Lo proclama in grande stile il Ministro Matteoli.
Ed infatti è così, ma non tanto per la fantomatica prima
pietra del Ponte che, nonostante tutti gli annunci in pompa magna, non si può
proprio “posare”: non solo manca, come ben noto, il progetto esecutivo del
Ponte, ma manca anche quello della Variante di Cannitello.
L’11 dicembre è stata aperta una nuova procedura di VIA, e
il nuovo progetto è attualmente sottoposto a verifica di ottemperanza delle
prescrizioni Cipe: non si può né mettere né tantomeno togliere una pietra fino
al 10 febbraio. Questo lo dovrebbe sapere il Ministro, la Stretto di Messina s.p.a.
e tutti quei dottoroni che straparlano di sviluppo senza specificare che a beneficiare
di questo “sviluppo” sarebbero solo la Stretto di Messina s.p.a.
con la sua mandria di consulenti, l’Impregilo e le mafie calabrese e siciliana.
Il 23 dicembre è però una giornata maledettamente importante
per noi: alle 16 si terranno a Badolato Marina i funerali di Franco Nisticò, il
compagno morto sul palco di Cannitello, vittima della campagna di
criminalizzazione che hanno costruito attorno al nostro movimento e di una
gestione militarista della piazza tesa solo a reprimere. Eppure sono anni che
il movimento No Ponte organizza manifestazioni e iniziative nell’area dello
Stretto, cortei, campeggi, concerti: anni in cui si è sempre dimostrato,
iniziativa dopo iniziativa, la natura pacifica quanto determinata del movimento
e, soprattutto, il suo grande senso di responsabilità. Proprio come sabato 19
dicembre a Cannitello.
Lo abbiamo detto in tutti i modi e lo ribadiamo ancora una
volta: quello che è successo il 19 dicembre è di una pericolosità inaudita! Un
corteo pacifico, colorato, festoso come è sempre stato e come si sapeva bene
sarebbe stato, costretto però a sfilare in una città militarizzata, con
mimetiche di ogni tipo, blindati, motovedette, elicotteri, magari anche qualche
sottomarino nascosto: si temevano scontri e devastazioni! Eppure il corteo
scorre tranquillo e si arriva in piazza a Cannitello dov’è allestito il palco:
tra gli arrivi dei numerosi spezzoni e l’attesa per gli “Artisti contro il
Ponte”, iniziano a susseguirsi i vari interventi, fino all’accorato appello di
Franco Nisticò, un appello all’unità, un appello all’impegno comune, tutti
insieme, giovani ed anziani, per ridare fiato e prospettive alla lotta, per
aprire un cammino nuovo per questa terra sistematicamente violentata. Poi la
tragedia, Franco si accascia colpito da un malore, lo Sciamano dal palco,
pronto ad aprire il pomeriggio di musica e spettacolo, richiede ripetutamente
dal microfono l’intervento di medici, si inizia il massaggio cardiaco, si
pratica la respirazione bocca a bocca, ma non c’è l’ambulanza invocata da tutti,
né gli strumenti per supportare lo sforzo dei medici! Ci sono manganelli,
scudi, blindati, motovedette, elicotteri, tutte le divise, ma non c’è
un’ambulanza… Franco viene trasportato in ospedale con un mezzo della polizia
tra l’indignazione della piazza che ha assistito alla tragedia, vedendo
l’inadeguatezza di chi doveva garantire “l’ordine e la sicurezza”: ma se
davvero ci fossero stati scontri come qualcuno si aspettava – o ci sperava –
che cosa sarebbe successo con tutti quei manganelli e senza neanche
un’ambulanza?
Qualcuno ha definito Franco Nisticò la prima vittima del
Ponte. Forse lo è, forse non lo è, considerando le vittime della grande guerra
di ‘ndrangheta reggina che la DDA
collega proprio agli appetiti riguardo i miliardi del Ponte. Sicuramente Franco
è vittima di un sistema repressivo che ci vorrebbe precari, flessibili,
inquinati, silenti nel vedere svendere la nostra terra o la nostra acqua, vittima di quelle istituzioni che oggi si palleggiano vergognosamente le
responsabilità. L’appello di Franco, le sue parole comunque ricche di speranza
e di fiducia nel popolo calabrese, rimbombano ancora nelle nostre orecchie e
quell’appello vogliamo raccogliere, perché soltanto lottando tutti insieme
possiamo dare dignità e futuro a questa terra; lo faremo a cominciare dal 23
dicembre giorno in cui saremo tutti a Badolato a salutare Franco come avrebbe
voluto, col pugno chiuso alzato e la bandiera rossa listata a lutto.
Solo la lotta porta risultati! Ciao Franco! Alla lotta!




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