Di fronte al paventato rischio di costruzione di nuovi termovalorizzatori, il WWF ribadisce che ridurre e riciclare i rifiuti rimangono le uniche alternative.
Non è accettabile che ad ogni “emergenza rifiuti,” con le immagini di cassonetti stracolmi e di spazzatura nelle strade,spunti fuori puntualmente l’idea del termovalorizzatore, o meglio, di un inceneritore, come se bruciare i rifiuti fosse la panacea di tutti i mali, piuttosto che un moltiplicatore di problemi ambientali.
E’ quanto si sta verificando in questi giorni in seguito ai problemi sorti a Cosenza nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani dopo la protesta dei lavoratori della Valle Crati che da mesi non ricevono più lo stipendio. Da qui le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di voler esportare il “modello Acerra” ad altre realtà regionali, tra cui, appunto la Calabria, proprio nel momento in cui la Giunta Regionale, per bocca dell’Assessore all’Ambiente Silvio Greco, annuncia invece di voler incrementare seriamente la raccolta differenziata e dotare la Regione di sessanta isole ecologiche mediante l’emanazione di appositi bandi. Quanto all’intenzione del Commissario per la cosiddetta “emergenza rifiuti” (un’emergenza che dura da ben undici anni…) di costruire un altro inceneritore, l’Assessore Greco sa benissimo che delle due l’una: o si ricicla o si brucia e che gli inceneritori, per funzionare, hanno bisogno di tanta spazzatura: esattamente l’opposto della raccolta differenziata e del recupero dei materiali.
Il WWF ribadisce a proposito la propria netta contrarietà alla realizzazione di altri inceneritori e ripropone con forza la politica della riduzione a monte dei rifiuti, della raccolta differenziata spinta e del riciclaggio delle materie prime come uniche risposte ecologicamente valide al problema.
L’alternativa sarebbe il continuo e insostenibile trionfo della filosofia dell’usa e getta, del consumo di risorse e di materie prime per produrre nuovi rifiuti, lo spreco di quantità enormi di inutili imballaggi, la trasformazione (non la sparizione!) di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti solidi in fumi, ceneri, diossine e altre sostanze inquinanti, oltre che la realizzazione di nuove discariche speciali per i residui tossici prodotti dal processo di combustione.
La scellerata proposta di costruire in Calabria altri inceneritori, oltre a quello di Gioia Tauro che tanti problemi e tante polemiche continua a suscitare nelle popolazioni della piana, e altre discariche come quella crotonese di Giammiglione, si inserisce così nel piano generale che vedrebbe nella nostra regione una concentrazione mai vista di impianti per la produzione di energia, che vanno dalla contestatissima Centrale del Mercure nel Pollino, alle “proposte indecenti” di centrali a carbone e nucleari, passando per quelle “ecologiche” a biomasse del crotonese che stanno divorando i boschi della Sila, per non parlare della proliferazione eccessiva di pali eolici in ogni dove e del progetto di rigassificatore, sempre nella piana di Gioia.
Si tratta di un quadro allarmante che, se dovesse completarsi, segnerebbe davvero la fine di quello che rimane dell’identità territoriale, paesaggistica e naturalistica della regione.
Una realtà che, oltre ad assestare un colpo mortale alle già tenui prospettive di rilancio turistico della regione, con conseguenze catastrofiche dal punto di vista economico, rischia in molti casi di minacciare la stessa salute dei cittadini calabresi.




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