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	<title>Commenti a: Solidarietà alle tute gialle</title>
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		<title>Di: tuta gialla</title>
		<link>http://www.difendiamolacalabria.org/2009/09/09/solidarieta-alle-tute-gialle/comment-page-1/#comment-17</link>
		<dc:creator>tuta gialla</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 23:07:44 +0000</pubDate>
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		<description>11 settembre

Fin dalle 4 del pomeriggio cominciano ad arrivare alla spicciolata gli operai nel piazzale antistante il palazzo della Vallecrati, gli amministratori sono già sopra, commentano alcuni. La Digos e la celere “proteggono” l’ingresso per evitare che gli operai possano essere tentati a salire. Solo i delegati possono sedersi con gli amministratori. Passa il tempo e la delegazione degli operai si rinforza, i segnali che arrivano dai delegati non sono positivi. Dopo un po’ gli operai in presidio perdono la pazienza. Parlassero di soldi! Vogliamo gli arretrati! Siamo alla fame! Potranno pure sembrare solo slogan ma è la realtà. Salgono in 5 ed irrompono nell’assemblea muniti di telecamera e tanta rabbia, si susseguono momenti di tensione. Nell’assemblea si gioca, ancora una volta, a scaricabarili… soldi non ce ne sono. Minutolo (vicepresidente della consortile ed uomo dell’asse Adamo-Bruno-Perugini) non si vuole assumere nessuna responsabilità. Neanche quella della disperazione che può prendere il posto della ragione. Un uomo, uno dei tanti presi dai drammi quotidiani e dalla paura per il futuro, ha tentato di lanciarsi dalla finestra. Anche di fronte al dramma umano, nessuna risposta. O bisogna fare come si fa solitamente da queste parti che per risolvere le illegalità ci deve scappare il morto? Ci auguriamo di no.

Si scioglie l’assemblea e il primo a fermarsi a parlare con gli operai è il revisore dei conti dell’azienda che, guarda caso, non si è mai accorto delle “stranezze” nei bilanci. L’unico impegno assunto dal cda, dopo l’irruzione degli operai, è quello di “valutare” la proposta del sig. Rovito in tempi rapidi, forse lunedì si avrà una risposta.  E intanto il 17 settembre è sempre più vicino e con esso la fine delle speranze.              

 Si ritorna al palazzo che, in molti, cominciano a sentire un po’ casa propria.

 

12 settembre

Le azioni di protesta proseguono rincorrendo gli eventi e cercando la dovuta e necessaria visibilità. Ormai l’area urbana è stata quasi ripulita dai privati, l’emergenza rifiuti sembra passata. Si sparge la voce che in serata ci sarà una festa del PD (mozione Bersani) a Rende, saranno presenti il presidente della provincia Oliverio, il sindaco di Rende Bernaudo, il neo assessore provinciale Ruffolo, Sandro Principe. È una buona occasione per avere la possibilità di egemonizzare il dibattito nell’area urbana. Con molta calma ci si organizza. Una folta delegazione raggiunge Arcavacata. Si chiede la parola sul palco che viene concessa abbastanza “democraticamente” e strumentalmente, aggiungiamo noi, vista la prossima scadenza congressuale.

La signora Aurora, sostenuta dagli operai in presidio sotto il palco, saluta, chiede scusa per la durezza dei loro pensieri ma è quello che sta accadendo realmente, fuori dai festini e dalle escort che stanno monopolizzando l’informazione e il sapere dell’opinione pubblica. Scandisce con molta calma i messaggi contenuti nel documento firmato “tute gialle”, volantinato nella piazza, che inchioda al fallimento Vallecrati i responsabili politici, amministrativi e dirigenziali, in un clima politico omertoso dove tutti sapevano ma nessuno ha mai alzato un dito per fermare il saccheggio della Vallecrati. A farne le spese, oggi, sono solo gli operai con loro famiglie e le comunità, che pagheranno caro il conto di questo fallimento. Il neo assessore Ruffolo, non può che assume impegni, anche a nome del Presidente Oliverio mentre, il sindaco Bernaudo, dapprima tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità poi cerca di fare buon viso a cattivo gioco (sostengono tutti la mozione Bersani e non possono essere tacciati di non essere vicini alle istanze degli operai e, soprattutto, ogni occasione è buona per dare addosso agli altri, quelli della mozione Franceschini…). Le tute gialle, di fatto, fanno scoppiare le contraddizioni interne all’attuale PD che fino a ieri, e da oltre 20 anni, detiene il potere a Cosenza e provincia. Quelli che oggi si ergono a paladini ieri banchettavano assieme ai responsabili di questo fallimento, direttamente o indirettamente poco importa.                                                                                     I cittadini esprimono la loro solidarietà con un lungo applauso.

 

13 settembre

A Cusenza, a duminica è du pallune! Ma per le tute gialle anche la domenica è di protesta. Dopo 12 giorni ancora nessuna risposta, nessuna certezza. Si cerca di coinvolgere il popolo rossoblù e di avere anche la loro solidarietà. La ricerca di visibilità si esplica con volantinaggio allo stadio ed inserto nel Tam Tam (fanzine degli ultrà cosenza) e uno striscione esposto in Curva Sud che ricorda al sindaco “PERUGINI, 400 FAMIGLIE ASPETTANO LA SOLUZIONE”. E riprende l’attesa sul tetto del palazzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>11 settembre</p>
<p>Fin dalle 4 del pomeriggio cominciano ad arrivare alla spicciolata gli operai nel piazzale antistante il palazzo della Vallecrati, gli amministratori sono già sopra, commentano alcuni. La Digos e la celere “proteggono” l’ingresso per evitare che gli operai possano essere tentati a salire. Solo i delegati possono sedersi con gli amministratori. Passa il tempo e la delegazione degli operai si rinforza, i segnali che arrivano dai delegati non sono positivi. Dopo un po’ gli operai in presidio perdono la pazienza. Parlassero di soldi! Vogliamo gli arretrati! Siamo alla fame! Potranno pure sembrare solo slogan ma è la realtà. Salgono in 5 ed irrompono nell’assemblea muniti di telecamera e tanta rabbia, si susseguono momenti di tensione. Nell’assemblea si gioca, ancora una volta, a scaricabarili… soldi non ce ne sono. Minutolo (vicepresidente della consortile ed uomo dell’asse Adamo-Bruno-Perugini) non si vuole assumere nessuna responsabilità. Neanche quella della disperazione che può prendere il posto della ragione. Un uomo, uno dei tanti presi dai drammi quotidiani e dalla paura per il futuro, ha tentato di lanciarsi dalla finestra. Anche di fronte al dramma umano, nessuna risposta. O bisogna fare come si fa solitamente da queste parti che per risolvere le illegalità ci deve scappare il morto? Ci auguriamo di no.</p>
<p>Si scioglie l’assemblea e il primo a fermarsi a parlare con gli operai è il revisore dei conti dell’azienda che, guarda caso, non si è mai accorto delle “stranezze” nei bilanci. L’unico impegno assunto dal cda, dopo l’irruzione degli operai, è quello di “valutare” la proposta del sig. Rovito in tempi rapidi, forse lunedì si avrà una risposta.  E intanto il 17 settembre è sempre più vicino e con esso la fine delle speranze.              </p>
<p> Si ritorna al palazzo che, in molti, cominciano a sentire un po’ casa propria.</p>
<p>12 settembre</p>
<p>Le azioni di protesta proseguono rincorrendo gli eventi e cercando la dovuta e necessaria visibilità. Ormai l’area urbana è stata quasi ripulita dai privati, l’emergenza rifiuti sembra passata. Si sparge la voce che in serata ci sarà una festa del PD (mozione Bersani) a Rende, saranno presenti il presidente della provincia Oliverio, il sindaco di Rende Bernaudo, il neo assessore provinciale Ruffolo, Sandro Principe. È una buona occasione per avere la possibilità di egemonizzare il dibattito nell’area urbana. Con molta calma ci si organizza. Una folta delegazione raggiunge Arcavacata. Si chiede la parola sul palco che viene concessa abbastanza “democraticamente” e strumentalmente, aggiungiamo noi, vista la prossima scadenza congressuale.</p>
<p>La signora Aurora, sostenuta dagli operai in presidio sotto il palco, saluta, chiede scusa per la durezza dei loro pensieri ma è quello che sta accadendo realmente, fuori dai festini e dalle escort che stanno monopolizzando l’informazione e il sapere dell’opinione pubblica. Scandisce con molta calma i messaggi contenuti nel documento firmato “tute gialle”, volantinato nella piazza, che inchioda al fallimento Vallecrati i responsabili politici, amministrativi e dirigenziali, in un clima politico omertoso dove tutti sapevano ma nessuno ha mai alzato un dito per fermare il saccheggio della Vallecrati. A farne le spese, oggi, sono solo gli operai con loro famiglie e le comunità, che pagheranno caro il conto di questo fallimento. Il neo assessore Ruffolo, non può che assume impegni, anche a nome del Presidente Oliverio mentre, il sindaco Bernaudo, dapprima tenta di sottrarsi alle proprie responsabilità poi cerca di fare buon viso a cattivo gioco (sostengono tutti la mozione Bersani e non possono essere tacciati di non essere vicini alle istanze degli operai e, soprattutto, ogni occasione è buona per dare addosso agli altri, quelli della mozione Franceschini…). Le tute gialle, di fatto, fanno scoppiare le contraddizioni interne all’attuale PD che fino a ieri, e da oltre 20 anni, detiene il potere a Cosenza e provincia. Quelli che oggi si ergono a paladini ieri banchettavano assieme ai responsabili di questo fallimento, direttamente o indirettamente poco importa.                                                                                     I cittadini esprimono la loro solidarietà con un lungo applauso.</p>
<p>13 settembre</p>
<p>A Cusenza, a duminica è du pallune! Ma per le tute gialle anche la domenica è di protesta. Dopo 12 giorni ancora nessuna risposta, nessuna certezza. Si cerca di coinvolgere il popolo rossoblù e di avere anche la loro solidarietà. La ricerca di visibilità si esplica con volantinaggio allo stadio ed inserto nel Tam Tam (fanzine degli ultrà cosenza) e uno striscione esposto in Curva Sud che ricorda al sindaco “PERUGINI, 400 FAMIGLIE ASPETTANO LA SOLUZIONE”. E riprende l’attesa sul tetto del palazzo.</p>
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		<title>Di: admin</title>
		<link>http://www.difendiamolacalabria.org/2009/09/09/solidarieta-alle-tute-gialle/comment-page-1/#comment-14</link>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 07:43:21 +0000</pubDate>
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		<description>Diario dal tetto cosentino

    E’ da diversi anni che le tute gialle della Vallecrati, lottano per vedere garantiti i loro diritti di lavoratori, sempre calpestati da i vari amministratori succedutisi e dal consorzio tutto. Vallecrati è una società misto pubblico-privato, composta da 44 sindaci che ne detengono il 51% e da 4 soci privati che hanno il restante 49%. 

L’ultimo anno è stato caratterizzato da molte proteste, determinate dal continuo tira e molla rispetto agli stipendi e dall’incertezza per il futuro, culminate nel mese di agosto con una forte radicalizzazione della lotta con vari blocchi dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, e la conseguenziale sospensione della raccolta dei rifiuti. In pochi giorni la città si riempì di rifiuti e questo argomento visibile spinse finalmente il consorzio a pagare il dovuto, ovvero, una mensilità arretrata. La questione sembrava risolta invece,  dopo un mese, si ripresenta il problema, di nuovo a far traboccare i cassonetti e con il mancato pagamento degli stipendi e il rischio di fallimento dell’azienda. Vista l’azione dei sindaci e dei privati appartenenti al consorzio- tesa a distruggere Vallecrati (lavoro con ordinanza e mancato pagamento dei sindaci dei debiti nei confronti della spa), con la consequenziale azione della procura cittadina, che chiede il fallimento dell’azienda.  Gli operai bloccano la raccolta e decidono di scendere nuovamente in piazza,  e lo fanno con un gesto che riprende la lotta degli operai dall’ innse di Milano, nella notte di martedì 1 settembre, quando salgono sul tetto del palazzo degli uffici della provincia di Cosenza,  rivendicando i salari arretrati e garanzie sulla continuità dell’occupazione.  Pur trattandosi di un lavoro dequalificato, poco retribuito,  le tute gialle, così come molti meridionali, abituati ad accettare come una fortuna quella che è di fatto una sciagura, tengono oramai da più di una settimana. Il palazzo della provincia occupato si trova di fronte al carcere di via Popilia e la prima solidarietà arriva proprio dal cortile e dalle celle dove di notte si vedono le fiammelle degli accendini, come nei concerti allo stadio.  I primi giorni passano con blocchi estemporanei della 106 che di fatto è di fronte il tetto occupato e una occupazione della salerno-reggiocalabria. Intanto monta il presidio nel cortile del palazzo della provincia, con la presenza fissa di una parte degli operai pronti a dare il cambio ai colleghi che andavano a casa dopo la notte passata sul tetto.

Nei giorni successivi, si susseguono le notizie che vedono naufragare la vallecrati come il titanic. Gli incontri tra cda e sindaci dove si decide delle sorti della società e dei contratti dei 350 operai,  si svolgono nella sede legale della vallecrati , diventata un fortino protetto dalle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa, anche se mancano gli operai che decidono di aspettare le notizie dal tetto occupato.

9 settembre

Nel pomeriggio si respira un’aria sospesa, le notizie non sono delle migliori, la possibilità di lavorare in ordinanza presso i privati sembra svanire perché non tutti i comuni hanno emesso le ordinanze necessarie per mantenere gli operai nel circuito della raccolta che gli permetterebbe soluzioni lavorative in futuro. Passano le ore, e a più riprese uno degli esponenti  della protesta sale sul muretto dell’aiuola informando degli sviluppi. Verso le 19 arriva la notizia che un imprenditore locale, Rovito, che da molti anni si occupa della raccolta rifiuti nell’area dell’alto tirreno è disposto a prendere in affitto il sistema vallecrati, con mezzi e operai inclusi. L’avvento del nuovo imprenditore suscita negli operai la quasi certezza della cattiva e dispendiosa gestione delle maestranze e del sistema.

Mossa non prevista, commentano alcuni degli operai presenti. Molti non avevano preso in considerazione questa soluzione strategica, e molti sono i dubbi sui trattamenti salariali, il mantenimento delle mansioni e le garanzie. Quanti soldi è disposto ad investire il nuovo imprenditore,  quali profitti pensa di ottenere, se c’è qualcuno dietro e in quanti giorni la città ritornerà pulita è ancora tutto da vedere. Intanto il sindaco di Cosenza Perugini chiama una nuova ditta di Lamezia Terme a ripulire la città oltre a quelle dei soci privati.  Tra le voci che partono dal basso, la frase ricorrente è: io tengo famiglia. E’ una vecchia storia, quella del sud che continua a piegare la testa in cambio di un tozzo di pane. 

Alle 21.15 la partita si riapre. Gli amministratori della spa non intendono dare in nolo una parte degli operai, cioè quella richiesta dai privati per svolgere le mansioni nei comuni che hanno fatto l’ordinanza,  gli operai si riuniscono in assemblea. Nell’assemblea i delegati degli operai raccontano l’incontro, parlano che le speranze sono al minimo, a rincarare la dose c’è un affermazione di Bernaudo Sindaco di Rende che taccia di scostumati , con fare da vecchio padrino all’inizio dell’incontro nel fortino vallecrati,  gli operai ,- chissà che cosa c’entra la buona educazione in una situazione in cui centinaia di persone vedono svanire la sicurezza del salario che permetteva loro di vivere, di mantenere moglie e figli, e, ancora, aggiunge il sindaco nel suo delirio di fine estate, che gli operai devono riprendere a lavorare. 

In questa storia di palleggi tra Spa, sindaci e privati, in questa storiaccia di saccheggio dei fondi pubblici per fini privati, in questa triste vicenda di potentati politici che hanno ingrassato la gallina vallecrati per poi sgozzarla,  a rimetterci sono solo gli operai. A guardarli questi padri di famiglia, le loro mogli con i bambini, si capisce che non hanno la malizia e il cinismo necessario per combattere contro il potere di chi li opprime, sono invece inclini ad accettare, ringraziare e anche a lavorare di più per chi dà loro una speranza di continuità. Quaranta anni di clientelismo producono l’asservimento totale di una persona e una impercettibile cultura della lotta. Sarebbe difficile far passare un criterio di giustizia, e meno che mai parlare di diritti negati, ma è di questo che si tratta. La vicenda vallecrati può essere un caso di studio per chi si occupa di cattiva amministrazione, clientele politiche e sottomissione degli operai.  

 Ore 21.45 fa il suo ingresso  la digos.  Visita di rito per rassicurare e imbonire gli operai.  L’atmosfera si fa tesa quando uno degli operai si scioglie in un pianto di rabbia e disperazione, dopo  sette giorni passati ad occupare.

10 settembre

Ore 9.00, ennesimo tavolo in prefettura per sollecitare la soluzione. Stavolta, però, gli operai sono fuori, presidiano piazza XI settembre, dopo essere arrivati in corteo non autorizzato e volantinando un documento che chiude con la frase NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DELLA VALLECRATI, mantenendo comunque il presidio sul tetto del palazzo della provincia.

Al tavolo siedono il Prefetto e i rappresentanti sindacali, l’offerta del privato ha acceso una speranza per il futuro ma il fattore tempo stringe. Se si arriva al fallimento per gli operai non ci sarà più alcuna speranza. Dopo circa tre ore l’ennesima promessa, quella di convocare il cda vallecrati per domani mattina e a seguire nel pomeriggio sarà la volta del consorzio. Vallecrati e consorzio dovranno valutare l’offerta del sig. Rovito. Verrà accolta?

Con questa e tante altre domande le tute gialle si apprestano a trascorrere l’ennesima notte sul tetto.  

Intanto, la vera questione non è ancora risolta: chi restituirà il lavoro o, almeno, il reddito a queste centinaia di persone che per anni hanno spazzato  i nostri resti, di giorno e di notte, senza che nessuno se ne preoccupasse.  Ora queste persone, perché prima di essere tute gialle sono persone in carne ed   ossa, si chiedono: cosa pensano gli abitanti di Cosenza? Avranno capito che dietro a quei cumuli di spazzatura ci sono i diritti del lavoro negati, una banda di politici pirateschi che hanno mosso le pedine a loro piacimento per intascare voti e soldi,  le società e gli imprenditori della raccolta rifiuti, anche loro con i loro interessi, non ultimi i sindaci che per anni hanno chiuso gli occhi e  palleggiato sui pagamenti?

L’aspetto paradossale di questa storia è che come in una favola rovesciata i buoni, gli operai, vengono additati dai veri cattivi, spa, comuni, privati, come i soli responsabili di quei cumuli di spazzatura per strada.

Ma, i cosentini questo lo hanno capito o no?

Intanto il buon berlusca, grattiamoci, crea “l’emergenza” rifiuti per la calabria e il lazio e contemporaneamente lancia le soluzioni: inceneritori e termovalorizzatori per tutti. E in tempi rapidi assicura.

 

Aggiornamenti continueranno su indymedia calabria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diario dal tetto cosentino</p>
<p>    E’ da diversi anni che le tute gialle della Vallecrati, lottano per vedere garantiti i loro diritti di lavoratori, sempre calpestati da i vari amministratori succedutisi e dal consorzio tutto. Vallecrati è una società misto pubblico-privato, composta da 44 sindaci che ne detengono il 51% e da 4 soci privati che hanno il restante 49%. </p>
<p>L’ultimo anno è stato caratterizzato da molte proteste, determinate dal continuo tira e molla rispetto agli stipendi e dall’incertezza per il futuro, culminate nel mese di agosto con una forte radicalizzazione della lotta con vari blocchi dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, e la conseguenziale sospensione della raccolta dei rifiuti. In pochi giorni la città si riempì di rifiuti e questo argomento visibile spinse finalmente il consorzio a pagare il dovuto, ovvero, una mensilità arretrata. La questione sembrava risolta invece,  dopo un mese, si ripresenta il problema, di nuovo a far traboccare i cassonetti e con il mancato pagamento degli stipendi e il rischio di fallimento dell’azienda. Vista l’azione dei sindaci e dei privati appartenenti al consorzio- tesa a distruggere Vallecrati (lavoro con ordinanza e mancato pagamento dei sindaci dei debiti nei confronti della spa), con la consequenziale azione della procura cittadina, che chiede il fallimento dell’azienda.  Gli operai bloccano la raccolta e decidono di scendere nuovamente in piazza,  e lo fanno con un gesto che riprende la lotta degli operai dall’ innse di Milano, nella notte di martedì 1 settembre, quando salgono sul tetto del palazzo degli uffici della provincia di Cosenza,  rivendicando i salari arretrati e garanzie sulla continuità dell’occupazione.  Pur trattandosi di un lavoro dequalificato, poco retribuito,  le tute gialle, così come molti meridionali, abituati ad accettare come una fortuna quella che è di fatto una sciagura, tengono oramai da più di una settimana. Il palazzo della provincia occupato si trova di fronte al carcere di via Popilia e la prima solidarietà arriva proprio dal cortile e dalle celle dove di notte si vedono le fiammelle degli accendini, come nei concerti allo stadio.  I primi giorni passano con blocchi estemporanei della 106 che di fatto è di fronte il tetto occupato e una occupazione della salerno-reggiocalabria. Intanto monta il presidio nel cortile del palazzo della provincia, con la presenza fissa di una parte degli operai pronti a dare il cambio ai colleghi che andavano a casa dopo la notte passata sul tetto.</p>
<p>Nei giorni successivi, si susseguono le notizie che vedono naufragare la vallecrati come il titanic. Gli incontri tra cda e sindaci dove si decide delle sorti della società e dei contratti dei 350 operai,  si svolgono nella sede legale della vallecrati , diventata un fortino protetto dalle forze dell’ordine in assetto anti-sommossa, anche se mancano gli operai che decidono di aspettare le notizie dal tetto occupato.</p>
<p>9 settembre</p>
<p>Nel pomeriggio si respira un’aria sospesa, le notizie non sono delle migliori, la possibilità di lavorare in ordinanza presso i privati sembra svanire perché non tutti i comuni hanno emesso le ordinanze necessarie per mantenere gli operai nel circuito della raccolta che gli permetterebbe soluzioni lavorative in futuro. Passano le ore, e a più riprese uno degli esponenti  della protesta sale sul muretto dell’aiuola informando degli sviluppi. Verso le 19 arriva la notizia che un imprenditore locale, Rovito, che da molti anni si occupa della raccolta rifiuti nell’area dell’alto tirreno è disposto a prendere in affitto il sistema vallecrati, con mezzi e operai inclusi. L’avvento del nuovo imprenditore suscita negli operai la quasi certezza della cattiva e dispendiosa gestione delle maestranze e del sistema.</p>
<p>Mossa non prevista, commentano alcuni degli operai presenti. Molti non avevano preso in considerazione questa soluzione strategica, e molti sono i dubbi sui trattamenti salariali, il mantenimento delle mansioni e le garanzie. Quanti soldi è disposto ad investire il nuovo imprenditore,  quali profitti pensa di ottenere, se c’è qualcuno dietro e in quanti giorni la città ritornerà pulita è ancora tutto da vedere. Intanto il sindaco di Cosenza Perugini chiama una nuova ditta di Lamezia Terme a ripulire la città oltre a quelle dei soci privati.  Tra le voci che partono dal basso, la frase ricorrente è: io tengo famiglia. E’ una vecchia storia, quella del sud che continua a piegare la testa in cambio di un tozzo di pane. </p>
<p>Alle 21.15 la partita si riapre. Gli amministratori della spa non intendono dare in nolo una parte degli operai, cioè quella richiesta dai privati per svolgere le mansioni nei comuni che hanno fatto l’ordinanza,  gli operai si riuniscono in assemblea. Nell’assemblea i delegati degli operai raccontano l’incontro, parlano che le speranze sono al minimo, a rincarare la dose c’è un affermazione di Bernaudo Sindaco di Rende che taccia di scostumati , con fare da vecchio padrino all’inizio dell’incontro nel fortino vallecrati,  gli operai ,- chissà che cosa c’entra la buona educazione in una situazione in cui centinaia di persone vedono svanire la sicurezza del salario che permetteva loro di vivere, di mantenere moglie e figli, e, ancora, aggiunge il sindaco nel suo delirio di fine estate, che gli operai devono riprendere a lavorare. </p>
<p>In questa storia di palleggi tra Spa, sindaci e privati, in questa storiaccia di saccheggio dei fondi pubblici per fini privati, in questa triste vicenda di potentati politici che hanno ingrassato la gallina vallecrati per poi sgozzarla,  a rimetterci sono solo gli operai. A guardarli questi padri di famiglia, le loro mogli con i bambini, si capisce che non hanno la malizia e il cinismo necessario per combattere contro il potere di chi li opprime, sono invece inclini ad accettare, ringraziare e anche a lavorare di più per chi dà loro una speranza di continuità. Quaranta anni di clientelismo producono l’asservimento totale di una persona e una impercettibile cultura della lotta. Sarebbe difficile far passare un criterio di giustizia, e meno che mai parlare di diritti negati, ma è di questo che si tratta. La vicenda vallecrati può essere un caso di studio per chi si occupa di cattiva amministrazione, clientele politiche e sottomissione degli operai.  </p>
<p> Ore 21.45 fa il suo ingresso  la digos.  Visita di rito per rassicurare e imbonire gli operai.  L’atmosfera si fa tesa quando uno degli operai si scioglie in un pianto di rabbia e disperazione, dopo  sette giorni passati ad occupare.</p>
<p>10 settembre</p>
<p>Ore 9.00, ennesimo tavolo in prefettura per sollecitare la soluzione. Stavolta, però, gli operai sono fuori, presidiano piazza XI settembre, dopo essere arrivati in corteo non autorizzato e volantinando un documento che chiude con la frase NON PAGHEREMO NOI IL FALLIMENTO DELLA VALLECRATI, mantenendo comunque il presidio sul tetto del palazzo della provincia.</p>
<p>Al tavolo siedono il Prefetto e i rappresentanti sindacali, l’offerta del privato ha acceso una speranza per il futuro ma il fattore tempo stringe. Se si arriva al fallimento per gli operai non ci sarà più alcuna speranza. Dopo circa tre ore l’ennesima promessa, quella di convocare il cda vallecrati per domani mattina e a seguire nel pomeriggio sarà la volta del consorzio. Vallecrati e consorzio dovranno valutare l’offerta del sig. Rovito. Verrà accolta?</p>
<p>Con questa e tante altre domande le tute gialle si apprestano a trascorrere l’ennesima notte sul tetto.  </p>
<p>Intanto, la vera questione non è ancora risolta: chi restituirà il lavoro o, almeno, il reddito a queste centinaia di persone che per anni hanno spazzato  i nostri resti, di giorno e di notte, senza che nessuno se ne preoccupasse.  Ora queste persone, perché prima di essere tute gialle sono persone in carne ed   ossa, si chiedono: cosa pensano gli abitanti di Cosenza? Avranno capito che dietro a quei cumuli di spazzatura ci sono i diritti del lavoro negati, una banda di politici pirateschi che hanno mosso le pedine a loro piacimento per intascare voti e soldi,  le società e gli imprenditori della raccolta rifiuti, anche loro con i loro interessi, non ultimi i sindaci che per anni hanno chiuso gli occhi e  palleggiato sui pagamenti?</p>
<p>L’aspetto paradossale di questa storia è che come in una favola rovesciata i buoni, gli operai, vengono additati dai veri cattivi, spa, comuni, privati, come i soli responsabili di quei cumuli di spazzatura per strada.</p>
<p>Ma, i cosentini questo lo hanno capito o no?</p>
<p>Intanto il buon berlusca, grattiamoci, crea “l’emergenza” rifiuti per la calabria e il lazio e contemporaneamente lancia le soluzioni: inceneritori e termovalorizzatori per tutti. E in tempi rapidi assicura.</p>
<p>Aggiornamenti continueranno su indymedia calabria.</p>
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