Archivio per novembre 2009

I prossimi appuntamenti del Coordinamento “Bruno Arcuri”: Forum e dibattito con gli Assessori Regionali

Logo_Campagna__Salva_l_Acqua_Si è tenuta sabato 28 novembre a Lamezia Terme la riunione del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nel corso della riunione si è fatto il punto della situazione rispetto alla battaglia per la ripubblicizzazione dell’acqua in Calabria, con le raccolte di firme che hanno interessato molti Comuni, e si è rivolto lo sguardo ai due prossimi appuntamenti cui si prepara il Coordinamento:

1) Il forum delle Associazioni, Movimenti e Comitati che si terrà domenica 6 dicembre a Lamezia Terme, in cui è previsto un gruppo di lavoro sul tema dell’acqua. Si tratterà di un’occasione ulteriore per discutere con rappresentanti di associazioni, cittadini e amministratori delle tante questioni relative alla gestione della risorsa idrica in Calabria, e per tracciare le linee delle future azioni da intraprendere;

2) essendo già stata accertata la disponibilità degli Assessori all’Ambiente Silvio Greco ed ai Lavori Pubblici Luigi Incarnato, il 12 gennaio, sempre a Lamezia, il Coordinamento organizzerà un pubblico dibattito per discutere della ripubblicizzazione dell’acqua e delle numerose questioni che in Calabria riguardano la gestione affidata alla Sorical, e per proporre di varare una legge Regionale sulla gestione pubblica dell’acqua. All’incontro parteciperà anche un rappresentante del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua, ed il Coordinamento inviterà a partecipare cittadini ed amministratori, in particolare di quei Comuni che stanno oggi sperimentando le maggiori problematiche nella gestione della risorsa idrica.

Lamezia, 29/11/2009

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Campagna SALVA L’ACQUA: consegnate le firme al Comune di Cosenza

Consegna firme_mini

I nostri eroi consegnano le firme all'Ufficio Protocollo del Comune

Stamattina, presso la Segreteria Generale del Comune di Cosenza, è stata depositata dai membri del Comitato Beni Comuni Cosenza e del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica la petizione della campagna “Salva l’acqua”, sottoscritta in meno di due settimane da 525 cittadini maggiorenni residenti nel solo capoluogo bruzio.

Tramite la petizione si chiede che il Consiglio Comunale riconosca nello Statuto il Diritto umano all’acqua, ed il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. In base all’articolo 8.1 dello Statuto stesso, essendo state raccolte più di 200 firme il Consiglio è chiamato ad esprimersi sulla questione entro 30 giorni dal ricevimento della petizione. Conversazioni informali con numerosi consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, fanno presumere che le richieste espresse saranno accolte con un’ampia maggioranza. Ad ogni modo, il movimento ambientalista cosentino e tanti cittadini, convinti della necessità di impedire la mercificazione di un bene essenziale alla vita, assisteranno numerosi ai prossimi Consigli Comunali, pronti a brindare con acqua (di rubinetto) al successo della campagna ed a proseguire la lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua sia a Cosenza che negli altri comuni della Provincia. Oltre alle firme raccolte nel capoluogo, numerose sono state infatti le adesioni anche di residenti in altri comuni dell’hinterland, e contatti sono stati già avviati con realtà presenti capillarmente nel territorio della Provincia ed intenzionate a promuovere anch’esse la campagna per la ripubblicizzazione.

Scarica il testo della petizione ed i fogli di raccolta firme per avviare la campagna nel tuo comune!

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Basta bugie! Basta prese in giro!

Pubblichiamo il testo del documento che sarà distribuito nel corso dei sit-in davanti alle Prefetture calabresi il prossimo lunedì 23 novembre

 

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BASTA BUGIE! BASTA PRESE IN GIRO!

AVVIO IMMEDIATO DELLE BONIFICHE E MESSA IN SICUREZZA DEI TERRITORI!

 

La Calabria si trova, oggi più che mai, vittima di operazioni e interventi devastanti che rischiano di compromettere definitivamente ogni equilibrio ecologico e sociale, rendendo invivibili le condizioni delle comunità calabresi.

Dal Pollino allo Stretto, la lista delle lagnanze di questa terra martoriata si fa infatti sempre più lunga, quanto tragica, e la “scoperta” delle navi a perdere è solo la punta di un enorme sommerso iceberg.

Non può certo bastare la superficiale e sbrigativa risposta offerta dal Governo nazionale sulla vicenda delle “navi dei veleni”: le oltre 30mila persone che hanno partecipato alla manifestazione del 24 ottobre ad Amantea, testimoniano come i calabresi abbiano acquisito la consapevolezza di vivere su terreni avvelenati. Così nella vallata del Fiume Oliva, a Crotone, a Praia, nella sibaritide come nell’aspromontano:  le nostre montagne e i nostri mari per anni hanno svolto il compito di enormi discariche per rifiuti “ingombranti”.

Purtroppo il saccheggio dei territori si manifesta anche attraverso la svendita delle nostre risorse a favore degli appetiti del grande capitalismo internazionale. Così ci ritroviamo la più importante multinazionale al mondo nella gestione dei servizi ambientali, la francese Veolia, a farla da padrona su settori vitali come la gestione di acqua e rifiuti. Così svendiamo le ricchezze del territorio ed assistiamo all’imposizione di inquinanti impianti di produzione energetica in una regione che da decenni ne esporta grandi quantità.

Scelte dissennate, incuria e avidità, sono tra le principali cause del dissesto idrogeologico che caratterizza i nostri territori: la tragedia che ha colpito il messinese poteva essere assolutamente evitata se si fosse messo davanti a tutto la sicurezza della popolazione. Le tremende alluvioni che hanno causato frane e morti e le mareggiate che hanno devastato le nostre coste lo scorso inverno, avrebbero già dovuto mettere in guardia chi di competenza: poco o nulla è stato fatto per rimediare ai tanti disastri, sicuramente niente per la messa in sicurezza.

A fronte di tutto questo, siamo costretti a subire l’ennesima provocazione: l’annuncio della prima pietra del ponte sullo Stretto, una farsa che dura ormai da quarant’anni, che è già costata oltre 520 milioni di euro senza riuscire neanche ad arrivare all’approvazione del progetto definitivo.

Come cittadini calabresi siamo stanchi di essere umiliati da istituzioni e affaristi, di vedere la nostra terra svenduta per i loro interessi.

Basta con le false promesse! Noi vogliamo che i soldi destinati al Ponte vengano impiegati da subito per le opere di messa in sicurezza e di bonifica dei nostri territori; vogliamo che la Regione Calabria, dopo la dichiarazione di contrarietà alla realizzazione del Ponte ed all’adesione alla manifestazione di Villa San Giovanni sia conseguenziale ed esca dalla “Stretto di Messina SpA”; vogliamo che il Governo dia risposte concrete alle emergenze concrete!

Come associazioni ambientaliste, movimenti, comitati calabresi ci incontreremo il 6 dicembre, a Lamezia Terme, per coordinare meglio le nostre forze e risorse sparse in tutto il territorio e unificare i nostri sforzi nella difesa di questa terra.

Per rispondere alla beffa natalizia saremo il 19 dicembre a Villa San Giovanni, per dire No al Ponte sullo Stretto.

 

IL 23 NOVEMBRE 2009 FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE AL GOVERNO ED ALLE ISTITUZIONI SEMPRE PIU’ LONTANE DALLE POPOLAZIONI

 

SIT-IN  DAVANTI LE PREFETTURE DI COSENZA, CATANZARO,CROTONE, VIBO VALENTIA,REGGIO CALABRIA.

 

Tanti luoghi una sola voce

 

Organizzato da

 

(Altra Lamezia / ARCI Crotone / Associazione Confronti  / Associazione Paolab / Associazione Ambientalista “Il riccio” – Castrovillari / Associazione Universitaria “Udu Cosenza” / Beni Comuni Cosenza / Casa della Legalità – Lamezia /CGIL Amantea / Centro Sociale “La Riscossa” / Cib Unicobas / Collettivo Universitario Socio-Politico-Culturale “Filol.8 – Azioni Manifeste” / Collettivo Universitario “P2 – Occupata” / Comitato Civico “Natale De Grazia” / Comitato Civico “Valle Oliva Terre a Perdere” / Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”/ c.s.o.a. “A. Cartella”/ FORA di Cosenza / Forum Ambientalista / Movimento Ambientalista del Tirreno / Movimento “Terra, Aria, Acqua e Libertà” – Crotone / Progetto Universitario Unical – “Ateneo Controverso”/ Rete No Ponte / Rosso Cetraro / Rua Sao Joao – Lamezia Terme / TerritoRio T) 

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La finanza creativa del ponte

Che un’opera di 6, 3
miliardi di euro abbia difficoltà a trovare finanziatori al tempo della crisi è
una cosa ipotizzabile e, in una certa misura, nota. Ma la storia del Ponte sullo
Stretto sta assumendo i caratteri del giallo. Si è annunciato che nel mese di
dicembre 2009 verrà posta la prima pietra, ma in realtà si tratta della
realizzazione di un’opera secondaria, lo spostamento di un binario ferroviario
in località Cannitello con un costo di più di una decina di milioni di euro e
per il quale pare non siano ancora state ottenute le necessarie autorizzazioni.
In ogni caso è un’opera inutile e dannosa, soprattutto se il Ponte non dovesse,
poi, essere costruito. Ma andando oltre queste amenità il vero problema è
capire alcuni aspetti del finanziamento del Ponte. Autorevoli membri della
maggioranza e del governo affermano che non costerà nulla alle casse dello
Stato, il Cipe invece stanzia (?) a quanto dicono i comunicati stampa 1,3
milioni di euro, ma un partecipante alla riunione, l’assessore regionale
calabrese Incarnato dichiara alla stampa che la delibera di finanziamento in
realtà non è stata varata in quanto bloccata dal ministro Tremonti che ha
chiesto certezze sui finanziamenti privati, prima di erogare i finanziamenti pubblici.
A complicare il quadro vi è poi il ricorso sollevato dalla regione Calabria
presso la corte costituzionale per denunciare l’assenza delle intese
obbligatorie per la realizzazione dell’opera.

Vediamo di fare un po’ di
chiarezza e di descrivere le cose come stanno.

Ci troviamo di fronte al
tentativo, se reale o solo millantato non possiamo saperlo, di realizzare una
grande opera senza un progetto neanche definitivo, senza un euro in cassa da
investire, senza le ordinarie procedure autorizzative e con dei dubbi rilevanti
sulla fattibilità tecnica dell’opera. Non ci soffermeremo sull’impossibilità di
avviare le procedure espropriative in assenza di un progetto definitivo, né
sulle carenze autorizzative e neanche sui dubbi tecnici, cose che rendono molto
incerto il futuro dell’opera, ci soffermiamo, invece, sugli aspetti finanziari
e sulla sostenibilità economica dell’opera.

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1 dicembre – Manifestazione a Messina

I SOLDI DEL PONTE PER LA SICUREZZA DEI TERRITORI

La Rete No Ponte da anni si oppone, in tutte le sedi e con i più vari mezzi (documentazione scientifica, dibattiti, campeggi, volantinaggi, manifestazioni sempre più partecipate) alla progettazione e realizzazione del cosiddetto manufatto stabile sullo Stretto, per l’ingentissimo spreco di risorse che ha già inutilmente sperperato e ancor più sperpererà, per la devastazione ambientale e il dissesto idrogeologico che provocherà, per la sua inutilità sostanziale in un contesto trasportistico da quarto mondo.

La Rete No Ponte si oppone a una delle tante scelte calate dall’alto grazie alla famigerata legge obiettivo che ignora i bisogni e i diritti dei territori per privilegiare opere faraoniche e grandi imprese come lmpregilo, nota ormai più per l’abilità finanziaria e le disavventure giudiziarie con i cantieri dell’alta velocità, la casa dello studente all’Aquila e i megainceneritori campani che per la celerità e la correttezza dei lavori.

Da sempre il movimento no-ponte si batte perché si investa sulle cosiddette opere di prossimità, il risanamento delle colline delle coste e dei torrenti, il consolidamento antisismico del patrimonio edilizio esistente evitando nuove aggressioni speculative a un territorio già compromesso, il potenziamento e il rilancio del trasporto marittimo nello Stretto.

Oggi, dopo il tragico e annunciato disastro dell’1 ottobre e il rischio che possa di nuovo accadere anche in altre parti del nostro territorio, occorre invertire decisamente la rotta e porre con forza la necessità di realizzare con gradualità ma con determinazione quello che ha detto, a caldo, anche il presidente Napolitano: non sprechiamo soldi per il ponte ma investiamoli per il risanamento del territorio.

Senza questa scelta netta continuerà il balbettio confuso sulle responsabilità, sulle scelte da fare, sui soldi da trovare, su dove e se ricostruire, aggravando la sofferenza e il disagio degli sfollati che hanno il sacrosanto diritto di tornare, presto e in sicurezza, dove hanno sempre vissuto.

Il governo invece persevera imperterrito: proprio in questi giorni ha stanziato 1,3 miliardi di euro per la progettazione esecutiva e le cosiddette opere collaterali e compensative e la Regione Sicilia ha dichiarato che investirà 100 milioni di euro per la costruzione dell’opera.

Una delle opere compensative, la variante ferroviaria di Cannitello, sarà inaugurata in pompa magna il 23 dicembre e gabellata come inizio dei lavori del Ponte. La rete siciliana e calabrese risponderà con una grande manifestazione nazionale a Villa San Giovanni il 19 dicembre e con altre iniziative sul territorio.

La Rete No Ponte messinese indice pertanto a Torre Faro, a due mesi dall’alluvione, in un luogo simbolo minacciato dal megapilone del Ponte e lì dove oggi trovano accoglienza in strutture alberghiere buona parte degli abitanti delle zone alluvionate, una MANIFESTAZIONE MARTEDÌ 1 DICEMBRE ore 18.00 con concentramento in Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto) per chiedere l’ utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro stanziato per il Ponte per la messa in sicurezza dei nostri territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.

Rete No Ponte

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Da che parte stare #3 – No Ponte a Roma

Venerdì 20 novembre – c.s.o.a. ex Snia
Via Prenestina 173
Roma – VI Municipio – Pigneto Prenestino

 

La questione del Ponte, per gli interessi politici ed economici coinvolti nell’operazione, è certamente di interesse nazionale ed internazionale.
Per le realtà calabrese e siciliana è un contenitore di lotte per l’ambiente e contro la politica delle grandi opere di governo e lobbies speculative, sia nazionali che locali, che s’apprestano a sperperare in tal modo fiumi di denaro pubblico anziché rispondere alle reali esigenze di territori fragili e degradati.
Così nel messinese, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, le forti precipitazioni hanno causato devastazioni e morti che si sarebbero potuti evitare se solo si fosse dato ascolto a chi da anni lancia l’allarme riguardo al rischio idrogeologico.
Come in Calabria finalmente è evidente e manifesto quanto da anni denunciano comitati di cittadini e realtà di movimento: che nei mari e nelle montagne calabresi la ‘ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo smaltimento delle scorie scomode.
Il Governo nazionale continua a riproporre il Ponte sullo Stretto come priorità, annunciando addirittura la posa della prima pietra di un’opera di cui non solo non esiste ancora un progetto definitivo, ma nemmeno una valutazione accurata dell’elevato rischio sismico di un’area dove sono presenti numerose faglie più o meno profonde, distribuite in tutte le direzioni.
La risposta del movimento No Ponte all`annuncio dell`apertura dei cantieri è prevista per il 19 dicembre. A pochi giorni dalla data del 23, annunciata dal governo come "posa della prima pietra"…

19 DICEMBRE 2009 – VILLA SAN GIOVANNI
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
FERMIAMO I CANTIERI DEL PONTE – LOTTIAMO PER LE VERE PRIORITA’

ne parliamo venerdì 20 al C.S.O.A ex Snia


ore 19.00

aperitivo a soppressata, nduja, pecorino e vino calabro
proiezione documentari sul ponte


ore 19.30

presentazione del libro "Ponte sullo stretto e mucche da mungere", presente uno degli autori (Peppe Marra – C.S.O.A. Cartella di Gallico-RC)
presentazione della giornata di lotta NO PONTE del 19 dicembre a Villa San Giovanni (Tiziana Barillà – Rete No Ponte)

ore 20.30

cena benefit NO PONTE

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Quanta speculazione dietro il Ponte che non si farà

Venerdi 20 novembre
ore 11,00
Casa delle Culture
di Roma – Trastevere
Conferenza stampa
di presentazione
Manifestazione nazionale
19 dicembre 2009 a
Villa San Giovanni (Rc)

La Rete No Ponte
ha indetto una manifestazione nazionale il 19 dicembre
in vista della posa della prima pietra
prevista per il 23 dicembre
“Fermare i cantieri del Ponte e lottare per
le vere priorità”
si mobilitano i Comitati territoriali
Calabresi e Siciliani, le Organizzazioni Nazionali e gli “Artisti contro il
Ponte”

Venerdi
20 novembre alle ore 11,00 presso la
Casa delle culture di Roma sita in Via S. Crisogono, 45 – Trastevere
(tra Piazza Sonnino e Piazza Mastai), la
Rete No Ponte terrà una conferenza stampa per presentare le ragioni
della manifestazione del prossimo 19 dicembre a Villa San Giovanni (Rc).
Verranno
illustrati i contenuti della piattaforma, lo stato delle adesioni del progetto
“Artisti contro il Ponte” ed il nuovo logo della Rete, creato per l’occasione
dal vignettista Vauro.

A
muovere il movimento calabrese e siciliano contro la costruzione del ponte
sullo Stretto, che in questi anni è confluito nella Rete No Ponte, oltre alle
ragioni tecniche, vi sono altre ragioni altrettanto gravi ed ancor più urgenti,
ovvero quelle relative alla speculazione finanziaria ed alla logica dello
sfruttamento sfrenato e distruttivo del territorio.

Finalmente
è evidente e manifesto che in Calabria, nei mari e nelle montagne calabresi, la
‘ndrangheta ha seppellito rifiuti tossici e nucleari per lucrare sullo
smaltimento delle scorie scomode. Ripartire da Amantea, quindi, da quel 24
ottobre, data in cui i calabresi hanno dimostrato di aver acquisito la
consapevolezza di vivere su terreni avvelenati.

La
questione del Ponte è certamente calabrese e siciliana, ma riteniamo che debba
essere considerata di interesse nazionale ed internazionale: un contenitore di
lotte per l’ambiente e contro la politica speculare.

Perciò
la Rete ha
scelto per il 19 dicembre Villa San Giovanni, al suo fianco ci saranno le
realtà calabresi e siciliane che hanno fatto
propria la piattaforma, ma cercherà di coinvolgere tutte le realtà che
in Italia si battono per la difesa del proprio territorio.

Interverranno i rappresentanti della Rete
No Ponte di Calabria e Sicilia.

Saranno, inoltre, presenti alcuni artisti
aderenti all’appello e gli esponenti delle organizzazioni nazionali che hanno
fin qui aderito: Antonino Morabito per Legambiente, Maria Campese per il Partito
della Rifondazione Comunista, Eva Catizone per Sinistra e Libertà, Partito dei
Comunisti italiani, WWF Italia e altri.

Rete No Ponte

Per
informazioni:
www.retenoponte.it

Per le
Adesioni:
adesioni@retenoponte.it

Artisti contro il Ponte: artisti@retenoponte.it

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Rifiuti: le incoerenze del Consiglio Comunale di Rende

noinceneritoreL’Associazione “No alle discariche”  vuole segnalare la propria presenza al Consiglio comunale di Rende (12 novembre) che si è svolto tra tante incoerenze. Sono emerse alcune contraddizioni che non possiamo far passare silenti.

La prima riguarda i consiglieri Tommasi Ettore e D’Ambrosio Franco che si sono espressi favorevolmente ad un inceneritore nella città  di Rende. I cittadini della zona industriale di Rende stanno ancora aspettando che l’area circostante l’ex inceneritore di Rende venga bonificata che già si vorrebbe costruirne uno di nuova generazione, cosicché i nostri figli poi lotteranno per chiedere la bonifica dei danni di “nuova generazione”…

I nostri politici ancora non riescono a capire che il problema non è nei vecchi o nuovi inceneritori, ma semplicemente nella loro logica fondata sulla combustione. Purtroppo la chimica ci insegna che quando c’è combustione c’è anche materiale di scarto (leggi ceneri) e nano particelle cancerogene che si liberano nell’atmosfera. Sfatiamo quindi la falsa notizia che gli inceneritori ci liberano dalle discariche, anzi gli inceneritori hanno bisogno di discariche per rifiuti speciali, come impone la normativa vigente in materia. In sintesi: l’inceneritore non è alternativo alla discarica, ma alla riduzione dei rifiuti ed al riciclaggio.

Gli stessi consiglieri hanno parlato di inceneritori di altre città europee non sapendo che in quelle città fanno una massiccia raccolta differenziata e quello che bruciano è solo la parte che non riescono più a differenziare. Quindi, non hanno risolto il problema dei rifiuti con l’inceneritore, ma con la raccolta differenziata spinta e relativo riciclo dei materiali di scarto!

Che dire poi del Presidente del Consiglio, Emilio Chiappetta, che ha addirittura proposto un inceneritore in ogni provincia, non sapendo che la cosa è irrealizzabile,  sia dal punto di vista economico che tecnico, per non citare poi il problema ambientale. Infatti, lo stesso Sindaco Bernaudo, in un consiglio comunale di qualche mese fa, sempre sui rifiuti, si espresse contro gli inceneritori e citò uno studio di fattibilità avviato dalla Provincia di Cosenza  che metteva in luce una serie di dati che dimostravano che la via dell’incenerimento dei rifiuti è poco sostenibile, inquinante ed economicamente svantaggiosa.

Volete un esempio pratico? L’inceneritore di Brescia. È costato più di 300 milioni di euro, ma impiega solo qualche decina di unità lavorative. L’Unione Europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora per la terza linea dell’inceneritore. Addirittura si è verificata la necessità di importare rifiuti da fuori della provincia di Brescia. Nel latte locale è stata trovata diossina in alte percentuali.

Inoltre, da quando è entrato in funzione l’inceneritore la raccolta differenziata nella città di Brescia è scesa drasticamente. Figuriamoci cosa succederebbe nella nostra realtà se si realizzasse un inceneritore… lasciamo ai nostri amministratori immaginarlo.

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