
Rfi abbandona la Sicilia
Sciopero Regionale Unitario di tutti i Ferrovieri
Siciliani
Dalle ore 21 del 27 settembre alle ore 21 del 28
settembre
La ritirata di Trenitalia dalla
Sicilia sarà reale con la cancellazione delle 8 coppie di treni a lunga
percorrenza, 16 tra Intercity ed Espressi, la chiusura delle Officine
manutenzione di Messina, Siracusa e Palermo, della
Sala operativa di Palermo e di tutti gli uffici collegati e le stazioni, la totale soppressione delle navi che
traghettano i treni nello Stretto e l’abbandono del trasporto merci su
rotaia.
La Sicilia è letteralmente scomparsa dal Progetto di produzione delle
ferrovie e con la Sicilia tutti i treni a lunga percorrenza e il trasporto
nello Stretto.
Il Piano presentato non è più un progetto o una mera intenzione
manifestata da Fs, è realtà. È la definizione, a partire dal prossimo dicembre,
tra 4 mesi cioè, di tutte le tratte ferroviarie di Trenitalia che come mostrano
efficacemente i grafici del piano di produzione si arrestano in territorio
calabrese.
La Sicilia, come per altro Fs andava annunciando da tempo, scompare,
e insieme a lei tutti treni a lunga percorrenza che oggi collegano la nostra
isola al resto del paese e scompaiono anche le officine, gli uffici, le
stazioni, le navi.
Migliaia di posti di lavoro cancellati, almeno
3000, la maggior parte dei quali a Messina. Un’apocalisse.
La fine della mobilità nel nostro paese per come la conosciamo. In questo
sistema è evidente che delle 4800 unità di personale oggi impiegate da Fs in
Sicilia ne resterà solo una minima parte.
Dal momento che ciò di cui stiamo
parlando non è un progetto a lungo termine ma il Piano trasporti presentato
direttamente da Fs, vorremmo sapere di cosa si è parlato nei Tavoli politici romani
e messinesi organizzati nei giorni scorsi.
È evidente che qualcuno ha bluffato
e volutamente negato o omesso. Di certo c’è solo il furto operato ai danni dei
messinesi e dei siciliani che, nonostante gli annunci, le promesse, le prese di
posizione dei nostri rappresentanti politici regionali e locali, vengono di
fatto sbattuti fuori dal sistema paese, allontanati come un parente scomodo.
Il
Ponte sullo Stretto è fin oggi servito solo per affermare che sono stati
stanziati i soldi per il mezzogiorno, anche se non ci sono neppure quelli. Nel
Decreto anticrisi c’è scritto infatti chiaramente che l’utilizzo di quei fondi
viene deciso da Tremonti sulla base della compatibilità di finanza pubblica.
Come dire: solo dopo avere soddisfatto i bisogni del nord.
Tutti i sindacati ritengono
non più procrastinabile una grande mobilitazione generale di tutto il mondo del
lavoro e dell’intera cittadinanza. “Appare ormai evidente che non ci si possa
più tirare indietro e che si debba andare alla mobilitazione generale di tutta
la cittadinanza per la mobilità, le infrastrutture, lo sviluppo e il lavoro.
Una mobilitazione sulla quale devono indistintamente spendersi i partiti e i
loro dirigenti perché il tempo delle note scritte e delle telefonate amicali è
evidentemente finito”




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