Il dolore delle persone colpite dai fiumi di fango venuti giù dalle colline
rende difficile il parlare, fino a temere di insultarlo quel dolore con l’esercizio della ragione. Lo spettacolo che la politica sta offrendo fa, però,
talmente orrore da rendere complice il non denunciare.
La strategia che i padroni della gestione della cosa pubblica ci stanno
offrendo è tanto cinica quanto abile.
La cronaca di una tragedia annunciata, come si sente dire ormai dappertutto,
con una formula che ripetuta all’infinito rischia di passare dalla descrizione
della verità all’enunciato banale, logoro, dovrebbe portare alla messa in
critica totale dell’operato di coloro che hanno amministrato questi territori e
di coloro che ne sono stati i loro padrini.
Sarebbe normale, in un posto normale, l’assunzione di responsabilità da parte
degli amministratori, dei sindaci, del governo, di tutti coloro che hanno il
compito di gestire, controllare, programmare.
Ciò che invece avviene è un ribaltamento delle colpe. L’abusivismo è al primo
posto tra gli imputati. Non viene però detto che intorno ad esso si giocano,
oltre che interessi economici, uno scambio politico che comporta la raccolta
del consenso e la costruzione delle clientele.
Certo, molto probabilmente si consumerà uno scontro tra chi (gli
amministratori locali) lamenta la mancanza di fondi e di risposte e chi (il
governo centrale) scarica sulle amministrazioni locali la responsabilità della
mancata gestione del territorio. E alla fine, probabilmente, ci saranno delle
vittime sacrificali.
In questo gioco di rimandi, nell’assenza di un’alternativa credibile, non
rimane alle persone che affidarsi all’attesa messianica dell’arrivo del
Presidente del Consiglio. Nella consapevolezza generale si afferma l’idea che
solo da lì potrà venire la salvezza, perché le risorse arriveranno solo se
Berlusconi s’intesterà il problema, se deciderà di farne una sua vetrina (così
come a Napoli e a L’Aquila). E così, prima la Protezione Civile prende possesso
del territorio, esautorando tutte le autorità locali, e poi Berlusconi fa la
sua apparizione (che tale per molti sarà) promettendo d’interessarsi
“personalmente” del problema.
Come se il puntare sulle politiche della cementificazione, come se la
riduzione degli strumenti di prevenzione e tutela (vedi la riduzione degli
organici dei Vigili del Fuoco), come se la politica dei condoni, come se l’
attacco alla dimensione pubblica e l’esaltazione dell’iniziativa privata
finalmente liberata da lacci e lacciuoli non fossero tratti della strategia
Berlusconiana (e delle politiche neoliberiste in generale) il Premier diventa
la Speranza.
Eppure sarebbe già un grande passo in avanti dirottare sulla messa in tutela
del territorio le risorse previste per il Ponte sullo Stretto, come abbiamo
chiesto con la manifestazione dell’8 agosto.
Eppure sarebbe questo il momento di liberarsi di una classe politica incapace
e dedita solo alla propria continua riproduzione.
Eppure sarebbe questo il momento di pensare ad una nuova sfera pubblica nella
quale la partecipazione ed il controllo dei cittadini assumano carattere
paradigmatico.
Ci sarà un sussulto? Sarà possibile una ripresa della parola?
Gino Sturniolo




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