Archivio per febbraio 2010

Centrale del Mercure, le associazioni chiedono un incontro

COMUNICATO STAMPA

Nella riunione convocata dal Prefetto di Cosenza sulla Centrale del Mercure in molti hanno avuto modo di dire la loro, compresi imprenditori privati comparsi solo di recente sulla scena con padronale arroganza. Chi non ha avuto voce, perché non invitate, le Associazioni ambientaliste che pure avevano richiesto di partecipare, essendo per legge portatrici degli interessi pubblici e diffusi legati al progetto dell’Enel. Ugualmente assenti i rappresentanti istituzionali delle popolazioni che tanto hanno sofferto e temono, a ragione, di soffrire nuovamente per colpa dell’Enel. Presente, pare, il Sindaco di Castelluccio inferiore, unico tra tutti i rappresentanti delle Comunità del Parco a votare a favore della Centrale, della quale ben ventotto altri rappresentanti hanno chiesto lo smantellamento.

Sorprendenti, poi, alcune dichiarazioni rese alla fine dell’incontro, anche dal Prefetto stesso, che, da poco insediatosi, non ha probabilmente ancora avuto il tempo di approfondire parecchi aspetti dell’annosa vicenda. Né possono essere stati d’aiuto i dati del tutto falsi e inattendibili che in troppi in questo periodo vanno divulgando.

Quella del Mercure è anzitutto un problema di rispetto della legalità. Ma anche dei diritti delle popolazioni della Valle del Mercure che certo conoscono i loro interessi meglio di gente che al territorio è del tutto estranea. Il Forum ha documenti e riferimenti di legge che lo testimoniano, solo che lo si voglia ascoltare. Ribadiamo pertanto al Prefetto, in qualità di rappresentante dello Stato e quindi di tutti i cittadini, l’urgente richiesta di incontro che, crediamo, i fatti stessi impongano.

Castrovillari 17 febbraio 2010

Il Forum delle Associazioni e Comitati contro la riapertura della Centrale Enel della Valle del Mercure

  • Share/Bookmark

Tags: , , ,

Emergenza rifiuti e discarica dell’area urbana

20.02_castrolibero_webAnche quest’anno, per la quattordicesima volta consecutiva e nel silenzio (quasi) generale, è stata prorogata la gestione Commissariale per l’emergenza rifiuti in Calabria. L’ossimoro dell’ordinaria eccezionalità continua a perpetrarsi in assenza di riorganizzazioni strutturali, che puntino seriamente a riduzione, riuso, riciclo, raccolta differenziata e solo infine allo smaltimento, così come prevede la normativa comunitaria. L’alternativa sembra essere invece solo tra discariche ed inceneritori.

Questo vuoto di prospettiva si ripercuote inevitabilmente nella gestione del territorio, con la nascita (paventata o effettiva) di discariche ed inceneritori in ogni angolo della Regione.

In particolare, nel territorio del comune di Castrolibero, nel cuore dell’area urbana cosentina, si sta procedendo all’allargamento della vecchia discarica, per portarla alla capienza di un milione di mc. Il coordinamento Beni Comuni Cosenza, l’Associazione “No alle discariche nei centri urbani” e la Lipu – sezione di Rende ritengono che anche di questa scelta, di forte impatto per tutta l’aera urbana, si sia discusso troppo poco. Per saperne di più e per favorire un confronto ed una riflessione generale sulla gestione dei rifiuti in Calabria, le stesse associazioni hanno organizzato l’incontro/dibattito “Castrolibero: quali vantaggi dalla discarica?”, che si terrà sabato 20 febbraio alle 17.30 presso l’auditorium della parrocchia Santa Famiglia di Andreotta, e che vedrà la partecipazione di Frank Turco (associazione No alle discariche nei centri urbani), Marcello Nardi (avvocato Forum Ambientalista e CittadinanzAttiva), Mario Albino Gagliardi (Sindaco di Saracena, comune leader in Provincia nella raccolta differenziata) e Ferdinando Laghi (primario presso l’ospedale di Castrovillari e referente calabrese dell’Ass. ISDE Italia – Medici per l’Ambiente).

La cittadinanza è invitata a prendere parte a questa occasione di discussione su scelte importanti per il nostro territorio.

APPROFONDIMENTO: la megadiscarica di Castrolibero

Invito Facebook

  • Share/Bookmark

Tags: , , , ,

Alex Zanotelli, acqua: Hasta la victoria!

Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.
Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo : ’sorella acqua’.
Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B !). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.
Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità (‘l’oro blu’), bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.
L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.
Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.
E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica.
Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro :o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.
Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).
Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.
E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita !). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.
Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo.
Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia.
Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.
Mobilitiamoci ! E’ l’anno dell’acqua !

Napoli, 7 febbraio 2010

Alex Zanotelli

  • Share/Bookmark

Tags: , ,

Centrale del Mercure, inquietanti personaggi difendono l’Enel

COMUNICATO STAMPA

La comparsa dell’ultim’ora, nella vicenda della Centrale del Mercure, di pochi ma inquietanti personaggi, del tutto estranei al territorio e che difendono esclusivamente gli interessi dell’ENEL è comunque un elemento che induce a riflettere. L’alibi, solito, è il lavoro, condito da dati falsi e di volta in volta mutevoli. La realtà è che la centrale il lavoro non lo porta, lo toglie! Ai giovani del rafting, che portano ogni anno 20.000 turisti proprio sul fiume Mercure, alle Guide del Parco, a chi fa e vuole sempre più fare agricoltura biologica e produzione di prodotti tipici. Ma lo toglie anche perché di biomasse non ce ne sono, né in Calabria né in Basilicata. Lo ha dimostrato lo studio Rabitti-Casson; lo afferma la presidente di Confindustria, Marcegaglia, sta scritto nel piano regionale sulla forestazione. Già oggi la produzione di biomasse è largamente insufficiente per le centrali esistenti in Calabria e che infatti utilizzano legname proveniente da altri continenti e rifiuti solidi urbani.

La realtà è che si vuole resuscitare fraudolentemente un iter autorizzativo ormai azzerato. Azzerato dalle 4.000 persone che hanno manifestato assieme a 14 Sindaci, 50 Associazioni, Sindacati ed esponenti politici di ogni colore; dall’Avvocatura dello Stato che ha scritto come la centrale confligga con l’idea stessa di Parco; dai 28 tra Sindaci e Istituzioni della Comunità del Parco che hanno deliberato lo smantellamento della Centrale, seguiti dal Consiglio Direttivo dell’Ente; dalla Provincia di Cosenza che nel 2009 ha approvato il Piano Territoriale di Coordinamento in cui sono esplicitamente vietate le centrali a biomasse nelle aree protette; dalla Regione Calabria che ha ritirato la Valutazione di Incidenza a suo tempo concessa.

Questo tentativo di sovvertire leggi e volontà popolare, passa da atti amministrativi, dovuti eppure volutamente omessi (per informazioni chiedere al Parco del Pollino) e da illegittime iniziative di funzionari regionali.

Il Forum, da otto anni a difesa del Parco, chiede esplicitamente, e ancora una volta con fiducia, l’intervento del Presidente Loiero, del Presidente del Parco, Pappaterra, dell’Assessore regionale all’Ambiente, Greco, oltre che della Magistratura, perché la legalità violata venga ripristinata, e con essa i diritti delle popolazioni calabresi e lucane della Valle del Mercure.

Castrovillari 11 febbraio 2009

Il Forum delle Associazioni e Comitati

contro la riapertura della Centrale Enel della Valle del Mercure

  • Share/Bookmark

Tags: , , ,

Contesteremo la parata pontista renderemo visibile il no al Ponte!

In un un Palazzo della Cultura non ancora agibile e negato alla funzione per cui era stato pensato (ad oggi neanche le associazioni musicali, che rischiano la chiusura per via dei tagli -decisi dal Governo della Regione Sicilia- ai finanziamenti per le attività artistiche, vi hanno accesso) verrà presentato venerdì prossimo il progetto (che non esiste) del Ponte sullo Stretto.

Nel luogo-simbolo delle incompiute della città di Messina, verrà illustrata l’opera che, a tutti gli effetti, si candida ad essere la più grande delle incompiute. In uno spazio blindato (e che ha a che fare con la cultura un luogo chiuso ai cittadini?) verranno forniti i dati che scandiscono i tempi dell’ennesimo massacro del nostro territorio. Noi ci battiamo da anni contro una prospettiva che abbiamo definito di devastazione ambientale, sociale e culturale. I nostri argomenti hanno trovato di recente conferma nel pronunciamento della Corte dei Conti, che ha sottolineato la disinvoltura dei dati economici, l’azzardo ingegneristico e il grave impatto ambientale della grande opera.

Noi siamo abitanti di questa terra, non siamo sudditi.

Per questo motivo, per confermare i tanti SI (alla messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, al rilancio dei trasporti pubblici, alle infrastrutture utili e prossime a i cittadini) ed il solo NO (al Ponte sullo Stretto) che hanno animato le nostre recenti iniziative saremo presenti davanti al Palazzo della Cultura di Messina venerdì 12 febbraio alle ore 13 e ci renderemo visibili.

I SOLDI PUBBLICI VENGANO UTILIZZATI PER OPERE CHE MIGLIORINO LA QUALITA’ DELLA VITA DI TUTTI E NON PER SPECULAZIONI A VANTAGGIO DI POCHI!

  • Share/Bookmark

Zingonia. Una storia, di acqua razzismo e speculazione

Sembra Rosarno È Zingonia

Sono 1231 i chilometri che dividono Rosarno dalla provincia di Bergamo. Una linea che una volta era percorsa dai migranti del meridione d’Italia, accolti oltre il Po dai cartelli «non si affitta ai terroni». Per loro, per i volti mediterranei di Rocco e i suoi fratelli, per quelle lingue aspirate che odoravano di mare e di terre abbandonate, c’era chi costruiva case e interi quartieri dedicati, pensati solo per accogliere i migranti. Lontani dai centri delle città, in quella periferia fatta di palazzoni allineati. Serviva la mano d’opera per la lingua di terra tra Bergamo, Brescia e Milano. Ne serviva tanta, subito e a basso costo.

È nata così Zingonia, enorme speculazione un po’ surreale alle porte di Bergamo. Le fabbriche, le villette per i dirigenti e, a pochi metri dalla strada statale che fa da confine con il borgo antico di Ciserano, sei torri per loro, i meridionali.

In cinquantanni tutto è cambiato, per non cambiare nulla. Tra gli anziani della bassa bergamasca anche le polacche che fanno le badanti vengono chiamate ancora oggi terrune. L’africano che lavora in fabbrica è solo un niger, e nei bar con la bandiera della Lega non si fa vedere. Nella bassa regno dei duri fedeli di Maroni, di Borghezio e di Bossi, c’è oggi la crisi. Dall’aeroplano diretto a Orio al Serio si possono contare le poche automobili stazionate davanti ai capannoni industriali, facendo una statistica molto empirica ma visivamente efficace. Parcheggi deserti, pochissimi camion, capannoni chiusi. Passa la crisi vera, quella industriale, quella cattiva, quel vento che lascia le persone a casa. Quel male che ha portato un operaio a suicidarsi, a darsi fuoco davanti ad uno dei tanti piazzali vuoti, grigi e inutili.

E così anche Zingonia deve cambiare. I niger e «le facce da cammello» – come il neopresidente leghista della provincia di Bergamo amava chiamare i magrebini – devono andare via. Il quartiere simbolo dell’industrializzazione costruito da Renzo Zingone nel 1964 – prima vera speculazione edilizia del nord Italia – è ormai da buttare giù. Come a Rosarno è da ripulire, estirpare, cacciandola
dalle mappe.

L’arma dell’acqua

I sei palazzi di Zingonia sono oggi abitati da 150 famiglie, tutte o quasi composte da migranti stranieri. Prevalgono i senegalesi, i pachistani e i magrebini. Non sono case popolari, gestite da enti o dal comune. Chi è entrato nei palazzi di Zingonia paga un affitto o, molto spesso, ha comprato gli appartamenti dai precedenti inquilini italiani. Cacciare via tutti, come vuole la Lega, è dunque un problema. Il 3 dicembre scorso la mattina un gruppo di  tecnici della Bas – azienda di gestione dell’acqua controllata da A2A – taglia i tubi dell’acqua, facendo scoppiare una rivolta di alcune ore. La società si era presentata con un conto salatissimo di quasi 400 mila euro di bollette non pagate.

Ma non tutto è in realtà così chiaro. Facendo due conti, in uno dei sei palazzi risulta un consumo idrico per l’ultimo anno di quasi novecento euro a famiglia. È evidente quindi che i conti non tornano. A fine dicembre le famiglie di Zingonia hanno raccolto tredicimila euro, consegnati al sindaco di Ciserano, che a sua volta li ha versati all’azienda controllata da A2A. Un primo acconto che ha permesso la riapertura dei rubinetti. Ai signorotti bergamaschi dell’acqua però non è bastato: i quattrocento mila euro di arretrati li vogliono tutti.

Divide et impera

«Abbiamo un accordo», ha annunciato a fine anno Enea Biagini, il sindaco ex Ppi – oggi Pd – di Ciserano. Un patto firmato da lui, da A2A e da rappresentanti dei condomini scelti sul campo, senza una regolare assemblea di condominio. Anzi, il condominio da anni non c’è più, dopo che l’ultimo amministratore si è dimesso. L’accordo prevede che ogni famiglia delle torri di Zingonia versi 125 euro, tutti i mesi. In un anno sono 1500 euro, per l’acqua di A2A. La raccolta dei soldi è affidata dall’improvvisato capo condominio, che ogni mese deve girare tra gli otto piani del palazzo chiedendo alle famiglie senza lavoro o in cassa integrazione quei soldi. Basta che qualcuno non paghi e a fine mese l’acqua viene tagliata di nuovo, all’intero palazzo. Così è successo all’inizio di questa settimana ad un condominio. E così probabilmente tra qualche giorno accadrà per un’altra torre di Zingonia. Dopo la protesta dura del 3 dicembre il taglio dell’acqua anche qui avviene con la copertura di forze armate. A differenza di Aprilia – dove le ronde di Acqualatina sono accompagnate dai vigilantes privati – l’ordine pubblico è garantito dagli alpini, dai carabinieri e dalla polizia locale. E se tagliano l’acqua diventa più facile dare la colpa a quelle famiglie che non sono riuscite a mettere i 125 euro mensili, dividendo così la comunità degli stranieri.

Via tutti

L’esodo è così iniziato. Chi può, chi trova un’altra casa, chi non ha un mutuo da pagare ha già lasciato Zingonia. Perché rimanere, d’altra parte: quelle torri dovranno essere abbattute, per far spazio all’economia speculativa che del lavoro se ne frega. I caterpillar e l’esplosivo per buttare giù i palazzi creati per i migranti del sud Italia nel 1964 sono già pronti, nascosti dietro i presidi fascisti della Lega. Sul sito esecuzionigiudiziarie.it ci sono oggi undici appartamenti di Zingonia all’asta. Famiglie di stranieri che non sono riuscite a pagare il mutuo e che hanno perso la casa. Il valore è precipitato sotto i 50 mila euro. In alcuni casi un appartamento è offerto all’asta a 18 mila euro, con una valutazione della perizia di 48 mila euro. E anche qui, come per il calcolo delle bollette dell’acqua del 2009, c’è qualcosa che non torna. Tutte le perizie, tranne una, mettono nero su bianco che nei palazzi di Zingonia non ci sono debiti di condominio o di acqua. «L’amministratore non si trova», spiegano i periti e, dunque, nessuno sa quali siano i reali debiti. E dato che il contatore è sempre stato condominiale, è impossibile oggi per le famiglie di Zingonia stabilire con certezza se i conti presentati da A2A sono corretti.

Analizzando poi le storie giudiziarie degli undici appartamenti che andranno all’asta si scopre anche il mercato clandestino degli affitti in nero. E qui gli italiani entrano in scena. C’è il caso ad esempio di un appartamento di proprietà di un italiano, dove gli ufficiali giudiziari hanno trovato una famiglia di stranieri. «Abbiamo un contratto d’affitto», hanno risposto, mostrando un accordo mai registrato. «A chi pagate?», ha chiesto il perito del Tribunale:

«A un tale Massimo, che raccoglie i soldi tutti i mesi, perché il padrone di casa non lo abbiamo mai visto», è stata la risposta. Inutile parlare con Massimo, ovviamente, perché dove sia finito il padrone non lo ha voluto dire neanche ai periti del Tribunale. Gli appartamenti vuoti sono stati poi murati dal Comune di Ciserano, per evitare che altre famiglie potessero entrare. Fino ad oggi sono stati chiusi 22 appartamenti e di questi almeno tre erano di proprietà di italiani, ma utilizzati da famiglie di stranieri, spesso irregolari.

Oggi con la scure del taglio dell’acqua – dopo che già da cinque anni è stato tagliato il riscaldamento – buona parte delle famiglie vorrebbe andarsene. Il problema rimane per chi è in regola con il pagamento dei mutui – e non sono pochi – per chi in quell’appartamento ha visto la possibilità di un riscatto, di una vita normale, di un futuro per i figli. Tanti sono qui da anni, riescono a mantenere un lavoro, magari precario, magari al nero. Mandano i figli nelle scuole, dove – nonostante Gelmini e la Lega – fanno amicizia, studiano, hanno insegnanti che conoscono. È contro queste famiglie che l’arma del debito dell’acqua è oggi usata: rimanere con i rubinetti a secco ed essere costretti a usare le fontanelle dei cortili, in pieno inverno e con gli ascensori rotti è la “exit strategy”. Perché su Zingonia si prepara un futuro milionario.

Le mani su Zingonia

In nome della sicurezza da queste parti si fa di tutto. Ed è una sicurezza asimmetrica, dove al sicuro si devono mettere solo i capitali. Le famiglie, la casa ed il lavoro si p ossono buttar via. «Zingonia è un ghetto». «Zingonia è il regno dello spaccio». «A Zingonia è meglio non entrare». Da un anno il martellamento mediatico è intenso. E così quando è stato presentato il nuovo contratto di quartiere per la zona tutti erano felici. I sei palazzi venivano buttati giù, la zona veniva destinata allo sviluppo del commercio e i privati potevano investire. Nella versione presentata pubblicamente del progetto c’era anche la realizzazione delle nuove case per le famiglie che abitano le sei torri, i condomini Athena e Anna: accanto alla speculazione c’era un minimo di criterio di vero sviluppo sociale.

«Io ho preso possesso l’8 giugno – racconta il sindaco di Ciserano Biagini – e il 10 la regione mi ha chiesto tutti i progetti preliminari, pena il respingimento del contratto di quartiere ». Impossibile ovviamente riuscire a mandare la documentazione. E così il progetto della nuova Zingonia con un volto più umano è caduto, cassato dalla Regione Lombardia.

Arrivano le elezioni provinciali, la Lega che sulla cacciata degli stranieri di Zingonia aveva fatto la sua principale battaglia, si aggiudica il posto di presidente. A ottobre parte la nuova proposta dalla Regione: il progetto va rimodulato – spiegano in una riunione a porte chiuse – vi diamo 5 milioni di euro per espropriare tutto e le terre le assegniamo con «bandi ad hoc». Sparisce tutto lo studio sociale ed economico, rimane solo la speculazione. Passa un mese ed ecco che la A2A inizia a tagliare l’acqua e a chiedere cifre impossibili alle famiglie. Una fortuita coincidenza, ovviamente. Zingonia probabilmente morirà. Le 150 famiglie verranno espulse, mandate via come è accaduto a Rosarno. Ma per la Lega potrebbe essere una battaglia solo apparentemente vinta. «Vedi, gli italiani non conoscono il mondo neanche su internet – racconta un ragazzo marocchino davanti ai palazzi di Zingonia – e questo paese senza di noi morirà». In un lento e tragico suicidio.

Andrea Palladino, il manifesto 06/02/10

  • Share/Bookmark

Arriva in calabria il ciclone Lannes!

La copertina del libro (clicca sullimmagine per approfondire)

La copertina del libro (clicca sull'immagine per approfondire)

Gianni Lannes  è un giornalista libero ed indipendente della Puglia direttore del giornale on line www.italiaterranostra.it . Vive da 24 anni in Italia. Diverse le sue collaborazioni con testate nazionali quali: L’Espresso, Panorama, Famiglia Cristiana, Avvenimenti, Diario, La Repubblica, Il Corriere della Sera, L’Unità, Il Manifesto, Liberazione, La Gazzetta del Mezzogiorno, Medicina Democratica, La Nuova Ecologia.

Si occupa – indagando sul campo a livello internazionale – delle seguenti tematiche: traffico di armi tra Stati, commercio di esseri umani, ecomafie a livello planetario,mafie istituzionali. A partire dal 29 giugno 2009 ha subito tre attentati preceduti da una minaccia di morte. Mandanti ed esecutori materiali vanno ricercati negli apparati deviati dello Stato italiano.

Ad aprile 2010 presenterà a Roma e a Strasburgo in conferenza stampa il dossier “NAVI DEI VELENI” (Adriatico, Jonio, Tirreno). Il 9 febbraio a Cosenza darà un’anticipazione sulle navi Catania e Cunski. Prove alla mano smaschererà pubblicamente le menzogne del governo Berlusconi in materia.

Nel suo ultimo libro  Lannes parla di navi dei veleni e della tragedia del Francesco Padre. Scrive Andrea Purgatori nella prefazione del libro:

La tragedia insabbiata del Francesco Padre è un paradigma, uno dei tanti, nei quali ci si imbatte sfogliando la cronaca, anzi la storia ormai, dell’Italia più recente. Una storia di semplici marinai e di malintesa ragion di Stato (di tanti stati, talvolta). Di segreti apposti dall’alto o semplicemente applicati in base alla consegna militare del silenzio, che ha quasi sempre impedito di penetrare il coverup applicato a molti pasticci che avrebbero potuto mettere in discussione la sudditanza delle nostre forze armate (e dei nostri governi) rispetto a strutture sovranazionali come l’Alleanza Atlantica. Non è un caso che gli snodi impossibili dell’indagine sulla fine del “Francesco Padre” ricordino in modo impressionante la tecnica del muro di gomma che da trent’anni impedisce di svelare il retroscena della strage di Ustica. E di accertare le responsabilità dirette o indirette di alcuni nostri alleati o partner commerciali nello scenario di guerra di quella notte. Anche la notte del 4 novembre 1994, non era una notte qualsiasi.

Nel libro Gianni Lannes presagisce quello che è accaduto recentemente riguardo alla nave Cunsky davanti il mare di Cetraro. Una nave affondata dalla ndrangheta e riaffondata dal governo Berlusconi.

Il FORUM DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DELLA CALABRIA ORGANIZZATRICI DELLA GRANDE MANIFESTAZIONE AD AMANTEA IL 24 OTTOBRE 2009 RIPORTANO L’ATTENZIONE SULLA QUESTIONE DELLE NAVI E DEI VELENI TOSSICI ANCORA SOTTERRATI NELLA SIBARITIDE, A CROTONE, A PRAIA A MARE , NEI MARI DI CETRARO E DELLA CALABRIA .

Gli incontri con Gianni Lannes saranno l’occasione per rilanciare la tematica e riportare l’attenzione dei media

NATO: COLPITO E AFFONDATO Segreti e veleni a proposito di navi dei veleni

Questo il calendario delle iniziative:

9 febbraio ore 12 Conferenza stampa di presentazione nella Sala CGIL di Cosenza piazza Vittorio

ore 19 ad Amantea  Palace Hotel Mediterraneo, presenta Comitato Natale De Grazia : Gianfranco Posa, Alfonso Lorelli

10 FEBBRAIO COSENZA Ore 10:30 Incontro all’Unical Aula Filol8, presenta Guerino Nisticò.

ore 17 a Cosenza libreria Ubik presenta Francesco Cirillo

11 febbraio CETRARO  ore 18  Palazzo del Trono

12 febbraio  Reggio Calabria ore 17  presso la sede dell“Associazione piccola Opera  Papa Giovanni Onlus”-Via Vallone Mariannazzo – Presenta Nuccio Barillà Legambiente, Domenico Nasone Associazione Libera coordinatore Regionale

  • Share/Bookmark