Archivio per maggio 2008

La gestione della risorsa idrica: breve quadro della situazione

Il primo ambito da considerare è quello sovranazionale. Nel 1992, in occasione della Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sull’acqua a Dublino, è stato introdotto formalmente il principio dell’acqua come “servizio di cittadinanza”, che deve essere preso a carico del consumatore del servizio stesso. Tale principio è stato “codificato” l’anno successivo dalla Banca Mondiale, e sostenuto sia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio che, per quanto riguarda il vecchio continente, dalla stessa Unione Europea, notoriamente impegnata nella spinta alla liberalizzazione dei servizi, in applicazione della creazione del mercato unico interno (direttiva Bolkestein). Numerosi governi stanno cercando di fare applicare le proposte del “Panel Internazionale sul Finanziamento delle Infrastrutture dell’Acqua”, diretto da Michel Camdessus e redatto per iniziativa del Consiglio Mondiale dell’Acqua, del Terzo Foro Mondiale dell’Acqua e del Global Water Partnership (istituzioni che fanno parte dell’oligarchia mondiale dell’acqua), la cui tesi principale consiste sostanzialmente nel dire che la soluzione finanziaria ai bisogni crescenti in materia di accesso all’acqua nel mondo passa principalmente per il coinvolgimento del settore privato e che tutto deve essere fatto per creare le condizioni più favorevoli affinché l’acqua diventi un settore di attività attrattivo per i capitali privati [Cfr. “L’Italia che fa acqua”, a cura di R. Petrella e R. Lembo, Cantieri Carta/Ed. Intra Moenia, 2006, pagg. 16, 147-148].

A partire dagli anni ’90 anche in Italia si è cominciato a voler dare risposta agli enormi problemi accumulati da anni di gestione pubblica caotica, aprendo la proprietà di tutte le fasi del servizio idrico e confidando nei poteri “taumaturgici” dell’impresa privata e del mercato. La legge di riferimento è la 36 del 1994 (la legge Galli), la quale, pur dichiarando che tutte le acque, sia superficiali che sotterranee, sono pubbliche, attribuisce al soggetto titolare del servizio (il gestore) la facoltà di determinare la tariffa, che deve considerare anche la remunerazione degli investimenti. Ma chi gestisce il servizio idrico? Secondo la Galli la gestione può essere interamente pubblica (in house), mista o anche privata. In seguito l’art. 35 della legge finanziaria del 2001 ha imposto la trasformazione in S.p.A. dei consorzi e delle aziende municipalizzate, obbligato a mettere sul mercato le azioni e promosso la gara pubblica, mentre nella Finanziaria del 2003 con l’approvazione dell’art. 14 del Dl 269/93 il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell’Acqua e l’Associazione dei Parlamentari hanno sostenuto la gestione in house. Il recente decreto Bersani sulle liberalizzazioni esclude il servizio idrico dalla gestione privata.

In Calabria la legge Galli è stata recepita con la L.R. n. 10 del 3/10/1997 che prevede un Sovrambito coincidente con l’intero territorio regionale, ove organizzare la gestione del ciclo dell’acqua dalla sorgente fino all’adduzione al serbatoio cittadino, e più ambiti territoriali ottimali (ATO) dove organizzare la gestione dei segmenti di competenza dei Comuni (reti distributive, reti fognarie e depuratori).

Per il sovrambito, come soggetto gestore del complesso acquedottistico regionale è stata stabilita la società mista pubblico-privata So.R.I.Cal. S.p.A. Nata nel 2003, dapprima con la partecipazione al 49% (di fronte al restante 51% detenuto dalla Regione Calabria) di “Acque di Calabria S.p.A.”, una società costituita nel novembre 2002 da Enel Hydro S.p.A. (al 45%) e da Acquedotto Pugliese S.p.A. (al 55%), la So.R.I.Cal. è in seguito passata al controllo esclusivo di Enel Hydro, che il 22 dicembre 2004 è stata acquisita dalla Compagnie Générale des Eaux S.A., del gruppo Veolia Environnement, una delle “3 sorelle” francesi multinazionali dell’oro blu, con Ondeo-Suez Lyonnaise des Eaux e Saur, che controllano il 40% del mercato mondiale dell’acqua gestito da privati in più di 100 paesi (l’unica multinazionale dell’acqua non francese è l’anglo-tedesca RWE/Thames Water). Oggi la Veolia detiene il 46,5% del capitale sociale della So.R.I.Cal.: tramite una serie di azioni legislative e operazioni finanziarie, il 46,5% degli acquedotti regionali, costruiti dalla Casmez e trasferiti alla Regione nel 1983, è oggi in mano ad una multinazionale francese.

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La mappa del degrado ambientale a Lamezia

Rifiuti tossici, discariche abusive, abusivismo edilizio, rifiuti abbandonati, stato di degrado del verde pubblico e dei fiumi. Sono alcuni dei temi trattati e denunciati dalla Casa della Legalità e della Cultura di Lamezia Terme nell’inchiesta ambientale di oltre cento pagine presentata sabato pomeriggio a stampa e tv. Un’inchiesta in cui più che le parole sono le foto a parlare. Immagini in cui ciuffi di verde si mescolano a copertoni, frigoriferi, scaldabagno, gabinetti, blocchi di eternit, scarti edili e in cui cigli di asfalto sono ricoperti da buste, materassi ecc. Il lavoro svolto è una delle iniziative curate dall’associazione dalla sua nascita, avvenuta circa cinque mesi fa. L’osservatorio e il monitoraggio dell’ambiente fanno parte dei suoi obiettivi, proprio perché la Casa vuole lavorare sul territorio, mirando ad una sua rivalutazione e crescita sulle orme della legalità.
Savutano, zone vicino l’Aeroporto, Contrada Trigna, Calia, campo Nomadi, lo zuccherificio di Sant’Eufemia, l’oleificio di Sant’Eufemia, la cantina Bruzia, l’oleificio di via delle Terme e quello di Sambiase, il bivio che collega la strada Palazzo alla SS 18, sono solo alcune delle zone sui cui l’associazione ha indagato. Zone in cui il degrado, l’abbandono e il cumulo di rifiuti sono responsabilità sia pubblica che privata.
Alcuni scarti sono palesemente industriali e, quindi, gettati da ditte, altri, invece, sono abbandonati da comuni cittadini che, oltre a dimostrare uno scarso senso civico, dimostrano di non conoscere, ad esempio, il ritiro gratuito dei rifiuti ingombranti e pericolosi effettuata dalla Multiservizi a domicilio.
La Casa della Legalità chiede che sia accertata la responsabilità dei soggetti privati, il ripristino delle aree e la separazione dei rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi e una maggiore attività di controllo nelle aree interessate da questo fenomeno che non si limita ad un semplice cartello “divieto di scarico e di abbandono di rifiuti”.
L’inchiesta di cui si sono occupati,  propone anche nel documento strategie di riqualificazione per le diverse aree.

Per leggere l’inchiesta cliccare qui
*Inchiesta fotografica realizzata nei mesi di aprile e maggio del 2008, presentata pubblicamente in conferenza stampa e consegnata all’Assessorato all’Ambiente del Comune di Lamezia Terme.
I dati relativi alla raccolta differenziata sono stati recepiti dal sito della Regione Calabria, dove sono pubblicate le schede di tutti i progetti finanziati con i fondi Comunitari aggiornate al 21.04.08. Il Comune di Lamezia Terme in una nota stampa ha precisato invece che all’epoca dell’inchiesta risultavano utilizzati 170.000 euro.

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