Archivio per novembre 2009

Campagna SALVA L’ACQUA

Da venerdì 13 a domenica 15 dalle 18.00 alle 21.00

banchetto di raccolta firme a piazza XI settembre (Cosenza)

 

a sostegno della petizione con cui si chiede che il Comune di Cosenza:

  1. riconosca nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
  2. riconosca con una delibera o un OdG del consiglio comunale il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e si impegni ad inserire questo principio nel proprio Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di Diritto pubblico;
  3. intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’ art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.
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Verso il Forum Regionale delle associazioni ambientaliste

INCONTRO ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CALABRESI

Mobilitazione per Manifestazione “No Ponte” del 19 dicembre, Costituzione di un Forum ambientalista regionale del 6 dicembre e sit- in davanti le prefetture il 23 novembre.

Si è svolto a Lamezia Terme il 10.11.2009 il primo incontro-contatto tra alcune delle maggiori associazioni e comitati ambientalisti che hanno partecipato attivamente alla manifestazione di Amantea del 24 ottobre scorso contro l’avvelenamento della Calabria e la distruzione sistematica delle sue risorse ambientali.

Nel corso dell’incontro si sono affrontate principalmente tematiche legate al rilancio dell’attività dei movimenti ambientalisti proprio dopo il successo della manifestazione dei Amantea che ha portato in piazza oltre 30 mila persone. In particolare si è proposto di avviare una serie di iniziative tese a mantenere alta l’attenzione sulle problematiche ambientali che interessano la Calabria ad iniziare dalle tante vicende di avvelenamento del territorio in svariati siti della nostra regione, vedasi tra gli altri Crotone, Praia a Mare, la Vallata del torrente Oliva e la Sibaritide.

Inoltre è stato posto l’accento sulla grave minaccia per l’ecosistema calabrese che rappresenta la realizzazione annunciata dal Governo centrale del ponte sullo Stretto di Messina. A questo proposito si è ribadito ed è stato accettato da tutte le delegazioni presenti all’incontro la necessità di rilanciare la manifestazione di protesta contro la realizzazione del ponte del prossimo 19 dicembre a Villa San Giovanni attraverso una serie di azioni di promozione dell’evento da realizzare in tutta la Calabria.

Nello stesso incontro si è stabilito di Costituire un Forum permanete ambientalista regionale fissando un primo appuntamento al 6 dicembre prossimo a Lamezia Terme. Questa iniziativa, secondo gli intervenuti, permetterà tra l’altro di affrontare in un’unica sede le svariate emergenze ambientali che interessano la Calabria. Proprio a questo fine si è deciso di istituire, in quella sede, alcune commissioni che si occuperanno direttamente dei problemi ambientali raggruppandoli per aree tematiche (Acqua e beni comuni; Navi dei veleni e rifiuti tossici; Ponte sullo stretto ed infrastrutture; Ciclo dei rifiuti ed energie).

Si è sostenuto che il Forum permetterà anche di discutere le seguenti problematiche:

1) Preparazione di un LIBRO BIANCO sulla Calabria. Per cui si chiede a tutti i partecipanti di portare una descrizione dettagliata dei problemi ambientali del proprio paese.

2) Adesione, organizzazione e partecipazione alla manifestazione del 19 dicembre a Villa san Giovanni contro il ponte sullo Stretto.

3) Movimento futuro. Discussione sul che fare dopo.

Inoltre nel corso della discussione si è deciso di organizzare per il prossimo lunedì 23 novembre un sit-in da effettuare in contemporanea davanti alle cinque prefetture calabresi per presentare una piattaforma unica di rivendicazione sulle varie emergenze che interessano la Calabria. A questo fine è stato deciso di realizzare un documento unico di rivendicazione da distribuire in quella occasione. Un altro documento, invece, sarà redatto per lanciare un appello per partecipare al Forum ambientalista di Lamezia Terme.

Hanno partecipato a questo primo incontro preparatorio del Forum dei movimenti ambientalisti le seguenti associazioni:

Comitato Civico Natale De Grazia / Movimento Ambientalista del Tirreno / Forum Ambientalista / Beni Comuni Cosenza / Rosso Cetraro / Ass. Paolab / Ass.Confronti / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / Cib Unicobas / ARCI Crotone / Movimento “Terra, Aria, Acqua e Libertà” Crotone / Collettivo Universitario Socio-Politico-Culturale “Filol.8 – Azioni Manifeste” / Collettivo Universitario “P2 – Occupata” / Progetto Universitario Unical – “Ateneo Controverso” / Associazione Universitaria “Udu Cosenza” / FORA di Cosenza / CPo Rialzo / Collettivo L’Evasione / Altra Lamezia / Casa della legalità di Lamezia / Rua Sao Joao Lamezia Terme / il Riccio Castrovillari / Isde Italia – medici per l’ambiente / Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” / Csoa A. Cartella – Reggio Calabria /

LAMEZIA TERME 10.11.2009

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19 dicembre 2009 – Villa S.Giovanni – Manifestazione nazionale

FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE
LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA’

Mai come in questi ultimi tempi la Calabria e la Sicilia sono state oggetto di attenzione dei media, e non solo a causa delle organizzazioni criminali che continuano a imperversare, grazie anche alle connivenze con le istituzioni locali e nazionali: ad attirare l’interesse dell’informazione, nazionale ed internazionale, è la tremenda serie di disastri "ambientali" provocati da scelte dissennate, imposte a territori fragili geologicamente ed economicamente.

Così a Giampilieri e a Scaletta Zanclea le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico.

In Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto abbiamo sempre detto: che nei mari e nelle montagne calabresi la ‘ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie scomode.

Ad Amantea il 24 ottobre si è visto come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. E non basta il maldestro tentativo della Prestigiacomo, che nega la presenza di navi con rifiuti tossici lungo le coste calabresi per convincerci: troppi tumori anomali, troppe morti di cancro inammissibili.

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Pestando nel mortaio delle grandi opere

Oggi, di nuovo, grandi titoli sui soldi
stanziati dal Cipe per le infrastrutture strategiche e altre minori.
Gli stessi di qualche mese fa, solo pubblici. Intanto, si dilapidano
risorse preziose per il Ponte sullo stretto, che deve essere ancora
progettato.

La [non] notizia di questa mattina è che il
Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha
dato il via libera a 8,8 miliardi di euro per le opere infrastrutturali
strategiche e per qualche altra opera «minore», come gli interventi per
il ripristino degli edifici pubblici de L’Aquila [200 milioni].
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Campagna SALVA L’ACQUA!

IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ACQUA E I BENI COMUNI

Con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale Si tratta di un provvedimento inaccettabile

IMPEDIAMOLO !

Come?

A LIVELLO NAZIONALE

Firma l’appello on-line: Campagna Nazionale “Salva l’Acqua” – Il Governo privatizza l’Acqua!

Tieni d’occhio le iniziative proposte sul sito www.acquabenecomune.org Giovedì 12 Novembre (ore 10.30) Presidio al Parlamento (Piazza Montecitorio) in concomitanza con la discussione del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati

A livello locale
  1. Scarica il testo della petizione popolare contro gli Artt. 15 e 23bis, ed il relativo modulo per la raccolta firme (file .doc)
  2. Leggi sullo Statuto del tuo Comune quante firme di cittadini del Comune stesso sono necessarie in calce alla petizione per far sì che il Consiglio Comunale discuta una delibera o un OdG in cui il servizio idrico integrato è riconosciuto come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica ed in cui ci si impegna ad inserire questo principio nel proprio Statuto Comunale
  3. Organizza banchetti di raccolta firme e raccogli almeno il triplo (!) delle firme necessarie (occhio: è meglio autenticarle)
  4. Consegna la petizione con le firme al Sindaco e ai Consiglieri
  5. Tallona Sindaco e Consiglieri per la discussione in Consiglio, e intanto scarica e affiggi nel tuo comune il manifesto contro la privatizzazione dell’acqua

Lancia le iniziative nel tuo comune entro il prossimo 24 novembre, in modo da dare forza alla campagna nazionale

Se sei un consigliere comunale, presenta l’OdG di tua iniziativa!
Materiale extra

Ascolta l’intervento di Corrado Oddi all’iniziativa ACQUA PUBBLICA (ANCORA) SI PUO’, tenutasi a Belmonte Calabro (CS) lo scorso 24 ottobre (audio così così, ma si capisce…):

parte 1/2

parte 2/2

Scarica la presentazione dell’ing. Giovanni Di Leo (6.41 Mb) al convegno LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO IN CALABRIA. PROBLEMI E PROSPETTIVE, tenutosi a Bovalino (RC) il 25 ottobre. Un esempio di gestione pubblica efficiente (comunicato stampa dell’incontro)

Leggi la nota a cura di Bruno Miccio del gruppo 183, sul futuro che si prospetta per i servizi idrici se verrà convertito in legge senza modifiche l’art. 15 del D.L. 135/2009

Rileggi il comunicato del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica a conclusione della due giorni con Corrado Oddi

Leggi il commento di Emilio Molinari e Rosario Lembo sul Manifesto del 6 novembre

Un business da 8 milardi - Guerra contro i pescecani - I sindaci ribelli in Sicilia 

Do you remember 2007 per i cosentini

Quando Perugini firmava per l’acqua pubblica… (rileggi il comunicato del Comitato Acqua Bene Comune). Signor Sindaco… e mo’?

Quando tutte le Circoscrizioni approvarono una delibera a favore della proposta di legge d’iniziativa popolare promossa dal Comitato Acqua Bene Comune (scarica la delibera approvata dall’allora IV circoscrizione)

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Nave dei veleni. 19 domande al Ministro Prestigiacomo

Premessa:

Coordinate geografiche fornite dalla Regione Calabria per la nave dei veleni (fonte Il Quotidiano della Calabria 03/11/09, pag. 16):

N: 39°28.5′ – E: 15°41.57′

Coordinate geografiche del relitto della Catania (fonte sito uboat.net):

N: 39°32′ – E: 15°42′

Trasformiamo in coordinate Roma40 e quindi in coordinate piane (Gauss-Boaga, fuso Est):

Nave dei veleni: N 4369725 E 2579599

Relitto Catania:  N 4376204 E 2580165

Adottando il teorema di un famoso crotonese, fondatore di scuole senza metalli pesanti, si ricava la distanza indicativa tra i due punti: 6504 m (più o meno la distanza da Cetraro a Guardia Piemontese marina, o da Belvedere a Cittadella del Capo).

mappa navi veleni

Ora, o il sito uboat.net spara numeri a caso, oppure qualcuno non la racconta giusta. Ma magari i dubbi si fermassero qui, ce ne sono almeno 19 da chiarire! Leggi di seguito le domande di Associazioni, movimenti, comitati e sindacati organizzatori della Manifestazione Nazionale del 24 ottobre al Ministro Prestigiacomo.

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Tutte le associazioni organizzatrici della manifestazione di Amantea dello scorso 24 ottobre, chiedono al Ministero dell’Ambiente che siano fornite le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave “Mare Oceano” che ha operato al largo di Cetraro per individuare l’eventuale presenza della nave carica di rifiuti radioattivi come rivelato dal pentito Fonti.

In attesa di poter valutare direttamente, mediante tecnici di fiducia e di analisi comparate,  chiedono di fugare tutti i dubbi e le perplessità addensatisi su una vicenda piena di contraddizioni. E per questo pongono al Ministro Prestigiacomo le seguenti domande:

  1. Come è possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove è stato trovato?
  2. Perché questo relitto, se conosciuto dalla Marina Militare e dalle Capitanerie di Porto, non è stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell’inchiesta?
  3. Perché esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest’ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, è pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www.uboat.net).
  4. Perché dai registri navali risulta che il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la “Mare Oceano” stava effettuando le verifiche. Un punto più a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri.?
  5. Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sembrerebbero diverse da quelle realizzate dal Rov dell’Arpacal?
  6. Perché non è stato ancora reso pubblico l’intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?
  7. Perché il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky ?
  8. Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perché non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verità?
  9. Perché la ministra Prestigiacomo ha subito detto che il “caso è chiuso” senza neanche accertarsi del carico della nave?
  10. Perché sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattività effettuate a 300 metri di profondità nonostante il relitto si trovi ad oltre 480 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondità. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.
  11. Perché, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non è stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?
  12. Perché non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e  sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo  allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che già paventarono tale possibilità)?
  13. Perché per la vicenda del relitto di Cetraro è stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell’Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non  è stato permesso l’ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell’Arpacal?
  14. Perché tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano  mentre , vista la presenza in loco dell’imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?
  15. Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l’ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall’Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l’arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato?
  16. E perché quell’ordinanza venne ritirata un anno dopo? Sarebbe utile comunicare i risultati di quelle analisi.
  17. Perché non sono stati applicati anche a Cetraro i recenti provvedimenti legislativi  (L. 123/2008 e L. 210/2008) che classificano come siti strategici di interesse nazionale le aree in cui vengono smaltiti o individuati rifiuti tossici e/o nocivi?
  18. Chiediamo alla Ministro Prestigiacomo se è a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005 2006 per conto della Procura di Paola della società Nautilus e chiediamo cosa questi hanno filmato e di rendere  pubblici tali filmati.
  19. Perché ad esprimersi sui risultati dei riscontri effettuati dalla nave Oceano sono stati la ministra Prestigiacomo ed il procuratore generale della DNA Pietro Grasso e non il titolare delle indagini?

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Le associazioni, i comitati e i movimenti organizzatori della manifestazione del 24 ottobre ad Amantea:

Comitato Civico Natale De Grazia / Movimento Ambientalista del Tirreno /Forum Ambientalista / Beni Comuni Cosenza / Rosso Cetraro / WWF Amantea-Belmonte C./ Associazione Paolab/ Associazione Confronti / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Ammazzateci Tutti movimento antimafia.

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Rete No Ponte: al lavoro per la prossima manifestazione del 19 dicembre

Ieri, in vista del prossimo appuntamento del 19 dicembre a Villa San Giovanni, la Rete No Ponte si è riunita presso il c.s.o.a. “A. Cartella”.

L’assemblea partecipata ed operativa ha condiviso le prime linee guida che condurranno alla prossima manifestazione.

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A proposito dell’inceneritore in Provincia di Cosenza

Lo scorso 11 ottobre Il Quotidiano della Calabria ha concesso quasi tutta la pagina delle opninioni (pag. 23) ad Ezio Zarro, presumibilmente un pensionato ARSSA, il quale si è prodotto in una serie di elucubrazioni per dimostrare la necessità di un secondo termovalorizzatore in Calabria. A questo articolo è seguito un dettagliato commento del dott. Ferdinando Laghi, membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, inviato il successivo 15 ottobre. Inviato, ma non pubblicato, almeno fino ad oggi. Dato che un commento ad un pezzo uscito troppo tempo addietro non ha molto senso, difendiamolaclabria oggi provvede a pubblicare almeno sul sito le puntuali osservazioni del dott. Laghi.

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L'inceneritore di Gioia Tauro

L'inceneritore di Gioia Tauro

Ho letto con interesse l’intervento di un pensionato dell’ARSSA sul problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) pubblicato dal Quotidiano domenica 11 ottobre. L’articolo, dopo il routinario preambolo sulla ormai vetusta e abusata sindrome NIMBY, si diffonde su dettagli tecnico-organizzativi riguardanti il posizionamento di un inceneritore per rifiuti (non sulle ragioni dell’opzione incenerimento!) nell’ambito della provincia di Cosenza. Sembra in realtà di intuire che la preoccupazione principale, o una delle principali, dell’autore sia quella di dare un senso all’attività di alcuni dipendenti ARSSA, Ente soppresso dalla Regione Calabria.

L’intervento risente, con ogni evidenza, di una mancanza di competenza tecnica nel campo, difficile, dello smaltimento dei RSU, cui si aggiunge la non contestualizzazione geografica del problema in ambito regionale. Il tutto alla luce della fascinazione della soluzione incenerimento, presentata come salvifica e risolutiva, in realtà inadeguata e peggiorativa.

È certamente difficile giungere ad una valutazione serena ed obiettiva del problema, non condizionata da interessi politico-affaristici o da mera ignoranza, ma anche su questo complesso argomento esistono tuttavia mezzi e modi per acquisire informazioni e conoscenze.

E una di queste occasioni si è concretizzata proprio a Cosenza lo scorso 1 ottobre, con la presenza del professor Paul Connett, riconosciuto esperto internazionale nel campo, nonché eccezionale divulgatore. Il convegno, organizzato dal Comitato Beni Comuni della  provincia di Cosenza (www.difendiamolacalabria.org) e tenutosi nel Salone di rappresentanza del Comune di Cosenza, ha visto anche la partecipazione dell’Assessore all’Ambiente di Capannori, paese in provincia di Lucca, uno dei comuni italiani che ha deliberato la strategia “Rifiuti Zero”, un insieme cioè di buone pratiche amministrative e organizzative che tentano di riprodurre ciò che comunemente accade in natura: nessun accumulo di rifiuti. Le interessantissime relazioni e l’illustrazione degli eccellenti risultati ottenuti a Capannori sono stati appannaggio di una platea attenta e numerosissima, in cui tuttavia brillava la pressoché totale assenza di amministratori locali. Troppo superficiali e disinteressati ai problemi reali dei cittadini o forse già troppo esperti nella materia per aver bisogno di approfondimenti. Di certo lo stato dello smaltimento dei RSU in Calabria non sembra avvalorare questa seconda ipotesi.

Né i nostri politici ed amministratori, a caccia di siti dove piazzare, ad onta delle volontà delle popolazioni, discariche di talquale e inceneritori, sembrano tenere in alcun conto la normativa italiana e le direttive della Unione Europea (UE) al riguardo. La UE con la Direttiva 2008/98/CE, del 19 novembre 2008, esplicita chiaramente quale sia la gerarchia nello smaltimento dei rifiuti: ”a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento”, confinando agli ultimissimi posti quello che in Calabria si vorrebbe far passare come unica soluzione possibile.

Il Distretto Agroalimnetare di Qualità di Sibari

Il Distretto Agroalimentare di Qualità di Sibari

Non bisogna poi dimenticare che gli inceneritori di RSU emettono sostanze gravemente nocive alla salute (fumi e particolato) ad azione infiammatoria e cancerogenetica, tanto da essere classificati “Industrie insalubri di classe I” (art. 216 RD 1265/34; DM 5/9/1994). Per tale motivo ne è esclusa la collocazione in zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti (D.lgs. 228 del 18/05/2001). Il territorio del comune di Tarsia, proposto come sito per l’inceneritore, fa parte, assieme ad altri 31 Comuni, del Distretto Agroalimentare di Qualità (DAQ) di Sibari, istituito con apposita legge regionale, e presenta proprio quelle tipicità e qualità di prodotti previste dalla legge che impedisce gli insediamenti industriali caratterizzati da rischi per la salute.

È poi paradossale che si parli di incenerimento in una regione nella quale tutte, ma proprio tutte, le condizioni non solo permetterebbero, ma imporrebbero uno smaltimento dei RSU che escludesse tale pratica, a vantaggio della Raccolta Differenziata (RD) e delle altre pratiche virtuose ad essa collegate.

Ogni ipotesi organizzativa di smaltimento dei RSU, infatti, non può non tener conto del contesto geografico ed abitativo in cui deve essere implementata: due tra le variabili di maggior peso sono rappresentate dalla densità abitativa e dalle vie di comunicazione. La Calabria è una regione orograficamente complessa e “difficile”, con uno sviluppo costiero imponente (circa 800 km), ma con la maggior parte del territorio montuoso e con una viabilità, autostrada compresa, assolutamente inadeguata già alle normali esigenze della quotidianità. Gli abitanti, 2.000.000 circa, vivono in 409 comuni e producono un milione circa di tonnellate annue di RSU. La densità abitativa della Calabria è di 132 abitanti/km2 .Per fare un raffronto, la Campania (il cui “spettro”, quando si parla di rifiuti, viene spesso agitato, anche in ambito nazionale) conta 5.800.000 abitanti (427 abitanti/km2), mentre la Provincia di Napoli, la vera area dell’emergenza rifiuti, ha ben 3.000.000 di abitanti, con la densità abitativa più alta d’Italia (2.629 abitanti/km2).

Una situazione, quella calabrese, che rende assai problematica ed economicamente onerosa sia la fase di raccolta che di trasporto dei rifiuti, consigliando, invece, di incentivare il più possibile sia la riduzione della produzione, che le iniziative di smaltimento locale dei RSU, incentrate sulla RD.

Al contrario, le pratiche dell’incenerimento e del conferimento in discarica del talquale appaiono inevitabilmente connesse con rischi per la salute umana, oltre che con costi elevati e pericoli di infiltrazioni malavitose.

Anche nella nostra regione esistono esempi concreti di buone pratiche nell’ambito dello smaltimento dei RSU. Chi volesse visitare un Comune della nostra provincia che ha imboccato, e con successo, la strada della RD, può recarsi a Saracena, dove in poco più di un anno sono scomparsi i cassonetti stradali, le strade sono pulite, gli abitanti hanno ottenuto una riduzione della tassa sui rifiuti, sono aumentati i posti di lavoro per gli addetti al settore.

Perché dunque tanto si è dibattuto, in questi anni, sulla strada da intraprendere in Calabria per lo smaltimento dei RSU?

C’è più di un motivo per ritenere, come anche le cronache giudiziarie dimostrano chiaramente, che gli interessi politico-malavitosi non siano stati estranei a scelte che garantivano, evidentemente, la massimizzazione dei loro profitti.

Castrovillari, 14 ottobre 2009

Ferdinando Laghi

Associazione Medici per l’Ambiente ISDE-Italia

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