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	<title>Commenti a: [SHAKA FEST]  Da Amantea a Reggio. Il ponte sui veleni.</title>
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		<title>Di: mediattivista</title>
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		<dc:creator>mediattivista</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 12:56:30 +0000</pubDate>
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		<description>Cosenza 4  dicembre 2009 seconda giornata della quarta edizione dello Shaka Fest.

La seconda giornata dello Shaka fest ha preso il via a Cosenza , nell’area liberata dell’ex deposito ferroviario -  Officine Babilonia e c.o.p.a Rialzo .  Il dibattito odierno : “da Amantea a Reggio. Il ponte sui veleni” è incentrato sulle tematiche ambientali e sul moto di protesta popolare che dalla manifestazione di ottobre ad  Amantea, porta alla mobilitazione contro il ponte sullo stretto del prossimo 19 dicembre.

Claudio Dionesalvi di Coessenza , e  Peppe Marra  del coordinamento no ponte presentano il video documentario “no ponte no”   a cura di Paolo Conforti  per la rete no ponte.  Il video documenta tutta la lotta contro il ponte sullo stretto, dalle devastanti conseguenze dell’immane opera all’indignazione popolare.

Introduce e modera il dibattito Oreste che parla del perché si è scelto  di chiamare il dibattito odierno “da Amantea a Reggio. Un ponte di veleni”. Oggi non si parlerà solo del ponte ma anche dalla manifestazione di Amantea  e questo perché la voglia di reagire e non solo di capire può essere la chiave di volta di un autentico cambiamento. La partecipazione capillare di Amantea è stato un segnale di straordinaria positività, adesso si attende il prossimo appuntamento a Lamezia , il sei dicembre, dove saranno trattate numerose tematiche ambientali.  Prende la parola Carlo Cuccomarino di Radio Ciroma. Le moltitudini calabresi, ad Amantea, per come è stata costruita e per i significati che ha portato , permette di tracciare un possibile percorso su una politica nuova per quella che oggi è definita la politica dei beni comuni. La prima  cosa che bisogna dire è come una moltitudine di calabresi siano arrivati all’incontro del 24 ottobre scorso, con tutte le contraddizioni presenti, sono giunti a porre un quesito importante.  Si poteva continuare a fare come si è sempre fatto oppure si poteva scegliere di avviare una nuova strada capace di andare al di la del veleno della paura che tradotto in altri termini si può definire come paura della dipendenza economica.  È possibile avere un diverso approccio pratico anche tramite riflessione teorica sostiene Cuccomarino .  Bisogna mettere alla pari non solo il capitale ed il lavoro ma anche l’ambiente  per questo è necessario un approccio concreto verso la trasformazione de mondo attuale in un mondo diverso possibile che non  può prescindere da una riflessione teorica.  La centralità della nuova determinazione nell’economico, determina delle questioni che vanno verso la questione del bene comune.  Se fino ad ora  si aveva l’attenzione solo verso la merce oggi si va verso l’immateriale che va verso l’idea di una produzione diversa di beni e questo porta nuovi significativi spazi, che fanno intravedere un nuovo significato al concetto di bene comune, questo viene  così inteso anche nell’accezione ecologica. Si va quindi verso la biopolitica che porta delle ricadute diverse alle cose che si stanno cercando di dipanare. 

Prosegue il dibattito  Osvaldo Pieroni del dipartimento di Sociologia e Scienza Politica dfell’UniCal. Il Docente racconta il percorso della lotta al ponte sullo stretto ma soprattutto ricorda la data del diciannove dicembre. In questo appuntamento si dovrebbe raccogliere la lunga storia che inizia alla fine degli anni ottanta, non per una mobilitazione recente.  All’origine erano pochi a condurre avanti questa battaglia, molti sostenevano, addirittura, che questa battaglia non poteva essere popolare ma sarebbe rimasta confinata solo alla voce di pochi. Attualmente non solo cittadini ma anche amministratori locali hanno aderito a questa lotta per non parlare poi dei rapporti fra il coordinamento no ponte con altri movimenti popolari primo fra tutti il no tav. L’ultima manifestazione, quella di Amantea, appare un importante punto di  partenza per la Calabria qui  si è avuta la richiesta di riappropriazione  del territorio ed  è anche da li che è partita la lotta al ponte . Si parla, a partire da questo momento dunque, di un modello di sviluppo diverso da quello attuale, si deve far riferimento a una crescita delle relazioni interpersonali. In altre parole, continua Pieroni,  si intende stabilire un apporto diverso fra abitanti e territorio in cui vivono, quest’ultimo non è da intendersi come un luogo  da sfruttare bisogna, infatti,  leggerlo come cultura, come natura e come insieme da preservare.  L’area sullo stretto deve essere inteso come un patrimonio dell’umanità . Il ponte sullo stretto rappresenta un furto all’umanità. 

Alberto Ziparo ,Docente di pianificazione e valutazione ambientale dell’ Università di Firenze continua a trattare la questione del ponte. L’opera pubblica rappresenta quasi un  lungo tormentone, tuttavia  l’idea del ponte è pericolosa non tanto per la possibilità che l’opera venga effettivamente costruita quanto perché l’idea progettuale ha già determinato una enormità di spese, senza che il progetto preliminare venga ancora definitivamente approvato. Sarebbe poi necessario un progetto esecutivo che prevede ulteriori spese,  mentre l’impresa impregilo (multinazionale italiana delle costruzioni ) intascherà vasti introiti. Intanto le opere pubbliche nell’area dello stretto ricevono battute d’arresto inspiegabili. Perché continuare la lotta contro al ponte, si chiede il docente? In realtà  è difficile che si faccia il ponte, alal luce di queste considerazioni  la lotta al ponte ha senso solo se si lega alle prospettive contingenti di questa fase storica  a partire da Amantea.  È certamente pericolosa l’idea del ponte perché i soldi del bilancio dello stato, sono stati riassorbiti per altro e alla Calabria e alla Sicilia non né rimasto nulla. In passato il ponte serviva per propaganda ai politici da strapazzo, oggi si sottraggono risorse a Sicilia e Calabria e intanto i collegamenti viari e ferroviari delle regioni languono.  Da un punto di vista paesaggistico il ponte romperebbe l’unità dello stretto. Il bene paesaggistico non è da intendersi però come risorsa da bruciare nel piu’ breve tempo possibile , così come hanno fatto i locali imprenditori turistici,  ma come un bene collettivo. Si devono  avere anche linguaggi  diversi e nuovi e avere la capacità di relazionarsi con l’esterno, e guardare gli altri luoghi diversi dalla quotidianità. E’ necessario guardare alla Calabria non solo per i danni  all’’ambiente  ma guardare anche cosa c’è di positivo. Occorre considerare il piano territoriale paesaggistico che è importante che venga approvato. I calabresi devono poi guardare alle proprie ricchezze, alle proprie potenzialità territoriali, così come è stato già fatto in Sicilia dove c’è stata una forte pianificazione che nemmeno la destra poi ritornata al potere, è riuscita a smantellare. Il docente invita a passare ad una azione territoriale sentita.

Peppe Marra  coordinamento No Ponte si dice convinto che il ponte non si realizzerà concretamente tuttavia l’idea del ponte è pericolosa non solo per i denari già sepsi e che verranno spesi ancora. Il ponte ha significato l’allontanamento di risorse l’annientamento dei collegamenti sullo stretto. Il coordinamento teme che attorno al ponte si creerà una intricata catena di speculazioni finanziarie. Per questo è necessario contrastare l’opera.  Intanto metanodotti e rigassificatori si costruiscono senza alcun criterio, pare che in Calabria non si tenti di creare uno sviluppo reale per il territorio ma appare solo come terra di conquista per i grandi capitali. Dire no al ponte significa preservare il territorio calabrese. Dopo il diciannove occorre continuare unificare tutte le lotte per creare una grande vertenza Calabria perché è tutto il meridione che subisce la logica dello sfruttamento territoriale.

[continua a leggere qui http://calabria.indymedia.org/article/4123]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosenza 4  dicembre 2009 seconda giornata della quarta edizione dello Shaka Fest.</p>
<p>La seconda giornata dello Shaka fest ha preso il via a Cosenza , nell’area liberata dell’ex deposito ferroviario &#8211;  Officine Babilonia e c.o.p.a Rialzo .  Il dibattito odierno : “da Amantea a Reggio. Il ponte sui veleni” è incentrato sulle tematiche ambientali e sul moto di protesta popolare che dalla manifestazione di ottobre ad  Amantea, porta alla mobilitazione contro il ponte sullo stretto del prossimo 19 dicembre.</p>
<p>Claudio Dionesalvi di Coessenza , e  Peppe Marra  del coordinamento no ponte presentano il video documentario “no ponte no”   a cura di Paolo Conforti  per la rete no ponte.  Il video documenta tutta la lotta contro il ponte sullo stretto, dalle devastanti conseguenze dell’immane opera all’indignazione popolare.</p>
<p>Introduce e modera il dibattito Oreste che parla del perché si è scelto  di chiamare il dibattito odierno “da Amantea a Reggio. Un ponte di veleni”. Oggi non si parlerà solo del ponte ma anche dalla manifestazione di Amantea  e questo perché la voglia di reagire e non solo di capire può essere la chiave di volta di un autentico cambiamento. La partecipazione capillare di Amantea è stato un segnale di straordinaria positività, adesso si attende il prossimo appuntamento a Lamezia , il sei dicembre, dove saranno trattate numerose tematiche ambientali.  Prende la parola Carlo Cuccomarino di Radio Ciroma. Le moltitudini calabresi, ad Amantea, per come è stata costruita e per i significati che ha portato , permette di tracciare un possibile percorso su una politica nuova per quella che oggi è definita la politica dei beni comuni. La prima  cosa che bisogna dire è come una moltitudine di calabresi siano arrivati all’incontro del 24 ottobre scorso, con tutte le contraddizioni presenti, sono giunti a porre un quesito importante.  Si poteva continuare a fare come si è sempre fatto oppure si poteva scegliere di avviare una nuova strada capace di andare al di la del veleno della paura che tradotto in altri termini si può definire come paura della dipendenza economica.  È possibile avere un diverso approccio pratico anche tramite riflessione teorica sostiene Cuccomarino .  Bisogna mettere alla pari non solo il capitale ed il lavoro ma anche l’ambiente  per questo è necessario un approccio concreto verso la trasformazione de mondo attuale in un mondo diverso possibile che non  può prescindere da una riflessione teorica.  La centralità della nuova determinazione nell’economico, determina delle questioni che vanno verso la questione del bene comune.  Se fino ad ora  si aveva l’attenzione solo verso la merce oggi si va verso l’immateriale che va verso l’idea di una produzione diversa di beni e questo porta nuovi significativi spazi, che fanno intravedere un nuovo significato al concetto di bene comune, questo viene  così inteso anche nell’accezione ecologica. Si va quindi verso la biopolitica che porta delle ricadute diverse alle cose che si stanno cercando di dipanare. </p>
<p>Prosegue il dibattito  Osvaldo Pieroni del dipartimento di Sociologia e Scienza Politica dfell’UniCal. Il Docente racconta il percorso della lotta al ponte sullo stretto ma soprattutto ricorda la data del diciannove dicembre. In questo appuntamento si dovrebbe raccogliere la lunga storia che inizia alla fine degli anni ottanta, non per una mobilitazione recente.  All’origine erano pochi a condurre avanti questa battaglia, molti sostenevano, addirittura, che questa battaglia non poteva essere popolare ma sarebbe rimasta confinata solo alla voce di pochi. Attualmente non solo cittadini ma anche amministratori locali hanno aderito a questa lotta per non parlare poi dei rapporti fra il coordinamento no ponte con altri movimenti popolari primo fra tutti il no tav. L’ultima manifestazione, quella di Amantea, appare un importante punto di  partenza per la Calabria qui  si è avuta la richiesta di riappropriazione  del territorio ed  è anche da li che è partita la lotta al ponte . Si parla, a partire da questo momento dunque, di un modello di sviluppo diverso da quello attuale, si deve far riferimento a una crescita delle relazioni interpersonali. In altre parole, continua Pieroni,  si intende stabilire un apporto diverso fra abitanti e territorio in cui vivono, quest’ultimo non è da intendersi come un luogo  da sfruttare bisogna, infatti,  leggerlo come cultura, come natura e come insieme da preservare.  L’area sullo stretto deve essere inteso come un patrimonio dell’umanità . Il ponte sullo stretto rappresenta un furto all’umanità. </p>
<p>Alberto Ziparo ,Docente di pianificazione e valutazione ambientale dell’ Università di Firenze continua a trattare la questione del ponte. L’opera pubblica rappresenta quasi un  lungo tormentone, tuttavia  l’idea del ponte è pericolosa non tanto per la possibilità che l’opera venga effettivamente costruita quanto perché l’idea progettuale ha già determinato una enormità di spese, senza che il progetto preliminare venga ancora definitivamente approvato. Sarebbe poi necessario un progetto esecutivo che prevede ulteriori spese,  mentre l’impresa impregilo (multinazionale italiana delle costruzioni ) intascherà vasti introiti. Intanto le opere pubbliche nell’area dello stretto ricevono battute d’arresto inspiegabili. Perché continuare la lotta contro al ponte, si chiede il docente? In realtà  è difficile che si faccia il ponte, alal luce di queste considerazioni  la lotta al ponte ha senso solo se si lega alle prospettive contingenti di questa fase storica  a partire da Amantea.  È certamente pericolosa l’idea del ponte perché i soldi del bilancio dello stato, sono stati riassorbiti per altro e alla Calabria e alla Sicilia non né rimasto nulla. In passato il ponte serviva per propaganda ai politici da strapazzo, oggi si sottraggono risorse a Sicilia e Calabria e intanto i collegamenti viari e ferroviari delle regioni languono.  Da un punto di vista paesaggistico il ponte romperebbe l’unità dello stretto. Il bene paesaggistico non è da intendersi però come risorsa da bruciare nel piu’ breve tempo possibile , così come hanno fatto i locali imprenditori turistici,  ma come un bene collettivo. Si devono  avere anche linguaggi  diversi e nuovi e avere la capacità di relazionarsi con l’esterno, e guardare gli altri luoghi diversi dalla quotidianità. E’ necessario guardare alla Calabria non solo per i danni  all’’ambiente  ma guardare anche cosa c’è di positivo. Occorre considerare il piano territoriale paesaggistico che è importante che venga approvato. I calabresi devono poi guardare alle proprie ricchezze, alle proprie potenzialità territoriali, così come è stato già fatto in Sicilia dove c’è stata una forte pianificazione che nemmeno la destra poi ritornata al potere, è riuscita a smantellare. Il docente invita a passare ad una azione territoriale sentita.</p>
<p>Peppe Marra  coordinamento No Ponte si dice convinto che il ponte non si realizzerà concretamente tuttavia l’idea del ponte è pericolosa non solo per i denari già sepsi e che verranno spesi ancora. Il ponte ha significato l’allontanamento di risorse l’annientamento dei collegamenti sullo stretto. Il coordinamento teme che attorno al ponte si creerà una intricata catena di speculazioni finanziarie. Per questo è necessario contrastare l’opera.  Intanto metanodotti e rigassificatori si costruiscono senza alcun criterio, pare che in Calabria non si tenti di creare uno sviluppo reale per il territorio ma appare solo come terra di conquista per i grandi capitali. Dire no al ponte significa preservare il territorio calabrese. Dopo il diciannove occorre continuare unificare tutte le lotte per creare una grande vertenza Calabria perché è tutto il meridione che subisce la logica dello sfruttamento territoriale.</p>
<p>[continua a leggere qui <a href="http://calabria.indymedia.org/article/4123" rel="nofollow">http://calabria.indymedia.org/article/4123</a></p>
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