Sono un calabrese che vive nei comuni limitrofi della discarica di Casignana (R.C.), premetto che non ho la sindrome del NOT IN MY BLACKYARD. Recenti indagini dei Carabinieri hanno messo in luce falle nella gestione della discarica.
La discarica è posizionata a circa 160 m s.l.m. e l’orografia del terreno non permette di avere, con le tecniche utilizzate, delle dolci pendenze stradali. E’ da circa un mese, inizio ottobre, che il volume di rifiuti da smaltire è sensibilmente aumentato, infatti un’infinità di container trasportati da motrici fanno la spola fra la discarica di Casignana e non so quale origine (si parla di Crotone, Reggio C., Messina), provocando una serie di disagi in quanto questi veicoli attraversano diversi centri abitati. Passano, ad esempio per Bianco, dalla contrada Crocefisso, lasciando una scia di fetore anormali e gli abitanti del quartiere sono delle persone che basano la loro economia sulla pastorizia e l’agricoltura, le strade sono quelle che sono e i servizi che hanno sono tendenti allo zero. E’ possibile che in questo Paese il costo più alto lo devono pagare sempre i più umili?Da questi segnali, io come cittadino che abita quei luoghi, sono preoccupato e mi chiedo dove sono andati a finire i 5,5 t di rifiuti e quale tipo di rifiuti vengono smaltiti nella discarica. Nella zona in cui vivo, infatti, vi è un’alta insorgenza di malattie tumorali che non vorrei fosse correlata all’attività di smaltimento dei rifiuti. La discarica in un primo momento, inoltre, doveva accogliere soltanto i rifiuti dei comuni limitrofi e adesso viene aperta allo smaltimento di altri rifiuti di dubbia provenienza senza essere sicuri che la discarica stessa sia stata ben impermeabilizzata e costruita rispettando tutte le norme in materia. Le mie preoccupazioni sono comuni a molte persone. Direi il falso se non ammettessi che esiste anche una parte di responsabilità da attribuire al comportamento della popolazione, molte volte è meglio che una carta la mettiamo in tasca piuttosto che la buttiamo per terra, ma deve essere la politica il faro della legalità perchè lo strumento legislativo è nelle loro mani. Per migliorare, dunque, la gestione di questo servizio si avanzano alle amministrazioni pubbliche competenti le seguenti proposte:
- Un servizio serio di raccolta differenziata, poiché se si riesce a riciclare vetro, plastica, carta etc.. il volume da smaltire in discarica si riduce sensibilmente.
- Predisposizione di un numero verde (se non esiste già) in modo che ogni cittadino possa essere indirizzato nei siti preposti quando deve smaltire rifiuti ingombranti e non abbandonarli come spesso accade in torrenti e terreni demaniali.
- Una migliore propaganda informativa rivolta ai cittadini sulla raccolta differenziata, sui siti in cui smaltire pile esaurite, oli usati rifiuti farmaceutici (come ad esempio medicinali scaduti, siringhe) etc…. In campagna elettorale i politici fanno stampare un’infinità di manifesti con faccioni enormi e slogan ridicoli ed invece quando devono informare le persone su questi temi sensibili minimizzano la pubblicità.
- Maggiori investimenti nel settore dello smaltimento dei rifiuti, riducendo ai politici qualche soggiorno di piacere e qualche festa a spese dei contribuenti.
Non facciamo finta di niente i problemi esistono e vanno affrontati. Abbiamo bisogno di trasparenza e non è il caso di giocare a nascondino, con la salute non si scherza, in modo particolare quando vengono colpiti i bambini! E’ solo attraverso la trasparenza che si spengono i sospetti.
Casa della Legalità e della Cultura Onlus – Lamezia Terme


Qualche mese fa, nell’articolo “
Verso il consumo critico, equo e solidale! Il Gruppo di Acquisto Solidale “Felce e Mirtillo” parte dal presupposto che un nuovo stile di vita è possibile e soprattutto necessario. Il G.A.S. è formato da un insieme di persone che, sulla base del concetto di solidarietà come criterio di scelta dei prodotti e dei produttori, decidono di incontrarsi e autorganizzarsi per acquistare alimenti e manufatti di uso comune, da ridistribuire tra loro, scambiandosi esperienze e rafforzando la propria scelta nei confronti di un mercato diverso e lontano dalle logiche dell’economia globale.
Parola di disoccupati! È c’è da credergli pensando all’esperienza di alcuni giovani palermitani in cerca di lavoro, che si sono organizzati per effettuare un eccellente e redditizio servizio di raccolta differenziata cittadina.
Viviamo nel costante assillo di costruire centrali per produrre sempre più energia, con la paura cronica di ricadere nel buio… Era il 28 settembre 2003 quando un black-out paralizzò per alcune ore l’Italia: fu il panico per gli italiani che, senza l’energia elettrica, si sentirono impotenti, indifesi, incapaci. Le indagini hanno dimostrato quanto quel black-out si sarebbe potuto evitare e che l’unico responsabile fosse da individuare nell’Enel, dimostratasi in quella occasione assolutamente inefficiente. L’Enel infatti intasca centinaia di migliaia di euro per garantire la disponibilità di alcune centrali da avviare in caso di necessità, ma quella notte questi impianti rimasero spenti causando il black-out. Per evitare l’apertura di un’istruttoria l’Enel versò l’irrisoria somma di 50mila euro, e così il caso fu archiviato.



