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Cicconi: “Il Ponte sullo Stretto? Keynes alla rovescia”


Ivan Cicconi, massimo esperto italiano
di lavori pubblici, svela la vera essenza del modello Ponte: “E’
keynesismo al contrario, si usa la ricchezza sociale per trasferirla a
pochi soggetti privati”. Mucche da mungere per portare profitti ai
grandi contractor, dunque, secondo lo schema già sperimentato con il
TAV. Il famoso ‘project financing’, inventato da Cirino Pomicino, ha
già prodotto cantieri eterni e danni erariali. Ora viene riproposto,
senza pudore, per il Ponte…

“Sono politiche keynesiane alla rovescia. In precedenza si
prendeva la ricchezza prodotta per redistribuirla, oggi si danno soldi
a chi è già ricco.
Sono costi che pagheremo per diversi decenni”.
Lo dice a terrelibere.org Ivan Cicconi, uno dei maggiori esperti di
infrastrutture e lavori pubblici, commentando l’annuncio governativo
sulla prima pietra del Ponte sullo Stretto. “La varianti come quella di
Cannitello sono ad hoc per il Ponte, si tratta di opere funzionali al
progetto”. Cicconi, ha denunciato già molti anni fa le storture
dell’Alta velocità. Profitti privati, costi per tutta la collettività,
cantieri lumaca. Oggi ravvisa nel Ponte lo stesso modello. Il keynesimo
alla rovescia, Robin Hood al contrario: la ricchezza sociale che
finisce nella tasche dei soliti noti: i grandi contractors, con
Impregilo sempre in testa.

Esattamente quanto sostenuto nel libro “Ponte sullo Stretto e
mucche da mungere”: è “l’economia basata sulle partnership tra pubblico
e privato che mungono attività senza rischio.
Al primo soggetto
spettano i costi, al secondo i benefici. E’ l’economia delle
infrastrutture inutili, addirittura non volute ed imposte al
territorio. E’ l’economia dei disastri e delle guerre”.

Diventa dunque sterile disquisire di particolari tecnici,
problemi ingegneristici, balle mediatiche o bluff elettorali
. La “mucca
da mungere” è un modello che esiste di per sé, è il cuore del
problema. Il Ponte non è realizzabile? Un’ottima occasione per nuovi
studi e revisioni di progetto. Le opere collaterali vanno fatte prima?
Intanto si muove la solita economia para-mafiosa fatta di movimento
terra, sub-appalti, cantieri eterni, lavoratori ricattati ed umiliati.
L’esperienza dell’A3 ci racconta di continue revisioni dei conti,
infiltrati mafiosi in pianta stabile, operai coinvolti loro malgrado in
scene da Far West oppure morti in incidenti sul lavoro che non meritano
neppure poche righe in cronaca.

Già nel maggio 2003, terrelibere.org scriveva: “Attenzione.
Quando leggete Ponte, non pensate al manufatto da modellino, agli
esempi virtuali dei computer. Meno che mai alla fattibilità,
all’utilità effettiva dell’Opera.
[…] Quando si dice Ponte si pensa a:
cantieri, studi di fattibilità, commesse, ingegneri, parcelle,
movimento terra, tangenti sugli appalti, pizzo sul movimento terra,
ricorsi, avvocati, parcelle, interventi ulteriori, subappalti”. A
distanza di pochi anni, la facile profezia si avvera in un paese senza
memoria. Lo schema proposto per il Ponte, infatti, è identico a quello
del Tav. Si tratta di un “metodo” datato 1991, durante l’ultimo nefasto
governo Andreotti.

Spiega ancora Cicconi, questa volta in una intervista del 2002:
“Il sistema fu inventato dal fantasioso ministro Paolo Cirino Pomicino.

Si crea una società dalla costola delle ferrovie, il Tav, che
assegna i lavori alle solite grandi imprese. Il secondo passo è il
project-financing, che consente di attivare finanziamenti privati. Che
sono i prestiti per Tav Spa, garantiti dallo Stato”. Sostituendo al TAV
la “Stretto di Messina” il risultato non cambia… A proposito del Tav,
d’altronde, c’è una storia illuminante. Negli anni ’96-’97, il
conflitto tra i piccoli imprenditori e i grandi che lavorano per i
cantieri dell’Alta velocità era al culmine. L’associazione delle
imprese medio-piccole produsse un “documento bomba” dove si diceva che,
rifacendo quei contratti, e pur pagando le penali, lo Stato avrebbe
comunque risparmiato circa 5 mila miliardi di vecchie lire.

Dopo lunghissima riflessione, arriviamo al 2000: il ministro
Bersani annulla i contratti. Il governo successivo li ha ripristinati.
Tali e quali. Qual è il movente di questo modo di operare?
Intanto
reperire fondi che non ci sono e poter avviare i cantieri promessi.
Secondo: spostare su una società privata un rilevante deficit pubblico
che all’Unione Europea non risulterà e ci consentirà di non sforare
sugli impegni comunitari. Per quanto riguarda la data di consegna dei
lavori, il ministro Matteoli ha indicato che nel tempo record di 6 anni
Sicilia e Calabria saranno collegate. Perché non ci crede nessuno? “Il
general contractor tende a far durare i lavori più a lungo possibile e
a farli costare di più”, dice ancora Cicconi. “Perché questo è il suo
interesse d’impresa e senza rischio di gestione viene meno la volontà
di ridurre tempi e costi”.

di Antonello Mangano per Terrelibere, ha collaborato Claudio Metallo

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