uid_11d0e59a7302500REALACCI, CENTO, VIGNI, MEDURI, BANTI, LION e VIANELLO.

- Al Ministro dell’interno, al Ministro degli affari esteri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio. – Per sapere – premesso che:
dal servizio giornalistico Una nave rosso veleno pubblicata, il 10 giugno 2004, dal settimanale L’Espresso, parrebbero emergere novità di assoluto rilievo riguardanti l’inchiesta ancora aperta dalla procura di Paola per il caso dello spiaggiamento, avvenuto il 14 dicembre 1990 in località Formiciche (comune di Amantea in provincia di Cosenza), della motonave Rosso, appartenente alla compagnia di navigazione Ignazio Messina;
dall’inchiesta giornalistica emerge, tra i punti più rilevanti, che: sia il titolare della ditta che si occupò della demolizione della Motonave Rosso, Nunziante Cannevale, che un sommozzatore incaricato dal Registro Navale Italiano hanno dichiarano di non aver rinvenuto alcuna falla nella fiancata della nave spiaggiata. Una ulteriore riprova viene fornita anche dalle riprese contenute in una videocassetta amatoriale, realizzata a Formiciche nei giorni dopo lo spiaggiamento e acquisita agli atti dalla Procura di Paola;
lo stesso Cannevale riferisce ai carabinieri che le ditte intervenute prima della demolizione incomprensibilmente abbiano aperto in una fase successiva, dopo lo spiaggiamento della Rosso, uno squarcio enorme sulla fiancata sinistra non visibile da terra e questi rilevano che tale apertura è servita “per fare uscire dalla stiva qualcosa di importante e voluminoso”;
nel 1991 venne chiamata dalla Compagnia Ignazio Messina la società olandese Smit Tak “società specializzata in bonifiche a seguito di incidenti radioattivi, che secondo quanto attestato dal procuratore capo di Reggio Calabria, Franco Scuderi davanti alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. La Società rinunciò dopo 17 giorni all’incarico;
sembrerebbero esistere testimonianze rese alla Procura di Paola che attesterebbero l’interramento illegale dei rifiuti provenienti dalla Rosso in almeno due diverse località (località Grassullo, comune di Amantea, provincia di Cosenza e in località Foresta, comune di Serra D’Aiello, provincia di Cosenza);
Giuseppe Bellantone, comandante in seconda della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, intervenuta sul posto insieme ai carabinieri, ha testimoniato che già il 15 dicembre 1990, ad un giorno dallo spiaggiamento, a bordo del relitto della Rosso si sarebbero presentati “agenti dei servizi segreti” e che rinvenne sulla plancia della motonave documenti che a suo dire, come riporta il settimanale L’Espresso: “richiamavano la natura della radioattività ed erano introdotti dalla sigla ODM” ossia Oceanic Disposal Management Inc., società (ancora attiva) creata da Giorgio Comerio, che pretendeva di mettere in opera su scala mondiale operazioni di seppellimento nei fondali marini di scorie radioattive, in violazione della convenzione di Londra del 1993 sull’inquinamento marino provocato dallo scarico in mare di rifiuti;
tra le carte rinvenute sulla plancia della Rosso, secondo quanto attestato dal procuratore capo di Reggio Calabria Scuderi, c’era pure una mappa marittima con evidenziate una serie di siti. La stessa documentazione, mappa compresa (pubblicata sempre sulle pagine de L’Espresso), viene ereditata dalla magistratura di Paola. La mappa riporta una lunga lista di nomi di navi affondate nel Mediterraneo;
il ruolo di Giorgio Comerio negli affari legati alla vicenda delle “navi a perdere” viene confermato dal procuratore Capo di Reggio Calabria e dagli atti della Commissione monocamerale d’inchiesta sui rifiuti del 1996 e, come riportato nell’inchiesta giornalistica de L’Espresso, e nella Relazione della Commissione bicamerale del 25 ottobre 2000 in cui lo stesso viene indicato come “il faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia”;
Renato Pent, definito dagli inquirenti, come riportato da L’Espresso, “noto trafficante di rifiuti tossico-nocivi” ha parlato di accordi tra Comerio e alcuni Governi esteri;
secondo la testimonianza resa ai carabinieri nel 1995 da Maria Luigia Giuseppina Nitti, Giorgio Comerio “… verso la fine del nostro rapporto mi esternò di appartenere ai servizi segreti…”, “nonché di vendere armi a vari Governi esteri e di avere contatti con ambienti mafiosi”;
a proposito dei legami tra Comerio e La Società di navigazione Ignazio Messina nel servizio del settimanale L’Espresso viene riportato che in una nota informativa i carabinieri scrivono: “La Società Ignazio Messina imbarca presso il porto di Napoli e presso altri porti del Sud merci pericolose e rifiuti radioattivi con destinazione sconosciuta”;
per quanto riguarda la questione riferita ai rifiuti radioattivi, emerge, sempre dall’inchiesta de L’Espresso, il ruolo assunto da Giorgio Comerio;
a proposito delle connessioni tra i traffici denunciati, nel servizio giornalistico, e la vicenda di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come riportato da L’Espresso emerge che: “…Un lavoro investigativo con al centro l’affondamento di una serie di navi avvenuto nei mari Tirreno e Jonio, ma che al suo interno racchiude molteplici ragioni d’allarme. Il sospetto degli inquirenti è che a bordo di quelle navi ci fossero rifiuti tossici e radioattivi, e che attorno a questa vicenda, legata a nazioni europee e non, si sia mossa una rete impressionante di faccendieri, trafficanti d’armi e agenti dei servizi segreti, uomini di governo e mafiosi. Tutti connessi da affari che in alcuni passaggi si incrociano con la Somalia e gli eventi che il 20 marzo 1994 sono costati la vita alla giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e all’operatore Miran Hrovatin…”;
viene riportato nel prosieguo del testo dell’indagine giornalistica de L’Espresso uno stralcio della relazione conclusiva dell’11 marzo 1996 della Commissione monocamerale d’inchiesta sui rifiuti in cui proprio in relazione al ruolo di Comerio e al “suo progetto ODM” la Commissione segnala, come riportato “… l’esistenza, documentalmente provata di intense attività di intermediazione poste in essere tra i titolari di queste presunte attività di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi e la Somalia” sottolineando le coincidenze con il caso Alpi/Hrovatin…;
molte delle vicende riportate da L’Espresso sono state oggetto di dossier elaborati dalle associazioni ambientaliste Greenpeace Internazionale, Legambiente Onlus e WWF Italia Onlus, consegnati a suo tempo alle Commissioni parlamentari e alle altre istituzioni competenti, relativi alle implicazioni nazionali e internazionali del traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi e al coinvolgimento in queste attività della criminalità organizzata -:
se vogliano garantire le risorse economiche affinché la procura di Paola possa compiere le necessarie campagne di indagine, eventuale recupero e analisi dei rifiuti interrati;
quali siano le informazioni in possesso del Governo sull’esistenza e l’attività di una rete internazionale per il traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi via mare, che sembra avere interessi consolidati, che coinvolgono molti gruppi imprenditoriali e basi operative nel nostro Paese nonché sul ruolo della criminalità organizzata nella gestione del traffico illecito via mare di rifiuti radioattivi e pericolosi in ambito nazionale ed internazionale e di come questo si intrecci con il traffico di armi;
se risponda al vero che Giorgio Comerio sarebbe in qualche modo collegato ai servizi segreti;
se risulti, come riferito da testimoni, che personale dei servizi avrebbe svolto indagini il 15 dicembre 1990 sul relitto spiaggiato della Motonave Rosso;
se il Governo disponga di informazioni circa eventuali nessi tra gli scenari descritti nel servizio giornalistico de L’Espresso e negli atti della Commissione parlamentare sulla gestione del ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse e le indagini riguardanti la vicenda Alpi/Hrovatin.
(4-10257)

JollyRossoRisposta. – Il 14 dicembre 1990, la motonave “Rosso” (ex Jolly Rosso), con bandiera italiana e di proprietà della società Ignazio Messina e C. con sede a Genova, partita dal porto di Malta con destinazione La Spezia, si è arenata sulla spiaggia di Camponara San Giovanni, frazione di Amantea, in provincia di Cosenza.
La motonave, con a bordo 16 membri di equipaggio, stava trasportando un carico di 9 containers contenenti, secondo quanto dichiarato dal comandante e dal primo ufficiale di coperta, 23.325 tonnellate di Nylon, 75.465 tonnellate di tabacco e 70 tonnellate di prodotti per bevande.
A seguito dell’incidente, l’armatore della nave ha adottato tutte le misure necessarie per prevenire eventuali danni all’ambiente marino, data la presenza a bordo di carburante e lubrificante, il cui quantitativo è stato determinato a seguito di un sopralluogo fatto eseguire dal registro italiano navale.
Il relitto è stato immediatamente circoscritto con panne galleggianti fornite dal rimorchiatore Corona, dislocato nel porto di Vibo Valentia.
Le operazioni di rimozione del combustibile, ad eccezione dei residui oleosi presenti nella stiva numero 2, sono iniziate il 22 dicembre 1990 e sono state affidate alla società “Siciliana Off Shore” srl ed alla “Calabria di Navigazione” s.r.l. Il lavoro è stato completato l’8 gennaio 1991.
In data 17 gennaio 1992, la proprietà del relitto è passata, dalla società Ignazio Messina e C., alla società “MO.SMO.DE” di Crotone che ha richiesto, alla capitaneria di porto di Vibo Valentia, l’autorizzazione alla demolizione della motonave ed alla bonifica dell’arenile.
Sugli accertamenti effettuati, si informa che la predetta capitaneria di porto di Vibo Valentia ha avviato una inchiesta da cui è emerso che l’arenamento della nave è stato causato dallo sbandamento di quest’ultima, per una infiltrazione d’acqua nella stiva poppiera e dal successivo blocco dei motori.
I vigili del fuoco di Catanzaro hanno, altresì, effettuato accertamenti, utilizzando specifiche apparecchiature per la misurazione della radioattività e non si è registrata alcuna contaminazione a livello del suolo.
Nel mese di giugno 2003 la procura della Repubblica di Lamezia Terme ha trasmesso, alla procura della Repubblica di Paola, gli atti relativi allo spiaggiamento della motonave “Rosso”.
Nel corso delle indagini, volte a verificare la fondatezza di un presunto traffico di rifiuti tossici, è stato evidenziato un ulteriore scavo nella zona di Serra d’Aiello, comune limitrofo ad Amantea, da parte delle maestranze della nave.
Questa notizia ha assunto un particolare interesse poiché era stato già autorizzato l’interramento, nella discarica comunale di Grassullo dell’agro Amantea, del carico ufficiale di bordo. Presso la Procura di Paola le indagini sono ancora in corso in quanto, anche sulla base di riprese videoamatoriali, acquisite dallo stesso ufficio, risulta che al momento dell’incidente la nave “galleggiava” e, solo in una fase successiva, presentava un’apertura sulla fiancata.
La vicenda, peraltro, è stata oggetto di due procedimenti penali, uno presso la pretura e, l’altro, presso il tribunale di Reggio Calabria, quest’ultimo conclusosi con decreto di archiviazione emesso dal Gip su conforme richiesta del pubblico ministero in data 14 novembre 2000.
Per quanto riguarda l’esistenza e l’attività di una rete internazionale per il traffico illecito di rifiuti pericolosi e radioattivi via mare, si precisa che la commissione monocamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, istituita nella precedente legislatura, si è già occupata di questi traffici.
Evidenti segnali di allarme si sono colti in alcune vicende giudiziarie da cui è emersa una chiara sovrapposizione tra queste attività illegali ed il traffico di armi.
In particolare l’inchiesta condotta dalla procura di Lecce ha individuato il cosiddetto “Progetto Urano”, finalizzato all’illecito smaltimento, in alcune aree del Sahara, di rifiuti industriali tossico-nocivi e radioattivi provenienti dai Paesi Europei.
Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia ed all’illecita gestione degli aiuti della direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo.
Le indagini avviate dalla magistratura calabrese nel 1994 su alcuni affondamenti sospetti nel Mediterraneo e, in particolare, lungo le coste calabresi e ioniche, hanno evidenziato un ruolo chiave del faccendiere Giorgio Comerio, in contatto con noti trafficanti di armi e coinvolto anche nella fabbricazione di telemine destinate a Paesi come l’Argentina.
Da una attenta analisi dei documenti è emerso un imponente progetto per lo smaltimento in mare dei rifiuti radioattivi con la scelta dei vari siti che, nel pianeta ed anche nel mare Mediterraneo, avrebbero raccolto i pericolosi rifiuti. In particolare, il Comerio, peraltro noto trafficante di armi, aveva in animo di modificare una nave RO-RO (le stesse navi utilizzate per affondare le scorie radioattive), precisamente la Jolly Rosso, per la costruzione di particolari ordigni (le telemine) o per l’alloggiamento e lancio dei penetratori. Successivamente il LLOYD di Londra appurava che la Jolly Rosso si era spiaggiata nel dicembre del 1990 a largo di Capo Suvero, nel territorio di Lamezia Terme e rottamata.
Dai registri dei Lloyds si rileva, infatti, che numerose sono le navi affondate in modo sospetto nel Mediterraneo. Tra queste assumono particolare rilievo, oltre alla “Rigel”, la motonave ASO, affondata il 16 maggio 1979 al largo di Locri, carica di 900 tonnellate di solfato ammonico, la motonave Mikigan, carica di granulato di marmo, affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno.
Fortemente sospetto è anche l’affondamento della “Four Star I”, battente bandiera dello Sri Lanka, con carichi vari, affondata il 9 dicembre 1988 in un punto neppure noto dello Ionio meridionale, durante il viaggio da Barcellona ad Antalya (Turchia).
Per quanto riguarda la motonave “Rosso” (ex Jolly Rosso – famosa per essere la “nave dei veleni”), risulta che doveva essere adattata alla costruzione delle “telemine”, o alla collocazione ed al lancio dei “penetratori” contenenti i rifiuti delle centrali nucleari di tutti i paesi europei con i quali, lo stesso Comerio, ha trattato e concluso contratti di smaltimento.
Dalle indagini eseguite dalla capitaneria di porto di Vibo Valentia sulle cause dello “spiaggiamento” della nave, o meglio dal suo “non riuscito” affondamento, risulta una similitudine con le modalità che hanno visto come protagonisti gli equipaggi e i comandanti delle motonavi già menzionate.
La procura della Repubblica di Paola ha in corso, del resto, un procedimento penale relativo al presunto smaltimento di rifiuti pericolosi.

Nell’ambito di tale procedimento, nel gennaio 2004, la sezione inquinamento da sostanze radioattive del reparto operativo del comando carabinieri e tutela dell’ambiente, è stata delegata, dalla predetta procura, a svolgere indagini nelle zone interessate dall’incidente, con particolare riferimento a Grassullo nel comune di Amantea (Cosenza) e Foresta Aiello nel comune di Serra d’Aiello (Cosenza).
La procura ha chiesto l’effettuazione di misurazioni per un eventuale riscontro di radioattività, che non ha fatto registrare variazioni rilevanti rispetto al fondo naturale di radiazione dei luoghi. È stata individuata, invece, la presenza di fanghi di lavorazione industriale di minerale, abbandonati nell’area di demanio pubblico.
Si rappresenta, inoltre, che, a norma dell’articolo 4 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamenti in materia di spese di giustizia (decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 30 maggio 2002), le spese del processo che il magistrato ritiene di dover ordinare sono anticipate dall’erario; il pagamento è eseguito dal concessionario che utilizza “le entrate del bilancio dell’erario, di cui all’articolo 2, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 237 e successive modificazioni, nonché quelle di cui al presente testo unico, trattenendo le somme pagate da quelle destinate all’erario a fronte delle riscossioni (articolo 173 T.U.), o dall’ufficio postale (articolo 174 T.U.).
L’amministrazione centrale ha provveduto ad accreditare, ai funzionari delegati, i fondi del relativo capitolo di bilancio al fine di rimborsare all’ente poste ed ai concessionari per la riscossione quanto da loro anticipato per le medesime spese (articolo 183 T.U.)
Ne consegue che l’effettuazione di particolari indagini da parte della Procura non richiede, un apposito stanziamento da parte del ministero della giustizia, essendo le poste e i concessionari tenuti per legge ad anticipare le spese che il magistrato ha ritenuto indispensabili per l’accertamento dei reati oggetto di indagine.
Va, inoltre, segnalato che non risultano notizie che collegano la motonave Rosso ed il Comerio con la vicenda degli omicidi Hrovatin e Alpi. Quest’ultima compare, invece, nel procedimento archiviato nel 1997 nel quale il Comerio, agendo per conto della ODM (la già citata holding internazionale per l’inabissamento in mare di rifiuti tossico-nocivi), avrebbe avuto contatti con le autorità del Gambia e della Sierra Leone, con l’apparente obiettivo di realizzare sistemi per lo stoccaggio e lo smaltimento di scorie radioattive.
Si fa, infine, presente che, sulla base di quanto rappresentato dal SISDE, non sono emersi elementi riguardanti presunte indagini, svolte il 15 dicembre 1990, sul relitto spiaggiato della motonave Rosso.
È stato, altresì, segnalato che Giorgio Comerio non è mai stato dipendente del SISDE, né risultano collegamenti dello stesso con il suddetto organismo.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Carlo Giovanardi.

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