Così vicino da convincerlo a stare zitto. Il 4 agosto del 2003 la sua auto, una robusta Ford,  in una curva della strada statale 106,  in località Magliacane, nel territorio del comune di Belcastro ,in provincia di Catanzaro, sbandò e per poco non finì in un burrone, fermata miracolosamente da un albero. “Mentre procedevo ad una velocità non superiore ai 70-80 chilometri orari - disse Placanica  - l’ auto non ha risposto più ai comandi ed è schizzata fuori strada senza che io potessi fare nulla per impedirlo. Un fatto inspiegabile”. Fine della storia. Come diceva mia nonna, quando non voleva fare arrabbiare il nonno “ chin’ vò capì capisce”.

i luoghi contaminatiIniziamo ora un’altra storia, quella di due pentiti di mafia. Il primo pentito di mafia si chiama Emilio Di Giovine. E’ considerato dagli investigatori un boss della ‘ndrangheta di Milano , esperto in traffici di armi e droga. Secondo l’ avvocato Claudia Conidi, Emilio Di Giovine avrebbe molto da dire  sulle navi dei veleni affondate nel mediterraneo e nello specifico nel tirreno cosentino. L’avvocato Conidi lo chiede alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie e fa delle clamorose dichiarazioni, che fanno riflettere e che riportano  la memoria alla vicenda dell’ex carabiniere Placanica.  ”Tra l’altro - ha riferito l’avv. Conidi – proprio il giorno in cui ho chiesto la sua audizione alla Commissione, Di Giovine e’ stato investito da un’auto mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali e si e’ salvato per poco. Un incidente sul quale non ho particolari, essendo avvenuto in localita’ protetta, ma che ritengo essere solo una coincidenza”. Di Giovine – ha aggiunto il legale – ha parlato dell’affondamento di alcune navi con i magistrati della Dda di Milano nel 2004, quando ancora non era un mio assistito. Lo e’ diventato successivamente, quando la fase processuale era terminata. Il 25 settembre scorso, nel corso di un interrogatorio per un processo in Calabria, mi ha detto di essere a conoscenza di alcuni fatti relativi all’affondamento di navi perche’ era fidanzato con la figlia di Theodor Cranendonk. Quest’ultimo, secondo i magistrati milanesi, e’ un trafficante di armi olandese. ”Tra l’altro - ha aggiunto Claudia Conidi – il nome di Cranendonk lo ha fatto anche Fonti”. E’ vero il nome di questo misterioso trafficante, arrestato da poco in Olanda e subito rilasciato è stato fatto da Francesco Fonti in una lettera spedita alla giornalista Antonella Grippo.  Quella giornalista che tutti conosciamo in Calabria per il coraggio delle sue inchieste televisive, recentemente sospesa dalle trasmissioni, guarda caso, in seguito all’elezione di Giuseppe Scopelliti alla presidenza della regione Calabria.

Francesco FontiQuesto il testo della lettera .

Carissima dottoressa Grippo, Lei è a conoscenza che non posso avere contatti né telefonici né visivi con operatori di Televisioni o della carta stampata. Posso invece parlare e scrivere tramite il mio avvocato, Claudia Conidi. Quindi approfitto di questa trasmissione e della Sua cortesia per ribadire quanto già detto ai Magistrati della Distrettuale di Catanzaro, i quali non avevano nessun interesse a sentirmi in quanto avevano già deciso a priori di dichiararmi inattendibile.

Credo che allora bisognava dichiarare inattendibile anche il Procuratore Giordano e chiamarlo in causa per provocato allarme.  Inoltre bisognava anche rinchiudere in un manicomio psichiatrico anche il pilota del primo Rov il quale ha affermato che lui ha visto stive piene di fusti, e chiunque contraddica la “verità” della Distrettuale della Ministra Prestigiacomo e del Procuratore Grasso è inattendibile come certamente lo è il Procuratore Greco. Ma credo che questa sia una polemica inutile, non bisogna mai toccare certe situazioni precostituite, un altro mistero tra i mille misteri Italiani. Mi chiedo come mai dal 2003, anno in cui consegnai alla Dda 49 pagine di appunti, nessuno sia andato a controllare la Euro rifiuti di Solaro in provincia di Milano, che si è sempre occupata di trasporto di rifiuti tossici in Lombardia. Perché non si è andati a controllare la Fin Chart di Roma, broker di tante navi dei veleni e di altre, che uscite dai cantieri Oram di La Spezia, acquisiti poi dalla Ditta Ferretti, hanno trasportato armi ad Umago in Istria e in Somalia.

E inoltre la società L.I.A., Ligure Abrasivi S.n.c. di Massa che aveva affari per lo smaltimento di rifiuti tossici con la società Svizzera “Finance and Trade Service Est” di quel finanziere olandese residente a Klosters (Svizzera), certo Theodor Cranendonk che faceva anche affari con i Serraino-Di Giovine di Milano.  Se Fonti è inattendibile perché sono state condannate decine e decine di persone con le mie dichiarazioni, il Procuratore Pignatone non lo sa, ma il Dottor Nicola Gratteri, il Dottor Pennisi, la Dottoressa Barbaini ed altri che mi hanno chiamato a testimoniare lo sanno. Qualcuno ha fatto carriera con le dichiarazioni di Fonti, salvo poi buttarlo nel cestino dicendo che “non hanno saputo gestirlo”. Quando nel 1995 ho verbalizzato che a Platì c’era un paese parallelo e sotterraneo mi è stato detto di non dire fesserie, salvo poi, molti anni dopo, dalle mie dichiarazioni scoprire nel sottosuolo Platì 2; quando negli stessi verbali ho dichiarato che c’era un traffico di droga che transitava per la Namibia, i presenti hanno sgranato gli occhi per farmi capire che era una fregnaccia, salvo poi anni dopo fare l’operazione Igres proprio per un traffico dalla Namibia. Nessuno mi ha detto grazie, ma almeno non mi hanno processato sul posto per dichiarazioni inattendibili, bontà della Magistratura. Ho fatto il delinquente ma non certo per vocazione o per tendenza, solo per stupidità, certa gente bene di questo bel Paese al contrario lo fa con passione. Grazie Dottoressa Grippo per il tempo che mi ha dedicato e grazie a tutti i presenti per aver ascoltato, anche se poi sarete Voi stessi a criticarmi.

E questa lettera ci riallaccia al secondo pentito della storia. A  Francesco Fonti, del quale più volte abbiamo scritto in questo giornale. Fonti è quel collaboratore di giustizia che ha scatenato il putiferio in tutta la Calabria per le sue dichiarazioni sulla nave Cunskj affondata da egli stesso davanti il mare di Cetraro con l’aiuto della cosca del boss, re del pesce Franco Muto, e da questi addirittura querelato. Ora , com’è noto, non si può parlare più di quella nave. La ministra Prestigiacomo lo ha sentenziato, quella nave è una nave della prima guerra mondiale e si chiama Catania. E’ quella e basta. Poi, che non si trovino le coordinate fra la prima escursione subacquea fatta dalla Regione Calabria con l’assessore pro tempore Silvio Greco, e la seconda fatta dalla nave oceanica, “Mare Oceano”,  gestita da una società amica di Berlusconi, non importa. Neanche importa che il giornalista Gianni Lannes presenti le prove che l’unica nave Catania esistente nella prima guerra mondiale venne affondata al largo di Napoli. Anzi si fa di tutto per screditare lo stesso giornalista Lannes, buttandogli addosso sindaci rassicuratori, imprenditori turistici, associazioni di   subacquei, ed ultimamente anche nuove minacce telefoniche a lui ed alla sua famiglia. Non importa neanche che il tecnico della prima immersione subacquea sulla nave Cunsky avesse visto una stiva piena di bidoni e subito dopo lo abbia ritrattato davanti al Presidente della Commissione sulle ecomafie On.Gaetano Pecorella.

striscione procuraTutto questo non importa. L’argomento navi dei veleni non si tocca, ed anche se ne esistono altre ben accertate, come la Rigel davanti le coste reggine, è bene dimenticarsene.  Durante tutte queste diatribe, discussioni, interrogazioni parlamentari da più parti, inchieste giornalistiche, ecco che il figlio di Fonti subisce un incidente stradale e  finisce in ospedale in coma. Secondo una scarna agenzia Ansa il giovane sarebbe finito con la macchina in un burrone. Lo racconta all’agenzia l’avvocato di Fonti, Claudia Conidi. Secondo l’avvocato il figlio di Fonti è ricoverato in terapia intensiva in un ospedale a Torino. “Mi auguro che questo sia solo un tragico incidente – afferma la Conidi- anche se trovo assai inquietante che pochi mesi fa sia capitato un altro strano incidente stradale al mio assistito Emilio Di Giovine, proprio nello stesso giorno in cui comunicò alla Commisione Ecomafie la sua volontà di essere ascoltato sulla vicenda delle navi dei veleni “ .

Ritorniamo al pentito Di Giovine. Questi aveva una relazione amorosa con la figlia di Cranendonk. Sembra che questo signore, ricchissimo uomo d’affari, fosse la mano lunga della ‘ndrangheta in Olanda. Di Giovine accusava questo Cranendonk di aver procurato alla ‘ndrangheta milanese ben 30 bazooka e per queste accuse, il miliardario trafficante, venne arrestato nel 1999. Come nei migliori film di spionaggio, il trafficante riuscì ad evadere dal carcere milanese, a fare perdere le sue tracce in Italia per poi ricomparire indisturbato a Rotterdam dove pare viva felice e contento dei suoi traffici. Fonti sa molte cose su questo personaggio ma preferisce, come da lui stesso dichiarato, stare in silenzio per non essere subissato da contro querele e finire in carcere dove è certo che  morirebbe ucciso. In effetti nella storia italiana , il carcere è il luogo più sicuro dove si muore, o per mano assassine, di cui dovrebbe essere pieno, o per qualche bevanda avvelenata, o per suicidio.

E passiamo infine ad un altro pentito. Non è uno scoop giornalistico! Ma una dichiarazione pubblica fatta da Andrea Gais, amministratore delegato della società Ignazio Messina, quello della Motonave Rosso spiaggiata nel 1990 davanti a Formiciche. Le sue dichiarazioni mi preoccupano e non vorremmo che Messina o qualcuno della sua famiglia finisse sotto un auto o vittima di un incidente stradale. Ebbene, l’amministratore delegato di Messina confessa e dichiara davanti ad un allibito presidente di Commissione ecomafie, Gaetano Pecorella che: «Non ci sentiamo di escludere che il fenomeno delle navi a perdere sia concreto e reale. Ci dispiace essere diventati l’emblema di questa attività criminale, con cui non abbiamo nulla a che fare. Avendo letto comunque tanto materiale in merito, credo che possa essere un’attività indubbiamente reale e concreta».

Se non escludono loro che il fenomeno delle navi a perdere sia concreto e reale , figuriamoci noi che ne scriviamo da vent’anni. Concludiamo con una buona notizia . Sono iniziati i carotaggi lungo il fiume Oliva nel territorio di Amantea. Se i punti individuati saranno quelli giusti e non ci saranno imbrogli o errori , dal greto del fiume usciranno finalmente i veleni provenienti certamente dalle navi dei veleni e molto probabilmente, ma questo sarà difficile stabilirlo, dalla Motonave Rosso. Difficile stabilirlo perché la nave, spiaggiata il 14 dicembre del 1990, venne smantellata dopo pochi mesi senza alcuna plausibile spiegazione, dietro autorizzazione dell’allora magistrato della Procura di Paola che deteneva le indagini, Domenico Fiordalisi, ora procuratore capo a Lanusei, in Sardegna.

http://scirocco.blog.tiscali.it/2010/04/24/acqua-in-bocca/

su Mezzoeuro del 24 aprile 2010

Articolo pubblicato su Mezzoeuro del 24 aprile 2010

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