I giovani di Casabona (KR), a seguito della decisione del sindaco di ospitare un inceneritore nel territorio, stanno protestando – almeno per il momento ‘virtualmente’ – ma non solo… La protesta è nata spontanea su Facebook, nel gruppo Casabona regna, da parte di cittadini di Casabona, studenti fuori sede, lavoratori emigrati e tante altre persone che hanno a cuore la salute e la tutela del territorio di questo piccolo centro calabrese, supportata anche dai comuni limitrofi. Successivamente si è costituito un comitato cittadino per il no all’inceneritore che sta raccogliendo le adesioni proprio in questi giorni.Archivio per gennaio 2010
I giovani di Casabona (KR), a seguito della decisione del sindaco di ospitare un inceneritore nel territorio, stanno protestando – almeno per il momento ‘virtualmente’ – ma non solo… La protesta è nata spontanea su Facebook, nel gruppo Casabona regna, da parte di cittadini di Casabona, studenti fuori sede, lavoratori emigrati e tante altre persone che hanno a cuore la salute e la tutela del territorio di questo piccolo centro calabrese, supportata anche dai comuni limitrofi. Successivamente si è costituito un comitato cittadino per il no all’inceneritore che sta raccogliendo le adesioni proprio in questi giorni.Abbiamo ritenuto opportuno ritornare sulla discarica di rifiuti speciali di Pianopoli per effettuare una serie di osservazioni.




(Alcune foto durante le varie fasi dei lavori)
Innanzitutto sono state presentate al Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria delle osservazioni allo studio di impatto ambientale relativo al progetto di ampliamento della discarica controllata per rifiuti non pericolosi in località Gallù-Carratello del comune di Pianopoli, alle quali abbiamo aderito come Casa della Legalità e della Cultura di Lamezia Terme, insieme all’associazione Italia Nostra che riportiamo integralmente:
“Alla Regione Calabria
Dipartimento Politiche dell’Ambiente
Sportello V.I.A. – V.A.S. – I.P.P.C.
Viale Isonzo,4 14 – Località Corvo
88100 Catanzaro L ido( CZ)
OSSERVAZIONI ALLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE (SIA) e VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE (VIA) RELATIVO AL PROGETTO di ampliamento della discarica controllata per rifiuti non pericolosi IN località Gallù-Carratello DEL Comune di Pianopoli ( autorizzata Con A .I.A. n. 14053 del 06/10/2008)
Domanda di Pronuncia di Compatibilità Ambientale (ai sensi della parte II del D.Lgs. 03 aprile 2006, n, 152)
Domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (ai sensi deLL’art. 5 del D,Lgs 18/02/2005, n, 59 e ss,mm.ii)
1. PROCEDURA PENALE IN CORSO
La discarica in oggetto non è inserita in alcun Piano Regionale o Provinciale per la Gestione dei Rifiuti
E’ una discarica privata
Riteniamo che tutti gli enti interessati al procedimento in questione debbano valutare tutti gli aspetti, non solo formali e puramente cartacei, del progetto e la natura dell’iniziativa.
Non siamo di fronte ad un’iniziativa benefica e/o ad una qualsiasi attività di business da autorizzare o meno, motivando la scelta con la semplice verifica positiva della documentazione. La discarica di cui si chiede l’ampliamento è un impianto che influenzerà l’ambiente circostante, non solo nell’area limitrofa, e la salute delle persone.
Allora chiediamoci come sia stato possibile che fior di tecnici dei vari enti si siano fatti beffare in occasione del primo progetto presentato dalla ECO INERTI, poi autorizzato con l’ordinanza n.2873 del 3-3-04.
Sarebbe opportuno attendere l’esito del procedimento penale in corso visto che sugli stessi soggetti che oggi presentano la richiesta di ampliamento, grava una richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura di Lamezia Terme in persona del P.M. Ruberto per i reati p.e p. dall’art. 110,181 D.Lgs. 42/04 e art.93,94,95 del D.P.R. 380/01. Mentre ad altri soggetti (ex amministratori, ex soci e tecnici) sono contestati i reati p.p. dagli art. 110,48 e 479 c.p. perché…”in concorso tra di loro ….traendo in inganno l’amministrazione comunale di Pianopoli nonché il commissario per l’emergenza ambientale di Catanzaro, prospettando una realtà dei luoghi diversa da quella esistente ed in particolare attestando ognuno per la propria competenza che il terreno non era interessato da movimenti franosi, che sullo stesso non esistevano falde acquifere almeno fino a 50 metri di profondità, che il terreno avesse un coefficiente di permeabilità superiore a quello effettivamente esistente, sullo stesso non esistevano manifestazioni sorgentizie né coltivazioni agricole, inducevano il predetto organo per l’emergenza ambientale ad attestare falsamente, nel corpo dell’ordinanza n.2873 del 3-3-04, con la quale veniva concessa l’autorizzazione alla realizzazione della discarica, l’insussistenza di caratteri strutturali dei luoghi ostativi rispetto alla realizzazione della discarica stessa”.
Il P.M. non fa riferimento solo all’esposto presentato dal comitato civico intercomunale ma fa riferimento anche all’esito della consulenza tecnica disposta.
Indipendentemente dall’esito della procedura penale in corso, risulta incomprensibile:
a) come sia stato possibile che tecnici e professionisti non avessero individuato le incongruenze visibili ad occhio nudo
b) come sia possibile che gli enti preposti si siano prodigati a far ottenere la sanatoria per gli abusi commessi già in corso d’opera
c) perchè non si è provveduto alla revoca dell’autorizzazione in presenza dell’inattendibilità degli studi, presupposto del rilascio dell’autorizzazione stessa, facciamo notare che nella relazione redatta dal Dott. Riga emergono dati completamente difformi rispetto alla relazione BIANCO.
Tutte queste circostanze non dovrebbero indurre ad una maggiore cautela? Non dovrebbero spingere ad una valutazione sull’immane rischio a cui si espone l’ambiente e le persone?
2. INIDONEITA’ DEL SITO PRESCELTO E SISMICITA’ DELL’AREA
Il Dlgs 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della direttiva 1999/31/Ce) integrato dal Dlgs 18 febbraio 2005, n. 59 recita testualmente:
“Impianti per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi
2.1. Ubicazione
Di norma gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi non devono ricadere in:
- aree individuate ai sensi dell’articolo 17, comma 3, lettera m) della legge 18 maggio 1989, n. 183;
- aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357;
- territori sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490;
- aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell’articolo 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394;
- aree collocate nelle zone di rispetto di cui all’articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.
Gli impianti non vanno ubicati di norma:
- in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio sismico di 1° categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, e aree interessate da attività vulcanica, ivi compresi i campi solfatarici, che per frequenza ed intensità potrebbero pregiudicare l’isolamento dei rifiuti;
- in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale;
- in aree dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica e delle opere ad essa connesse;
- in aree soggette ad attività di tipo idrotermale;
- in aree esondabili, instabili e alluvionabili; deve, al riguardo, essere presa come riferimento la piena con tempo di ritorno minimo pari a 200 anni. Le Regioni definiscono eventuali modifiche al valore da adottare per il tempo di ritorno in accordo con l’Autorità di bacino laddove costituita.
Con provvedimento motivato le Regioni possono autorizzare la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nei siti sopradescritti.
La discarica può essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, per quanto riguarda le condizioni di cui sopra, o le misure correttive da adottare, indichino che la discarica non costituisca un grave rischio ecologico.”
EBBENE, GLI STESSI STUDI/RELAZIONI ALLEGATI ALLA VIA e SIA DIMOSTRANO (sia pure indirettamente) CHE ESISTE UN GRAVE RISCHIO ECOLOGICO PERCHE’ IL SITO DI CARRATELLO PRESENTA DIVERSE CARATTERISTICHE ESCLUDENTI CHE DOVREBBERO INDURRE LE AUTORITA’ COMPENTENTI AD UNA MAGGIORE ATTENZIONE VERSO L’INTERESSE COLLETTIVO RISPETTO ALL’INTERESSE DELLA DITTA PROPONENTE.
TUTTO IL TERRITORIO DEL COMUNE DI PIANOPOLI E’ CLASSIFICATA “CATEGORIA SIMICA 1” COME DA ORDINANZA P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 (classificazione invariata rispetto alle normative precedenti).
3. DISTANZA DAI CENTRI ABITATI
Nel progetto di ampliamento viene riportato un dato estremamente sbagliato .
Si indica quale centro abitato più vicino MARCELLINARA che disterebbe 6 Km. , mentre Pianopoli si troverebbe a 13 Km. di distanza. Probabilmente si fa riferimento al tracciato stradale e non alla distanza in linea d’aria, che è quella più utile ai fini della valutazione di eventuali effetti indotti dalla presenza della discarica.
Nella realtà esistono centri abitati molto più vicini, sia in linea d’aria che come percorso stradale.
Il nucleo di abitazioni più vicine è località RIZZUTO del comune di Pianopoli, che in linea d’aria dista circa 1,5 Km.
A circa 4,5 Km. si trova il centro abitato di CANCELLO ed in linea d’aria è ancora più vicina il centro di VENA DI MAIDA;
a poche centinaia di metri (semplicemente dall’altra parte del fiume) è presente la zona industriale di Marcellinara e poco dopo quella industriale di Pianopoli e le zone industriali/commerciali di MAIDA e FEROLETO dove sono ubicate centri commerciali ed altre attività che attirano migliaia di utenti/giorno.
4. OSSERVAZIONI ALLA RELAZIONE GEOTECNICA
Nella relazione geotecnica integrativa si riconosce la natura sabbiosa del fondo della vasca di abbancamento dei rifiuti e ci si sforza di effettuare una serie di calcoli per dimostrare che il rischio di rottura dello strato di impermeabilizzazione è stato ridotto al minimo. Ebbene, sulla scorta dell’esperienza del progetto del primo lotto (con procedimento penale in corso) non possiamo certo sentirci garantiti da analisi e calcoli di parte. In ogni caso il RISCHIO non resta comunque (per implicita ammissione dei progettisti)? Nella valutazione dei cedimenti attesi si prende in considerazione solo la probabilità del cedimento del fondo del bacino (di cui si ammette la difficoltà nella esatta valutazione nel tempo) e si ipotizza un rischio sostanziale solo nel caso in cui il fondo dovesse staccarsi dalla parete per circa 40 cm. . Nei vari calcoli si tiene esclusivamente conto degli effetti dei carichi derivanti dall’abbancamento dei rifiuti e non viene in nessun modo preso in considerazione l’effetto congiunto dei carichi + eventuale sisma.
5. ASPETTI RELATIVI AL PAESAGGIO
Il marchio VALLE DELL’AMATO
La Valle dell’Amato deve essere salvaguardata
Come è possibile capire dagli aspetti geologici ed idrogeologici che caratterizzano la zona e citati di seguito, la discarica non può che svilupparsi interamente fuori terra. Una enorme montagna alta almeno 50 metri (secondo i documenti ufficiali) visibilissima dalla S.S.280 e dall’intera versante opposto.
Questa discarica, ed in particolare misura, l’ampliamento proposto costituisce un autentico eco-MOSTRO per il forte impatto visivo, la forte dispersione di odori e di polveri dovute al forte vento, l’elevato ed imprevedibile (nelle proporzioni e nella gravità) inquinamento delle acque, ……………..sicuramente una ferita mortale a qualsiasi speranza di sviluppo dell’area della valle dell’Amato.
6. DISPERSIONE POLVERI INQUINANTI, ODORI, BIOGAS Nel Piano di Gestione Operativa (da pagina 10), la ECO INERTI elenca una serie di misure per mitigare il fenomeno della dispersione delle polveri e biogas per effetto eolico (vento). Alla fine sostenendo che “Un’eventuale situazione di emergenza, dovuta a particolari situazioni climatiche, quali un clima particolarmente secco o un forte vento, verrà fronteggiata dall’operatore che disporrà l’intensificazione delle misure preventive adottate o l’estensione delle stesse su altre aree
“Ebbene, TUTTI sanno che in quell’area spesso è presente vento forte e costante, parzialmente mitigato nel fondo della discarica grazie alla protezione delle collinette circostanti, ma evidente man mano che si sale lungo il pendio. Non a caso proprio a ridosso della costruendo discarica è stato autorizzato un mega-parco eolico da 100MW (proprietà EOLICA MERIDIONALE) con alcuni aerogeneratori posizionati a poche centinaia di metri!! Altro che “particolari condizioni climatiche”!
Non tranquillizza certamente l’ipotesi, ventilata in modo chiaro (Relazione Tecnica pag. 11) “Inoltre, considerata la situazione di precarietà nel settore gestiore Rifiuti Solidi Urbani (RSU) nel Territorio della Regione Calabria, l’ampliamento di progetto, ove necessario, potrebbe essere utilizzato dagli Enti preposti per superare eventuali stati di emergenza che dovessero presentarsi”
La produzione di biogas è notevole (mentre nel primo progetto approvato si riteneva talmente trascurabile da poter essere bruciato con le torce!) al punto che sono stati previsti ben due gruppi di combustione da 625KWe.
7. SOSTANZIALE NON CONTROLLABILITA’ DEI RIFIUTI
DEI RIFIUTI CONFERITI. Riportiamo fedelmente:
“Ai fini dell’ammissione in discarica di un rifiuto, prima della definizione del contratto di conferimento, deve essere prodotta dal potenziale conferitore un scheda tecnica contenente precise indicazioni su.
i. dati di riconoscimento del conferitore
ii. descrizione del processo tecnologico che genera il rifiuto;
iii. documentazione attestante la composizione del rifiuto e la sua non pericolosità (conformità ai criteri di ammissione) ; la documentazione dovrà essere accompagnata da un certificato analitico o da una relazione che dimostri la non pericolosità del rifiuto in relazione al processo tecnologico che lo genera;
iv. attribuzione del codice CER:
v. capacità del rifiuto di produrre articolato;
Il Piano di Gestione Operativa (da pagina 12) indica le PROCEDURE DI ACCETTAZIONE comportamento a lungo termine del rifiuto;
Sulla base delle informazioni riportate nella scheda, ed in particolare del codice CER, attribuito al rifiuto, viene stabilita la sua accettabilità presso la discarica.”
INSOMMA LA NATURA E LA PERICOLOSITA’ O MENO DEI RIFIUTI VIENE AUTOCERTIFICATA DAL CONFERITORE!!!!!!!!!
I controlli esercitati dal gestore della discarica si limitano alla “ISPEZIONE VISIVA” (pagina 13), I CONTROLLI ANALITICI si faranno solo “quando necessario…!)
Verifiche che si faranno solo (citiamo pagina 14) “in caso emergano dubbi sulla rispondenza del rifiuto rispetto a quanto riportato sui formulari di identificazione nella fase visiva dello scarico….”
In altri termini la corretta gestione della discarica è affidata esclusivamente, o quasi, alla buona fede dei conferitori. E’ del tutto evidente che non esiste alcuna possibilità di individuare, con un semplice esame visivo (per quanto attento) la natura e le sostante contenute in molti scarti/rifiuti. Spesso il confine tra rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi è determinato dalla maggiore o minore percentuale della stessa sostanza (al di sotto di determinate percentuali è classificato quale rifiuto non pericoloso, superate quella percentuale diventa rifiuto pericoloso); quale esame visivo può consentire di esercitare un controllo e/o destare il sospetto che induce all’esame analitico?
La discarica è solo formalmente controllata e controllabile in realtà è semplicemente incontrollabile!
8. CONFLITTO DI INTERESSI TRA GESTORE E POTENZIALI CONFERITORI
Ad aggravare l’abdicazione da parte dello Stato e degli Enti Pubblici rispetto a qualsiasi DOVEROSO controllo e GARANZIA della tutela della salute dei cittadini nonché della difesa dell’inquinamento, aggiungiamo altre considerazioni:
Nel punto precedente abbiamo dimostrato in modo chiaro e puntuale che non esiste nessun vero controllo e che gli enti pubblici dovrebbero/potrebbero intervenire solo se (e quando?) allertati per l’individuazione di carichi sospetti.
Questa ipotesi si scontra con l’ulteriore elemento di confusione della vicenda: la ECO INERTI non sarebbe il semplice Gestore, quindi interessato solo ed esclusivamente alla sana e corretta gestione della discarica; nella realtà la ECO INERTI è solo l’ultimo tassello di un complesso castello societario che fa ricondurre la proprietà reale della discarica di Pianopoli al gruppo UNENDO. Chi è UNENDO? Basta andare sul sito web www.unendo.it per capire cos’è: è il gruppo dominante nella gestione del ciclo dei rifiuti in Italia. Il gruppo è strutturato con tre altre grosse società (DANECO, WASTE, ASPICA) che a loro volta, grazie a un complesso intrecciarsi di partecipazioni societarie, quote personali, ecc. controllano altre società. Il gruppo Unendo gestisce la raccolta dei rifiuti, la trasformazione e trattamento, le discariche. Tutto il ciclo dei rifiuti dalla A alla Z. La ECO-INERTI è controllata dalla DANECO tramite la ILE srl
E quindi? In pratica il gestore della discarica potrebbe trovarsi a dover controllare i rifiuti conferiti dalla propri controllante (proprietaria) e/o di tante altre aziende appartenenti allo stesso gruppo. E’ possibile che la tutela dell’ambiente debba essere appesa al filo della sperata correttezza di tutte le parti in causa? Quale garanzia per i cittadini e la tutela ambientale? ZERO! ZERO! ZERO!
9. COLTIVAZIONI BIOLOGICHE
Sul terreno adiacente alla discarica è presente una coltivazione biologica che, per quanto affannosamente la ditta proprietaria si sforza di dimostrare il contrario, è praticamente destinata alla morte.
10. LA PRIMA RELAZIONE GEOLOGICA RIGA
redatta in tempi non sospetti ed allegata al PRG del comune di PIANOPOLI di fine anni 80 (quindi in tempi non sospetti) escludeva “qualsiasi possibilità di edificazione…sul terreno in questione perché franoso, sabbioso ecc.ecc.” ;
Prendiamo atto che tale dicitura non è più presente nella relazione geologica redatta dal Dott Riga per la Variante al PRG nel 2004 e che, nel frattanto, il Dott. Riga ha collaborato con la ditta ECO INERTI per il progetto di ampliamento della discarica
Nonostante tale ulteriore conflitto di interessi, alcuni dati della relazione redatta dal dott. Riga non corrispondono a quanto poi riportato nelle relazioni tecniche VIA e SIA.
Occorre un’attenta verifica ed analisi incrociata degli studi e relazioni esistenti:
- la relazione e le tavole della relazione RIGA allegata al PRG del comune di Pianopoli
- la relazione del Dott. BIANCO allegata al progetto della discarica
- la relazione del CTU nominato dal CTU di Lamezia Terme
- la relazione RIGA, i dati riportati nel progetto di ampliamento in questione.
11. FALDE ACQUIFERE
Nella relazione tecnica (pagina 7) si sostiene che “La falda freatica sottesa dall’area interessata dall’impianto di smaltimento è alimentata principalmente dall’infiltrazione verticale dell’acqua meteorica nei mesi autunnali ed invernali. L’acquifero si colloca tra circa 20 m. (in corrispondenza del lotto n.3) e 40 metri rispetto al piano di campagna”
Nella relazione Geologica e geotecnica redatta dal Dott. Riga (allegata al progetto di ampliamento) si legge invece che “i terreni sabbiosi del primo e secondo strato, sono sede di un afalda acquifera il cui livello piezometrico si è stabilizzato alla profondità di 18,29 metri dal piano di campagna nel dondaggio n.3”
Anche in questo progetto di ampliamento si riscontrano dati, casualmente e/o volontariamente, “migliorati” ai fini di evidenziare al positività delle condizioni del sito.
12. PERCOLATO
Nella relazione tecnica si stima una produzione di percolato pari a 14500 mc annui. Si risolve il problema dell’accumulo con serbatoi di accumulo per un totale di 250 mc che dovrebbero essere sufficienti per 6 giorni. Sembra che il dimensionamento sia stato fatto con semplice operazione matematica (14500/365 giorni x 6 giorni = 238 mc). Ma anche la persona meno esperta capisce, con sempliec ragionamento logico, che alcuni periodi dell’anno la quantità di acqua che si riversa sulla superficie interessata dall’abbancamento dei rifiuti (e quindi sui rifiuti) è notevolmente superiore alle medie riportate (tra l’altro tutte da verificare). In altri termini, quando si verificano temporali particolarmente violenti e/o giornate in cui le precipitazioni superano abbondantemente i 3,28 mm (1200/365) medi indicati nella formuletta, cosa succede? Il percolato segue la sorte dell’acqua di ruscellamento e di prima piogga (che, una volta riempita la vasca da 45 mc, viene scaricata direttamente nel torrente Drema affluente dell’Amato e quindi va direttamente a finire nel nostro già abbastanza disgraziato mar Tirreno)? Quale ente pubblico ha la possibilità di effettuare un sorveglianza continua 24 ore su 24?
Il progetto prende, realisticamente, in considerazione che possano esserci perdite di percolato al di sotto del telo di impermeabilizzazione e che, contestualmente, sia avvenuta qualche micro fessurazione nello strato di argilla limosa. Ebbene, quando questa ipotesi sarà concretizzata, ammesso che mai qualcuno ne venga a conoscenza, la natura sabbiosa del terreno sottostante, ad elevatissima permeabilità, renderebbe rapidissimo l’inquinamento della falda acquifera e, probabilmente del Torrente Drema e del Fiume Amato. Non si può dimenticare mai, che ogni misura di protezione adottata è letteralmente “scritta sulla sabbia”: quella che costituisce il fondo della discarica con stratificazioni varie di parecchi metri.
Nota: sottoriportato stralcio della relazione RIGA

13. CONCLUSIONI
Chiediamo che venga espresso parere negativo al progetto di ampliamento della discarica in oggetto e che vengano sospesi i lavori di costruzione della parte autorizzata; che venga acquisita agli atti la perizia disposta dalla Procura del tribunale di Lamezia Terme.”
Quindi vogliamo soffermarci nuovamente sulla tipologia di rifiuti che dovrebbero essere accolti in discarica, ovvero i rifiuti speciali. Secondo l’art. 7 D. Lgs. 22/97 sono rifiuti speciali:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;
i) i macchinari e le apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
l) i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti.
I rifiuti pericolosi sono quei rifiuti speciali e quei rifiuti urbani non domestici indicati espressamente come tali con apposito asterisco nel CER.
Il “decreto Ronchi” assume poi come principio l’autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti urbani in “ambiti territoriali ottimali”, principio disatteso in questo (e non è l’unico dalle nostre parti) caso, in quanto si tratterebbe soprattutto di rifiuti speciali provenienti presumibilmente dalle regioni del Nord.
La discarica, poi, non è inserita in nessun piano regionale o provinciale per la gestione dei rifiuti.
A chi serve dunque???
Le nostre preoccupazioni sono confermate dalle vicende che hanno interessato le fasi della costruzione della discarica come il sequestro ad opera del Corpo Forestale dello Stato nel 2005 e l’interrogazione al ministro dell’Ambiente sempre del 2005 visualizzabile sul sito http://www.rifondazionelamezia.it che riportiamo integralmente:
“Giovedì 26 Maggio 2005
SODANO Tommaso.
Al Ministro dell’ambiente e per la tutela del territorio.
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Premesso che:
con una ordinanza, la n. 2873 del 3 marzo 2004, il Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale nel territorio della Regione Calabria, ha autorizzato alla Eco-inerti srl la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi in località Carratello del comune di Pianopoli (Cz);
in data 23 maggio 2005 sono iniziati i lavori di costruzione della suddetta discarica;
su tale discarica da più parti sono stati sollevati numerosi dubbi e, sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione al fine di avviare una verifica più puntuale sulla scelta del sito ed un coinvolgimento nella decisione delle popolazioni interessate;
pare che in merito al sito scelto per l’ubicazione della suddetta discarica esistano documentazioni diverse e contrapposte sulla natura idrogeologica dell’area interessata;
a tale proposito, sembra, non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Dott. Giulio Riga che accompagna il Piano Regolatore del comune di Pianopoli;
addirittura, pare, che la relazione geologica che accompagna la richiesta di autorizzazione della discarica ometta di segnalare la presenza di un pozzo sul terreno interessato e di numerosi altri pozzi nella zona;
sembra, che il progetto presentato contrasti con la carta geologica dalla quale si evince che buona parte dell’area proposta per la discarica si presenta con permeabilità elevata;
pare, che lo studio di impatto ambientale presentato dalla Eco-inerti ometta di segnalare la presenza di pozzi sull’area interessata e in quella confinante, così come, ometterebbe di segnalare la presenza di coltivazioni nelle zone adiacenti il sito proposto;
l’area individuata dalla Eco-inerti è parte integrante di una zona sismica di 1^ categoria e quindi, l’autorizzazione contrasterebbe con le norme dettate dal D.Lgs. 36 del 13 gennaio 2003;
i fatti sopra descritti dimostrerebbero delle gravi omissioni praticate dalla Eco-inerti e dalle amministrazioni pubbliche interessate;
non sarebbe, dunque, di poco conto la circostanza che, trattandosi di un insediamento di rilevante impatto ambientale l’autorizzazione per la suddetta discarica debba raccordarsi a precise prescrizioni e alle leggi vigenti al cui rispetto è condizionata la legittimità dell’opera proposta;
l’autorizzazione alla realizzazione della suddetta discarica è stata preceduta dalla “Conferenza dei Servizi”;
dal verbale n. 99 della Conferenza dei servizi emerge che la responsabile del Servizio igiene pubblica dell’Asl. N. 6 ha richiesto l’approfondimento di alcuni aspetti del progetto mentre, la Provincia, con nota del 13 marzo 2002, ha sollevato dei dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
come denunciato anche dal WWF Calabria, la costruzione avviene:
• nonostante che la discarica “in fase di revisione del piano dei rifiuti non viene inserita nel sistema di smaltimento regionale” ;
• in presenza di “dichiarazioni di esponenti dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale” che affermano che “nella nostra regione, non vi è alcuna necessità di queste discariche in quanto non c’è una grande produzione di rifiuti speciali non pericolosi”;
• nonostante si trovi “proprio al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche ed in prossimità della popolosa frazione Cancello del Comune di Serrastretta.”
• pur avendola situata “in una zona di interesse naturalistico, soggetta a vincolo idrogeologico e con all’interno e nei dintorni sorgenti e pozzi di acqua usati per fini potabili ed agricoli”;
nell’Area ex SIR di Lamezia Terme con Ordinanza n. 2965 il Commissario per l’Emergenza Rifiuti in Calabria, ha approvato un progetto di adeguamento e potenziamento della Piattaforma integrata polifunzionale smaltimento rifiuti, che comporterà il raggiungimento di una capacità di trattamento di circa 120.000 tonnellate/annue a fronte delle 80.000 circa iniziali. Impianto nel quale si produce il CDR (il pericoloso combustibile dei rifiuti che bruciando produce diossina).
il suddetto impianto è gestito dalla Daneco s.r.l. di Milano e pare, che quello in costruzione in località Carratello di Pianopoli è stato acquistato dalla ILE s.r.l. , che ha come socio di maggioranza la Daneco;
la Econet s.r.l. ha inoltrato richiesta per la realizzazione di un impianto polifunzionale, sembra non inserito nel sistema di smaltimento regionale, per il trattamento ed il recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da inserire nell’area industriale ex SIR nel Comune di Lamezia Terme, per un totale di “Rifiuti in ingresso” di 154.800 tonnellate/annue;
da più parti si sono levate proteste contro un disegno oramai evidente di trasformare il lametino nella pattumiera della Calabria con i rischi che questo comporta per quel territorio;
non vi è dubbio che l’esigenza di tutela della salute umana costituisca una priorità rispetto all’esercizio dell’attività economica. L’articolo 41 della Costituzione, infatti, impone che l’iniziativa economica, pur dichiarata libera, non può svolgersi in contrasto alla utilità sociale ed in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
tutto questo, oltre a creare problemi derivanti dalla movimentazione della enorme massa dei rifiuti (costi, impatti ambientali, viabilità), va ricordato che a Lamezia giungono i rifiuti della provincia di Vibo e di molti comuni del cosentino, crea una vera è propria discriminazione per un intero territorio che è costretto a pagare in termini ambientali le politiche fallimentari perseguite in questi anni nella gestione del ciclo dei rifiuti. E’ opportuno ricordare che lo stesso “decreto Ronchi” assume come principio l’autosufficienza dello smaltimento dei rifiuti urbani in “ambiti territoriali ottimali”. A Lamezia si assiste invece al conferimento di rifiuti provenienti da altri ambiti territoriali;
questa situazione rischia di creare “un collasso” del traffico lungo la strada che conduce all’impianto dell’area ex Sir in quanto la stessa dovrà sopportare oltre al traffico sostenuto di mezzi della nettezza urbana, l’aumento del traffico dovuto alla stagione estiva con conseguenti disagi per i numerosi turisti che l’attraversano.
non può essere più tollerato che, con la motivazione che la regione Calabria è commissariata, non si coinvolgano democraticamente i cittadini in merito alla realizzazione di impianti ed attività a rischio come le suddette discariche.
Tutto ciò premesso e considerato
Si chiede di sapere:
• se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;
• se nel corso dell’iter per la concessione dell’autorizzazione relativamente alla discarica situata in località Carratello di Pianopoli, gli organi competenti hanno preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga;
• per quali motivi la provincia, sempre con riferimento alla discarica di Pianopoli, ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
• se intende accertare attraverso gli uffici competenti la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;
• se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario, relativamente alla discarica di Pianopoli;
• se intende impegnarsi per impedire, anche in considerazione della richiesta della Econet s.r.l. e della già grave situazione che interessa l’impianto della Daneco ubicato a San Pietro Lametino, che l’intero lametino divenga la pattumiera della Calabria.”
Interrogazione che segue di due giorni l’altra interrogazione (questa volta provinciale) presentata da Pino Commodari al Presidente della Provincia e all’Assessore all’ambiente, visualizzabile sul sito http://www.rifondazionelamezia.it nella sezione documenti e che qui riportiamo integralmente:
“Al Presidente della Provincia
All’Assessore all’Ambiente
Premesso che:
in data 7 ottobre 2005, prot. n. 63991, ho presentato l’Interrogazione a risposta scritta di seguito riportata:
“il Commissario Delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della Regione Calabria, con ordinanza del 3 marzo 2004, n. 2873, ha autorizzato la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi in località Carratello di Pianopoli;
su tale discarica da più parti sono stati sollevati numerosi dubbi e, sono state avanzate proposte di revoca dell’autorizzazione al fine di avviare una verifica più puntuale sulla scelta del sito ed un coinvolgimento nella decisione delle popolazioni interessate;
pare che in merito al sito scelto per l’ubicazione della suddetta discarica esistano documentazioni diverse e contrapposte sulla natura idrogeologica dell’area interessata;
a tale proposito, sembra, non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Dott. Giulio Riga che accompagna il Piano Regolatore del comune di Pianopoli;
addirittura, pare, che la relazione geologica che accompagna la richiesta di autorizzazione della discarica ometta di segnalare la presenza di un pozzo sul terreno interessato e di numerosi altri pozzi nella zona;
l’autorizzazione alla realizzazione della suddetta discarica è stata preceduta dalla “Conferenza dei Servizi” alla quale ha partecipato l’Amministrazione provinciale di Catanzaro;
dal verbale n. 99 della Conferenza dei servizi emerge che la responsabile del Servizio igiene pubblica dell’Asl. N. 6 ha richiesto l’approfondimento di alcuni aspetti del progetto mentre, la Provincia, con nota del 13 marzo 2002, ha sollevato dei dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
non può essere più tollerato che, con la motivazione che la regione Calabria è commissariata, non si coinvolgano democraticamente i cittadini in merito alla realizzazione di impianti ed attività a rischio come la suddetta discarica.
Si chiede di sapere dall’Assessore all’Ambiente:
se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se nel corso dell’iter per la concessione della suddetta autorizzazione il settore competente della amministrazione provinciale ha preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga e, nel caso contrario, se intenda richiederne copia al comune di Pianopoli;
per quali motivi la provincia ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
se intende accertare attraverso gli uffici competenti dell’amministrazione provinciale la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;
se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario;
se intende fornire all’interrogante tutta la documentazione relativa a tale vicenda.”
che alla suddetta “interrogazione a risposta scritta” non è stata data alcuna risposta, nonostante i solleciti datati 26 ottobre 2004, prot. 68297 e 14 dicembre 2004, prot. n. 80856;
che in data 23 maggio 2005 sono iniziati i lavori di costruzione della suddetta discarica;
che, come denunciato anche dal WWF Calabria, la costruzione avviene:
nonostante che la discarica “in fase di revisione del piano dei rifiuti non viene inserita nel sistema di smaltimento regionale” ;
in presenza di “dichiarazioni di esponenti dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale” che affermano che “nella nostra regione, non vi è alcuna necessità di queste discariche in quanto non c’è una grande produzione di rifiuti speciali non pericolosi”;
nonostante si trovi “proprio al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche ed in prossimità della popolosa frazione Cancello del Comune di Serrastretta.”
pur avendola situata “in una zona di interesse naturalistico, soggetta a vincolo idrogeologico e con all’interno e nei dintorni sorgenti e pozzi di acqua usati per fini potabili ed agricoli”;
che il suddetto comune di Pianopoli, in particolare la località Baratta, è interessato dalla costruzione di una centrale turbogas da 800 Mw;
che l’intero territorio è attraversato da un elettrodotto da 380 Kv;
che nell’Area ex SIR di Lamezia Terme con Ordinanza n. 2965 il Commissario per l’Emergenza Rifiuti in Calabria, ha approvato un progetto di adeguamento e potenziamento della Piattaforma integrata polifunzionale smaltimento rifiuti, che comporterà il raggiungimento di una capacità di trattamento di circa 120.000 tonnellate/annue a fronte delle 80.000 circa iniziali. Impianto nel quale si produce il CDR (il pericoloso combustibile dei rifiuti che bruciando produce diossina).
che il suddetto impianto è gestito dalla Daneco s.r.l. di Milano e che quello in costruzione in località Carratello di Pianopoli è stato acquistato dalla ILE s.r.l. , che ha come socio di maggioranza la Daneco;
che la Econet s.r.l. ha inoltrato richiesta per la realizzazione di un impianto polifunzionale, sembra non inserito nel sistema di smaltimento regionale, per il trattamento ed il recupero di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi da inserire nell’area industriale ex SIR nel Comune di Lamezia Terme, per un totale di “Rifiuti in ingresso” di 154.800 tonnellate/annue;
che i fatti su esposti dimostrano come il processo di colonizzazione e di devastazione ambientale, in questo caso del lametino, ma più in generale della Calabria, è in fase avanzata;
Tutto ciò premesso e considerato
Si chiede di sapere:
se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;
se nel corso dell’iter per la concessione dell’autorizzazione relativamente alla discarica situata in località Carratello di Pianopoli, il settore competente dell’Amministrazione provinciale ha preso visione della relazione del geologo dott. Giulio Riga e, nel caso contrario, se intenda richiederne copia al comune di Pianopoli;
per quali motivi la provincia, sempre con riferimento alla discarica di Pianopoli, ha redatto la nota del 13 marzo 2002, con la quale sollevava dubbi circa l’esistenza o meno del vincolo idrogeologico per la zona interessata;
se intende accertare attraverso gli uffici competenti dell’Amministrazione provinciale la presenza o meno di pozzi sul terreno interessato;
se intende impegnarsi affinché, come da più parti richiesto, venga rivista tutta la procedura che ha portato all’autorizzazione rilasciata attraverso l’ordinanza dell’ufficio del commissario, relativamente alla discarica di Pianopoli;
se intende impegnarsi per impedire, anche in considerazione della richiesta della Econet s.r.l., che l’intero lametino divenga la pattumiera della Calabria e non solo.
24 maggio 2005
Il Capogruppo
Pino Commodari”
Tra l’altro pare che alcuni nomi comparsi nell’indagine “Poseidone” sulla depurazione in Calabria coincidano con alcuni di quelli che hanno avuto a che fare con la discarica di Pianopoli…
sarà un caso che dove c’è di mezzo il danno all’ambiente ci sono spesso gli stessi nomi???
Altro punto dolente è la gestione privata della discarica. L’emergenza rifiuti in Campania e le recenti scoperte sulle navi dei veleni ci mostrano quanto siano forti gli interessi delle mafie sul business dei rifiuti.
Pensate che la ‘ndrangheta locale non avrà interessi sui rifiuti che passano da qui?
Risulta già difficile controllare gli impianti pubblici, figuriamoci quelli privati.
Abbiamo accennato il discorso della gestione privata, non possiamo quindi non soffermarci sui gestori di questa discarica.
I soci della ECO-INERTI (società che ha ottenuto l’autorizzazione alla costruzione della discarica cn ordinanza n. 2873 del 03/03/2004) hanno venduto quote sociali per un valore di € 3.000.000 alla ILE Srl, controllata come socio di maggioranza dalla Daneco, società che gestisce anche un impianto di trattamento rifiuti solidi urbani, fanghi e ford per la creazione di C.D.R. (combustibile derivato dai rifiuti) e compost per l’agricoltura a Lamezia Terme.
La Daneco fa parte del GRUPPO UNENDO, colosso della gestione del ciclo dei rifiuti in Italia, con un fatturato di 210 milioni di euro che serve oltre 40 comuni e 3600 aziende private. Fanno parte del gruppo Unendo le società WASTE ITALIA, DANENCO e ASPICA.
Analizziamole una per una.
WASTE ITALIA (controllata al 97% dal Gruppo Unendo): raccolta, trasporto, selezione, trattamento, recupero, valorizzazione e smaltimento dei rifiuti speciali (per lo più da attività industriali, commerciali e artigianali). Nel 2007 ha avuto un fatturato di 54,1 milioni di euro. Raccoglie circa 200mila tonnellate di rifiuti all’anno. Possiede 6 entri di gestione della raccolta, 8 impianti di selezione, trattamento e recupero, un impianto di captazione del biogas con produzione di energia elettrica, 8 discariche di cui 4 in esercizio e una in costruzione. Il gruppo si avvale poi di un network di subfornitori.
Tra i principali clienti Adidas, Colmar, Agusta, Barilla, Parmalat, Galbani, Gran Milano, Fiat, Collins, Lear, Bayer, Basf Italia, Akzo Nobel, Nylstar, Nyltech, Henkel, Clariant, De Agostini, Sodip, Abb, Olivetti, Sony, Baltea, Electrolux, Zanussi, Antibioticos, ABC Farmaceutica, Famar, Roche, Zambon, Bayer, Luxottica, Kodak, Gruppo Pirelli, Dayco, Cesaplast, Keiper-Recaro, Michelin, Coin, Coop Italia, Esselunga, La Rinascente, Pam, Leroy Merlin, Auchan, Penny, Il Gigante, Teksid, Dalmine, Officine Met. G., Motta, Ristop, Autogrill, Onama, Pellegrini, Banqueting, Telecom, TNT Global Express, Arcese, FedEx, Bartolini.
La Waste Italia possiede poi il 65% di SMC Spa, il 76% di ECO ADDA Srl, il 100% di ALICE AMBIENTE Srl. (dati presenti sul sito del Gruppo Unendo)
La Waste Italia, infine, ha finanziato diversi partiti come dimostrato da “Report”- Rai tre, “Al politico e al partito” di Bernardo Iovene, 1/10/2006.
riportiamo la parte che ci interessa dal link: http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1068528,00.html
“(…)
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il sistema, che quando non è illegale è certamente immorale e rasenta il ricatto, si basa sullo scambio, io ti do e tu restituisci. Ci sono anche quelli che danno perché ci credono, troppo spesso in ballo c’è solo il tornaconto che qualcuno preferisce chiamare visibilità.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
Nel 2000 le società del gruppo Waste Italia, hanno dato 100, 100 e 50 milioni a Forza Italia. Nel 2001 altri 200, 200, 200 e 150, e poi ancora 200, 200, 200 e 100. Parliamo di milioni di lire sempre a Forza Italia. Dal 2002 i contributi passano ad Alleanza Nazionale in euro: 103 mila, 103 mila. Nel 2004 100 mila, 100 mila, 100 mila e 100mila. Si tratta sempre dello stesso gruppo che si occupa di raccolta smaltimento rifiuti e termovalorizzatori. Il video industriale è presentato da Alessandro Cecchi Paone.
BERNARDO IOVENE
Io ho visto dal 2000 ad oggi ha finanziato prima Forza Italia e poi Alleanza Nazionale.
RENATO BRUNETTA- Forza Italia
Si, si ma… non si sa mai, non si sa mai.
BERNARDO IOVENE
E sta vincendo tanti appalti…
RENATO BRUNETTA- Forza Italia
Allora, a pensar male si fa peccato e quindi certamente Lei che fa queste domande maliziose fa peccato, però ci azzecca alla fine.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
La Waste Italia e consociate è a Milano.
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Lo scopo per cui facciamo questi finanziamenti è quello di renderci visibili.
BERNARDO IOVENE
Ma poi ricevete favori?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No guardi, se il meccanismo fosse il favore non lo faremmo in modo pubblico, non Le pare, sarebbe anche troppo banale? No, l’esigenza è quella di chiarire certamente i contributi vengono fatti, indirizzati, verso quei partiti che “noi sentiamo più vicini” da un punto di vista della…
BERNARDO IOVENE
E in questo caso Alleanza Nazionale ultimamente, forse perché il ministro dell’ambiente era di Alleanza Nazionale?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Insisto, no, Alleanza Nazionale è uno dei partiti che abbiamo finanziato. Noi finanziamo sistematicamente i DS da anni senza visibilità perché lo facciamo attraverso il sostentamento di loro iniziative che, se mi consentite… .
BERNARDO IOVENE
Dove governano lo fate?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, a livello nazionale.
BERNARDO IOVENE (fuori campo)
A livello nazionale Sposetti non ricorda.
UGO SPOSETTI- Tesoriere Democratici di Sinistra
Se me la fa conoscere, se loro fanno…
BERNARDO IOVENE
Hanno detto che danno soldi attraverso le feste dell’unità.
UGO SPOSETTI- Tesoriere Democratici di Sinistra
Beh, di feste dell’unità ne facciamo 3.500. Può darsi che danno 1.000 euro alla festa del paesino dove abita un dirigente. Non lo so!
BERNARDO IOVENE
Questa visibilità che Lei dice, cioè “noi facciamo finanziamento ai partiti per acquistare visibilità”, no, che cosa vuol dire?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Acquisire visibilità, non acquistare… termine infelice!
BERNARDO IOVENE
Scusi…
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, perché sa…
BERNARDO IOVENE
Acquisisce visibilità, cioè che cosa vuol dire?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Guardi, un’ azienda che fa produzione…
BERNARDO IOVENE
Si, ma voi partecipate a gare pubbliche poi, cioè la visibilità dove sta?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Sta nel fatto del… come dire, trasferire… allora, le gare pubbliche vengono affidate con gara ovviamente, no? Nel nostro settore non esiste un affidamento ai privati. Innanzitutto perché le istituzioni che ricevono i contributi sono sempre diverse da quelle che fanno le gare, un fatto strutturale.
BERNARDO IOVENE
E allora perché lo fate? Ve lo chiedono?
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
No, guardi, questo è un meccanismo perverso. Capisco che la cosa sia sottile. Innanzitutto è un problema di… come dire, di vicinanza ideale ed è il motivo per cui…
BERNARDO IOVENE
Beh, però se Lei dice che finanzia i DS, poi Alleanza Nazionale, poi Forza Italia, insomma…
PIETRO COLUCCI- Amministratore Delegato Waste Italia
Eh, guardi, se Lei fa un’ analisi un po’ più approfondita di quella che appare, si renderà conto che tra i DS nell’ambito della coalizione di centro sinistra e Forza Italia nell’ambito di centro destra, troverà delle assonanze che non Le possono sfuggire. C’è un problema, diciamo di moderazione.
(…)”
DANECO: progetta, realizza e gestisce impianti. Controlla diverse società che progettano, realizzano e gestiscono giacimenti controllati di frazioni residue di rifiuti e impianti a tecnologia complessa in Italia e all’estero.
Tra i servizi offerti: trasformazione energetica dei rifiuti con impianti di produzione biogas e CDR, termovalorizzazione; costruzione e gestione impianti per l’impiego di energia eolica.

Tra le varie società controllate dalla Daneco ci sono la DANECO RENEWABLES (eolico, fotovoltaico, biomasse, centrali elettriche, che ha acquistato il 40% di RENERGIES ITALIA); DANECO WINDPOWER (della quale il 49% è del gruppo australiano BROWNWIND PARTHERS) che a sua volta controlla EOLO PUGLIA (che di recente ha partecipato alla realizzazione di impianti in Puglia); la DANECO TECNIMONT; la ILE Srl. Queste sono alcune delle società controllate dalla Daneco uscite alle prime pagine di google impostando come valori di ricerca “società controllate dalla Daneco” e chissà quante altre ce ne sono.
Sulla Daneco, poi, c’è un’interrogazione del consigliere Amendola al presidente della Giunta regionale datata 07/10/2004, della quale proponiamo un estratto visualizzabile sul sito http://www.qualepaese.com nella sezione documenti:
“Amendola. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
sul territorio di Lamezia Terme da circa un anno è attivo un impianto di compostaggio dei rifiuti solidi urbani a servizio del lametino e dell’intera provincia di Vibo Valentia;
tale impianto sulla base di un appalto dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale è stato affidato alla società Daneco SpA del gruppo Waste Management;
la Daneco SpA, operante nel settore dei rifiuti e nella produzione di energia, è ben conosciuta sia dalle varie Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che dalla magistratura essendo entrata in diverse inchieste giudiziarie;
sul territorio del comprensorio lametino opera, da diversi anni, con risultati molto soddisfacenti la “Lamezia Multiservizi SpA” società a capitale pubblico che è riuscita ad attivare un ciclo virtuoso nel settore coniugando la trasparenza gestionale con risultati operativi di eccellenza divenendo, in
poco tempo, un esempio non solo per la Calabria ma anche per il Meridione;
la scelta operata dall’Ufficio del Commissario di affidare alla Daneco SpA l’impianto di compostaggio, dunque, è apparsa fin da subito incomprensibile mentre alcune circostanze negative ne stanno dimostrando, attualmente, l’assoluta erroneità;
anche per quanto attiene gli impianti di depurazione si stanno registrando gravissime difficoltà come dimostra la protesta che stanno attuando anche i dipendenti della ditta Gerica che hanno proclamato lo stato di agitazione per la mancata corresponsione degli stipendi degli ultimi mesi;
in un quadro generale così delineato sono evidenti i rischi per l’inquinamento ambientale del territorio (visto che allo stato gli impianti sono privi di controllo e manutenzione) e per i lavoratori a causa dell’estrema precarietà della loro condizione;
l’impianto di compostaggio dovrebbe produrre Cdr, ovvero combustibile da rifiuti, da utilizzare presso appositi impianti autorizzati e dei quali, al momento in Calabria, non esiste traccia;
nel corso del 2003 secondo quanto riportato dagli organi di informazione alcune migliaia di tonnellate di Cdr sarebbero, invece, state smaltite presso la discarica consortile di Lamezia Terme;
tale circostanza richiama fortemente la responsabilità sia della Daneco SpA ma anche, e forse soprattutto, dell’Ufficio del Commissario che, nonostante sia a conoscenza dei fatti non ha inteso adottare alcun provvedimento per adempiere a quanta previsto dal cosiddetto “Decreto Ronchi” in tema di raccolta differenziata e riutilizzo dei rifiuti stessi;
i 30 lavoratori della Daneco SpA hanno inteso indire una manifestazione di protesta in quanto non ricevono lo stipendio;
la Daneco SpA risulta essere anche debitrice per oltre due milioni di euro della “Lamezia Multiservizi;
sul territorio lametino si sono già aperte altre vertenze analoghe con protagoniste aziende operanti su affidamento o appalto dell’Ufficio del Commissario come la Genica che gestisce gli impianti di depurazione e che, con grave ciclicità, lascia i suoi dipendenti senza stipendio tanto che in
queste ore è stata indetta un’assemblea permanente degli stessi presse la sede lametina dell’azienda -:
per quali ragioni la Daneco SpA e la Genica non hanno provveduto al pagamento degli stipendi dei dipendenti e quando intendono adempiere alla liquidazione delle spettanze;
se l’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale è al corrente della situazione debitoria delle due società non solo verso i lavoratori ma anche, nel caso della Daneco, nei riguardi della “Lamezia. Multiservizi” e quali provvedimenti intende porre in essere, urgentemente, per riportare la situazione alla normalità;
se e quale quantità di Cdr prodotto dalla Daneco SpA viene avviato verso i termovalorizzatori ed in quali regioni questi si trovano ad operare;
quante tonnellate di Cdr, invece, viene smaltito presso la discarica consortile di Lamezia Terme;
se, infine, l’impianto dì compostaggio gestito dalla Daneco SpA e quello di depurazione affidato alla Gerrea sono stato oggetto di verifiche, controlli ed ispezioni da parte dei competenti organismi regionali e locali e quali sono state le risultanze con particolare riferimento al rispetto delle normative e procedure per la sicurezza sui posti di lavoro.”
ASPICA: La Società Assunzione Servizi Pubblici Impianti Costruzioni Appalti progetta sistemi di raccolta e smaltimento, opera in 40 comuni italiani con oltre 1260 veicoli.
SE NON È BUSINESS QUESTO!!!
Nonostante l’amministrazione comunale sia di centro sinistra, quindi in teoria più attenta alle vicende ambientali (COME CONSUETUDINE ORMAI, IN TEORIA!!!) non solo non ha dimostrato sensibilità alla questione discarica, ma anzi ne ha fatto un cavallo di battaglia della propria campagna elettorale quasi come se fosse un’opportunità di sviluppo per il suo paese. Sarebbe interessante capire da questo punto di vista quanto realmente i cittadini di Pianopoli sappiano sulla vicenda.
Ancora, vorremmo capire come si può pensare di utilizzare una discarica di rifiuti speciali anche per i rifiuti solidi urbani, come ipotizzato di recente da alcuni. I rifiuti urbani producono una elevata quantità di percolato, situazione che comporterebbe una maggiore infiltrazione di liquidi nel terreno e quindi nelle falde vicine alla discarica.

Dopo qualche giorno di pioggia la situazione è questa:



La questione rifiuti continua ad essere un problema grave per il nostro territorio. Tra discariche sature, depositi di rifiuti abusivi e totale indifferenza della popolazione, c’è anche chi ne fa un business con la compiacenza di enti e società clienti, cosi come sostiene il Procuratore Vitello descrivendo i risultati dell’operazione“Acciaio Sporco” portata a termine dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Catanzaro: ” un’attività redditizia, soprattutto per i volumi di traffico che abbiamo accertato e il numero delle persone coinvolte. Un’attività illecita in maniera clamorosa che si atteggia ad attività tollerata, e questo si desume dall’alto numero di conferitori nell’azienda e nell’area che abbiamo sequestrato”.
Ruolo centrale era svolto dall’impresa “Palmieri Francesco”, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi. Intorno all’impresa, gestita da Francesco Palmieri, sarebbe emersa l’esistenza di una fitta rete di conferitori di rifiuti speciali pericolosi e non: si tratta di 96 aziende, 7 enti pubblici e 21 soggetti privati. Si sarebbe trattato di un rete ramificata a livello regionale. Palmieri riveste anche la carica di amministratore unico della società “Ecofuturo s.r.l.”, anch’essa con sede in Lamezia Terme (CZ) ed operante nel campo del commercio all’ingrosso di rottami ferrosi, utilizzata, di fatto, unicamente come ditta trasportatrice della materia prima seconda (M.P.S.) illecitamente prodotta – secondo le indagini – dalla “Palmieri Francesco”.
Diverse le illegalità riscontrate: quella principale era il trattamento organizzato e illecito di rifiuti pericolosi per poi finire alla violazione della normativa urbanistica e al problema dello scarico in quanto scaricavano sul terreno.
Resta aperto il filone delle indagini legato agli enti comunali interessati dallo smaltimento e alle ditte di Campania, Basilicata e Puglia che acquistavano i rifiuti come materie prime. Si tratta di aziende che, grazie alle false attestazioni rilasciate dalla società di Lamezia Terme, rivendevano a loro volta i rifiuti alle industrie siderurgiche del Sud Italia. Per non compromettere lo sviluppo dell’inchiesta non sono stati resi noti né i nomi dei comuni ne’ quelli delle società, anche se è stato aggiunto che al momento non ci sono amministratori pubblici indagati.
A pochi giorni di distanza, i carabinieri della Stazione di Falerna in collaborazione con il Noe di Catanzaro, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale lametino, hanno sequestrato tre camion di proprietà di una ditta di trasporti di Nocera Terinese, che operava nel settore del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti speciali senza i previsti requisiti di legge. Operazione portata al termine di un’indagine condotta dai militari dell’Arma che nei primi giorni del dicembre dello scorso anno, nel corso di una verifica attuata in una officina meccanica di Falerna avevano accertato che la stessa, servendosi di una ditta di trasporti di Nocera, aveva a più riprese, tra i mesi di giugno e agosto dell’anno scorso, consegnato circa mille chili di materiale ferroso che veniva successivamente trasportato e smaltito nel cantiere della ditta Palmieri di Lamezia, coinvolta nell’operazione del 7 gennaio scorso e denominata in codice “Acciaio sporco”. Come in quel caso, quest’ultimo provvedimento è scaturito dal fatto che l’impresa di Palmieri non era autorizzata allo smaltimento dei rifiuti speciali e, poiché la disciplina in materia impone di ritenere che chi conferisce rifiuti e chi li trasporta alla destinazione finale abbia l’onere di verificare l’esistenza, in capo a chi li smaltirà, dei requisiti di legge, il Tribunale ha emesso il decreto di sequestro preventivo degli autocarri con l’obiettivo di impedire la possibile reiterazione del reato. Da parte della procura della Repubblica guidata da Salvatore Vitello è partita dalla scorsa estate un’inchiesta a tutto campo sulla salvaguardia ambientale e la tutela del territorio dell’intero circondario.
Non abbiamo altro da aggiungere se non le richieste che avanziamo da tempo:
- Adottare subito la strategia “Rifiuti Zero”;
- Rendere la raccolta differenziata porta a porta obbligatoria subito evitando così la creazione di altre discariche nella zona (non dimentichiamoci che località Carratello non dista molto da località Stretto);
- Eliminare totalmente i soggetti privati presenti nel ciclo dei rifiuti (Daneco in primis);
- No incondizionato a qualsiasi proposta di inceneritore o termovalorizzatore;
- Maggiore collaborazione tra i Comuni del Lametino, con il coinvolgimento delle associazioni e dei cittadini.
- Fare rete: rilanciamo, invitando tutte le associazioni di Lamezia e dintorni, una rete locale Rifiuti Zero che funga da osservatorio ambientale capace di realizzare proposte concrete e attuabili, estendendo anche l’analisi agli altri beni comuni quali l’acqua e il mare, partendo proprio da quelle realtà che hanno dimostrato maggiore sensibilità sulla tematica.
COME CASA DELLA LEGALITÀ E DELLA CULTURA CONTINUEREMO AD OPPORCI ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTE OPERE INUTILI E DANNOSE, ANCORA DI PIÙ SE FRUTTO DI ILLEGALITÀ E IMBROGLI, SE DIETRO A QUESTO ENNESIMO SCEMPIO AMBIENTALE C’È ANCORA UNA VOLTA QUELL’APPARATO DI INTRIGHI OSCURI CHE VEDE IN PRIMA LINEA IMPRENDITORI TROPPO ATTENTI AI SOLDI, CON LA COMPIACENZA DI POLITICI E PROFESSIONISTI.
Casa della Legalità e della Cultura Onlus – Lamezia Terme
www.casadellalegalitalamezia.org
Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura
Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia, Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti.
Gli scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto le finestre sul retro del palazzo della Prefettura.
Quando gli autobus di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan “Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con affetto benedicendo i presidianti dal finestrino.
Nonostante la comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico della via marina della città.
La polizia scorta i manifestanti fino all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo Zero, il centro sociale Cartella, CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere.
Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del premier.
É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire, come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.
di Francesca Tortorella
Andatevene in Padania!
gen 27
Non possono essere né la convocazione di un consiglio dei ministri a Reggio Calabria né i proclami dei vari ministri di un rinnovato impegno per la nostra terra, a smontare una verità inoppugnabile: il governo Berlusconi, ostaggio di Bossi e della Lega Nord, è nemico della Calabria e, più in generale, di tutto il Sud. Provvedimenti come il federalismo fiscale e lo scippo di risorse quali i fondi ex-Fintecna, usati per coprire il taglio dell’Ici, o i fondi FAS e FSE, dirottati verso il Nord, sono solo tra gli esempi più significativi di quanto il Sud stia a cuore a questo governo leghista.
Un luogo dove impiantare siti inquinanti per il “bene del Paese”, dove far fare affari alle solite lobbies: è questo che è per loro il Sud! Bisogna “fare” anche quando ad opporsi non sono solo le solite “minoranze rumorose” ma le stesse istituzioni locali. Si ricorre persino a leggi “ad aziendam”, come per la centrale a carbone che vogliono imporre a Saline Joniche e che, per legge regionale, non si può assolutamente realizzare.
Un immondezzaio dove occultare le porcherie delle loro fabbriche, “spalmandole” in lungo e in largo come le scorie della Pertusola di Crotone, o affossandole all’interno delle navi dei veleni. Non servono a nulla i tentativi di depistaggio e le minimizzazioni dei grandi rischi: vogliamo le bonifiche immediate che, nonostante le rassicurazioni, ancora non sono iniziate!
Una terra in svendita! Il governo delle grandi privatizzazioni che dopo acqua, rifiuti, trasporti locali, ora si appresta a privatizzare l’Esercito e la Protezione Civile (sì, è proprio vero!), ha regalato la Calabria alle grandi multinazionali come la francese Veolia che qui gestisce servizi primari come acqua e rifiuti.
Questo l’appello letto e presentato all’assemblea “Protezione SpA” svoltasi a L’Aquila.
C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l’opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze.
Il decreto legge del 30 dicembre 2009 stabilisce la costituzione della Protezione Civile Servizi S.p.A. Si afferma che ciò viene fatto per “garantire un risparmio di tempi e risorse negli interventi del Dipartimento”. In verità, si costituisce una società di diritto privato ma a capitale interamente pubblico, che può agire da general contractor, detenere immobili, produrre utili, dirigere lavori: si privatizza, così, la gestione delle emergenze e quella dei grandi eventi. Introducendo gravi elementi di discrezionalità nella gestione di ricchi appalti. Sottraendo al Parlamento, alla rete del volontariato, alle organizzazioni dei lavoratori, agli enti locali il controllo sulle azioni della Protezione Civile. Il soccorso diventa un business direttamente gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Nello stesso decreto, inoltre, si procede ad assunzioni di dirigenti fidati con i fondi destinati ai cittadini aquilani e Vigili del fuoco dal decreto Abruzzo. Si decide l’acquisto dell’inceneritore di Acerra, pagando coi soldi dei cittadini un’impresa che ha gravemente contribuito all’emergenza rifiuti campana. Lasciando intatte tutte le deroghe ai codici ambientali, che permettono di realizzare discariche non a norma e di bruciare il “tal quale”.
In questi anni la Protezione Civile ha dismesso il suo ruolo originario. Ha tralasciato la previsione e prevenzione degli eventi calamitosi, lo dimostrano le numerose alluvioni e frane di quest’anno (Messina, Pisa, Liguria, Ischia). Ha gestito appalti per centinaia di milioni di euro per i grandi eventi (G8 from La Maddalena to L’Aquila, Mondiali di nuoto di Roma, giochi del Mediterraneo di Pescara). Ha permesso a sindaci e presidenti di regione di gestire il territorio con poteri commissariali, sottratti al controllo degli organi elettivi. Ha affrontato con strumenti militari, e in spregio a tutte le norme riguardanti ambiente e salute, l’emergenza rifiuti in Campania, contribuendo all’avvelenamento del territorio. Ha imposto a L’Aquila una gestione centralizzata e militarizzata dell’emergenza, lasciando, ancora oggi, 9mila sfollati negli alberghi sulla costa e imponendo il Piano C.A.S.E., che produrrà gravi danni all’assetto urbanistico e al tessuto sociale della città. Oggi la Protezione Civile sbarca ad Haiti, allo scopo di procurare appalti per la nuova S.p.A. e di conquistare un ruolo nel conflitto tra potenze mondiali giocato sulla pelle dei terremotati.
Contemporaneamente, con ordinanza di Protezione Civile, si decide di gestire l’emergenza carceri prevedendo la costruzione di ulteriori 27 strutture detentive sul “modello L’Aquila”.
Temiamo che con questi strumenti domani si potranno gestire le grandi inutili opere volute dal governo o la costruzione di centrali nucleari.
Non è questa la Protezione Civile che ci serve. Per questo vogliamo lanciare una grande campagna nazionale, coinvolgendo partiti, sindacati, associazioni, la rete del volontariato, enti locali e comitati dei cittadini. Per impedire che la Protezione Civile si trasformi in S.p.A. e per trasformare la Protezione Civile in uno strumento democratico di autoprotezione, utile a sostenere l’unica grande opera di cui il Paese ha bisogno: la messa in sicurezza del territorio.
Per adesioni: noallaprotezionecivilespa@gmail.com
Approfonfimenti: www.3e32.com
Anche la Corte dei Conti boccia il Ponte sullo Stretto
Per Ciucci & Co. l’importante è continuare il grande bluff
Per noi continuare a chiedere le vere priorità
in Calabria e in Sicilia come in Val di Susa
La Corte dei Conti, lo scorso dicembre, ha confermato alcune delle tesi sostenute dal Movimento No Ponte in questi anni: l’incongruenza dei dati economici, una stima disinvolta dei traffici nello Stretto che dovrebbero giustificare l’operazione del project finance, l’azzardo ingegneristico che penserebbe ad una campata unica di quasi il 40% più lunga della maggiore mai realizzata, il devastante impatto ambientale. Insomma, una stroncatura su tanti fronti che meriterebbe una seria messa in discussione di tutta l’operazione Ponte. La reazione dell’Amministratore Delegato della Stretto di Messina Ciucci è stata quella di rassicurare sul prosieguo di questo grande bluff. Tutto questo avviene mentre le vere priorità del territorio, quelle manifestate in piazza il 19 dicembre a Villa San Giovanni, rimangono ancora disattese ed inascoltate. Gli sfollati di Giampilieri continuano a scendere in piazza per protestare non avendo ancora ricevuto garanzie sulla messa in sicurezza del paese. A Saline si ritorna a parlare di centrale a carbone. Le strade, le montagne ed i mari, nei territori di Calabria e Sicilia, continuano a rimanere nel peggiore degli abbandoni, in mano al devastante sfruttamento.
Si riporta, di seguito, la versione integrale della lettera: 
Badolato (Cz), 20 gennaio 2010 Lettera aperta al Presidente Napolitano
Visita Napolitano in Calabria
Caro Presidente,
colgo l’occasione della Sua visita in Calabria per renderLa partecipe della condizione di un giovane calabrese e di tanti suoi conterranei.
Le indirizzo questa lettera per ciò che Lei rappresenta agli occhi di chi, come me, vede nel Suo ruolo istituzionale il simbolo di uno Stato di cui mi sento parte e di cui sento ancora il dovere di prenderne le difese. Uno Stato fondato sull’Uguaglianza e sul Lavoro, nato dalla Resistenza di chi non ha mai smesso di pensare e ha avuto il coraggio e la responsabilità di Resistere.
Le parole del Suo discorso di fine anno risuonano di una eco amara per chi vive una realtà, quella della nostra terra, che non conosce “serenità” da troppo tempo. Lei parla di “nuove generazioni, di riserve magnifiche di energia, di talento e di volontà”, di motivazione e qualità, specializzazione ed energie dei “giovani che hanno potuto prendere le strade migliori”. Lei sottolinea l’importanza di garantire opportunità di formazione capaci di far emergere i talenti e premiarne il merito. Le scrivo perché, a chi vive in questa terra maledettamente bella, fa rabbia sentirsi impotenti di fronte all’impossibilità di aprire tali strade.
I preoccupanti dati che sono emersi dal Rapporto Swimez 2008, sull’Economia del Mezzogiorno, e dall’ultimo report della Banca d’Italia, sulle dinamiche migratorie interne, denunciano che tra il 1990 e il 2005 circa 2 milioni di persone hanno abbandonato il Mezzogiorno per cercare lavoro al Nord e, nel periodo 2000-2005, circa 80000 laureati hanno lasciato il Sud.
Le scrivo, dunque, con l’amara consapevolezza che spesso al Sud “l’unica strada possibile” per un giovane è quella di andare via. Innanzi a tale costrizione, come non sentirsi impotenti?
Questa impotenza, dovuta al fatto che troppo spesso ci piombano addosso, come macigni, problemi ed avvenimenti che dovrebbero essere impensabili in un paese che si ritiene civile, come morire in sala operatoria per mancanza di energia elettrica, fa sembrare la via più facile quella della resa.
In Calabria è quando non smetti di credere nel cambiamento e continui ad impegnarti e lottare in prima linea, attivamente, che paghi il prezzo più alto della frustrazione. Perché ogni volta si ha la sensazione di sbattere contro un muro di gomma e si è costretti a tornare indietro e ricominciare daccapo. Muro che spesso viene costruito proprio da chi dovrebbe contribuire ad abbatterlo.
Ad ogni modo, per chi vuole rimanere in Calabria senza arrendersi ad un sistema deviato, non è possibile smettere di lottare. E la lotta diventa sempre più necessaria per rincorrere la possibilità di avere una vita dignitosa e vedersi riconosciuti i propri diritti fondamentali.
Fino a quando dovremo lottare strenuamente per elemosinare un lavoro spesso in nero, precario ed insicuro; per avviare una sana e seria iniziativa imprenditoriale senza ritrovarci le porte chiuse in faccia dalle banche; per vivere la nostra quotidianità in un ambiente salubre e non violentato e deturpato da colate di cemento, abusivismo, frane, veleni radioattivi e discariche abusive; per avere strade sicure e ammodernate, trasporti efficienti; per ambulanze attrezzate in ogni ospedale, per una sanità liberata da interessi criminali e clientelari; per essere veramente “liberi” di vivere e costruirci qui, qui nella nostra amata Terra!, un destino diversamente possibile?
È troppo comodo parlare di Calabria e parlare di ‘ndrangheta, mancanza di lavoro, carenze infrastrutturali e cedere al luogo comune della disperazione e del lassismo, dell’apatia e della rassegnazione. Quello che è successo nelle ultime settimane ci impone di dare un taglio diverso alla discussione. Non possiamo non interrogarci, dal mio modesto punto di vista, sull’ottusità di una classe dirigente che pensa a grandi opere da cartolina in un contesto sempre più desertico.
Qualche giorno fa si leggeva di questo potere come di “Un potere ottuso, per nulla incline a mettersi in discussione, arrogante fino alle estreme conseguenze. Un potere multiforme, che significa navi dei veleni, cantieri eterni, dominio della mafia, politica clientelare e grandi opere.” Sembra una descrizione impietosa ma appare oggi, purtroppo, estremamente realistica. È una politica che, da decenni ormai ed in molti casi, sembra stare in piedi solo per gestire l’ordinario e le emergenze, senza poi di fatto offrire ai propri territori un progetto organico e complessivo che abbia la valenza di soddisfare le vere esigenze ed i reali bisogni della collettività e che incida in modo sostanziale per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.
Il 19 dicembre a Villa San Giovanni, i calabresi che non si arrendono a questo stato di cose, erano in strada per manifestare l’esigenza di un diverso ordine di priorità. Franco Nisticò da quella piazza stava urlando, con la stessa intensità di sempre tratta dalla forza delle idee e della vita reale: la denuncia di una disoccupazione giovanile preoccupante, del dissesto idrogeologico calabrese, delle grandi e delicate questioni ambientali irrisolte, della carenza delle infrastrutture e del sistema sanitario, rimarcando ancora una volta il problema della S.S.106 che continua ad essere un incessante e assurdo bollettino di guerra.
E proprio di quelle carenze ne ha pagato il prezzo più estremo, morendo e perdendo in modo assurdo la propria vita. In Calabria si può morire per un’ambulanza che non c’è e/o che non arriva in tempo. Franco Nisticò era mio padre.
Ed allora i tanti giovani calabresi stanchi di questo stato di cose chiedono alla Politica di scegliere tra la logica delle grandi opere, l’immobilismo, l’assenza di innovazione, la frammentazione del consenso, la sclerosi amministrativa e la vita reale.
E il problema in Calabria, perciò, non è solo trovare una realizzazione personale, non è trovare una strada per il proprio successo individuale. L’urgenza è trovare una strada collettiva che porti i cittadini calabresi a riconoscersi finalmente nello Stato.
Qui non si tratta più di sterili piagnistei usati come alibi, ma di chiedere ed ottenere diritti. E non possono più essere ammesse deroghe. È necessario rendere tangibile un’alternativa a questo potere clientelare e occulto, a questo sistema malato, fondato sulla mancanza di una vera libertà che potrà essere arginato solo attraverso l’emancipazione data dal LAVORO.
La nostra terra di Calabria è da sempre segnata da contraddizioni profonde. Una terra capace di dare vita a realtà esemplari di integrazione e accoglienza, come Riace, Caulonia e Badolato, dove i migranti sono accolti come una risorsa, non solo dal punto di vista umano e culturale, ma anche sotto il profilo della ripresa economica. Una Terra, allo stesso tempo, in grado di esprimere realtà esplosive come quella di Rosarno dove ‘ndrangheta razzismo e ignoranza, ma anche solidarietà, si sono sciolte, portando con sé l’illusione della convivenza. Convivenza illusoria perché non ci può essere convivenza tra schiavo e padrone.
È necessario riflettere sulla rabbia di chi non ha più niente se non la sua dignità e sul potere di chi la dignità l’ha dimenticata da tempo.
No, nonostante tutto non smetteremo di lottare “… i tanti problemi del nostro territorio, il dissesto idrogeologico, i giovani, il lavoro, non hanno bisogno di divisione, ma hanno bisogno di unità. Dobbiamo lottare con forza e tutti insieme sconfiggere chi marcia contro. E allora la speranza siamo tutti noi, vecchi e giovani, per dare insieme una speranza a questa Calabria abbandonata da tutti.” (Franco Nisticò)
Sappiamo fin troppo bene che solo questa è la Sua e la Nostra speranza per la nostra Terra.
Guerino Nisticò
(Badolato – Calabria – Italia?)
Gestione Commissariale per l”emergenza rifiuti nella nostra Regione
Rischia di passare clamorosamente sotto silenzio la decisione del Governo nazionale di prorogare a tutto il 2010, la gestione Commissariale per l”emergenza rifiuti nella nostra Regione. Con questo saranno 14 anni che dura questa emergenza: un po” troppa, per essere una emergenza! Sconcerta il silenzio delle forze politiche democratiche e di sinistra, delle associazione di categoria e delle forze sociali, delle Istituzioni. Purtroppo questa decisione, che viene dopo l”oscuramento da parte del Governo delle vicende legate all”inquinamento del territorio e delle coste Calabresi, la pervicace volontà di costruire l”inutile ponte sullo stretto, il sostanziale disinteresse ad avviare le bonifiche dei SIN Calabresi, è un ennesimo smacco per la Calabria e la sua drammatica condizione ambientale. La gestione commissariale in questi anni lungi dall”essere stata adeguata a risolvere i problemi ha concorso in maniera determinante ad aggravare notevolmente le condizioni ambientali della Calabria. Dietro, la gestione commissariale si sono nascoste e si nascondono negligenze, inefficienze, deresponsabilizzazioni inaccettabili. In Calabria , sbagliando drammaticamente, si continua ad immaginare che la questione del ciclo integrato dei rifiuti sia solo un problema di smaltimento. Il dibattito che viene alimentato è discariche o inceneritori. Nessuno a partire dal commissario ha finora prestato attenzione alla necessità di programmare una riorganizzazione strutturale: riduzione, raccolta differenziata, riciclo, riuso, smaltimento. Da anni come CGIL Calabria stiamo rivendicando, a tutela delle migliaia di lavoratori impegnati nel settore ed esposti a fortissimi problemi occupazionali e di tutela dei loro diritti contrattuali, di rivedere il, per lo più, fallito modello gestionale delle società miste. Da anni rivendichiamo il protagonismo delle Istituzioni Locali, nel determinare una organizzazione industriale del sistema. Mentre si praticano regressioni municipaliste in tante realtà della Calabria. La proroga della gestione commissariale mantiene inalterate tutte queste criticità. Una ennesima dimostrazione della grave crisi in cui si dibatte la nostra Regione.
Catanzaro 20 Gennaio 2010
Sergio Genco, Segretario Generale




