Archivio per novembre 2008

Lettera di un cittadino sulla discarica di Casignana

Sono un calabrese che vive nei comuni limitrofi della discarica di Casignana (R.C.), premetto che non ho la sindrome del NOT IN MY BLACKYARD. Recenti indagini dei Carabinieri hanno messo in luce falle nella gestione della discarica.
La discarica è posizionata a circa 160 m s.l.m. e l’orografia del terreno non permette di avere, con le tecniche utilizzate, delle dolci pendenze stradali. E’ da circa un mese, inizio ottobre, che il volume di rifiuti da smaltire è sensibilmente aumentato, infatti un’infinità di container trasportati da motrici fanno la spola fra la discarica di Casignana e non so quale origine (si parla di Crotone, Reggio C., Messina), provocando una serie di disagi in quanto questi veicoli attraversano diversi centri abitati. Passano, ad esempio per Bianco, dalla contrada Crocefisso, lasciando una scia di fetore anormali e gli abitanti del quartiere sono delle persone che basano la loro economia sulla pastorizia e l’agricoltura, le strade sono quelle che sono e i servizi che hanno sono tendenti allo zero. E’ possibile che in questo Paese il costo più alto lo devono pagare sempre i più umili?Da questi segnali, io come cittadino che abita quei luoghi, sono preoccupato e mi chiedo dove sono andati a finire i 5,5 t di rifiuti e quale tipo di rifiuti vengono smaltiti nella discarica. Nella zona in cui vivo, infatti, vi è un’alta insorgenza di malattie tumorali che non vorrei fosse correlata all’attività di smaltimento dei rifiuti. La discarica in un primo momento, inoltre, doveva accogliere soltanto i rifiuti dei comuni limitrofi e adesso viene aperta allo smaltimento di altri rifiuti di dubbia provenienza senza essere sicuri che la discarica stessa sia stata ben impermeabilizzata e costruita rispettando tutte le norme in materia. Le mie preoccupazioni sono comuni a molte persone. Direi il falso se non ammettessi che esiste anche una parte di responsabilità da attribuire al comportamento della popolazione, molte volte è meglio che una carta la mettiamo in tasca piuttosto che la buttiamo per terra, ma deve essere la politica il faro della legalità perchè lo strumento legislativo è nelle loro mani. Per migliorare, dunque, la gestione di questo servizio si avanzano alle amministrazioni pubbliche competenti le seguenti proposte:
- Un servizio serio di raccolta differenziata, poiché se si riesce a riciclare vetro, plastica, carta etc.. il volume da smaltire in discarica si riduce sensibilmente.
- Predisposizione di un numero verde (se non esiste già) in modo che ogni cittadino possa essere indirizzato nei siti preposti quando deve smaltire rifiuti ingombranti e non abbandonarli come spesso accade in torrenti e terreni demaniali.
- Una migliore propaganda informativa rivolta ai cittadini sulla raccolta differenziata, sui siti in cui smaltire pile esaurite, oli usati rifiuti farmaceutici (come ad esempio medicinali scaduti, siringhe) etc…. In campagna elettorale i politici fanno stampare un’infinità di manifesti con faccioni enormi e slogan ridicoli ed invece quando devono informare le persone su questi temi sensibili minimizzano la pubblicità.
- Maggiori investimenti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, riducendo ai politici qualche soggiorno di piacere e qualche festa a spese dei contribuenti.
Non facciamo finta di niente i problemi esistono e vanno affrontati. Abbiamo bisogno di trasparenza e non è il caso di giocare a nascondino, con la salute non si scherza, in modo particolare quando vengono colpiti i bambini! E’ solo attraverso la trasparenza che si spengono i sospetti.

Casa della Legalità e della Cultura Onlus – Lamezia Terme

  • Share/Bookmark

Doppio appuntamento reggino con Paul Connett

doppioconnett

  • Share/Bookmark

Obiettivo rifiuti zero! Paul Connett in Calabria

manifestoConnett

 

Scarica la presentazione (pdf)

  • Share/Bookmark

Tags: , , ,

Ancora sulla discarica dello Zimbario

Qualche mese fa, nell’articolo “Bonifichiamo i 44 ettari della mega discarica dello Zimbario?” di TerritoRioT #0, ponevamo una serie di questioni e dubbi sulla proposta fatta al Comune di Rosarno dalla Veolia. La multinazionale francese, proprietaria dell’inceneritore che brucia in contrada Cicerna il combustibile da rifiuti di tutta la Calabria, chiedeva la disponibilità di realizzare nell’area dello Zimbario una discarica di servizio: una mega immondezzaio per ospitare ceneri pesanti, scorie e rifiuti residui dell’inceneritore. La nuova, l’ennesima, strumentale emergenza rifiuti riporta prepotentemente all’ordine del giorno l’apertura di questa discarica!

Invitiamo i cittadini che volessero eventualmente rendersi conto di cos’è una discarica di servizio, ad andare a visitare quella di contrada Marrella! Durante i mesi che ci hanno visto presidiare l’inceneritore di Gioia Tauro, quando aspettavamo l’arrivo delle centinaia di tonnellate di rifiuti napoletani, abbiamo visto con i nostri occhi, e denunciato, che in quella discarica arrivavano non solo ceneri e scarti dell’inceneritore, ma anche i rifiuti tal quali provenienti dalle altre province.

Ma la cosa più importante per noi è capire che cosa lor signori intendano per “bonifica”: temiamo che ciò si tradurrà semplicemente nel raccogliere tutti i rifiuti sparsi nell’area e stoccarli in una parte della stessa. Lo Zimbario è stato per circa 30 anni una discarica non a norma (senza teli di protezione), dove sono state sversate milioni di tonnellate di rifiuti tal quali, il cui pericolosissimo percolato è andato giù per metri e metri inquinando irreparabilmente il terreno sottostante e le falde acquifere che in quella zona sono a pochissimi metri di profondità. Questo significa che nessuna bonifica è possibile in quell’area!

Realizzare poi una mega-discarica vicino a sorgenti d’acqua, nel bel mezzo di colture di eccellenza come kiwi, ulivi e agrumi, nella terza provincia d’Italia produttrice di olio di oliva pone serie questioni di compatibilità e risulta ancora alquanto incomprensibile. Inoltre la discarica è stata chiusa da circa 10 anni e il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti la annovera tra quelle a medio rischio.

La giunta Martelli, pur dimostrandosi interessata ed in qualche misura convinta del progetto, aveva comunque assicurato che sarebbero stati interpellati i cittadini. Le tristi vicende che hanno recentemente riguardato la città di Rosarno, purtroppo hanno di fatto impedito che da parte loro venisse una risposta ai nostri interrogativi.

Per cui giriamo le stesse domande e le stesse perplessità alla Terna Commissariale, speranzosi del fatto che vogliano non solo informare i cittadini su quanto in itinere sullo Zimbario, ma anche recepire e tenere in considerazione la loro volontà, in ossequio alla Convenzione di Aahrus, firmata dall’Unione Europea nel ’98 e ratificata dall’Italia nel 2001. Questa convenzione, partendo dall’idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell’ambiente, intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere.

Sperando naturalmente che la risposta non sia quella già troppe volte sentita: “e che facciamo con i rifiuti? ce li mangiamo?”

TerritoRioT

  • Share/Bookmark

A tutto G.A.S.

Verso il consumo critico, equo e solidale! Il Gruppo di Acquisto Solidale “Felce e Mirtillo” parte dal presupposto che un nuovo stile di vita è possibile e soprattutto necessario. Il G.A.S. è formato da un insieme di persone che, sulla base del concetto di solidarietà come criterio di scelta dei prodotti e dei produttori, decidono di incontrarsi e autorganizzarsi per acquistare alimenti e manufatti di uso comune, da ridistribuire tra loro, scambiandosi esperienze e rafforzando la propria scelta nei confronti di un mercato diverso e lontano dalle logiche dell’economia globale.

È da questa consapevolezza che nasce la Fiera delle Autoproduzioni Naturali: contenitore mensile che mette in relazione diretta i piccoli produttori locali con i consumatori, nel pieno rispetto delle condizioni di lavoro e dell’ambiente, riducendo lo spreco di energia derivato dal trasporto dei prodotti, e dei popoli del sud del mondo, utilizzando lo strumento del boicottaggio delle multinazionali per promuovere il naturale, il biologico e l’autoproduzione.

Ogni ultima domenica del mese, il mercato del G.A.S. viene allestito nel parco Cartella di Reggio in collaborazione con EquoSud e, attraverso un tesseramento annuale che prevede sconti sugli acquisti e la possibilità di mettere in rete quanti aderiscono e contribuiscono al Gruppo di Acquisto Solidale, offre una ricca scelta di prodotti alimentari, come verdura, conserve, insaccati, miele, pane, e anche manufatti artigianali, detersivi biologici, libri e abiti usati. La Fiera è anche occasione per poter approfondire i temi del consumo critico e dell’autoproduzione, grazie all’avvio di laboratori pratici per realizzare prodotti e manufatti a costo zero, appellandosi spesso e volentieri alla grammatica delle R che chiama al riuso, al riutilizzo e alla riduzione.

Il G.A.S. “Felce e Mirtillo” si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare e informare sulla reale possibilità di diventare protagonisti diretti e critici dei propri consumi. Insomma, nessuna controindicazione, solo la possibilità di abbandonare la frenesia artificiale dei grandi magazzini e dei supermarket per imbracciare una sacca di tela e riempirla di ottimi prodotti passeggiando all’aria aperta.

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito www.gasfelcemirtillo.org oppure partecipare all’assemblea settimanale che si tiene ogni mercoledì alle ore 21, presso il c.s.o.a. Cartella, in via Quarnaro I a Gallico.

TerritoRioT

  • Share/Bookmark

Avrete la certezza matematica che tutto ciò che avete separato sarà riciclato

Parola di disoccupati! È c’è da credergli pensando all’esperienza di alcuni giovani palermitani in cerca di lavoro, che si sono organizzati per effettuare un eccellente e redditizio servizio di raccolta differenziata cittadina.

L’Apas – Associazione Protezione Ambiente e Servizi, è attiva a Palermo, una città che conta 663.173 abitanti, ed è una realtà autogestita che con mezzi e personale propri garantisce gratuitamente la raccolta differenziata solida urbana porta a porta.

Carta e cartone, vetro, acciaio e alluminio, plastica, indumenti, vengono opportunamente separati alla fonte, e fanno risparmiare al Comune di Palermo oltre 8 centesimi per ogni chilo di immondizia non conferita in discarica.

I materiali recuperati – una quantità annua di circa 500 Kg per ogni cittadino – faranno invece girare l’economia, potranno attivare forme di lavoro indotto per il loro trattamento e riciclo, e si produrrà un risparmio di energia e di materie prime. I ragazzi dell’Apas rivendendo i materiali ritirati gratuitamente tre volte a settimana allontanano il disagio della disoccupazione e promuovono un maggiore rispetto per l’ambiente.

Purtroppo la raccolta differenziata rappresenta oggi solamente l’anello di una catena che conduce agli impianti di incenerimento: questi producono un esubero inutile di energia, grazie alle tasse imposte alle nostre bollette della luce, che potrebbe essere risparmiata attraverso un consumo intelligente che individua la riduzione, il riuso e il riciclo, come il primo passo per realizzare la strategia Rifiuto Zero teorizzata dall’emerito professore di chimica Paul Connett.

  • Share/Bookmark

Energia, energia, ancora energia…

Viviamo nel costante assillo di costruire centrali per produrre sempre più energia, con la paura cronica di ricadere nel buio… Era il 28 settembre 2003 quando un black-out paralizzò per alcune ore l’Italia: fu il panico per gli italiani che, senza l’energia elettrica, si sentirono impotenti, indifesi, incapaci. Le indagini hanno dimostrato quanto quel black-out si sarebbe potuto evitare e che l’unico responsabile fosse da individuare nell’Enel, dimostratasi in quella occasione assolutamente inefficiente. L’Enel infatti intasca centinaia di migliaia di euro per garantire la disponibilità di alcune centrali da avviare in caso di necessità, ma quella notte questi impianti rimasero spenti causando il black-out. Per evitare l’apertura di un’istruttoria l’Enel versò l’irrisoria somma di 50mila euro, e così il caso fu archiviato.

Ma quella paura, alimentata anche da tutta una serie di “distacchi programmati” giustificati dal rischio di nuovi black-out, è stata l’alibi per arrivare, nel 2004, al decreto “sblocca centrali” dell’allora ministro Marzano. Miracolosamente i distacchi cessarono, contemporaneamente all’autorizzazione alla costruzione di decine e decine di nuove centrali in tutta Italia. La Calabria, come osserva pomposamente Terna, produce energia per il resto della nazione; quello che non dice è che questo ha un costo notevole: distruzione di intere fette di territorio per permettere la costruzione degli impianti o per far passare gli elettrodotti e trasportare così l’energia prodotta, l’inevitabile perdita – e quindi spreco – di energia dovuta al trasporto, l’aumento dell’inquinamento sia ambientale che elettromagnetico.

E così si continua ad investire milioni di euro nella produzione di energia dalle fonti più disparate, alcune obsolete come il carbone, altre in via di esaurimento come il petrolio e lo stesso uranio su cui ormai Marcegaglia e compagnia puntano decisamente.

Ma quando si inizierà finalmente ad investire seriamente nel risparmio energetico, unico modo per evitare black-out senza devastare la salute e l’ambiente?

TerritoRioT

  • Share/Bookmark

La centrale di Rizziconi

Nel luglio scorso è entrata pienamente in attività la centrale combinata a gas di Rizziconi, di proprietà della svizzera EGL. Gli impianti hanno una potenza complessiva di 760 MW e impiegano come combustibile esclusivamente gas naturale.

Che questo tipo di impianti non facciano bene alla salute non è certo un mistero. Nonostante tutti i valori siano “a norma di legge”, queste centrali emettono, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto, una grande quantità di particolato: le polveri che escono dalle ciminiere; alcune, le più grossolane (le “PM10”), sono regolate dalla legge, per quelle più infide, polveri fini ed extrafini, non esiste una normativa che imponga controlli, anche se sono particolarmente nocive per il sistema respiratorio.

Le problematiche connesse a questi impianti non sono solo limitate all’area della centrale: essendo la Calabria “produttrice” di energia, bisogna che questa venga trasportata fuori regione. Ed ecco la necessità di costruire elettrodotti come quello Laino-Rizziconi che ha squarciato la Calabria tutta, nonostante il fatto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro e l´Organizzazione Mondiale della Sanità avessero inserito l’elettrosmog tra le principali fonti di leucemia infantile, tumori e patologie del sistema nervoso. Rischi gravi, gravissimi, che non possono essere certo nascosti dalle poche decine di posti di lavoro che questa centrale porta in dote.

Ma ancora un’altra chicca! Attualmente il gas per il suo funzionamento è fornito dall’Eni, ma in futuro gli impianti potrebbero funzionare con il gas iraniano, come ha indicato Roger Welti, portavoce della EGL. Lo scorso marzo infatti la società svizzera ha firmato a Teheran un contratto di fornitura con la società iraniana incaricata delle esportazioni di gas. Un accordo criticato dagli Stati Uniti, da Israele e da altri paesi, ma che entrerà in vigore nel 2009. Così, mentre si impone la costruzione di un pericolo rigassificatore nell’area portuale, la vicina centrale a turbogas sarà alimentata attraverso un gasdotto che passerà dalla Grecia e dall’Albania.

Altro che sviluppo per i nostri territori: siamo solamente terra dove piazzare impianti dannosi ed inquinanti! A noi tutti i rischi, ai nostri nuovi colonizzatori tutti i benefici!

TerritoRioT

  • Share/Bookmark